18 giugno 2009
La stretta al tabacco
L’amministrazione
Democratica guidata da Barack Obama sembra essere alle prese negli ultimi giorni
con polemiche interne provenienti dalle correnti più
conservatrici del paese rispetto al programma di Governo, che sono
andate intensificandosi a seguito della decisione di porre sotto il
controllo della Food & Drug Administration (FDA) i prodotti delle
industrie del tabacco inserendo norme ancora più restrittive
sulla produzione e la vendita dei prodotti per tabagisti. La questione
delle campagne politico-mediatiche contro il consumo di tabacco,
iniziata nei primi anni ’50, potrebbe quindi avviarsi nelle
prossime settimane verso una definitiva risoluzione che potrebbe
ostacolare le attività delle aziende produttrici nel tentativo
di migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Il Congresso, dopo
le audizioni in cui i dirigenti delle sette maggiori compagnie
statunitensi mentirono rispetto ai danni per la salute provocati dal
fumo, ha tentato più volte nel corso degli ultimi anni di
apportare sostanziali cambiamenti alla commercializzazione dei prodotti
e alla loro immissione sul mercato, avvenuta finora senza
particolari restrizioni. Gli scontri mediatici con le potenti lobby del
tabacco e ancor più le promesse di veto presidenziale si sono
sempre rivelati ostacoli insuperabili per azioni legislative
riguardanti questi temi. Anche l’ex Presidente George W. Bush,
nella passata legislatura, dichiarò di voler porre il veto alla
legge del Congresso, bloccando di fatto il processo legislativo. La
situazione d’impasse potrebbe però sbloccarsi nelle
prossime settimane poichè la Camera ed il Senato
hanno approvato un nuovo progetto di legge che consentirà
ai funzionari federali di imporre controlli più severi ed
eventuali restrizioni sulla produzione e commercializzazione di
prodotti per fumatori. La vera svolta sembra arrivare però dalla
Casa Bianca: il Presidente Barack Obama ha infatti dichiarato che
firmerà il testo della legge non appena sarà richiesta la
ratifica dal Congresso. Secondo molti questa decisione sarebbe da
considerarsi un passo storico, che consentirà di ridurre
drasticamente il numero di fumatori e dei malati legati al consumo di
tabacco aumentando al contempo le entrate fiscali per
l’amministrazione. Le stime del Congressional Budget Office
indicano infatti che la nuova legge dovrebbe ridurre dell’11% il
consumo di tabacco nei giovani e del 2% negli adulti nei prossimi dieci
anni. La possibilità di regolamentare il contenuto di nicotina e
sostanze chimiche nelle sigarette, data alla Food and Drug
Administration, dovrebbe inoltre portare un calo consistente anche nel
numero di coloro che sono affetti da problemi di salute legati al fumo.
La FDA potrebbe inoltre rafforzare le restrizioni alla
commercializzazione e alla pubblicità sui prodotti del tabacco,
rendendo illegale pubblicizzare vicino alle scuole o ai parchi giochi i
marchi di sigarette o i prodotti per tabagisti. Le aziende produttrici
si sono dette disponibili ad un confronto rispetto alla normativa
proposta ed Altria, proprietaria di Philip Morris e produttrice di
marchi storici come Marlboro, potrebbe collaborare con la FDA per il
processo di revisione a cui verranno sottoposti i nuovi prodotti
dell’industria del tabacco. (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo)
La riforma della Sanità
L’iniziativa legislativa sembra inoltre potersi considerare come il primo passo
verso una riforma della Sanità che diventerà nelle prossime settimane uno dei
temi più importanti di discussione politica negli Stati Uniti. Barack Obama non
ha mai nascosto il suo ambizioso progetto di riforma del sistema sanitario
federale, per cui però servono ingenti risorse e il sostegno dell’opinione
pubblica. Secondo alcune stime pubblicate nelle scorse settimane l’attuale piano
per la Sanità Pubblica presentato dall’attuale amministrazione costerebbe al
paese più di mille miliardi di dollari in dieci anni e potrebbe lasciare
comunque qualche milione di persone senza assicurazione. Al momento quindi oltre
alle dure critiche provenienti dalle correnti più conservatrici del paese,
Barack Obama deve fare i conti con una riforma sanitaria che potrebbe rivelarsi
di difficile realizzazione dati i costi troppo alti a fronte di risultati non in
linea con quanto promesso in campagna elettorale. A poco servirebbero
l’introduzione di nuove tasse ed il tentativo di riduzione degli sprechi, il
gran numero di non assicurati che rimarranno nell’impossibilità di accedere alle
strutture sanitarie e alle cure di base rischierebbe di trasformarsi in un
fallimento politico e mediatico difficile da recuperare. Già ai tempi
dell’amministrazione guidata da Bill Clinton la bocciatura della riforma
sanitaria provocò non solo il malcontento e dure critiche da parte dell’opinione
pubblica, ma aspri richiami al Presidente vennero anche da parte
dell’establishment Democratico. Alcuni dei protagonisti che si trovarono a dover
gestire quel periodo hanno già messo in guardia Barack Obama rispetto a quelli
che potrebbero rivelarsi i punti più controversi di un programma che rischia di
avere un prezzo politico molto alto. Non bisogna dimenticare che questo
esecutivo verrà infatti valutato dai detrattori e dall’opinione pubblica sulle
modalità di uscita dalla crisi economica che ha colpito profondamente il paese.
Tema politicamente delicato, che alcuni indicano come il punto debole che
potrebbe costare all’amministrazione e al Presidente Obama molto dell’appeal
conquistato dopo la vittoria alle elezioni presidenziali. (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo)
Le pressioni dei conservatori all'interno del Partito Democratico
Ulteriori critiche alla Casa Bianca sembrano inoltre provenire dalle
correnti più conservatrici del Partito Democratico. Secondo
molti dei rappresentanti del Partito le riforme proposte da Barack
Obama per il suo primo anno al Governo rischiano di ritorcersi contro
quelle fasce di elettori che, pur votando il partito dell'Elefantino,
sono vicini a temi ed istanze più in linea con la
tradizione del paese. Voci di protesta si sono alzate da Stati
come la California, la Louisiana, il Montana e l'Arkansas: territori in
cui sono a prevalere sono i voti dei distretti rurali lontani dalle
logiche e dalle richieste delle grandi metropoli. Sono in molti a
considerare Barack Obama un presidente troppo legato alle lobby
industriali delle grandi città e a sentire lontana
un'amministrazione che sembra considerare solo il punto di vista di
coloro che abitano e votano nelle grandi città. I rappresentanti
del Partito degli Stati sopra citati si sono detti estremamente
preoccupati poichè una "rivolta rurale" ai programmi del
Presidente su temi sensibili come la lotta ai cambiamenti climatici e
la riforma del Sistema Sanitario Nazionale potrebbero costare la
rielezione a molti dei Deputati e Senatori Democratici nelle elezioni
per il rinnovo del Congresso che si terranno nel 2010. Non sarebbe da
escludersi al momento la possibilità che alcuni dei
rappresentanti del Partito al Congresso decidano di votare contro le
proposte legislative della Casa Bianca così da non
rischiare pericolosi ribaltoni elettorali nel prossimo futuro e sono in
molti a chiedere al Presidente una maggiore attenzione alle istanze che
provengono dalle zone più conservatrici del paese. La polemica
sembra essere partita a seguito della decisione della Task Force per le
aziende automobilistiche di avallare la chiusura di circa 3400
concessionari Chrysler e General Motors sparsi in tutto il paese. I
Rappresentanti di molte contee lontane ai grandi centri economici del
paese hanno aspramente criticato questa scelta, appoggiata anche dalla
Casa Bianca, perchè toglierebbe lavoro a migliaia di lavoratori
di zone economiche depresse e in grave crisi. Il blocco di un progetto
di legge che avrebbe costretto le due case automobilistiche ad onorare
gli impegni presi ed i contratti siglati con i concessionari ha
ulteriormente esacerbato le tensioni intrapartitiche. In realtà
segni di malcontento erano apparsi chiaramente già dopo la
presentazione del piano della Casa Bianca per l'economia, in cui erano
proposti tagli ingenti ai finanziamenti per le aziende agricole. Se
anche le dichiarazioni rilasciate dal Presidente della
Commissione Agricoltura della Camera, Collin Peterson,
sottolineino che le relazioni tra l'attuale amministrazione e le zone
rurali del paese siano simili a quelle intrattenute con il precedente
Governo Repubblicano l'esasperazione della situazione attuale potrebbe
costar cara al Partito Democratico. Le contee più rurali, in cui
Obama ha conquistato molti voti alle ultime presidenziali, potrebbero
infatti "terra di conquista" elettorale per quei Repubblicani
moderati le cui posizioni politiche non sono potrebbero essere
egualmente equidistanti dai liberal Democratici e dai conservatori
più convinti. (leggi qui l'articolo)
10 giugno 2009 - Speciale elezioni primarie
Hanno
riservato una grossa sorpresa la primarie Democratiche nello Stato
della Virginia per la candidatura alla carica di Governatore alle
prossime elezioni nel 2010. Creigh Deeds, a lungo rappresentante della
Contea rurale di Bath County e Senatore dello Stato dal 2002, ha
infatti ottenuto una vittoria inaspettata contro due avversari dati
come favoriti alla vigilia delle primarie. Deeds
ha sconfitto Brian Moran e Terry McAuliffe in ogni
regione dello Stato, conquistando i ricchi voti delle contee del Nord
nonostante le sue posizioni politiche relativamente conservatrici non
propriamente in linea con il profilo di molti elettori di quelle zone.
Entrambi gli avversari sembrano non essersi rivelati in grado di arginare
la capacità di Deeds di rendere appetibile una candidatura
partita nei mesi scorsi senza grossi proclami, con una ridotta
disponibilità di fondi ed una visibilità mediatica non
paragonabile a quella degli avversari. Terry McAuliffe era il candidato indicato da molti come possibile vincitore,
data la sua esperienza e gli appoggi da parte di alti esponenti del
Partito. Ex Presidente del Comitato Nazionale Democratico e amico di
lunga data della famiglia Clinton, McAuliffe non è riuscito a
superare un deludente 26%: neanche la visita di Bill Clinton in
campagna elettorale ed i cospicui finanziamenti utilizzati per
acquistare una serie impressionante di spazi pubblicitari sui maggiori
media nazionali sono serviti per portarlo alla vittoria finale. Le
analisi del voto indicano che l'ex Presidente del Comitato Nazionale
non è riuscito ad avvicinare alla sua candidatura il voto degli
afroamericani, che in Virginia rappresentanto una buona parte
dell'elettorato e che sembrano esser diventati politicamente ancora
più attivi dopo l'elezione di Barack Obama alla Casa Bianca. I
consulenti mediatici di McAuliffe potrebbero non aver tenuto
sufficientemente conto delle realtà delle contee più
povere pianificando i messaggi per la campagna elettorale ed il
curriculum di alcuni dei manager del Comitato per la sua elezione, che
proverrebbero direttamente dal gruppo dirigente utilizzato da Hillary
Clinton per la sua campagna per le presidenziali, non ottenendo così il successo sperato. La
mancata elezione di McAuliffe sembra essere un segnale che ha una
doppia valenza. In primis di carattere politico, se si pensa che ai due
fallimenti elettorali raccolti dal clan Clinton in meno di un anno
potrebbero assommarsene altri nelle prossime tornate elettorali. La
situazione al momento sembra farsi più difficile per la corrente
vicina all'ex Presidente ed al Segretario di Stato, che sembra incapace
di fermare l'emorragia di voti verso altre formazioni Democratiche
iniziata con le primarie che hanno visto la vittoria di Obama. In
secondo luogo sono in molti a sostenere ora che nessun manager, neanche
i più capaci a livello mediatico, riuscirà a sovvertire
le intenzioni di un elettorato che ha già scelto chi appoggiare.
Questo potrebbe essere un segnale per i candidati negli altri Stati,
non bisogna per questo escludersi la possibilità che si possa
assistere ad un inasprimento dei toni nelle zone soggette ad un
più instabile voto politico-amministrativo da parte degli
elettori Democratici. Situazione simile sembra essere toccata a Brian
Moran, che ha raggiunto il 24% delle preferenze dell'elettorato e
che era apparso convinto di doversi giocare l'elezione contro
McAuliffe. Moran sembrava dover essere il candidato ideale per poter
insidiare l'ex Presidente del Comitato Nazionale: l'aver coalizzato
intorno alla sua candidatura i maggiori rappresentanti statali del
Partito sembrava poter essere la scelta giusta per affrontare un
avversario che aveva invece deciso di portare nello Stato personaggi di
prima grandezza anche a livello federale. Entrambi si sono invece
dovuti arrendere ad un Creigh Deeds che si trovava, in tutti i
sondaggi della vigilia, abbastanza distaccato nelle intenzioni di voto
e che per questo non sembrava avere la possibilità di
aggiudicarsi quel 50% che lo ha invece reso il prossimo candidato
Democratico per il Governatorato della Virginia. Deeds dovrà
affrontare nel 2010 il Repubblicano Robert McDonnell,
Procuratore dello Stato che lo ha battuto quattro anni fa per soli
323 voti alle elezioni per la Procura Generale. Al Democratico Deeds
servirà quindi l'appoggio di tutto il Partito per poter
vincere le prossime elezioni, ma dovrà dimostrarsi in grado al
contempo di mantenere quella capacità di portare a votare anche
molti elettori indecisi che è stata probabilmente uno dei
fattori determinanti per la sua vittoria alle primarie. Per battere
McDonnell, Deeds potrà comunque contare sulla sua fama di
conservatore moderato, capace di dichiararsi contrario al controllo
delle armi ma a favore dei diritti riguardanti l'aborto. Secondo molti
analisti la trasversalità rispetto a tematiche così
delicate potrebbe prò costare cara al neo candidato Democratico,
che sarà sicuramente incalzato da un Repubblicano capace di
utilizzare proprio le questioni ideologiche per screditare l'immagine
dell'avversario. Il conservatore McDonnell avrà comunque il
compito di bloccare un trend ormai decennale che vede i Democratici
conquistare lo Stato e la poltrona di Governatore dal 2002. Prima Mark
Warner, e successivamente Tim Kaine, hanno infatti conquistato la
Virginia per il Partito dell'Elefantino. Deeds sarà quindi
chiamato a confermare le vittorie dei suoi predecessori e sono in molti
a pensare che la prossima campagna elettorale sarà
caratterizzata da duri scontri verbali tra i due candidati. La
creazione di nuovi posti di lavoro, il miglioramento del sistema
scolastico, opere infrastrutturali capaci di sostenere i commerci e
quindi il rilancio dell'economia sembrano poter essere i temi chiave
della campagna per il Governatorato anche se non bisogna dimenticare
che mettere in programma la volontà di colmare i divari
socio-economici regionali potrebbe risultare la decisione in grado di
portare alla vittoria ad uno dei due candidati. Le prossime elezioni in
Virginia, così come la riconferma di altri Governatori in tutto
il paese, saranno inoltre un buon termometro per testare l'appeal del
Partito Democratico e del Presidente Barack Obama in tutto il paese. Le
misure per il rilancio dell'economia e le discussioni sulla riforma del
Sistema Sanitario Nazionale potrebbero infatti avere ricadute
importanti sul voto dell'elettorato Democratico. Sono molti i
Repubblicani che sperano di veder crollare l'appeal del Partito del
Presidente per tentare un'elezione al Congresso, oltre che alla
poltrona di Governatore, che al momento sembra essere difficile a
quanto si apprende dai risultati degli ultimi sondaggi. In
Virginia molto si giocherà nelle contee più
conservatrici, che potrebbero decidere all'ultimo di appoggiare
McDonnell e premiare un programma maggiormente improntato ai temi
classici di un elettorato che sembra essersi avvicinato molto ai
Democratici dopo le ultime elezioni presidenziali. Resta da valutare
quale sarà il messaggio elettorale che Deeds utilizzerà
per lanciare la propria campagna e cercare di convincere gli elettori a
confermare un rappresentante del Partito Democratico alla carica di
Governatore della Virginia
(Creigh Deeds - la biografia del candidato e il sito internet della campagna)
(Geografia del voto in Virginia)
(Leggi l'articolo qui)
(Leggi l'articolo qui)
3 giugno 2009
Il
Government Printing Office ha erroneamente reso pubblica una relazione
di 226
pagine, contrassegnate come "altamente riservate", in grado di fornire
informazioni dettagliate su centinaia di siti e programmi nucleari,
comprese le mappe indicanti l'esatta ubicazione delle scorte di
carburante per le armi nucleari. La pubblicazione del documento,
prontamente ritirato dopo la denuncia di molti quotidiani, ha
però scatenato roventi polemiche ed il dibattito di molti
esperti rispetto ad eventuali pericoli che le indicazioni contenute nel
documento potrebbero creare per la sicurezza dei siti e dei programmi
contenuti. Il dossier in questione non conterrebbe informazioni sulla
dislocazione e le scorte di materiale nucleare per il comparto
militare ma potrebbe essere invece definito come un esaustivo e
dettagliato elenco dei siti che compongono il complesso del nucleare
civile, che si estende per tutti gli Stati Uniti. Le
pagine coterrebbero inoltre le indicazioni riguardanti alcuni siti
altamente riservati poichè sedi di laboratori delle
Forze Armate. La relazione pubblicata su internet illustrerebbe infatti
non solo
la posizione esatta e le attività di centinaia di siti nucleari,
ma conterrebbe al contempo molte informazioni circa i programmi
nucleari e gli impianti di
tre laboratori di armi nucleari quali sono Los Alamos, Sandia e
Livermore. Parte del dossier sarebbe dedicata all'Oak Ridge National
Laboratory, definito da molti come il Fort Knox per l'uranio altamente
arricchito, sito di stoccaggio principale per il carburante per armi
nucleari. Nelle pagine erroneamente pubblicate sul web sarebbe inoltre
indicata con una certa precisione l'esatta locazione di un magazzino
contenente uranio altamente arricchito per stoccaggio a lungo termine.
Alcuni scienziati del programma nucleare del Natural Resources Defense
Council hanno dichiarato che il documento sarebbe innocuo e non
violerebbe in alcun modo la sicurezza nazionale, anche se una
pubblicazione di questo tipo sembra essere stata un errore di non poco
conto. Immettere nella rete web informazioni ritenute "altamente
riservate" e lasciarle alla portata di eventuali gruppi terroristici
potrebbe rendere ancora più difficile il compito delle Agenzie
statunitensi chiamate a garantire la sicurezza nazionale. Sebbene non
ci sia alcuna possibilità che eventuali gruppi sovversivi, o
cellule
terroristiche di qualsivoglia matrice, riescano a colpire i siti
contenuti nel dossier, questo non solleva i responsabili della
pubblicazione da colpe gravi. Da sempre infatti i Governi tacciono le
informazioni più sensibili, così da preservare la
sicurezza dei cittadini e da scongiurare la possibilità di
mostrare eventuali punti di debolezza a possibli nemici. Lasciare alla
portata di chiunque abbia una connessione internet la
possibilità di conoscere con un alto grado di esattezza dove si
trovano i maggiori siti nucleari del paese potrebbe esporre gli Stati
Uniti, e qualunque paese dotato di arsenali nucleari, a rischi non solo
eccessivi ma ancor più inutili (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo).
Con l'annuncio della nomina di John McHugh a Segretario dell'Esercito
sembra continuare la campagna di arruolamento di Barack Obama degli
esponenti moderati del Partito Repubblicano nelle file
dell'amministrazione Democratica. Nelle dichiarazioni di presentazione
della nomina il Presidente ha più volte lodato il lavoro e
l'esperienza di McHugh rispetto ai problemi e alle questioni che
riguardano non solo l'Esercito ma le Forze Armate in generale, ma non
bisogna dimenticare che la scelta della Casa Bianca è in primis
una decisione puramente politica. Obama ha scelto infatti un candidato
che unisce alle sue credenziali l'appoggio bipartisan di molti
Rappresentanti e Senatori al Congresso e rappresenta uno degli ultimi
Repubblicani moderati della costa orientale, essendo stato eletto nello Stato di
New York. La nomina di Repubblicani moderati da parte della Casa Bianca
è un evento che sta avvenendo con una frequenza tale da poter
essere considerato parte di una strategia ben precisa, volta a mettere
in difficoltà il Grand Old Party alle prossime elezioni per il
rinnovo del Congresso, tentando al contempo di allontanare dal Partito
alcuni personaggi di spicco. La strategia di Obama mira dunque a
portare tra le fila Democratiche quanti più Repubblicani
moderati possibili, offrendo loro posizioni di una certa importanza in
seno all'amministrazione federale o esponendosi in prima persona per la
loro rielezione al Congresso nel caso di passaggio al Partito
Democratico. In questo senso sarebbero infatti da leggersi le nomine di Ray La
Hood, Segretario ai Trasporti, e del Governatore dello Utah Jon
Huntsman, recentemente nominato ambasciatore in Cina. Non bisogna
inoltre dimenticare il caso del Senatore della Pennsylvania Arlen
Specter, passato dai Repubblicani ai Democratici, che ha ottenuto
l'appoggio del Presidente per la campagna elettorale in vista della
rielezione. Con la nomina di McHugh Barack Obama ha così tolto
ai Repubblicani un rappresentante fondamentale del Partito per la
regione di New York e della costa atlantica, senza dimenticare che due Governatori Repubblicani molto popolari come Arnold
Schwarznegger, della California, e Charlie Crist, della Florida, hanno
apertamente appoggiato alcune delle più significative battaglie
di Obama davanti all'opinione pubblica. Se la strategia messa in atto
dalla Casa Bianca si rivelasse vincente, il Partito guidato da Michael Steele si
troverebbe ad essere sempre più confinato nelle regioni del
profondo sud del paese. La capacità di Obama di lavorare
trasversalmente per avvicinare al Partito Democratico molti dei
Repubblicani moderati potrebbe inoltre determinare un periodo piuttosto
prolungato di una maggioranza al Congresso capace di sostenere i
progetti più innovativi presentati dalla Casa Bianca. Non sarebbe
quindi da escludersi la possibilità che proprio questa strategia
possa consentire a Barack Obama di portare a termine nel prossimo
futuro i programmi di riforma presentati in campagna elettorale, che
devono però avere il pieno appoggio del Congresso per
trasformarsi in legge e diventare effettivi (leggi qui l'articolo).
Per alcuni analisti la strada da percorrere per il Partito Repubblicano
verso il ritorno alla Casa Bianca potrebbe seguire la via di un
approccio maggiormente populista, incarnato dalle esperienze di due Governatori, Tim
Pawlenty del Minnesota e Mitch Daniels dell'Indiana, che sono tra i
rari casi di successo tra i rappresentanti del Grand Old Party.
Entrambi hanno costruito le loro vittorie elettorali riavvicinandosi
agli elettori e dialogando con la popolazione, viaggiando negli Stati che hanno poi governato e
fermandosi a discutere con la gente: facendo insomma quello che,
secondo molti analisti, i Repubblicani hanno smesso di fare negli ultimi anni. Nelle
intenzioni dei due Governatori il Partito Repubblicano dovrebbe
ritrovare quell'autenticità che permetterebbe ai candidati di
riavvicinarsi ad un elettorato che si sente sempre più
trascurato e lontano dai suoi rappresentanti. Un certo populismo sembra
essersi rivelato come un fattore di forza di molti candidati
conservatori: l'ex Governatore dell'Arkansas Mike Huckabee, ad esempio,
riuscì ad insidiare per un periodo abbastanza lungo John McCain
sulla via della nomina a candidato alle elezioni presidenziali e anche
John Edwards ha più volte utilizzato dichiarazioni a chiaro
sfondo populista per avvicinare alla sua candidatura molti elettori
delusi dai rappresentanti più moderati del Partito Democratico. L'utilizzo
di una certa retorica non sembra comunque essere mancata nelle ultime
tornate elettorali e a parti invertite. Secondo alcuni analisti furono
infatti gli slogan più populisti a portare il Democratico Al
Gore alla rimonta su George W.Bush durante la campagna elettorale per
le elezioni presidenziali del 2000 e l'empatia che molti
riconoscono come dote primaria dell'attuale Presidente non sarebbe
null'altro che la capacità di esaltare la vicinanza
dell'establishment alle istanze provenienti dal popolo. La strategia
Repubblicana per le prossime elezioni, sia quelle per il rinnovo del
Congresso che le prossime presidenziali nel 2012, potrebbe quindi
poggiare proprio su una ritrovata capacità dei rappresentanti
Repubblicani di farsi ascoltatori attenti oltrechè portatori a
Washington delle richieste degli elettori, non bisogna comunque
dimenticare che il Grand Old Party ha inoltre come obiettivo primario
il riconquistare il voto di una classe media che sembra essersi
allontanata sempre più negli ultimi anni dalle proposte
conservatrici e populiste di alcuni dei candidati del Grand Old Party (leggi qui l'articolo).
Il cambiamento politico in corso a Washington sembra non aver toccato
solo ambiti come l'energia e l'assistenza sanitaria ma inizia ad
interessare un comparto fondamentale come quello tecnologico. Barack
Obama ha infatti nominato a capo della Commissione Federale per le
Comunicazioni Julius Genachowsky. In molti si aspettano dal futuro
dirigente, che verrà probabilmente confermato dal Senato prima
della fine del mese, ulteriori sforzi per garantire la parità di
accesso ad internet. La cosiddetta Net Neutrality potrebbe quindi
essere raggiunta nei prossimi anni a discapito dei fornitori di accesso
alla rete, agevolati negli ultimi anni a fronte di normative più
restrittive emesse per controllare le attività dei fornitori di
contenuti. Secondo molti infatti, il controllo dei contenuti da parte
dei fornitori di accesso alla rete sarebbe da considerarsi una forte
limitazione della libertà di informazione e di accesso ai
materiali disponibili nel web e la differenziazione delle tariffe per
l'accesso a vari livelli della rete imposta dai fornitori del servizio
non ha certo favorito l'allentarsi di alcune tensioni fra le opposte
fazioni interessate ad una disputa che ha risvolti economici oltre che
politici. In caso ci fosse la completa apertura della rete a più
competitors in fatto di contenuti gli utenti statunitensi potrebbero
quindi avere a disposizione alcuni servizi in maniera gratuita, senza
quindi dover ricorrere a tariffe particolari create ad hoc dai
fornitori delle connessioni ad internet. La questione potrebbe quindi
veder scendere in campo le lobby e i gruppi di pressione in maniera
molto più aperta di quanto è stato finora e non sarebbe
da escludersi una battaglia al Congresso a favore, o contro, le
iniziative della Commissione Federale a sostegno della Net Neutrality (leggi qui l'articolo).
27 maggio 2009
Barack Obama ha confermato le attese delle scorse settimane, nominando
Sonia Sotomayor nuovo
giudice associato alla Corte Suprema. Scelta in passato da Bush Senior
quale giudice distrettuale, la Sotomayor è il primo
giudice di origine ispanica ad occupare un posto di così alto
livello all'interno del maggior organo giudiziario statunitense,
sfatando un'altra delle tradizioni storiche rispetto all'origine Wasp
(White anglo-saxon protestant) dei giudici della Corte. La Sotomayor
andrà ad affiancare Ruth Bader Ginsburg, finora unica donna
presente tra i nove membri del supremo organo giudiziario. Negli ultimi
giorni, dietro costanti pressioni soprattutto da parte repubblicana,
Obama aveva valutato la possibilità di
rimandare la nomina della Sotomayor per calcoli di tipo puramente
politico, pensando di proporre inizialmente un nome
più vicino alla tradizione per la prima nomina riguardante la
composizione della Corte Suprema. La decisione di Obama è stata
accolta con favore da gran parte dell'opinione pubblica: le umili
origini della Sotomayor, la sua caparbietà nell'affrontare casi
di grande impatto mediatico (si pensi alla sua capacità di
gestire l'accesa e prolungata disputa tra giocatori e squadre
della Major League di Baseball - lo sport di gran lunga più
seguito negli States - che nel 1995 tenne in stallo per mesi il
contesto sportivo, mediatico e anche politico statunitense - leggi qui l'articolo)
e la "trasversalità" delle sue posizioni su questioni di natura
politico-morale ne fanno un personaggio gradito a più livelli.
Si profila comunque un'accesa battaglia al Congresso per il voto di
conferma della sua nomina: se il supporto dei Democratici sembra
garantito, i Repubblicani hanno già dichiarato battaglia. I
Congressmen dell'Elefantino contestano l'eccessivo liberalismo della
neonominata giudice di origini ispaniche e le sue potenziali ingerenze
in campo "politico" (leggi qui l'articolo).
Sembra
essere già iniziata la campagna elettorale del neo Senatore
Democratico della Pennsylvania Arlen Specter, transfuga del Partito
Repubblicano e accasatosi nelle fila della maggioranza per tentare la
rielezione alle prossime elezioni per il rinnovo del Congresso. Specter
dovrà però conquistare, prima ancora che la fiducia degli
elettori nello Stato, il supporto dell'establishment del Partito
Democratico dello Stato.
I rappresentanti locali della Pennsylvania sono quindi stati raggiunti
dal prossimo candidato in tutte le contee e hanno potuto discutere
personalmente con l'ex Repubblicano dei problemi che affliggono lo
Stato e le diverse contee che lo compongono. Sebbene le risposte
ottenute dai dirigenti locali del Partito siano state inconraggianti,
in molti hanno apprezzato le capacità empatiche del Senatore e
la volontà di ascoltarli più che di chiedere
semplicemente il loro sostegno, Specter potrebbe trovare più di
un ostacolo sul suo cammino verso la rielezione. Molti elettori non
hanno apprezzato la sua scelta di lasciare il Partito Repubblicano per
unirsi alla maggioranza e i discorsi pronunciati finora in alcuni dei
meeting non sembrano aver avuto il risultato sperato. In molti
voteranno Specter perchè appoggiato sia dal Governatore dello
Stato Edward Rendell sia dal Presidente Barack Obama. Molti funzionari
del Partito hanno dichiarato che sosterranno comunque Specter in
campagna elettorale data la scelta dei vertici del Partito di
appoggiarlo apertamente e di non far organizzare le primarie nello
Stato ma non sarebbe da escludersi la possiblità che siano
invece altrettanti i dirigenti Democratici statali che decideranno di
non sostenere la sua campagna per la rielezione. Il neo Senatore
dovrà avere quindi la capacità di raccogliere intorno
alla sua candidatura la base del Partito dopo aver conquistato
l'appoggio del gruppo dirigente a Washington, al contrario potrebbe
trovarsi in una situazione scomoda. Abbandonato dall'establishment
Democratico federale perchè non appoggiato dalla base del
Partito nello Stato Specter si troverebbe a dover combattere da solo e
a dover subire una sconfitta pesante (leggi qui l'articolo).
Situazione differente sembra invece prospettarsi per il Capogruppo dei
Senatori Democratici al Congresso Harry Reid. Il Senatore del Nevada
sembra essere infatti entrato nel mirino dei Repubblicani, che lo
considerano uno dei migliori bersagli da colpire in campagna elettorale
e sconfiggere nelle elezioni per la rielezione così fa tentare
di fiaccare il peso del Partito al Congresso. Già nelle elezioni
del 2004 i Repubblicani riuscirono a far estromettere dal Senato il
capogruppo Democratico, il Senatore del South Dakota Tom Daschle,
riportando così una vittoria mediatica importante. La stessa
situazione vorrebbero poter ricreare con Reid, Senatore dello Stato del
Nevada al termine del mandato e storico rappresentante Democratico al
Congresso. Anche il Presidente Barack Obama si è mosso per
sostenere la raccolta fondi per la rielezione di Reid, segnale questo
che mostra la volontà del Partito di non voler perdere uno degli
uomini fondamentali per mantenere un certo controllo sul Senato e sul
gruppo dei rappresentanti Democratici. Molti analisti considerano
aggressiva la campagna di Reid, che ha detto di voler investire per la
campagna più di 25 milioni di dollari e che sta già
cercando di sganciarsi quanto più possibile dalle correnti
più liberal del Partito dato l'elettorato mediamente
conservatore a cui dovrà chiedere fiducia. Molti sondaggi
evidenziano per ora la volontà di un buon numero di elettori del
Nevada di voler votare per un diverso candidato alle prossime elezioni.
Reid è infatti visto come un personaggio lontano dalle istanze
dello Stato che rappresenta perchè inserito profondamente negli
ambienti governativi della capitale, solo il 35% degli elettori ha per
il momento confermato ai sondaggisti la volontà di votare per
Reid, buona base da cui partire per tentare di allargare ulteriormente
il proprio bacino elettorale. L'eventuale sconfitta di Reid potrebbe
mettere non poco in difficoltà il Partito Democratico al Senato,
non tanto in termini numerici quanto in qualità della tenuta del
gruppo rappresentante davanti a sfide difficili. Non sarebbe da
escludersi la possibilità che i vertici del Partito decidano di
annullare i caucus dello Stato per evitare un'eventuale campagna
elettorale fratricida prima delle elezioni del 2010, così da
favorire ulteriormente l'attuale capogruppo sul cammino della
riconferma del seggio al Senato (leggi qui l'articolo).
Nuova nomina da parte di Barack Obama, che ha proposto al Senato di
confermare la scelta del Maggiore Generale Charles Bolden Jr. come
prossimo Direttore della NASA. Bolden, che potrebbe essere il primo
afroamericano a guidare l'Agenzia Spaziale statunitense, avrà
non solo il compito di gestire una delle maggiori istituzioni del paese
ma dovrà al contempo esaminare attentamente ed eventualmente
supervisionare nella realizzazione gli ambiziosi progetti dell'Agenzia
nei campi dell'esplorazione spaziale e della robotica. Ex aviatore ed
astronauta, il Generale ha trascorsi in alcune società di
consulenza per i settori della Difesa ed aerospaziale, oltre ad aver
lavorato come lobbysta per alcune aziende del settore prima del
pensionamento. Bolden sarà chiamato probabilmente a dover
liquidare il decennale programma di lavoro della NASA riguardante i
viaggi verso altri pianeti per pianificare i prossimi viaggi verso la
Luna. E' infatti uno degli obiettivi di Barack Obama riuscire a vedere
un astronauta statunitense sulla Luna entro il 2020, volontà che
porterà probabilmente ad una revisione profonda dei programmi
della NASA per i prossimi anni. La Casa Bianca ha fatto sapere inoltre
che Bolden dovrà dare nuovo impulso alle ricerche sui
cambiamenti climatici e al monitoraggio delle ricerche sul sistema
spaziale, anche se sarà costretto a lavorare con un budget
cresciuto solo del 5% rispetto agli ultimi stanziamenti arrivati da
Washington. Il prossimo Direttore della NASA dovrà quindi
affrontare grosse sfide finanziarie oltre che sostenere i progetti di
ricerca, non sarebbe da escludersi la possibilità che l'Agenzia
Spaziale sia costretta a ridimensionare alcuni programmi o a chiuderli
definitivamente perchè poco produttivi in termini di risultati e
molto impegnativi dal lato dei finanziamenti. La nomina di Bolden
è stata accolta con favore da molti dei membri delle commissioni
senatoriali per i programmi spaziali. Bill Nelson, Democratico della
Florida e compagno di Bolden in una delle quattro missioni spaziali a
cui ha partecipato, ha definito il futuro direttore della NASA un
patriota ed un leader che conosce il funzionamento dell'Agenzia
spaziale. Nelson, che dirige il sottocomitato al Commercio che
sovrintende le operazioni della NASA, si è anche detto certo che
Bolden sia la persona giusta per realizzare il programma di Barack
Obama per il ritorno sulla Luna entro il 2020. Sembra improbabile un
blocco del Senato alla nomina dell'ex Generale, sostenuta al contempo
dalla Casa Bianca e dall'establishment Democratico. L'ambizioso
programma spaziale voluto dal Presidente Barack Obama potrebbe
però subire forti rallentamenti date le restrizioni al budget
dell'Agenzia. Difficilmente infatti gingeranno alla NASA nuovi
finanziamenti pubblici oltre a quelli già concessi ed il
perdurare della crisi economica potrebbe costringere a rimandare ad un
prossimo futuro la decisione di sviluppare il prossimo programma di
esplorazione lunari. La conquista dello spazio, come già
sostenuto in precedenza, sembra essere una delle prossime frontiere
della sfida tra gli Stati. Resta da verificare quale sarà
l'economia in grado di supportare i progetti di ricerca più
ambiziosi per una futura "colonizzazione" extraterrestre (leggi qui l'articolo - guarda qui l'intervista a Bill Nelson - leggi l'analisi di Equilibri sul ritorno della corsa allo spazio).
La crisi economica e i crescenti tassi di disoccupazione potrebbero
essere due punti fondamentali di debolezza strutturale della
programmazione di interventi per l'economia proposti da Barack Obama
per fronteggiare la crisi in corso ormai da qualche mese. Negli ultimi
dodici mesi il tasso di disoccupazione sarebbe cresciuto fino a
raggiungere l'8,9% ma in realtà la situazione complessiva del
mercato del lavoro sarebbe ben più grave: introducendo nel
computo statistico il numero dei lavoratori sottoccupati e quella che
viene definita la riserva di forza lavoro il tasso di disoccupazione
arriverebbe a sfiorare il 18%, sintomo di una situazione del mercato
del lavoro molto preoccupante per le possibili ricadute sul tessuto
sociale del paese. Uno dei problemi più spinosi con cui dovrebbe
confrontarsi l'amministrazione Democratica nei prossimi mesi potrebbe
essere il favorire, con stimoli fiscali, la creazione di nuovi posti di
lavoro in modo da poter fermare l'emorragia che ha colpito tutti i
comparti economici più importanti. Favorire nuove assunzioni
potrebbe non solo far ripartire l'economia ma consentirebbe alla Casa
Bianca di mantenere sotto controllo l'eventuale innalzamento della
tensione sociale dovuta alla grave situazione economica che ha colpito
il paese (leggi qui lo studio di New American Foundation).
21 maggio 2009
Verrà
presentato martedi prossimo dal Presidente Barack Obama il piano della
Casa Bianca per favorire il risparmio di combustibili e fissare gli
standard di emissioni di gas prodotti dagli autoveicoli, così da
poter dare indicazioni certe alle case produttrici di automobili che si
trovano già ora in una situazione di difficoltà dovuta
alla crisi economica. Il progetto indicherà per la prima volta
con precisione gli standard massimi per le emissioni di gas e saranno
precisate inoltre le medie di kilometraggio che gli autoveicoli
dovranno poter percorrere con un gallone di benzina. Le automobili
prodotte nei prossimi anni dovranno infatti poter percorrere 39
miglia con un gallone di benzina (16,5 km per litro) mentre per i
camion saranno come minimo 30 le miglia da poter percorrere con un
gallone di benzina (13 km per litro). Considerando che il consumo di
benzina dei modelli prodotti negli ultimi anni si attesta intorno alle
25 miglia per gallone (10,6 km per litro) l'ambizioso progetto della
Casa Bianca potrebbe portare a benefici economici ed ambientali di
rilievo. Secondo le stime potrebbero essere infatti risparmiati 1,8
miliardi di barili di petrolio con una riduzione di 900 milioni di
tonnellate di gas serra immesse nell'atmosfera. Il piano prevede un
costante innalzamento degli standard per le automobili nel corso dei
prossimi anni ed il raggiungimento degli obiettivi che verranno
presentati martedi sembra essere fissato per il 2016, anche se non
sarebbero da escludersi possibili ritardi. Secondo molti analisti e
commentatori il piano presentato da Obama farà chiarezza in un
settore in cui le norme volte a favorire il risparmio energetico
sembrano comporre una ragnatela a volte inestricabile, senza
dimenticare che con il piano della Casa Bianca si metterà
probabilmente fine alle annose questioni tra i tanti soggetti
interessati. Le case automobilistiche avranno quindi degli standard
precisi da rispettare e le associazioni ambientaliste potranno
controllare e richiedere verifiche sul comportamento delle industrie
del comparto nel caso in cui ci fosse il sospetto che qualche azienda
decidesse di non sottostare alle indicazioni imposte dal Governo. Per
il Rappresentante del Massachussets Ed Markey, promotore di una
proposta di legge che fissava a 35 miglia per gallone gli standard da
adottare nel consumo automobilistico, Obama avrebbe risolto
contemporaneamente problemi di carattere energetico ed economico
ricomponendo così un "cubo di Rubik". Il piano della Casa Bianca
stabilirà inoltre stadard unici per tutto il paese, scongiurando
così la possibilità che ogni Stato possa decidere
autonomamente il proprio piano di risparmio energetico e di emissioni
di gas serra come era nelle intenzioni della California. Alcuni dei
più importanti manager del comparto automobilistico saranno
probabilmente a Washington martedi per l'annuncio di Barack Obama e
anche il Governatore Repubblicano della California Arnold Schwarznegger
dovrebbe partecipare alla presentazione a dimostrazione del sostegno
dello Stato al piano della Casa Bianca. I nuovi standard porteranno
probabilmente un rincaro medio di $600 al costo delle automobili, ma
l'amministrazione spera di poter favorire un risparmio sul costo del
carburante così da rendere ammortizzabile in breve tempo il
surplus di spesa dei cittadini. Obama ha definito il piano in questione
un primo passo verso la riduzione della dipendenza dal petrolio
straniero, dichiarazione che sembra confermare la volontà
dell'amministrazione Democratica di sviluppare la ricerca e l'utilizzo
di forme energetiche alternative agli idrocarburi, tra le quali
l'etanolo, come promesso durante la campagna elettorale per le elezioni
presidenziali (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo).
Sarà John Huntsman Jr., Repubblicano moderato ed ex Ambasciatore
statunitense a Singapore, il prossimo rappresentante degli Stati Uniti
in Cina. Per poter assumere il nuovo incarico di Ambasciatore a Pechino
Huntsman dovrà lasciare l'attuale ruolo di Governatore dello
Stato dello Utah. La nomina di un così influente personaggio sembra essere
un segnale chiaro del cambiamento degli equilibri avvenuto nel corso
degli ultimi anni. Se fino a poco tempo fa era considerata Tokyo la
principale sede diplomatica statunitense in Asia per via degli ottimi
rapporti tra la Casa Bianca ed il Governo giapponese sembra essere
divenuto ora l'esecutivo cinese il principale interlocutore asiatico
dell'amministrazione statunitense. La nomina del Governatore dello Utah
dovrebbe favorire, secondo le intenzioni della Casa Bianca, rapporti
bilaterali ancora più profondi tra i due paesi così da
favorire i rapporti politici ed economici tra Washington e Pechino.
Scegliendo John Huntsman Barack Obama ha poi dato prova di lungimiranza
politica, poichè potrebbe aver allontanato dalla capitale e
dall'establishment Repubblicano uno dei personaggi in lizza per la
futura leadership del Partito, considerato da molti una delle figure
capaci di riunire le correnti moderate e quelle maggiormente
conservatrici grazie al pragmatismo che ha sempre contraddistinto il
suo operato (leggi qui l'articolo).
Sarebbero pronti alla battaglia mediatica i gruppi conservatori che
hanno preparato diversi memorandum sui diversi giudici che Barack Obama
potrebbe nominare alla Corte Suprema in sostituzione del rinunciatario
David Souter. Secondo quanto appreso da alcuni giornalisti le
associazioni conservatrici sarebbero quindi pronte ad attaccare
mediaticamente ogni possibile candidato il cui nome è stato
inserito nella rosa dei possibili nominati dalla Casa Bianca, consci
dell'impossibilità di ostacolare la decisione del Presidente ma
con la volontà di stimolare un Partito Repubblicano che sembra
essere stato fortemente demoralizzato dalla sconfitta elettorale. La
lotta potrebbe inoltre consentire di compattare le fila di quegli
innumerevoli movimenti conservatori sfilacciatesi dopo la vittoria di
John McCain alle primarie Repubblicane. Secondo alcuni dei promotori
dei report questa iniziativa potrebbe rivelarsi come una buona
occasione per un primo ed indicativo censimento dei possibili elettori
conservatori che il Partito potrebbe recuperare nelle prossime tornate
elettorali, senza dimenticare che una campagna mediatica di ampie
proporzioni potrebbe inoltre servire per riempire le casse del Partito
e di alcuni fund-raiser conservatori rimasti in ristrettezze economiche
dopo aver sostenuto la dispendiosa campagna per le elezioni
presidenziali dello scorso anno. I memorandum preparati presentano
dichiarazioni discutibili rilasciate dai candidati su temi delicati
come l'aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la
separazione tra la Chiesa e lo Stato e le citazioni di leggi straniere
nelle interpretazioni rilasciate sulla Costituzione statunitense. Non
sarebbe da escludersi la possibilità che, a fronte di quanto
venuto alla luce negli ultimi giorni, la Casa Bianca decidesse di non
nominare Sonia Sotomayor alla Corte Suprema per non esporsi a facili
critiche o a pesanti attacchi mediatici. La prima nomina per il maggior
organo giudiziario del paese potrebbe quindi rivelarsi un momento
delicato per il Presidente Barack Obama, anche per via dei curriculum
degli altri possibili candidati. Oltre alla Sotomayor sarebbero Diane
Wood e Kathleen Sullivan le possibili sostitute di David Souter alla
Corte Suprema ma entrambe potrebbero subire attacchi mediatici massicci
e capaci di screditarli agli occhi dell'opinione pubblica. La prima
potrebbe infatti essere definita come un'esplicita sostenitrice
dell'aborto mentre la seconda sarebbe apertamente favorevole alle nozze
tra omosessuali. I due temi, cari alle associazioni liberal, sembrano
però essere ancora un tabù insuperabile in molti Stati e non
sarebbe quindi da ritenersi improbabile la possibilità che
Barack Obama decida di orientare verso giudici con curriculum meno
attaccabili la scelta del primo nominato alla Corte Suprema della sua
Presidenza (leggi qui l'articolo).
13 maggio 2009
Sembra
ormai certa la decisione del Governatore della Florida, il Repubblicano
Charlie Crist, di candidarsi alle prossime elezioni per il rinnovo del
Senato. La notizia è giunta dopo mesi di speculazioni, false
notizie e smentite e lascia aperte ora innumerevoli possibilità
per quelli che potrebbero essere i prossimi scenari per lo Stato
della Florida ma ancor più tra le fila dei Repubblicani per
quanto riguarda un possibile cambio di leadership nel prossimo futuro.
Crist, conservatore moderato che ha appoggiato la decisione del
Presidente Obama di lanciare il pacchetto di stimolo per l'economia,
è considerato uno dei personaggi di spicco tra i Repubblicani
anche a livello federale e sono in molti a pensare che potrebbe essere
tra i leader del Partito alle prossime elezioni presidenziali. Crist ha
dichiarato che renderà noti i motivi della decisione solo nei
prossimi giorni ma da fonti interne al suo staff si è appreso
che dietro alla scelta di rinunciare alla carica di Governatore per
trasferirsi nella capitale ci sarebbe la convinzione di poter lavorare
più concretamente per il paese occupandosi in prima persona
dell'amministrazione federale. La candidatura di Crist, come si
è detto, era da tempo prevista. I Democratici della Florida,
proprio temendo questa eventualità, hanno programmato da tempo
una dura campagna mediatica contro il neo candidato Repubblicano
accusandolo di lasciare lo Stato in una condizione di
instabilità e di confusione in un momento delicato come quello
attuale. Entrambi i possibili candidati del Partito Democratico, il
Deputato Kendrick
Meek e Dan Gelber, hanno espresso dure critiche nei confronti del
Governatore e anche tra le fila dei Repubblicani sembrano
serpeggiare malumori e qualche contrarietà. Marco Rubio,
rappresentante Statale alla Camera della Florida, ha infatti dichiarato
che ufficializzerà al più presto la sua candidatura per
il Senato lanciando al contempo un appello alle correnti Repubblicane
più conservatrici affinchè si impegnino a suo favore
nella lotta che lo vedrà opposto a Crist. Rubio ha apertamente
contestato la decisione del Governatore di appoggiare il pacchetto di
stimolo all'economia e la sua campagna elettorale sarà
probabilmente incentrata su temi storicamente cari ai Repubblicani come
il liberismo economico. Secondo alcuni analisti proprio la crisi
economica e le decisioni prese da Crist, in aperto dissenso con la
leadership Repubblicana, avrebbero potuto ostacolare la rielezione alla
carica di Governatore. Per questo motivo la candidatura per il seggio
al Senato era apparsa a molti l'unica possibilità rimasta al
rappresentante Repubblicano per proseguire la carriera politica senza
rischiare di dover lavorare assiduamente per i prossimi quattro anni
nel tentativo di ritagliarsi un nuovo ruolo all'interno del Partito.
Marco Rubio potrebbe rivelarsi d'altronde
uno sfidante difficile da battere: sarà probabilmente la
quantità dei fondi raccolti a determinare la fortuna o la
sconfitta della candidatura del rappresentante della Camera della
Florida ma non sarebbe da escludersi la possibilità che la
discesa in campo di un ex Governatore con un largo seguito, come Jeff
Bush, possa far pendere l'ago della bilancia a favore del giovane
candidato conservatore. Le prossime elezioni per il rinnovo del
Congresso potrebbero inoltre rappresentare un buon banco di prova per
capire quali saranno gli orientamenti di voto degli elettori del Grand
Old Party, che sembrano essere sempre più divisi in correnti
antagoniste i cui programmi o candidati rischiano di creare una
spaccatura insanabile. Marco Rubio ha già dichiarato di
considerare le prossime elezioni in Florida alla stregua di un
referendum tra la parte moderata e quella più conservatrice del
Partito e gli analisti sono convinti che sarà questo il
leit-motiv della campagna elettorale in casa Repubblicana. Sono
comunque in molti a chiedersi se la decisione del Governatore
porterà nel prossimo futuro anche altri membri del Governo della
Florida a scegliere di lasciare gli attuali incarichi per tentare
l'elezione a posti di responsabilità di maggior rilievo. Il
rischio maggiore sembra ora correrlo il Partito Repubblicano, che
potrebbe veder cadere alle prossime elezioni, e per i prossimi anni,
in mani Democratiche uno Stato da sempre considerato una
roccaforte e storicamente vicino alla leadership conservatrice del
paese (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo).
La Casa Bianca sembra essere alle prese nelle ultime settimane con una
decisione che potrebbe rivelarsi storica. Barack Obama dovrà
infatti procedere entro breve alla nomina di un giudice della Corte
Suprema a seguito della notizia, diffusasi alla fine di aprile, del
pensionamento di David Souter. Nominato giudice associato dall'ex
Presidente George W.Bush Souter ha infatti annunciato l'intenzione
di ritirarsi al termine della corrente sessione della Corte, alla fine
di giugno 2009, lasciando così vacante un posto nel consesso dei
giudici più importante degli Stati Uniti. Barack Obama
dovrà quindi decidere a quale giudice affidare il seggio resosi
libero e al momento, secondo molte fonti, potrebbe essere una donna a
ricoprire il ruolo di Souter. Potrebbe infatti essere Sonia Sotomayor,
di chiare origini ispaniche, ad essere nominata dal Presidente nuovo
giudice associato alla Corte Suprema. La Sotomayor sarebbe il primo
giudice di origine ispanica ad occupare un posto di così alto
livello all'interno del maggior organo giudiziario statunitense,
sfatando un'altra delle tradizioni storiche rispetto all'origine Wasp
(White anglo-saxon protestant) dei giudici della Corte. Secondo alcuni
analisti Barack Obama starebbe valutando la possibilità di
rimandare la nomina della Sotomayor per calcoli di tipo puramente
politico, in attesa probabilmente che alcuni dei giudici anziani
decidano di abbandonare il posto per raggiunti limiti di età.
Sia John Paul Stevens, 89 anni, che Ruth Bader Ginsburg, 76 anni,
potrebbero infatti annunciare entro breve la volontà di
rimettere il mandato. Per questo la Casa Bianca potrebbe valutare la
possibilità di nominare la Sotomayor dopo aver proposto un nome
più vicino alla tradizione per la prima nomina riguardante la
composizione della Corte Suprema. Non sarebbe però da escludersi
la possibilità che Obama decidesse invece di accellerare questo
cambiamento proponendo la giudice ispanica, così da accontentare
al contempo le istanze dei gruppi di pressione legati alle
comunità latinos statunitensi. L'appoggio alla nomina della
Sotomayor è infatti totale da parte delle comunità
ispaniche e potrebbe essere un primo segnale di apertura da parte
della Presidenza, così da favorire la completa intergrazione
delle stesse nel tessuto socio-istituzionale del paese. Il
Congressional Hispanic Caucus, associazione che riunisce i maggiori
rappresentanti ispano-statunitensi, ha infatti sottolineato
l'importanza che avrebbe per le comunità di latinos la nomina
della Sotomayor alla Corte Suprema e i collaboratori di Obama avrebbero
parlato con Nydia Velazquez e Charles Gonzales, leader del movimento,
per confrontarsi sull'eventualità della nomina. Anche le altre
associazioni ispaniche si sono dette favorevoli alla scelta della Casa
Bianca, che vorrebbe però evitare di far apparire la nomina come
una ricompensa per il sostegno ricevuto dal Presidente durante la
campagna elettorale. Per questo motivo non sarebbe da escludersi la
possibilità che la scelta venga presentata come la migliore
possibile dato il curriculum della candidata e la sua carriera di
rilievo nel ramo giudiziario, mantenendo al contempo un basso profilo
rispetto alle origini del giudice designato. Sonia Sotomayor è
infatti stata presentata dai Senatori Democratici dello Stato di New
York, Charls Schumer e Kirsten Gillibrand, come uno dei migliori
giudici possibili per ricoprire la carica data la vasta esperienza nel
giudicare situazioni di disagio e capace di mantenere un contatto con
la realtà difficile quando si lavora in ambiti giudiziari di
alto livello. Una base utile su cui poter costruire la nomina del primo
giudice ispanico alla Corte Suprema degli Stati Uniti (leggi qui l'articolo).
Sembra tornare prepotentemente alla ribalta dell'attenzione pubblica la
questione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, che tante
discussioni ha generato nel corso degli ultimi anni e che potrebbe
costare a Barack Obama l'appoggio di molte associazioni liberal. Alla
nomina di Josh Dubois a capo dell'Ufficio per le iniziative
religiose e per la Comunità, organo interno all'organigramma
della Casa Bianca, sono seguite aspre critiche data la posizione poco
chiara della nuova amministrazione rispetto a temi come i diritti degli
omosessuali. Nè il Presidente Obama nè alcuno dei
rappresentanti della Casa Bianca sembra infatti aver finora chiarito
quali saranno le decisioni della nuova amministrazione rispetto ai
matrimoni tra persone delle stesso sesso o le discriminazioni che gli
omosessuali subirebbero nell'esercito. Finora è infatti stata
applicata la regola del "non chiedere-non dire" la cui pena in caso di
disobbedienza consiste nell'allontanamento dal battaglione per un anno,
pratica contro cui si era scagliato Barack Obama nel corso della
campagna elettorale per le presidenziali ma che è rimasta finora
in vigore senza alcun cenno di volontà rispetto ad eventuali
cambiamenti da parte della Casa Bianca. Al Presidente viene contestata
la scelta del silenzio rispetto a queste situazioni ma non sarebbe da
escludersi la possibilità che il nuovo esecutivo richieda ai
Capi di Stato Maggiore un nuovo atteggiamento nei confronti degli
arruolati omosessuali. Anche il Gen. Colin Powell, ex Segretario di
Stato durante la presidenza di George W. Bush, ha dichiarato che
sarebbe giunto il momento per riesaminare a fondo la questione e
pretendere un atteggiamento più rispettoso dei diritti di tutti.
La situazione potrebbe peggiorare nel caso in cui ci fosse un costante
aumento del numero degli Stati pronti a dichiarare legittime e legali
le unioni omosessuali. La Casa Bianca non potrebbe far nulla per
ostacolare questa tendenza e sarebbe probabilmente costretta, al
contempo, ad esercitare pressioni più decise sugli ambienti
militari per non perdere l'appoggio delle associazioni liberal e dei
gruppi omosessuali (leggi qui l'articolo).
6 maggio 2009
La
crisi economica e le politiche ambientali ed energetiche della nuova
amministrazione Democratica sembrano far sentire i propri effetti sui
alcuni dei comparti agricoli più importanti del primario
statunitense. La crisi sembra aver investito pesantemente i produttori
di cotone della regione del Delta del Mississipi, messi in ginocchio da
una stagnazione economica che ha bloccato il commercio di capi
d'abbigliamento e arredamento per la casa e costretti a bloccare la
produzione perchè incapaci di sostenere le ingenti spesi per la
messa a coltura delle immense piantagioni. Il Dipartimento
dell'Agricoltura si aspetta quest'anno un calo delle esportazioni del
settore vicino ai 1,2 miliardi di dollari con una riduzione della
superficie coltivata del 7% rispetto al 2008 e del 42% se messa a
confronto con quella del 2006. Il declino del comparto sembra essere
quindi stato costante negli ultimi anni ma gli agricoltori, che hanno
già vissuto periodi di boom e cali improvvisi dovuti alle
speculazioni sulle materie prime, dichiarano di non aver mai visto una
situazione così preoccupante. Il prossimo sarà infatti il
peggior raccolto in termini quantitativi dal 1983 e, sebbene
l'estensione delle terre coltivate a cotone sia andata costantemente
diminuendo nel corso degli anni proprio la zona del Delta del
Mississipi era riuscita a preservare la tradizione rispetto ai vistosi
cambiamenti in corso nel resto del paese. La coltura del cotone, spesso
legata a condizioni di lavoro piuttosto dure e a bassi salari,
rappresenta uno dei temi più radicati nella cultura e nella
storia statunitensi, basti pensare alle lotte contro la
schiavitù e alla nascita di generi musicali come il blues legati
alla condizione dei neri sfruttati nelle piantagioni. Ancora oggi nella
regione sono molto forti i legami con il passato e la tradizione ed un
po' ovunque è possibile visitare musei cittadini in cui è
narrata la storia della regione e delle coltivazioni, il cui sviluppo
è andato parallelo fin quasi i giorni nostri. L'attuale crisi
dell'industria del cotone sembra essere dovuta a numerosi fattori tra
cui il più importante sembra essere il calo della
redditività del cotone in agricoltura rispetto all'aumento
vertiginoso della redditività delle piantagioni di mais e soia.
La globalizzazione, con l'aumento della domanda di olio vegetale di
soia e cereali da foraggio da parte di India e Cina, e la rapida
espansione della produzione di etanolo favorita dal Governo federale
hanno quindi portato ad un aumento delle superfici agricole destinate
alla coltivazione di altre colture rispetto a quella del cotone. Senza
contare che alcune specie di mais sembrano godere particolarmente delle
condizioni ambientali nella regione del Mississipi. Dal 2003 la
situazione produttiva è andata via via peggiorando portando al
contempo un rapido aumento dei tassi di disoccupazione. In molti
hanno già deciso di convertire le colture o di lasciare la
produzione. Il rapido sviluppo di politiche di diversificazione
energetica volute da Barack Obama potrebbe portare ad un ulteriore
aggravamento della situazione poichè la conversione delle
colture e delle aziende non è da considerarsi immediata quanto
più realizzabile nel breve/medio periodo, questo potrebbe
portare ad un ulteriore aumento dei tassi di disoccupazione regionali e
ad ulteriori perdite in campo economico (leggi qui l'articolo).
La questione della diversificazione energetica e dell'occupazione
sembra occupare anche molti opinionisti politici su fronti diversi. In
molti ritengono infatti che, data la recessione economica e
l'attenzione che l'attuale amministrazione sembra riservare alla
creazione di nuovi posti di lavoro, non sarebbe da escludersi a priori
l'idea di avviare nuove perforazioni su suolo statunitense per una
ripresa delle attività estrattive legate agli idrocarburi.
Secondo la US Geological Survey, Agenzia Geologica federale, il sottosuolo sarebbe ancora ricco di idrocarburi e le stime presentate indicano che gli
Stati Uniti potrebbero sfruttare ancora a lungo le proprie riserve di
petrolio e gas naturale. Le ultime prospezioni indicano che alcune
formazioni in North Dakota e Montana potrebbero contenere 3,65 miliardi
di barili di petrolio, più di 20 volte di una stima rilasciata
nel 1995. Le riserve non potrebbero fornire rapidamente petrolio o gas
naturale, servirebbero tra i 10 e i 15 anni per completare le
prospezioni ed i progetti, ma le esplorazioni e lo sviluppo degli
stessi potrebbero in primis generare nuovi posti di lavoro e in secondo
luogo portare a benefici in termini economici dato il risparmio sulle
future importazioni di risorse da altri paesi. Non sono pochi gli analisti che
non vedono un programma preciso dell'amministrazione per quello che
viene definito "il Green Deal" di Obama e più di una voce si
è levata a criticare una scelta che per molti appare dettata
più da convenienza politica che dalla reale volontà di
porre in essere una profonda riforma del comparto produttivo legato
all'energia. A questa delicata questione ne è connessa una
seconda che è da ritenere ancor più fragile, quella
dell'occupazione legata allo sviluppo di programmi per l'energia pulita
e alla conversione del comparto energetico nazionale. Secondo molti
analisti frenare ora lo sviluppo e la ricerca del comparto estrattivo
degli idrocarburi porterebbe ad una disoccupazione di tipo cronico
poichè la crescita del settore produttivo legato alle risorse
rinnovabili non sarebbe assolutamente in grado di assorbire i
moltissimi lavoratori impiegati nelle aziende petrolifere o
sussidiarie. Il comparto legato alla produzione degli idrocarburi
impiegherebbe infatti al momento 1,8 milioni di lavoratori mentre
quello delle energie rinnovabili tra i 35.000 e gli 85.000. Politiche
di sovvenzioni poco accorte potrebbero portare a licenziamenti di massa
nel primo caso e solo ad un modesto aumento nel numero dei lavoratori
nel secondo, ingrossando così le fila dei disoccupati cronici (leggi qui l'articolo).
A seguito dei presunti
attacchi informatici al Pentagono e ad alcune agenzie federali il
Dipartimento della Difesa e la National Security Agency starebbero
valutando la possibilità di creare un nuovo cyber-comando in
grado di supervisionare le reti telematiche militari e governative
oltre a quelle civili. Come dichiarato dal Direttore, Generale Keith
Alexander, al sottocomitato del Congresso per le Forze Armate ed il
terrorismo il comando potrebbe essere insediato a Fort Meade e sarebbe
sotto il diretto e completo controllo dell'Agenzia per la Sicurezza
Nazionale. Alexander ha precisato inoltre che attraverso lo stesso
comando la NSA sarebbe in grado di fornire supporto tecnico ed
informatico anche al Dipartimento per la Sicurezza Interna, già
responsabile della protezione civile e delle reti energetiche e
telematiche in tutto il paese. Lo sviluppo del progetto consentirebbe
quindi di poter sorvegliare da un solo centro operativo le reti
telematiche militari supportando il controllo del Dipartimento per
la Sicurezza Interna e favorendo il passaggio delle informazioni
rilevanti in grado di evitare eventuali futuri attacchi. Secondo molti
analisti qualsiasi sforzo della NSA riguardante le reti telematiche
civili oltre che quelle militari richiederebbe un'attenta analisi
giuridica per evitare casi di controllo illecito di comunicazioni tra
privati come accaduto negli anni della Presidenza di George W. Bush. La
collaborazione tra il Dipartimento della Sicurezza Interna e l'Agenzia
per la Sicurezza Nazionale sarebbe quindi una questione da affrontare
approfonditamente per le implicazioni che potrebbe avere rispetto alla
libertà delle comunicazioni e delle informazioni scambiate
telematicamente tra privati cittadini. Non bisogna inoltre dimenticare
che una più stretta collaborazione tra i due organi di controllo
porterebbe a poter eventualmente controllare anche le comunicazioni tra
aziende e gruppi privati, riducendo così in via teorica anche la
privacy e la segretezza aziendale oltre che quella personale. Al
momento la proposta sarebbe al vaglio della Casa Bianca, impegnata
anche in una revisione delle iniziative volte a favorire la sicurezza
informatica. Non è perciò da escludersi la
possibilità che l'amministrazione Democratica decida di
proseguire sullo stesso cammino tracciato dal Presidente George W.
Bush, decidendo di restringere parzialmente alcune libertà
personali e civili per permettere più accurati controlli in
grado si garantire la sicurezza nazionale ed attirandosi al contempo le
critiche delle associazioni a difesa delle libertà dei cittadini
dal controllo governativo sulla vita privata della popolazione (leggi qui l'articolo).
A seguito della decisione di
cambiare Partito e perciò schieramento all'interno dei gruppi il
Senato ha spogliato dei benefici concessi dall'anzianità di
servizio in neo Democratico Arlen Specter, che si troverà quindi
nelle prossime audizioni delle commissioni senatoriali a non poter
ricoprire le posizioni chiave che in molti pensavano potesse riuscire
ad ottenere a seguito del suo passaggio nelle file del Partito di
maggioranza. Specter aveva infatti dichiarato che uno dei suoi
obiettivi primari era la presidenza della commissione senatoriale per
gli stanziamenti, incarico che gli avrebbe permesso di velocizzare i
lavori per l'approvazione di stanziamenti a favore dello Stato della
Pennsylvania prima della candidatura per la rielezione del 2010.
L'attuale situazione potrebbe rivelarsi infatti un ostacolo di non poco
conto sulla strada per la riconferma al seggio senatoriale. I vertici
del Partito Democratico, e il capogruppo al Congresso Harry Reid, hanno
fatto sapere che qualsiasi eventuale incarico da assegnare a Specter
verrà preso in considerazione solo successivamente alla sua
rielezione. Le dichiarazioni di Reid lasciano pensare ad una resa dei
conti nelle file Democratiche a seguito della decisione di Specter di
aderire al Partito per puro calcolo elettorale. Erano stati molti i
rappresentanti della maggioranza a criticare l'appoggio, e le
dichiarazioni, di Reid ed Obama a favore del transfuga Repubblicano e
la possibile spaccatura paventata da alcuni esponenti di spicco del
Partito Democratico della Pennsylvania deve aver favorito la revisione
delle posizioni dei leader federali. Specter rischia quindi ora di
"scomparire" dal centro della scena politica e la retrocessione al
ruolo di Senatore "junior" potrebbe essere un serio ostacolo alla
prossima rielezione, soprattutto se l'ex Governatore Repubblicano Tom Ridge deciderà di scendere in campo e tentare la corsa alle prossime elezioni per il rinnovo del Congresso (leggi qui l'articolo).
Si è chiuso con
qualche preoccupazione il meeting annula dell'American Pro-Israel Lobby
(AIPAC), la maggiore lobby ebraica statunitense di cui due membri sono
stati accusati di spionaggio volto a favorire il passaggio di
informazioni riservate al Governo israeliano. Il caso ha infatti
sollevato molti dubbi sull'annosa questione della doppia fedeltà
della comunità ebraica, legata per cittadinanza agli Stati Uniti
ma fedele e vicina allo stesso tempo allo stato di Israele. Molti
esponenti del gruppo si sono detti sollevati per il licenziamento e
l'arresto dei due analisti ed è probabile che l'AIPAC continui,
nonostante quanto è successo, a poter esercitare forti pressioni
su esponenti di spicco del Congresso e dell'amministrazione
statunitense. Molti Senatori e Deputati hanno infatti partecipato alle
differenti sessioni del meeting e alle cene organizzate poco lontano
dai palazzi governativi di Washington, presenza fondamentale per
rimarcare l'importanza dell'associazione e la capacità di
intervenire ai più alti livelli decisionali della vita politica
statunitense (leggi qui l'articolo).
29 aprile 2009
Ha fatto scalpore la decisione del Senatore Repubblicano della Pennsylvania
Arlen Specter di lasciare le fila del gruppo di minoranza al Senato per
entrare a far parte del Partito Democratico e rafforzare così il
gruppo di maggioranza al Congresso in un momento delicato per
l'agenda politica statunitense. Specter ha apertamente dichiarato che
la sua scelta è frutto di un'accorta manovra politica che
potrebbe consentirgli la rielezione per un ulteriore mandato al Senato
alle prossime elezioni del 2010. La decisione, presa su consiglio dei
suoi analisti politici, sarebbe giunta dopo che alcune indagini
condotte tra gli elettori Repubblicani nel collegio della Pennsylvania
avrebbero messo in evidenza la precisa volontà di votare
per un Repubblicano conservatore alle prossime elezioni primarie del
Partito. La situazione avrebbe visto quindi l'attuale Senatore
destinato alla sconfitta, fortemente penalizzato dalla sua reputazione
di Repubblicano moderato capace di appoggiare il pacchetto economico
proposto da Barack Obama per stimolare la ripresa dell'economia e di
votare con la maggioranza l'approvazione del piano per il rilancio
economico. I rappresentanti del Grand Old Party hanno fatto sapere che
considerano la decisione di Specter null'altro che un atto di
auto-conservazione politica e hanno cercato di sminuire la vicenda
dichiarandolo un caso isolato tra i rappresentanti Repubblicani al
Congresso. La decisione del Senatore della Pennsylvania avrà
probabilmente ripercussioni profonde sugli equilibri interni al
Congresso. I Democratici potrebbero avere 60 rappresentanti al Senato
nel caso in cui i giudici decidessero di assegnare ad Al Franker il
seggio del Minnesota ancora vacante, probabilità che sembra
farsi sempre più vicina. Una così larga maggioranza
consentirebbe al gruppo guidato da Harry Reid, Senatore del Nevada, di
sostenenere con ancora maggior decisione i progetti della Casa Bianca
per l'assistenza sanitaria e le scelte di politica energetica. Con il
supporto di Specter i Democratici potrebbero dirsi al sicuro da
eventuali manovre politiche Repubblicane in grado di bloccare i lavori
e se anche il Senatore ha fatto sapere che voterà secondo
giudizio personale sui progetti di legge più controversi
è da escludere che possa decidere di ostacolare la marcia
Democratica nel prossimo futuro.
Specter dovrà infatti partecipare alle primarie del Partito e
sarà sostenuto in campagna elettorale sia da Reid che dal
Presidente Obama, la cui discesa in campo servirà ad ostacolare
l'elezione di eventuali avversari provenienti dalle fila Democratiche.
Il Senatore è stato uno dei tre rappresentanti Repubblicani a
votare a favore del piano per il rilancio dell'economia, è un
sostenitore delle leggi sull'aborto e sui diritti sulla ricerca
riguardante le celluli staminali embrionali: questi i temi cari
all'elettorato Democratico che potrebbero portarlo ad un nuovo mandato
per il Senato. La vicenda sembra esser stata seguita e portata a
compimento anche dall'ufficio del vicepresidente Biden, da cui sono
giunte dichiarazioni che hanno confermato il diretto coinvolgimento
dell'ex Senatore nella questione.
La decisione di Specter
potrebbe consegnare il completo controllo del Senato al Partito
guidato da Barack Obama, che non dovrebbe quindi incontrare in
futuro grosse difficoltà nel far approvare anche i disegni di
legge o di riforma più delicati. L'uscita del Senatore dal
gruppo Repubblicano potrebbe inoltre essere un segnale della
difficoltà dei rappresentanti conservatori facenti parte delle
correnti moderate all'interno del Partito. A fronte di un ulteriore
spostamento verso destra dei Repubblicani non sarebbero quindi da
escludersi altre defezioni di una certa rilevanza (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo).
L'entrata di Specter nel Partito Democratico sembra però poter
creare qualche attrito tra la leadership e i rappresentanti al
Congresso. Non tutti i Democratici sarebbero infatti pronti a sostenere
la rielezione al Senato dell'ex Repubblicano come già dichiarato
da Reid e da Barack Obama e Giuseppe Torsella, candidato alle
primarie della Pennsylvania, ha già fatto sapere che non intende
rinunciare a correre per le elezioni del 2010. Joe Sestak,
già Rappresentante Democratico alla Camera, ha invece dichiarato
di voler parlare direttamente con Specter prima di annunciare un
eventuale ritiro dalla campagna elettorale per il seggio del Senato.
Parole simili sono giunte anche da Josh Shapiro, secondo Deputato
Democratico della Pennsylvania, che ha precisato di voler incontrare il
nuovo rappresentante del Partito per vagliare la sua richiesta di
entrare a far parte del gruppo di maggioranza al Congresso. Non sarebbe
quindi da escludersi la possibilità che l'opposizione dei
Deputati della Pennsylvania e l'eventualità che alcuni
candidati al seggio del Senato trasformino le elezioni primarie in una
dura lotta contro la decisione della leadership del Partito fino a
portare ad ulteriori divisioni dopo le note acredini tra le diverse
correnti durante la scorsa campagna elettorale(leggi qui l'articolo).
Funzionari
del Dipartimento della Giustizia hanno approvato per la prima volta un
progetto di legge riguardante le condanne per equiparare il possesso di
cocaina nelle sue diverse forme. Attualmente infatti la legge, detta
del 100 a 1, prevede che la sanzione per chi è trovato in
possesso di cinque grammi di crack, cocaina allo stato solido, sia la
stessa di colui che viene trovato in possesso di 500 grammi di cocaina
in polvere. I gruppi per i diritti civili da anni portano avanti questa
battaglia poichè gli effetti della suddetta legge sarebbero
sproporzionati, con disuguaglianze a sfavore dei più poveri e
delle minoranze. Il crack è infatti tra le droghe più
consumate dalle minoranze e da appartenenti ai ceti sociali in
difficoltà dato il basso costo delle pepite, il più delle
volte contenenti quantità inferiori di sostanza, e la loro
facile reperibilità nelle strade dei quartieri periferici. La
questione ha destato l'attenzione dei rappresentanti di entrambi i
partiti ma mai prima d'ora i funzionari del Dipartimento della
Giustizia avevano deciso di sostenere la riforma della legislativa. La
proposta di riforma farebbe parte del programma della Casa Bianca per
la lotta al consumo di droga e la possibilità di reinserimento
sociale degli ex tossicodipendenti. Il programma prevede inoltre
consulenza psicologica e formazione professionale per coloro che si
sottoporranno ai programmi di disintossicazione. Il capogruppo di
maggioranza al Senato, il Democratico dell'Illinois Richard Durbin, ha
dichiarato che dalle rilevazioni compiute nelle carceri federali negli
ultimi anni più della metà dei detenuti rinchiusi
avrebbero commesso reati legati allo spaccio e al consumo di
stupefacenti e che l'82% dei detenuti condannati per posseso di crack
sarebbero di origini afroamericane. La situazione sarebbe quindi
sintomatica delle disparità razziali che minano la fiducia nel
sistema giudiziario statunitense da parte delle minoranze (leggi qui l'articolo).
Novità
importanti giungono anche dai controlli sulla stabilità del
sistema bancario statunitense. Dalle prove effettuate nei giorni scorsi
è emersa infatti una situazione preoccupante: almeno sei delle
diciannove banche prese in esame necessiterebbero di nuove iniezioni di
capitali per poter proseguire nelle attività. La maggior parte
dei capitali potrebbe provenire dalla vendita di azioni privilegiate ed
ufficiali della Federal Reserve sarebbero impegnati nei colloqui con i
gruppi bancari, tra cui Citigroup e Bank of America, che le
autorità di regolamentazione hanno indicato come i più
bisognosi di nuovi capitali e di ulteriore stabilità.
L'amministrazione Obama starebbe spingendo per trovare una soluzione
che non preveda ulteriore esborso di denaro pubblico, per questo
sarebbe favorevole all'ipotesi di vendita o cessione di azioni
che non comporterebbe un intervento del Governo federale. Sembra essere
infatti improbabile l'ipotesi che il Congresso decida di destinare
ulteriori risorse pubbliche per il salvataggio di banche o istituti di
credito privati. Il Segretario al Tesoro Timothy Geithner ha fatto
sapere che le banche hanno facoltà di aggiungere capitale
attraverso l'aumento di fondi privati e ha al contempo sottolineato che
gli istituti che hanno già beneficiato del sostegno della Casa
Bianca e del Congresso potrebbero trovarsi a dover affrontare rigidi
controlli. Non sarebbero quindi da escludersi a priori sostituzioni di
dirigenti di primo piano o membri dei consigli di amministrazione di
alcune delle più grosse corporation a fronte di ulteriori azioni
dell'amministrazione Democratica volte a favorire la stabilità
bancaria necessaria al rilancio dell'economia e della
produttività statunitensi (leggi qui l'articolo).
22 aprile 2009
Sarebbe
stato sottratto da hacker cinesi il progetto del Joint Strike Fighter (JSF),
il bombardiere di ultima generazione F-35 Lightning II, ultimo modello
di tecnologia aerospaziale costruito da Lockheed Martin Corporation e
voluto dal Pentagono. Già da alcuni mesi i sistemi informatici
militari statunitensi sarebbero sotto costante minaccia di attacchi
informatici e l'intrusione dei sistemi avvenuta nei giorni scorsi non
sarebbe che l'ultima di una serie di pericolose effrazioni telematiche
i cui risultati potrebbero rivelarsi solo nel medio e lungo periodo
vanificando gli sforzi del Pentagono di sviluppare progetti top secret
per il miglioramento delle tecnologie militari ora disponibili. Il
progetto JSF sarebbe costato ai contribuenti
statunitensi una cifra vicina ai 300 miliardi di dollari ed era
considerato uno dei programmi di punta per l'evoluzione dei futuri jet
da combattimento per l'Air Force statunitense. Il Pentagono e l'azienda
Lockheed Martin hanno prontamente smentito l'accaduto ammettendo
l'attacco da parte dei pirati informatici ma negano risolutamente che
questi siano riusciti ad impadronirsi dei progetti per la costruzione
dell'F35. La possibilità di
eventuali incursioni da parte di hacker stranieri era stata presentata
qualche settimana fa dal Capo del Comando Strategico del Pentagono
Generale Kevin Chilton davanti al Sottocomitato della Camera dei
Rappresentanti. La gestione della sicurezza dei siti informatici
governativi passerà quindi dall'Homeland Security al Pentagono e
verrà probabilmente potenziato lo Stratcom, divisione del
Dipartimento della Difesa che si occupa della difesa dei networks
telematici delle Forze Armate. Non è inoltre da escludersi la
possibilità che la Casa Bianca decida di proporre l'istituzione
di una figura che si occupi esclusivamente del sistema di protezione
della rete informatica dei siti del Governo federale ed è facile
prevedere ulteriori stanziamenti a favore del settore della sicurezza
telematica (leggi qui l'articolo).
Dopo giorni di dibattito pubblico a seguito della pubblicazione dei
memorandum riguardanti le misure adottate per gli interrogatori dalla
Central Intelligence Agency Barack Obama ha rassicurato i dipendenti
della CIA nel corso della sua prima visita a Langley, il quartier
generale dell'Agenzia di Sicurezza statunitense. Il presidente ha
sottolineato infatti che si impegnerà nel corso del suo mandato
a proteggere i segreti riguardanti la sicurezza nazionale ed ha
precisato che la pubblicazione dei memorandum preparati dal
Dipartimento della Giustizia durante la presidenza del Repubblicano
George W.Bush è stato il risultato di un procedimento
giudiziario che l'amministrazione Obama non ha potuto evitare. Obama ha
precisato di essere a conoscenza delle difficoltà che incontrano
gli agenti dell'Agenzia nel loro quotidiano lavoro di protezione dei
cittadini e degli interessi statunitensi nel mondo e ha sottolineato
che ciò che rende differenti gli Stati Uniti da molte altre
nazioni è proprio la disposizione a difendere i propri valori ed
ideali nei momenti più difficili. Con la pubblicazione dei
memorandum e la decisione di non perseguire penalmente gli agenti
colpevoli di torture la Casa Bianca ha lanciato un messaggio ben
preciso all'opinione pubblica. La decisione di Barack Obama include al
contempo la volontà di rendere il più trasparenti e
legali possibili le attività delle Agenzie di intelligence, ma
sottolinea anche la scelta dell'amministrazione di non perseguire
agenti governativi che hanno violato le leggi mentre erano impegnati in
missioni contro terroristi internazionali. La scelta dell'attuale
presidente di rendere illegali le così dette "tecniche di
interrogatorio rafforzate" è stata biasimata da molti
appartenenti alla precedente amministrazione Repubblicana, con il
vicepresidente Dick Cheney che ha sottolineato come questo potrebbe
aumentare il rischio di ulteriori attentati terroristici. Secondo altri
esponenti dell'amministrazione Bush la pubblicazione e la condanna
delle tecniche di interrogatorio da parte della Casa Bianca ha dato ai
terroristi il vantaggio di sapere fin dove le Agenzie di Intelligence
potranno spingersi per estorcere informazioni ai prigionieri. Le parole
di Obama hanno comunque indispettito i membri dell'intelligence e
preoccupano non poco gli agenti della CIA data anche l'apertura di una
commissione senatoriale composta da mebri di entrambi i partiti che ha
il preciso incarico di indagare sull'operato dell'Agenzia negli anni
dell'amministrazione Bush. La
decisione di Obama, se da un lato sembra indebolire la CIA e le altre
Agenzie, dall'altro ha avuto un forte impatto mediatico e il
conseguente rafforzamento dell'appeal dell'attuale amministrazione
rispetto al giudizio dell'opinione pubblica. Non è da escludersi
però la possibilità, frequente nel corso della storia
statunitense, che direttive interne segretate concedano ben più
libertà agli agenti dell'intelligence di quanto in realtà
l'amministrazione e le parole di Obama non lascino credere. Se la
Sicurezza Nazionale è uno, se non il più importante,
degli obiettivi di un Presidente è difficile pensare che questo
si privi dell'azione delle Agenzie di Intelligence per assicurare al
paese tranquillità ed evitare la possibilità di nuovi
attacchi al suolo statunitense (leggi qui l'articolo) (leggi qui l'articolo).
I procuratori federali stanno valutando in queste ore la
possibilità di richiedere il processo con l'accusa di spionaggio
per due ex lobbysti appartenenti all'AIPAC (American Pro-Israel Lobby),
uno dei maggiori gruppi di pressione a favore di Israele. I due
sarebbero accusati di aver cospirato per ottenere informazioni
classificate di estrema delicatezza da alcuni membri del Congresso per
poterle successivamente trasmetterle agli organi di informazione e al
Governo di Gerusalemme. Alcune fonti hanno indicato nella
Rappresentante Democratica alla Camera Jane Harman il collegamento fra
l'AIPAC ed il Congresso e dalle intercettazioni effettuate dall'NSA
(National Security Agency) si è giunti a conoscenza delle
richieste dei due lobbysti, che chiedevano di intercedere presso il
Dipartimento della Giustizia al fine di aiutare alcuni dipendenti
dell'AIPAC. Alla Harman sarebbe stata promessa la presidenza della
Commissione per l'Intelligence della Camera dei Rappresentanti.
Rimangono seri dubbi sulla presunta colpevolezza della Harman e anche
alcuni agenti federali hanno dichiarato che la Rappresentante
Democratica potrebbe essere totalmente estranea alla questione. Non si
capisce però come la Harman sia capitata al centro delle
registrazioni dell'NSA e soprattutto perchè avrebbe tentato di
tenere la questione lontano dai riflettori chiedendo al New York Times
di non pubblicare un articolo su quanto stava accadendo. La situazione
potrebbe servire al Presidente Barack Obama, che già in campagna
elettorale aveva lasciato intendere la sua netta avversione per le
pressioni politiche provenienti dalle lobby e dai gruppi d'interesse,
per proporre controlli ancora più stringenti sulle
attività delle lobby e dei gruppi di pressione, fiorite durante
l'amministrazione Repubblicana e già protagoniste di alcuni
scandali di portata nazionale
(leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo).
E' stato confermata dal Senato statunitense la nomina di Cristopher
Hill come nuovo ambasciatore in Iraq. Dopo una seduta convulsa e
discussioni piuttosto animate Hill ha incassato la fiducia di 73
senatori contro i 23 contrari alla sua nomina. Dure accuse sono state
rivolte alle attività del candidato, già inviato del
Dipartimento di Stato nei colloqui con la Corea del Nord,
colpevole secondo i Repubblicani di non aver fatto alcunchè per
far avanzare le discussioni con Pyongyang su temi come i diritti umani
e le libertà personali. Secondo il Senatore Sam Brownback,
rappresentante Repubblicano del Kansas, Hill non avrebbe alcuna
capacità diplomatica. Parole in difesa dell'ex inviato in Nord
Corea sono state pronunciate dal Democratico John Kerry, Senatore del
Massachusetts, secondo cui gli errori di Hill sarebbero invece da
imputare a Condoleezza Rice, a quei tempi Segretario di Stato, e alle
scelte della Casa Bianca riguardo all'approccio con il governo di
Pyongyang. Uno dei compiti del futuro ambasciatore in Iraq sarà
la pianificazione del programma di riduzione della presenza
statunitense sul territorio iracheno, missione che la Casa Bianca
ritiene fondamentale per cui potrebbero però servire diversi
anni per la realizzazione. (leggi qui l'articolo)
La settimana ha riservato qualche cambiamento anche nello staff
impegnato alla Casa Bianca. Il direttore della comunicazione per la
Presidenza Ellen Moran ha rassegnato le dimissioni martedi, a soli tre
mesi dall'insediamento. La Moran ricoprirà l'incarico di Capo
dello staff del Segretario al Commercio Gary Locke, una posizione che
in molti ritengono di minor prestigio ma che potrebbe rendere
più influente l'ex direttrice della comunicazione della Casa
Bianca. Nel periodo passato al fianco di Obama la Moran ha curato la
pianificazione e la strategia di comunicazione della presidenza e
alcuni analisti hanno indicato in cause ambientali le motivazioni delle
dimissioni e del cambio di ruolo. La nomina della Moran, sostenitrice
di Hillary Clinton alle primarie Democratiche, era apparsa a molti
fuori luogo anche per la sua inesperienza nel gestire questioni
riguardanti il settore governativo. La possibilità di
influenzare alcune decisioni all'interno della Casa Bianca era
continuamente ostacolata dal doversi confrontare con una schiera di
sostenitori di Obama della prima ora, da molto più tempo vicini
al Presidente e quindi più ascoltati rispetto ad un'acerrima
nemica nel periodo delle primarie. Barack Obama ha ringraziato la Moran
per l'attività finora svolta alla Casa Bianca e si è
detto lieto che la stessa possa mettere a disposizione del Segretario
al Commercio le sue capacità. Non sarebbe da escludersi la
possibilità che sia Dan Pfeiffer, attuale vice-direttore della
comunicazione e direttore della comunicazione nella campagna
elettorale per le presidenziali, ad essere designato come sostituto. La
nomina di Pfeiffer potrebbe quindi rafforzare anco di più
intorno ad Obama il cerchio di collaboratori ed amici che sono giunti
alla Casa Bianca lavorando per il candidato Democratico fin dalle
elezioni primarie, andrebbe così formandosi un gruppo ancor
più compatto di quello presentato finora e capace di sostenere
il Presidente senza faide intestine per le posizioni di potere o altre
lotte destabilizzanti per gli ancor fragili equilibri all'interno della
Casa Bianca (leggi qui l'articolo).
15 aprile 2009
Il
Presidente Barack Obama sta preparando il 5° Summit delle Americhe,
che si terrà dal 17 al 19 aprile a Trinidad e Tobago, in modo da
poter affrontare al meglio le critiche che proverranno dai leader
storicamente ostili a Washington ma ancor più dai partner
più fidati della Casa Bianca in America Latina. Il ruolo
centrale degli Stati Uniti nella crisi finanziaria mondiale, che ha
colpito pesantemente anche le economie dei paesi del sud del
continente, sarà probabilmente il maggior punto di debolezza
negli incontri diplomatici con i leader sudamericani. Le economie
regionali, che hanno fatto segnare tassi di crescita molto
sostenuti negli ultimi anni, rischiano ora di trovarsi a dover
affrontare un periodo di lunga recessione che potrebbe vanificare gli
sforzi fatti dai vari governi per sviluppare programmi volti a
contrastare la povertà ed il disagio sociale.
L'approccio di Obama alla politica estera, che sembra aver già
portato a nuove possibilità di riavvicinamento con paesi finora
considerati ostili dalla precedente amministrazione Repubblicana,
potrebbe mitigare almeno in parte le critiche rispetto al mix economico
composto da libero scambio, privatizzazione e riduzione del
debito pubblico proposto dal Presidente statunitense per affrontare il
periodo di crisi. Al vertice parteciperà anche il presidente
venezuelano Hugo Chavez, tornato in sudamerica dopo i viaggi ufficiali
in Cina ed Iran. Chavez, che ha dichiarato le visite ufficiali nei due
paesi come parte delle celebrazioni per la fine dell'egemonia
finanziaria di Wall Street, potrebbe mettere sotto pressione fin dai
primi incontri la delegazione statunitense per poter valutare le reali
intenzioni di Barack Obama per la regione. Al vertice parteciperanno
anche Daniel Ortega, ex presidente nicaragueno, ed Evo Morales, il
presidente boliviano che ha recentemente espulso dal paese gli uomini
della Drug Enforcement Administration inviati da Washington nell'ambito
dei programmi di lotta al narcotraffico. Secondo quanto dichiarato da
Jeffrey Davidow, ex ambasciatore statunitense in Messico e consigliere
particolare del Presidente per il vertice, Barack Obama non si
presenterà a Trinidad e Tobago con un piano per l'emisfero ma
con l'intenzione di ascoltare, discutere e dialogare con i colleghi
leader degli altri paesi in qualità di partner regionale (leggi qui l'articolo).
Alla vigilia del Summit delle Americhe Barack Obama visiterà il
Messico ed incontrerà il Presidente messicano Felipe Calderon
per rinnovare l'impegno della Casa Bianca a favore della lotta contro i
cartelli del narcotraffico che agiscono nelle regioni di confine con
gli Stati Uniti. Molti analisti sostengono che Calderon, frustrato dai
ritardi nella consegna degli aiuti promessi, abbia già deciso di
chiedere maggior sostegno a Washington. Secondo Jorge Castaneda, ex
Ministro degli Esteri del precedente Governo guidato da Vicente Fox, per
combattere le organizzazioni criminali e conseguire risultati duraturi
dovrebbe cambiare in primis l'approccio al problema da parte
dell'attuale amministrazione messicana, più preoccupata
dell'immagine del paese che dei reali problemi legati al narcotraffico.
Secondo Castaneda l'attuale Presidente è più preoccupato
della possibilità che il Messico sia considerato e dichiarato
uno Stato fallito in ambito internazionale che non dai continui
progressi che sembrano fare le organizzazioni di narcotrafficanti per
il controllo delle regioni di confine. La violenza in Messico e la
questione della sicurezza hanno destato l'attenzione e la
preoccupazione dell'attuale amministrazione statunitense e Denis
McDonough ha fatto sapere che gli Stati Uniti sono e saranno vicini al
Messico perchè i due paesi sono accomunati da una serie di sfide
comuni riguardanti la sicurezza e l'impatto dei traffici illegali sulle
società messicana e statunitense (leggi qui l'articolo).
Nei giorni scorsi è stato inoltre reso noto il contenuto di una
lettera inviata da alcuni dei maggiori ufficiali in congedo
dell'esercito statunitense a favore dell'annullamento delle restrizioni
verso Cuba in vigore ormai da molti anni. Anche da alcune parti
dell'esercito, dopo il Congresso, giungono quindi segnali a favore
dell'allentamento della pressione su L'Havana (leggi qui la lettera).
Proprio a seguito delle pressioni esercitate nelle ultime settimane da
parte del Congresso e da ampi settori dell'opinione pubblica Barack
Obama ha deciso di abolire le restrizioni sui viaggi e sui
trasferimenti di denaro per i cubano-americani, che potranno quindi
tornare nel loro paese e rivedere le loro famiglie. La decisione sembra
essere la prima mossa strategica per un riavvicinamento nei rapporti
tra Washington ed il suo storico alleato, tanto che al contempo la Casa
Bianca ha autorizzato alcune società di telecomunicazioni a
fornire servizi di telefonia cellulare a Cuba e di allargare a
società cubane fornitrici di servizi sull'isola le licenze per
la trasmissione di programmi televisivi e radiofonici statunitensi.
Daniel Restrepo, direttore per gli Affari dell'Emisfero Occidentale, ha
fatto sapere che il Governo cubano potrebbe bloccare l'iniziativa della
Casa Bianca riguardante i programmi televisivi e radiofonici ma appare
chiara la volontà dell'attuale amministrazione Democratica di
mettere sotto pressione il Governo di Raul Castro per poter
eventualmente gestire in futuro la transizione economica del paese
verso il libero mercato (leggi qui l'articolo).
Non si è ancora conclusa la battaglia per l'assegnazione di un
seggio del Senato nello Stato del Minnesota, conteso dal Democratico Al
Franken al Senatore Repubblicano Norm Coleman. Sin dalla notte delle
elezioni i due sono stati divisi da poche centinaia di voti e alla
proclamazione della vittoria del candidato Repubblicano è stata
chiesta dallo sfidante la riconta dei voti. I nuovi conteggi avrebbero
poi dato la vittoria al candidato Democratico ma la situazione è
andata lentamente esacerbandosi per le difficoltà nella gestione
di riconta dei voti nello Stato. Sono infatti le contee e i distretti,
quindi molti funzionari pubblici, rappresentanti di partito, avvocati e
giudici di vario livello a dover decidere quali schede ritenere valide
per il conteggio e quali no e la soluzione migliore per districare la
situazione vorrebbe che uno dei due candidati si dichiarasse sconfitto
anche se non certo della validità dell'elezione. Caso simile
accadde nelle elezioni presidenziali del 2000 e fu Al Gore a dichiarare
davanti alle telecamere la vittoria di George W.Bush. Situazione
differente invece in Minnesota, perchè nessuno dei due candidati
ha intenzione di lasciare la vittoria allo sfidante. La situazione
sembra essere ancora lontana da una soluzione definitiva ed il ricorso
ai tribunali potrebbe prolungare l'assenza sullo scranno del Senato di
uno dei rappresentanti dello Stato del Minnesota. In questa vicenda si
intrecciano poi questioni politiche di livello federale poichè
l'assegnazione del seggio al candidato Repubblicano o a quello
Democratico consentirebbero al Partito di Maggioranza di avere 59
Senatori su 100, praticamente la maggioranza di 2/3 capace di guidare i
lavori senatoriali. Bisognerà attendere ancora quindi per
conoscere quale sarà la decisione dei giudici della Corte
d'Appello del Minnesota ma non è da escludersi la
possibilità che questa non arrivi entro breve tempo (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo).
8 aprile 2009
Giunto
a Baghdad per una visita-lampo rimasta segreta fino a poco prima
dell'arrivo dell'Air Force One in Iraq, Barack Obama ha incontrato per
la prima volta le truppe impegnate sul campo da quando è stato eletto
Presidente e quindi anche Commander in Chief delle Forze Armate. Nell'incontro con i
militari di stanza nella capitale irachena il Presidente statunitense
ha voluto sottolineare che sta per venire il tempo in cui gli iracheni
dovranno farsi carico di governare e prendersi la responsabilità
di quanto accade nel loro paese. L'Iraq avrebbe quindi l'opportunità per
dimostrare di essere ormai uno Stato democratico grazie all'impegno
profuso dagli Stati Uniti negli ultimi anni. La Casa Bianca ha inoltre fatto sapere che i
prossimi potrebbero rivelarsi i 18 mesi più difficili e più rischiosi da
quando è stato deciso l'intervento nel paese perchè il
compiersi del periodo di transizione verso il pieno possesso di
sovranità nazionale del Governo di Baghdad potrebbe essere messo
in discussione da una recrudescenza delle attività
terroristiche. Secondo quanto dichiarato da Barack Obama mentre il popolo
iracheno sarà chiamato a risolvere le controversie attraverso
mezzi costituzionali e strumenti giuridici adeguati l'esecutivo
dovrà porre in essere programmi per fornire servizi pubblici alla popolazione,
così da incoraggiare la fiducia nei cittadini verso il Governo.
l'Iraq potrebbe quindi essere nel prossimo futuro uno degli alleati
più fidati degli Stati Uniti nella regione, la stabilità
del paese e la capacità di contrastare autonomamente la
formazione di possibili cellule terroristiche saranno le condizioni
essenziali affinchè l'amministrazione di Washington ponga in
essere il ritiro delle truppe schierate. Negli incontri bilaterali con
il premier Al-Maliki ed il Presidente Jalal Talabani Barack Obama si è
detto convinto dell'esistenza della comune determinazione e del comune impegno dei due
governi nel portare a termine una missione che ha fatto segnare enormi
pregressi negli ultimi mesi e che richiederà ancor più
attenzione nel prossimo futuro. Il premier iracheno ha dichiarato che
l'impegno di Baghdad crescerà ancora per garantire ulteriori
progressi in materia di sicurezza. Obama ha poi incontrato il generale
Odierno, comandante delle truppe di stanza nel paese, e James Jones,
consulente della Casa Bianca per la Sicurezza Nazionale. Al termine del
meeting il Presidente statunitense ha sottolineato come, seppur sia ora
l'Afghanistan a richiedere maggiore attenzione, non bisogna dimenticare
l'importanza del lavoro svolto e di quello ancora da svolgere in Iraq.
Obama ha rivolto un plauso non solo ai soldati ma anche ai diplomatici
impegnati nel costruire le future relazioni tra lo Stato iracheno e gli
Stati Uniti, che saranno chiamati comunque in futuro ad esercitare la
loro influenza affinchè le diverse fazioni nel paese riescano a
risolvere equamente e ricorrendo alle leggi le dispute per il controllo
del paese e la spartizione delle risorse. Il portavoce della Casa
Bianca Robert Gibbs ha fatto sapere che la scelta del Presidente di
visitare le truppe a Baghdad piuttosto che quelle di stanza in
Afghanistan sarebbe dovuta semplicemente alla vicinanza geografica del
paese con la Turchia, ultima tappa del viaggio europeo di Obama (leggi qui l'articolo).
Mentre il Presidente parlava dall'Iraq dei progressi ottenuti dalle
truppe e dai diplomatici statunitensi, dure critiche all'operato di Barack Obama giungevano dall'Afghanistan.
In visita alle truppe schierate
nel paese, il Senatore Repubblicano dell'Oklahoma Jim Inhofe ha
attaccato i programmi dell'amministrazione Democratica, accusata di
disarmare l'America in un periodo di guerra. Secondo Inhofe mai prima
d'ora nella storia degli
Stati Uniti un Presidente avrebbe indebolito e colpito i militari come
starebbe facendo Barack Obama in questo periodo di lotta al terrorismo
che comporta un impegno militare
su differenti fronti. Il Senatore Repubblicano ha chiesto inoltre che
sia il Congresso a bloccare i piani di disarmo della Casa Bianca e ha
dichiarato che lavorerà nelle varie commissioni affinchè
vengano fermati i programmi del Presidente in materia di Forze Armate.
L'intervento di Inhofe è stato realizzato come video intervista
lanciata su Youtube, segno che anche i Repubblicani considerano ormai
la rete come canale capace di veicolare i messaggi politici in modo
più rapido ed incisivo che i media tradizionali (leggi qui l'articolo - vedi qui il video).
I nuovi canali di comunicazione come Youtube sono utilizzati anche da
Eric Cantor, capogruppo dei Rappresentanti Repubblicani alla Camera,
nella guerra mediatica organizzata per colpire l'immagine dei
Democratici al Congresso. Il Deputato repubblicano avrebbe infatti
creato un gruppo interno alla Camera per attaccare i membri più
vulnerabili del Partito Democratico impegnati nelle discussioni sulle
proposte di legge. Lo staff di Cantor avrebbe inoltre creato una sorta
di "guida" per poter individuare i Deputati avversari più
vulnerabili ed una newsletter per stabilire l'agenda degli attacchi a
seconda delle audizioni in programma alla Camera. I video delle
sessioni sono successivamente caricati su Youtube e resi pubblici come
prova della presunta inettitudine di alcuni Rappresentanti Democratici
al Congresso. Secondo Cantor l'iniziativa farebbe parte delle
attività di un'opposizione onesta, capace di mettere in
difficoltà la maggioranza di Governo su temi importanti per la
vita della nazione. Gli attacchi della squadra di Cantor sembrano
però rivolti per la maggior parte verso i neoeletti, incapaci di
sostenere un attacco serrato e di evitare il confronto con i
Rappresentanti Repubblicani. La tattica sembra avere successo e
i Democratici paiono in difficoltà dato anche l'alto numero di
nuovi eletti alle ultime elezioni, non sarebbero quindi da escludersi
possibili ricadute non solo sull'appeal di alcuni Deputati presso il
proprio elettorato ma ancor più sulle future elezioni per il
rinnovo del Congresso (leggi qui l'articolo).
Sette membri del Congresso statunitense hanno incontrato nel corso di
una visita a Cuba il leader Raul Castro e alcuni importanti esponenti
del Governo. Nel corso del meeting si è parlato della proposta
di legge presentata ad entrambe le camere del Congresso statunitense
che potrebbe riaprire i viaggi verso Cuba, il cui blocco è stato
decretato con l'embargo, e la cui discussione in aula è prevista
nei prossimi giorni. Mell Watt, Deputato Democratico del Nord Carolina,
ha inoltre dichiarato che Raul Castro avrebbe chiarito che entrambi i
paesi potrebbero vivere senza dialogo o avversità ma che sarebbe
importante per entrambi avere una discussione su quelli che sono i
punti di attrito e gli interessi comuni in grado di superare gli
ostacoli e le incomprensioni storiche per dar vita a nuove relazioni
tra Washington e l'Havana (leggi qui l'articolo).
Il Vermont è diventato il quarto Stato a permettere i matrimoni
tra persone delle stesso sesso. Dopo Massachusets, Connecticut ed Iowa
anche nello Stato guidato dal Governatore Jim Douglas entrerà in
vigore la norma legislativa che sancirà la possibilità di
unioni tra persone omosessuali. L'approvazione delle Camere del Vermont
è giunta dopo sessioni combattute e un veto posto dal
Governatore a differenza di quanto successo però in Iowa non
è stata la Corte Suprema a dichiarare incostituzionale la norma
che non consentiva l'unione tra persone dello stesso sesso. La
battaglia sul tema, partita dal Massachusets, è poi passata a
New Hampshire e New Jersey ma in questi due Stati la proposta di legge
non è ancora stata approvata dalle Camere statali. Le
discussioni sulle unioni civili e il matrimonio omosessuale
continueranno ad infiammare l'opinione pubblica statunitense anche in
futuro, data la situazione d'incertezza in cui si trovano le proposte
di legge in molti Stati o la possibilità che le Corti Statali si
pronuncino contro le norme che vietano questo tipo di unioni (leggi qui l'articolo).
1 aprile 2009
Sebbene
sia il Presidente Barack Obama che il vicepresidente Joe Biden hanno
negato la possibilità che venga sospeso o annulato l'embargo
a Cuba prima del Summit delle Americhe in programma per la metà
di aprile, sembrano essere stati lanciati da alcuni esponenti del
Congresso segnali che lasciano pensare alla possibilità di
una distensione nei rapporti tra i due storici avversari. Nella
relazione del Comitato per gli Affari Esteri del Senato sono infatti
contenute interessanti indicazioni sulle possibilità di
attuazione di programmi non in contrasto con l'attuale embargo oltre a
considerazioni riguardo alla poca efficacia dello stesso nel corso
degli anni. I Senatori Byron Dorgan, Democratico del North Dakota, e
Mike Enzi, Repubblicano del Wyoming, hanno successivamente presentato
alla stampa, accompagnati da gruppi per i diritti umani e da
rappresentanti commerciali e del comparto dell'agricoltura, il Freedom
To Travel To Cuba Act. La proposta di legge, appoggiata trasversalmente
da rappresentanti di entrambi gli schieramenti, potrebbe permettere ai
molti immigrati cubani e ai cittadini statunitensi di spostarsi verso
Cuba senza le attuali restrizioni. La prosposta, appoggiata dalle lobby
cubane negli Stati Uniti, permetterebbe infatti anche agli esiliati
cubani di poter rientrate temporaneamente in patria per vedere le
proprie famiglie. Non è da escludersi la possibilità che
il Freedom To Travel To Cuba Act diventi il primo passo verso la
normalizzazione dei rapporti tra Washington e La Havana, date anche le
riforme varate dal Presidente Raul Castro negli ultimi mesi (leggi qui l'articolo).
Con l'ultimatum imposto da Obama ai produttori automobilistici il
Presidente degli Stati Uniti è divenuto, secondo quanto
riportato da questo intervento apparso su "Politico", il maggior
protagonista del comparto economico del paese. L' approccio deciso di
Obama rispetto ad alcuni dei temi più delicati dell'economia,
tra cui le dure critiche ad alcuni dei maggiori manager per gli
emolumenti incassati durante i mesi peggiori della crisi, sembra essere
destinato a divenire il modus operandi dell'amministrazione
per quanto concerne i rapporti con le maggiori industrie del paese.
Secondo alcuni esponenti dell'esecutivo Barack Obama sarebbe non solo
particolarmente preoccupato dalla situazione ma inizierebbe a mostrare
segni di esasperazione dati i deboli segnali di miglioramento. La Casa
Bianca sarebbe sempre più sotto pressione per via di una
situazione che vede da un lato il Governo esporsi per assicurare alle
banche ed al comparto industriale la liquidità e l'appoggio per
poter continuare a sopravvivere e dall'altro un incremento continuo dei
tassi di disoccupazione. Il messaggio del Presidente alle corporation
di Detroit è apparso chiaro anche se particolarmente duro,
segnale che indica probabilmente come il nuovo corso
dell'amministrazione statunitense potrebbe riservare sorprese sia
in termini di messaggi lanciati attraverso i media e approccio alle
differenti questioni sia riguardo alle relazioni con lobby e gruppi di
pressione (leggi qui l'articolo).
Nominato candidato alla Segreteria del Dipartimento del Commercio due
mesi fa il Senatore Repubblicano Judd Gregg ha deciso di rinunciare
alla carica dopo la presentazione del piano per l'economia varato dalla
Casa Bianca. Tornato ad occupare la carica per cui era stato eletto
nello Stato del New Hampshire, Gregg ha deciso di guidare i
rappresentanti Repubblicani del Comitato per il Budget del Senato nella
battaglia alle iniziative della nuova amministrazione per la riforma
del comparto economico e i programmi per la spesa pubblica. Conosciuto
per le sue idee economiche particolarmente conservatrici e per la
retorica colorita Gregg ha dichiarato che il budget di spesa presentato
dalla Casa Bianca potrebbe portare gli Stati Uniti alla bancarotta
creando al contempo un livello di debito simile a quello presente in
una "Repubblica delle banane". Il Senatore del New Hampshire si
è però dichiarato favorevole alle spese per il sostegno
delle missioni militari statunitensi in Iraq ed Afghanistan, anche se
ha precisato che il problema primario dell'attuale amministrazione
sarebbe l'aver programmato riforme che porterebbero ad incrementare
costantemente il livello di spesa pubblica federale. La lunga carriera
politica di Judd Gregg, iniziata nel 1980 con l'elezione alla Camera
dei Rappresentanti, sembra comunque essere prossima alla conclusione e
probabilmente il Senatore Repubblicano non farà in tempo ad
ostacolare alcune tra le riforme più importanti volute dal
Presidente Obama. Da quanto sembra, infatti, avrebbe deciso di non
ricandidarsi per la rielezione nel 2010 e nel caso di ritiro sono in
molti a prevedere che sarà un Democratico ad occupare il suo
scranno tra un anno (leggi qui l'articolo).
Continua intanto la battaglia per la riforma del Sistema Sanitario
Nazionale. La Governatrice del Kansas Kathleen Sebelius, nominata da
Barack Obama Segretaria alla Salute e ai Servizi Sociali, ha dichiarato
di voler dare la possibilità ad ogni cittadino di poter
scegliere se affidarsi ai programmi assicurativi statali in alternativa
a quelli, più costosi, delle aziende del comparto assicurativo.
Il programma di riforma delineato potrebbe entrare in concorrenza con i
programmi per la salute delle assicurazioni private e il timore di
alcuni rappresentanti del Partito Repubblicano riguarda proprio la
possibilità che alcune aziende siano costrette a lasciare il
mercato dei servizi assicurativi per la salute perchè incapaci
di fronteggiare i bassi costi delle polizze di copertura sanitaria
offerte dal Governo. Il tema sta dividendo non solo l'arena politica ma
ancor più l'opinione pubblica. Per la Sebelius è
inaccettabile il mantenimento dell'attuale sistema e dalle
dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni si è appreso che la
riforma del Sistema Sanitario potrebbe divenire la sua missione. Le
sue parole sono state
accolte con favore dal Senatore Edward "Ted" Kennedy, presidente del
Comitato Salute, Educazione, Lavoro e Pensioni del Senato. La Sebelius ha
preso come esempio proprio il Massachusettes, Stato che Kennedy
rappresenta, per presentare un caso di successo nell'estensione della
copertura sanitaria alla cittadinanza (leggi qui l'articolo).
La battaglia per la riforma della Sanità vedrà inoltre il
coninvolgimento di alcune delle più potenti lobby. Per
assicurare che le istanze delle controparti siano pienamente recepite
dai rappresentanti dei due schieramenti i diversi gruppi hanno
organizzato manifestazioni a sostegno delle proprie posizioni
praticamente in ogni Stato e si prevede che anche Washington
sarà invasa dai lobbysti nelle prossime settimane. Uno dei
gruppi più impegnati a sostenere la campagna di riforma voluta
dalla Casa Bianca sarà la AARP, organizzazione no profit e
apolitica fondata nel 1958 per sostenere il miglioramento delle
condizioni di vita degli ultracinquantenni. Con uffici in 50 Stati e
oltre 40 milioni di sostenitori la AARP è la maggiore lobby a
sostegno della terza età. Sembrano essere in continua crescita
gli eventi a sostegno dell'iniziativa governativa e non è da
escludersi la possibilità che alcuni dei rappresentanti
Repubblicani più moderati decidano di appoggiare apertamente la
riforma della Sebelius così da ottenere credito politico
spendibile durante la prossima campagna elettorale. La capacità delle
associazioni e dei gruppi di pressione di riunirsi in un fronte unico
denominato "Divided We Fail" potrebbe non solo lanciare lo sprint
finale verso l'approvazione della riforma della Sanità ma
rischia inoltre di mettere in seria difficoltà gran parte dei
Repubblicani che decideranno di non votare a favore del piano
presentato dalla Casa Bianca (leggi qui l'articolo - leggi qui il comunicato stampa AARP).
Il Dipartimento della Giustizia ha annunciato che l'amministrazione
statunitense ha deciso di rilasciare il dottore yemenita accusato di
aver partecipato al programma di sviluppo di armi all'antrace per
Al-Qaida. Pur non essendo più accusato di aver partecipato alla
costruzione di armi batteriologiche per i terroristi il Dott. Ayman
Saeed Abdullah Batarfi è rimasto imprigionato a Guantanamo
perchè ritenuto legato ad associazioni facenti capo ad Osama Bin
Laden. Nel recente passato altri detenuti sono stati rimessi in
libertà dopo lunghi periodi di detenzione a Guantanamo, e
Batarfi, che ha passato gli ultimi sette anni nella prigione
statunitense sull'isola di Cuba, dovrebbe ora essere giudicato da una
Corte civile. Arrestato nel 2002 in Afghanistan il Dottore yemenita
potrebbe essere ora rilasciato e tornare ad esercitare la professione
medica dato che, secondo il suo avvocato, non sussisterebbero
più i presupposti legali per la detenzione del suo cliente (leggi qui l'articolo).
25 marzo 2009
Quali
sono gli attori fondamentali nella riforma del sistema sanitario? La
proposta di attuazione della riforma del Sistema Sanitario Nazionale
avanzata dalla Casa Bianca è sottoposta ormai da qualche
settimana a pressioni trasversali provenienti dai maggiori gruppi
politici e dalle lobby. Anche all'interno dello stesso Congresso, che
sarà chiamato a valutare ed eventualmente approvare la proposta
del Presidente, si sono formate come logico varie correnti, espressione
delle diverse posizioni rispetto ad un tema delicato che già in
passato ha scatenato polemiche durissime. L'articolo presenta cinque gruppi differenti, considerati i maggiori
players rispetto alla questione. Non è da escludersi la
possibilità che la riforma della Sanità venga approvata
da una maggioranza trasversale composta da Rappresentanti e Senatori di
entrambi i Partiti. Si dovrà valutare nel corso dei mesi in cui
verrà discussa e probabilmente modificata la proposta originale
della Casa Bianca quali tipo di pressioni mediatiche e politiche
saranno esercitate dalle lobby a sostegno degli interessi dei gruppi
assicurativi privati. Quello della Sanità è infatti uno
dei maggiori business negli Stati Uniti e difficilmente una riforma
profonda del Sistema Sanitario Nazionale sarà approvata senza
aver superato ostacoli e polemiche provenienti dal comparto
assicurativo e dalle associazioni di cittadini. (leggi qui l'articolo)
La Casa Bianca ha annuciato un piano di incremento delle forze di
polizia stanziate al confine sul Messico per combattere le
attività dei cartelli della droga messicani. Il Presidente ha
descritto le misure presentate per combattere i narcotrafficanti
messicani come "realmente significative", capaci di sostenere con
efficacia l'Iniziativa Merida. Uno degli obiettivi principali del piano
dell'amministrazione Obama per le zone di confine sarà lo
smantellamento delle organizzazioni statunitensi che sostengono i
traffici illegali di armi transfrontalieri. Questi gruppi, su cui la
DEA sta lavorando da svariati mesi, favorirebbero i rifornimenti
di armi di provenienza statunitense a gruppi malavitosi messicani con
la compiacenza di venditori d'armi che si trovano nelle zone di
confine. Per alcuni analisti il Messico dovrebbe essere considerato il
primo problema degli Stati Uniti, più importante che
l'Afghanistan o l'Iraq. Il Dipartimento della Giustizia considera i
cartelli messicani della droga la più grande organizzazione
criminale con ramificazioni negli Stati Uniti, con elementi di spicco
operanti in 230 città. Janet Napolitano, Segretario della
Sicurezza Interna, ha annunciato che saranno messi in servizio attivo
100 agenti equipaggiati con scanner a raggi x e con unità
cinofile nei punti di frontiera più utilizzati dai trafficanti.
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha inoltre stanziato 89
milioni di dollari per supportare finanziariamente le forze di
polizia impegnate a combattere il traffico di droga nelle zone di
confine e contrastare la creazione di nuovi corridoi utilizzati dai
narcotrafficanti per far giungere negli Stati Uniti le sostanze
prodotte in Messico. Il Segretario di Stato ed il Presidente Obama
saranno in Messico nelle prossime settimane: il viaggio della Clinton
sarà probabilmente il momento in cui poter fare il punto della
situazione e discutere di eventuali nuovi programmi per
contrastare la violenza e il narcotraffico nel paese. La Clinton
sarà infatti accompagnata da Janet Napolitano e da Eric Holder,
Segretario del Dipartimento della Giustizia: la
delegazione potrebbe quindi avviare ulteriori trattative con il
Governo Calderon per far fronte ad una situazione particolarmente
problematica (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo - leggi qui l'analisi).
Come scritto qualche settimana fa potrebbe essere Eric Cantor uno dei
candidati favoriti alla prossima leadership del Partito Repubblicano.
Molti analisti si chiedono però quali saranno i futuri leader e
protagonisti del Partito Democratico. Alcuni personaggi si sono
messi in mostra negli ultimi mesi con iniziative importanti o
dichiarazioni che sembrano aver lasciato il segno nella memoria dei
giornalisti. Chris Van Hollen del Maryland, John Larson del
Connecticut, Xavier Becerra della California, Josehph Crowley di New
York e Debbie Wasserman Schultz della Florida: questi i nomi di coloro
che potrebbero nel prossimo futuro guidare il Partito dell'Asinello.
Personaggi a cui riservare un'attenzione particolare quindi,
poichè potrebbero ambire a posizioni di rilievo alla Camera dei
Rappresentanti per tentare poi la scalata fino alla Casa Bianca. Non
bisogna dimenticare comunque che i sopra citati rappresentanti
Democratici si troveranno a dover convivere con la figura di Rahm Emanuel,
personaggio che è dato in costante crescita sia per quanto
riguarda l'appeal mediatico dell'opinione pubblica sia per il peso
politico che detiene in seno alla nuova amministrazione (leggi qui l'articolo).
Confermato alla guida del Dipartimento del Commercio, il nuovo
Segretario Gary Locke coprirà una delle cariche
fondamentali per l'amministrazione Obama. La nomina di Locke segue due
rinunce importanti: quella del Governatore del New Mexico Bill
Richardson, indagato in un caso di corruzione, e quella del Senatore
Repubblicano del New Hampshire Judd Gregg, che ha formalmente
rinunciato alla carica dopo la presentazione del piano per il rilancio
dell'economia e per polemiche sul controllo del Census Bureau (leggi qui l'articolo).
Altra nomina importante questa settimana è stata effettuata al
Dipartimento di Stato. Sarà infatti Harold Hongju Koh a guidare
il team di avvocati del Dipartimento incaricati di vagliare le
questioni legali più spinose. Specializzato in diritto
internazionale e con expertise nel campo dei diritti umani Koh è
stato uno dei critici più severi dell'amministrazione Bush
rispetto alle questioni legate al trattamento giuridico dei prigionieri
detenuti e ai metodi di interrogatorio. Scelto anche per il suo
contributo alla lotta alle pratiche illegali nei confronti dei
prigionieri, il nuovo advisor del Dipartimento di Stato avrà il
compito di modificare profondamente l'approccio della diplomazia
statunitense rispetto ad alcuni temi fondamentali come i diritti umani.
Secondo John Radsan Koh potrebbe rappresentare al Dipartimento di Stato
una sorta di anti-Yoo, professore universitario che scrisse per
l'amministrazione Bush una relazione sui motivi validi per sostenere le
modalità di interrogatorio della CIA considerate illegali (leggi qui l'articolo).
Manca ancora la conferma per la nomina di Cristopher Hill, candidato al
ruolo di ambasciatore il Iraq. Durante la prima audizione davanti al
Comitato del Senato per gli Affari Esteri molte accuse sono giunte da
parte dei rappresentanti Repubblicani, che hanno chiesto al Presidente
Obama di ritirare la candidatura di Hill poichè questo non
avrebbe alcuna esperienza del mondo arabo. Hill, inviato degli Stati
Uniti in Nord Corea, dovrebbe sostenere una seconda audizione davanti
alla Commissione Senatoriale e non sarebbe da escludersi la
possibilità che questa decida di rimandare la nomina al voto del
Senato in riunione plenaria (leggi qui l'articolo).
18 marzo 2009
Gli
Stati Uniti potrebbero non essere in grado di proteggersi da un
eventuale cyber-attacco terroristico. Questo quanto è emerso
dalla testimonianza del Capo del Comando Strategico del Pentagono,
Generale Kevin Chilton, davanti al sottocomitato della Camera dei
Rappresentanti per le Forze Armate. Chilton ha precisato che gli
uffici preposti alla sicurezza dei siti governativi, di alcuni siti
commerciali e dei network infrastrutturali della Pubblica
Amministrazione potrebbero non essere in grado di garantire le giuste
contromisure nel caso di un attacco terroristico di tipo telematico. La
responsabilità di proteggere la rete ed i domini
statunitensi è ora affidata dell'Homeland Security, il
Dipartimento preposto alla sicurezza interna, ma potrebbe essere
demandata nel prossimo futuro allo Stratcom, la divisione del Pentagono
che si occupa della difesa dei networks telematici delle Forze Armate.
Il controllo e coordinamento delle operazioni potrebbe essere delegato
invece all'NSA, la National Secutiry Agency, organismo che si occupa
già di cyber-sicurezza e sicurezza dei networks telematici di
intelligence. Secondo Chilton la difesa dagli attacchi telematici e
l'attacco in caso di necessità od opportunità sarebbero
strettamente interrelati, non è quindi da escludersi la
possibilità che le varie Agenzie di intelligence o il Pentagono
decidano di combattere il cyberterrorismo con un approccio più
dinamico alla rete, pianificando attacchi mirati verso quei paesi o
quelle organizzazioni considerate capaci di nuocere alla sicurezza
cybernetica statunitense. (leggi qui l'articolo)
La sicurezza dal cyber terrorismo non è l'unica preoccupazione
che attanaglia la Casa Bianca e il Presidente Barack Obama. Dalle stime
presentate dall'Ufficio per il Budget del Congresso il livello del
debito statunitense sarebbe sostanzialmente più elevato rispetto
a quanto previsto nei documenti dell'omonimo organismo della Casa
Bianca. Secondo quanto emerso dagli studi effettuati, che tengono conto
dei programmi e degli stanziamenti voluti dall'esecutivo nel tentativo
di stabilizzare l'economia, il debito dovrebbe assestarsi ora intorno
agli 11 mila miliardi di dollari, mai così alto nella storia
degli Stati Uniti. L'andamento del comparto economico-finanziario, il
miglioramento dei dati riguardanti la produttività delle aziende
e un incremento dei consumi uniti a politiche fiscali volte a risanare
la situazione debitoria potrebbero determinare nel prossimo futuro una
contrazione del livello d'estensione del debito, ma resta da valutare
l'impatto che i programmi restrittivi in materia di tassazione avranno
sulla popolarità e l'appeal di Barack Obama dell'amministrazione
Democratica. (leggi qui l'articolo)
Al momento le uniche critiche alla Casa Bianca sembrano giungere dai
rappresentanti Repubblicani al Congresso, che hanno duramente accusato
l'esecutivo per i programmi di spesa presentati. Secondo i leader del
Grand Old Party le riforme pianificate sarebbero infatti inefficaci e
per risolvere alcune delle annose questioni che affliggono il paese la
Presidenza dovrebbe impegnarsi con più coraggio ed esporsi
maggiormente. Alla campagna mediatica lanciata dal Partito Repubblicano
contro le scelte di Obama si è contrapposta la decisione
dell'establishment Democratico di utilizzare il web per sostenere
le scelte dell'amministrazione. Ad una campagna istituzionale a
supporto delle politiche varate dalla Casa Bianca si è aggiunta
l'azione dello staff presidenziale che ha invitato tutti coloro che
hanno appoggiato il Presidente durante la campagna elettorale per le
primarie e le presidenziali a rinnovare il loro sostegno all'azione di
Barack Obama. Il coinvolgimento attivo a sostegno della Presidenza
potrebbe essere fondamentale per spingere i progetti di riforma in
programma: le pressioni dell'opinione pubblica potrebbero avere infatti
una forte influenza anche sulle decisioni di voto di alcuni esponenti
Repubblicani al Congresso. (leggi qui l'articolo)
Differenti posizioni sembrano per il momento aver preso i maggiori
rappresentanti della passata amministrazione. L'ex Presidente George
W.Bush si è detto infatti disponibile a supportare Barack Obama
con la sua esperienza ed eventuali consigli in caso di necessità
e ha dichiarato di non voler rilasciare dichiarazioni rispetto
all'operato dell'attuale Governo data la delicata situazione economica
a cui deve far fronte la Casa Bianca. (leggi qui l'articolo)
L'ex vice-presidente Dick Cheney ha deciso invece di intervenire con
dichiarazioni particolarmente critiche nei confronti delle attuali
decisioni del presidente Obama, accusato di voler utilizzare l'attuale
recessione economica per poter giustificare l'espansione
dell'intervento governativo in ambiti come l'economia. Cheney ha
espresso la sua preoccupazione rispetto alla possibilità che il
Governo riesca ad acquisire maggior peso negli equilibri del paese
inibendo così l'iniziativa privata in economia e nel settore
della Sanità. (leggi qui l'articolo)
Critiche all'attuale amministrazione sono giunte anche dalle
associazioni dei Veterani, preoccupate che la proposta di legge per la
riforma del trattamento delle invalidità possa portare il
Governo a disinteressarsi delle problematiche riguardanti i reduci di
guerra e le loro famiglie. La riforma presentata dalla Casa Bianca
prevede che siano compagnie private ad assicurare ai reduci di
guerra la possibilità di continuare le cure per le malattie o
contro le invalidità permanenti causate da incidenti sui campi
di battaglia. L'introduzione delle novità contenute nella
proposta di legge potrebbero far risparmiare al Dipartimento per gli
Affari dei Veterani 530 milioni di dollari all'anno ma costituirebbe,
secondo le maggiori associazioni di veterani del paese, un grave
precedente poichè potrebbe essere letto come volontà del
Governo di non assumersi le proprie responsabilità nei confronti
dei reduci di guerra. La riforma potrebbe inoltre costare ulteriori
difficoltà alle famiglie dei veterani, che si troverebbero a
dover sostenere non solo il peso psicologico di situazioni a volte
delicate ma dovrebbero al contempo far fronte alle difficoltà
economiche derivanti dalla mancanza di benefit e facilitazioni. Al
momento alcuni Senatori Democratici tra cui Daniel Akaka, Presidente
del Comitato degli Affari per i veterani del Congresso, e Patty Murray
si sono detti contrari alla proposta di legge e hanno precisato che la
Camera ed il Senato starebbero lavorando affinchè siano
garantiti ai veterani il supporto economico e quello delle istituzioni
in modo da poter alleviare i problemi di uno dei gruppi sociali
più a rischio di disagio economico oltre che psicologico. (leggi qui l'articolo)
Prima nomina per Barack Obama per quanto riguarda il sistema
giudiziario: il Presidente ha infatti proposto il Giudice David
Hamilton per la Corte d'Appello del Settimo Distretto. La Corte, una
delle tredici corti d'appello del paese, ha giurisdizione sui tribunali
dell'Illinois, dell'Indiana e del Wisconsin e detiene il potere di
rivedere le sentenze emesse dalle Corti minori. La nomina è
stata seguita con una certa attenzione perchè probabile buon
indicatore per poter prevedere eventuali future scelte del Presidente
per la Corte Suprema, il cui giudice più anziano ha 89 anni e
tre membri hanno già passato da tempo i 70 anni d'età. La
scelta di Hamilton è stata considerata da molte parti frutto di
una certa moderazione: il giudice ha infatti mostrato più volte
una certa equidistanza dalle posizioni dei Democratici e dei
Repubblicani, che potrebbero decidere di sotenerlo per una futura
carriera proprio in vista di un possibile passaggio alla Corte Suprema.
(leggi qui l'articolo)
11 marzo 2009
Potrebbe
essere Eric Cantor, Deputato Repubblicano della Virginia, una delle
novità più promettenti per il futuro del Partito guidato
da Michael Steele. Capogruppo dei deputati del Grand Old Party alla
Camera dei Rappresentanti, Cantor si è fatto notare per
l'intraprendenza e le
capacità politiche, doti che associate alla giovane età e
ad un alto appeal mediatico potrebbero consentirgli una folgorante
carriera non solo tra le file del suo Partito ma ancor più sulla
scena politica federale. Cantor, unico deputato repubblicano di
origine ebrea, potrebbe godere dell'appoggio delle potenti
lobby ebraiche del paese ed il ruolo che ricopre, è attualmente
l'House Minority Whip, gli consente di poter mettere in mostra le sue
capacità nella gestione degli uomini del Partito e nel tracciare
la linea politica su alcuni temi chiave come la decisa opposizione
all'apertura dell'amministrazione Obama riguardo alla
ricerca sulle cellule staminali. La legittimazione del suo ruolo di
leader del Partito Repubblicano è dovuta per buona parte
all'attenzione che molti esponenti Democratici hanno dedicato alle sue
parole e alla sua figura. Alcune delle figure più importanti
del gruppo di maggioranza alla Camera e lo stesso Presidente Obama
hanno infatto indicato
in Cantor uno degli interlocutori di maggior peso trai i Repubblicani e
non è da escludere la possibilità che il giovane deputato
della Virginia diventi nel corso dei prossimi anni uno dei candidati di
maggior peso nella sfida per l'elezione alla Casa Bianca. (leggi qui l'articolo)
Le difficoltà del Partito Repubblicano nel rinnovare le proposte
politiche e i rappresentanti al Congresso sembrano farsi sempre
più evidenti con il passare dei mesi. Il Grand Old Party sembra
vivere al momento una fase di stallo profondo che potrebbe avere
conseguenze importanti alle prossime elezioni per il rinnovo del
Congresso. Nel 2010 gli elettori statunitensi torneranno alle urne per
eleggere un terzo dei Senatori in differenti Stati. Secondo quanto si
è appreso nel corso degli ultimi giorni alcuni dei
candidati Repubblicani potrebbero essere personaggi dalle indubbie
capacità politiche ma già presentati più volte, ed
in Stati diversi, nel corso delle elezioni per la carica al
Congresso. L'incapacità di trovare volti nuovi e sconosciuti e
di lanciare un rinnovamento delle idee presentate da un esausto
establishment Repubblicano potrebbe avere pesanti ripercussioni sul
risultato del voto del prossimo anno con la crescita del divario tra il
numero dei Senatori della maggioranza Democratica e quelli della
minoranza Repubblicana. (leggi qui l'articolo)
Si è avuta negli ultimi giorni notizia che il Presidente Barack
Obama sarebbe pronto a presentare un piano di riforma scolastica volto
ad ostacolare quello che lui stesso ha definito "il declino relativo
dell'educazione americana". Intenzione del Presidente sarebbe di poter
rinnovare profondamente il sistema scolastico del paese con la
possibilità di introdurre incentivi economici per gli insegnati
che sapranno dimostrare di aver raggiunto i propri obiettivi. Obama sembra voler
lavorare alla riforma del sistema scolastico con una certa urgenza e le
dichiarazioni del Presidente statunitense lasciano pensare che gli
ingenti stanziamenti per l'istruzione pubblica, una cifra intorno ai
100 miliardi di dollari, potrebbero essere utilizzati dal Segretario
Arne Duncan per ridefinire il tradizionale sistema guidato dai Governi
Statali e dai distretti scolastici locali. Nelle intenzioni di Obama
gli insegnanti dovrebbero quindi essere equiparati a professionisti con
obiettivi chiari a cui aspirare e la capacità di mettere in
discussione i propri programmi così da poter assicurare il
massimo della professionalità in classe e garantire ai propri
alunni una preparazione in grado di permettergli di affrontare le successive sfide
accademiche e lavorative. I sindacati degli insegnanti sembrano aver
apprezzato solo in parte la riforma del sistema presentata da Barack
Obama e temono che l'opinione degli insegnanti possa non essere
sufficientemente presa in considerazione dati i rigidi criteri imposti.
Il successo nell'attuazione della riforma sarà probabilmente il
risultato dei duri scontri che potrebbero opporre nei prossimi mesi il
mondo delle istituzioni e quello dell'istruzione in tutto il paese.
Tradizionalmente conservatore, il mondo delle scuola potrebbe non
accettare tanto facilmente alcuni dei cambiamenti profondi che
l'amministazione ha intenzione di apportare nel tentativo di innalzare
la qualità del sistema scolastico. (leggi qui l'articolo) (leggi qui l'articolo)
La Casa Bianca sembra non aver ancora deciso quale candidato supportare
nella corsa al posto di Segretario Generale della Nato. A seguito del
meeting con gli alleati tenutosi a Bruxelles il vice presidente Joe
Biden ha infatti dichiarato che la posizione degli Stati Uniti rispetto
alla questione delle candidature non è ancora definita e che
anzi Washington si aspetta che ogni paese dell'alleanza proponga una
candidatura per la carica di Segretario Generale. Biden ha quindi
negato che la Casa Bianca sia pronta a sostenere l'attuale Primo
Ministro danese Anders Fogh Rasmussen, uno dei probabili candidati.
Sulla candidatura di Rasmussen potrebbe essere determinante il veto
della Turchia, giunto a causa delle posizioni del leader danese
rispetto ai musulmani e alla possibilità che la Danimarca darebbe ad alcuni
esponenti della formazione indipendentista del PKK di trasmettere dal
territorio danese notiziari e programmi televisivi in cui è
attaccato il governo turco. (leggi qui l'articolo)
Nuova rinuncia alla nomina assegnata dalla Casa Bianca è giunta
in settimana da Charles Freeman, candidato alla posizione di Capo del
Consiglio dell'Intelligence statunitense. Freeman, ex ambasciatore in
Arabia Saudita, è stato costretto a rinunciare alla nomina dopo
le dichiarazioni rilasciate all'audizione del Senato in cui ha accusato
Israele di mantenere una linea troppo dura verso la popolazione
palestinese nella Striscia di Gaza. La richiesta di ritiro della nomina
è stata accettata da Dennis Blair, Direttore dell'Intelligence,
a seguito delle dure polemiche scoppiate. (leggi qui l'articolo)
Vengono intanto pubblicati i primi reportage sulle iniziative
pubblicizzate dal Presidente Obama e sulla reale capacità
dell'amministrazione di tradurre in pratica le promesse della Casa
Bianca ai cittadini. Il St.Petersburg Times sta monitorando le promesse
fatte dal Presidente nel corso dei primi giorni a Washington e ne da un
resoconto puntuale: sarebbero 17 le promesse finora mantenute
contro le 2 disattese. Riuscirà il Presidente a chiudere il suo
primo mandato mantenendo un successo così ampio? (leggi qui l'articolo)
4 marzo 2009
Da
quanto si è appreso nelle ultime ore il Dipartimento di Stato e
la Casa Bianca sarebbero pronti ad inviare in Siria due inviati per
sondare le intenzioni del governo di Damasco su alcune questioni
fondamentali per il Medio Oriente come la stabilizzazione politica del
Libano, il processo di pace israelo-palestinese ed il futuro dell'Iraq.
Gli inviati statunitensi saranno con tutta probabilità Jeff
Feltman, Assistente del Segretario di Stato per gli Affari nel Vicino
Oriente, e Daniel Shapiro, Responsabile per la regione mediorientale
del National Security Council. La scorsa settimana Feltman avrebbe
incontrato l'ambasciatore siriano a Washington Imad Moustapha per una
discussione preliminare sui temi che verranno affrontati negli
incontri a Damasco. Hillary Clinton, in visita ufficiale a Gerusalemme,
avrebbe invece discusso con Benjamin Netanyahu della futura politica
statunitense per l'area mediorientale. Le trattative tra Israele e
Autorità Palestinese dovrebbero portare, secondo le intenzioni
di Washington, alla creazione di uno Stato Palestinese. Sono
però in molti a pensare che un Governo israeliano conservatore e
legato alle istanze dei gruppi ultraortodossi del paese,
come sarà probabilmente il prossimo, potrebbe porre
ostacoli importanti sulla via degli accordi di pace. Durante gli
incontri con il Presidente Shimon Peres la Clinton ha sottolineato
che Washington lavorerà per garantire la sicurezza di Israele
anche rispetto alla questione del nucleare iraniano. Le dichiarazioni
del Segretario di Stato sembrano però essere il tentativo di
rassicurare un alleato storico degli Stati Uniti in un momento
delicato, in cui la diplomazia di Washington sarà impegnata a
fondo per ridare nuova linfa alle relazioni con i paesi invisi alla
precedente amministrazione Repubblicana. (leggi qui l'articolo)
A margine dell'incontro con il premier inglese Gordon
Brown, il presidente Barack Obama ha commentato la situazione economica
e ha espresso la sua fiducia rispetto al miglioramento dei dati
economici nel prossimo futuro grazie al piano varato dal Congresso
e alle nuove iniziative a cui l'amministrazione starebbe
già lavorando. Obama ha dichiarato di non prestare particolare
attenzione all'andamento giornaliero dell'economia e di attendere
invece con maggior interesse i dati di medio periodo per poter valutare
nel miglior modo possibile la reale situazione dell'economia
statunitense. Secondo il Presidente sarà importante lavorare con
una prospettiva di lungo periodo per poter ottenere risultati duraturi.
Secondo il Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, invece, la
Casa Bianca dovrebbe pianificare interventi più incisivi ed
aggressivi per combattere la recessione economica, fenomeno che
preoccupa anche il Segretario al Tesoro Timothy Geithner. Bernanke ha
inoltre sottolineato che mantenere la fiducia nel mercato finanziario
sarà fondamentale per ritrovare il giusto equilibrio nel futuro
economico del paese. (leggi qui l'articolo)
Nuova nomina in seno all'amministrazione è giunta questa
settimana. Barack Obama ha infatti chiamato Julius Genachowsky a
presiedere la Commissione Federale per le Comunicazioni (FCC),
agenzia indipendente creata nel 1934 per regolare il settore delle
comunicazioni ed incaricata di provvedere affinchè venga supportata la diffusione delle
linee internet a banda larga anche nelle aree rurali,
progetto per cui in passato sono stati approntate ingenti sovvenzioni
da parte del Governo federale.
La candidatura di Genachowsky, compagno di Obama alla Scuola di Legge
di Harvard e suo consigliere durante la campagna elettorale,
dovrà essere confermata dal Senato ma non dovrebbero esserci
ostacoli data la sua recente collaborazione come consigliere dell'
agenzia.(leggi qui l'articolo)
Nominato questa settimana anche il team che secondo le intenzioni
presidenziali dovrebbe guidare il paese verso una riforma del sistema
sanitario che in molti definiscono fondamentale e che potrebbe cambiare
in profondità la struttura dell'attuale sistema nazionale. Obama
ha annunciato infatti l'intenzione di nominare la Goverantrice del
Kansas Kathleen Sebelius nuovo Segretario alla Salute e ai Servizi
Sociali. La Sebelius sarà affiancata da Nancy-Ann de Parle,
nominata coordinatrice delle politiche per la Salute pubblica, che
lavorerà alla Casa Bianca e sarà il tramite tra la
presidenza e il Dipartimento. La riforma del sistema sanitario
nazionale potrebbe rappresentare una delle sfide più difficili
per la Casa Bianca. Molte amministrazioni hanno fallito nel tentativo
di riformare un comparto dominato dagli interessi miliardari delle
assicurazioni private fornitrici di coperture mediche e servizi
riguardanti la salute. Cambiamenti radicali ed un maggior intervento
governativo potrebbero portare inoltre ad un forte incremento della
spesa pubblica, difficile da sostenere politicamente in un momento
tanto difficile per l'economia del paese. Le agenzie che
controllano i budget di spesa dell'amministrazione starebbero
già lavorando per pianificare il contenimento delle spese
e tagli ai programmi i cui risultati non sono stati soddisfacenti
per poter successivamente avallare eventuali proposte da parte del
Dipartimento e dei consiglieri della Casa Bianca. (leggi qui l'articolo)
Di certo si sa che i gruppi a favore dell'estensione della copertura
sanitaria per tutti i cittadini sono pronti a sostenere gli eventuali
piani dell'amministrazione Obama di riforma al sistema sanitario
federale. I fondi a disposizione potrebbero quindi essere utilizzati
affinchè venga estesa la copertura sanitaria anche a coloro che
non possono permettersi di stipulare una polizza con gruppi
assicurativi privati. Secondo le lobby la riforma del sistema sanitario
dovrebbe essere uno dei temi principali e più urgenti
nell'agenda della Casa Bianca così come la creazione di
regolamenti restrittivi riguardanti le attività delle
compagnie assicurative. (leggi qui l'articolo)
Nomina che potrebbe invece venir respinta è quella per il
Dipartimento del Commercio. Ron Kirk, ex sindaco di Dallas presentato
da Obama come possibile Segretario, avrebbe infatti evaso il
fisco nel biennio 2005/2007 non dichiarando $10.000 ricevuti per
la partecipazione a diverse conferenze e presentando richiesta di
rimborso per $17.000, giustificati come spese di rappresentanza,
utilizzati invece per acquistare biglietti per le partite dei Dallas
Mavericks, squadra di basket locale. La nomina di Kirk sarebbe ora
bloccata dal Comitato Senatoriale preposto ai controlli sulla
situazione finanziaria dei futuri Segretari federali. Non è
ancora chiaro se l'ex sindaco di Dallas dovrà rinunciare alla
carica ma sono in molti a sostenere la sua candidatura all'interno del
Partito Democratico, non si può quindi escludere la
possibilità che i Senatori trovino un accordo
affinchè Kirk possa giurare al più presto per mettere a
pieno regime le attività di uno dei Dipartimenti fondamentali
per rilanciare il comparto industriale statunitense. (leggi qui l'articolo)
Dure
accuse al programma economico presidenziale sono giunte dall'ex
candidato Repubblicano alla presidenza John McCain, che ha definito
vergognoso il piano di aiuti presentato dalla Casa Bianca ed ha
attaccato al contempo tutti i rappresentanti del Grand Old Party che
hanno deciso di appoggiare la proposta del presidente
Obama. McCain ha inoltre tenuto a sottolineare che sarà un
avversario leale dell'attuale amministrazione e che
lavorerà affinchè il paese riesca ad uscire da una
delle peggiori crisi economiche della storia. (leggi qui l'articolo)
Il Partito Repubblicano non sembra ancora essere uscito
definitivamente dalla crisi in cui è caduto a seguito della
sconfitta alle recenti elezioni. Nell'ultima settimana roventi
polemiche hanno incendiato l'establishment Repubblicano dopo le accuse
rivolte al Presidente del Comitato Nazionale Michael Steele,
recentemente eletto a capo del Partito, da parte di Rush Limbaugh,
storico conduttore radiotelevisivo vicino alle istanze dell'elettorato
conservatore. Limbaugh ha infatti criticato Steele accusandolo di
passare troppo tempo davanti alle telecamere rispetto a quanto riesca a
dedicarne al compito che dovrebbe assolvere. Il noto conduttore ha
quindi invitato Steele a rientrare dietro le quinte per poter lavorare
più serenamente ed in maniera più efficace al rilancio
del Partito Repubblicano, alle prese con una crisi
determinata dalla mancanza di una visione politica di lungo
periodo figlia di un rinnovamento del gruppo dirigente che sembra
tardare a venire. L'elezione di Steele, giovane dirigente di
origine afroamericana, non sembra aver portato per il momento
sostanziali mutamenti nelle file Repubblicane e non è da
escludersi la possibilità che il mancato rinnovamento del
Partito porti ad ulteriori sconfitte a livello statale e
all'incapacità di affrontare lo scontro con un Partito
Democratico che sembra essere già capace di proiettare gli
odierni programmi politici nel medio e lungo periodo. (leggi qui l'articolo)
25 febbraio 2009
Potrebbe
essere Gary Locke, ex Governatore dello Stato di Washington, il
prossimo Segretario al Commercio dell'amministrazione Obama. Eletto Governatore per due mandati consecutivi ha
rinunciato a correre per la terza riconferma così da poter dedicare più
tempo alla propria famiglia, pronto per lanciare la sua carriera
politica a livello federale. Esperto di questioni energetiche e relazioni governative, Locke è il terzo candidato alla
carica di Segretario al Commercio dopo la rinuncia della nomina da
parte del Governatore del New Mexico Bill Richardson e del Senatore
Repubblicano del New Hampshire Judd Gregg, il primo indagato per reati
fiscali mentre il secondo in aperto dissenso con le scelte economiche
del presidente. Locke potrebbe essere inoltre il primo politico
sino-statunitense a guidare un Dipartimento governativo nella storia
del paese. (leggi qui l'articolo)
Il Congresso ha inoltre confermato la nomina di Hilda Solis come
Segretario al Lavoro. La nomina della Solis, Deputata Democratica della
California, è rimasta finora in dicussione per la sua presa di
posizione ed il sostegno all'Employee Free Choice Act, proposta di
legge che potrebbe rendere più facile per i lavoratori
riunirsi e fondare un sindacato. La posizione fiscale di suo marito
è stata un'ulteriore causa di
ostacolo alla conferma da parte del Congresso, poichè dopo aver
eseguito i tradizionali controlli si è scoperta un'evasione ai
danni del fisco per $ 6.400. Barack Obama ha quindi dovuto attendere
due mesi dal giorno della presentazione della nomina per poter avere la
certezza che sarà la Solis, ex presidente di una della
più importanti associazioni per i diritti dei lavoratori, a
ricoprire la carica per cui era stata nominata. (leggi qui l'articolo)
Altra nomina importante potrebbe rivelarsi quella effettuata da Hillary
Clinton. Il Segretario di Stato ha infatti
assegnato a Dennis Ross, veterano del corpo diplomatico statunitense ed
esperto di politica mediorientale, il compito di coordinare i vari
uffici dell'amministrazione Obama rispetto alle questioni riguardanti
l'Iran.
L'incarico affidato a Ross sembra avere contorni non ben definiti e
anche il titolo conferitogli, Consigliere Speciale del Segretario
di Stato per il Golfo ed il sud-est asiatico, sembra nascondere un
certo nervosismo serpeggiante a Washington riguardo ad un eventuale
approccio diplomatico al paese degli ayatollah. Il nuovo consigliere
lavorerà con Hillary Clinton per tracciare le linee guida della
politica estera statunitense per una regione che sarà al centro
dell'attività diplomatica dell'amministrazione Obama e non sono
da escludersi importanti novità nei prossimi mesi. La nomina di
Ross potrebbe portare ad un primo riavvicinamento diplomatico con
Teheran, anche se per il momento la questione sembra esser stata
congelata. Il Dipartimento di Stato starebbe vagliando differenti
possibilità ma sarebbe da escludere la riapertura dei
contatti diplomatici ufficiali tra i due paesi. Tavoli negoziali o
discussioni dirette tra i rappresentanti statunitensi e quelli iraniani
non dovrebbero portare infatti, almeno per i prossimi mesi, nè
alla riapertura della sede diplomatica statunitense nè ad
un miglioramento dei rapporti con l'attuale governo iraniano. Non
bisogna dimenticare infatti che l'imminenza delle elezioni politiche in Iran potrebbe portare un nuovo interlocutore
istituzionale ai tavoli negoziali, vanificando gli sforzi diplomatici
ovvero favorendo la possibilità di trovare punti comuni su cui
poter lavorare per giungere ad una distensione dei rapporti tra i due
paesi. (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo)
Il piano di stimolo all'economia varato dal Congresso su iniziativa
della Casa Bianca ha avuto forti ripercussioni anche sugli equilibri
interni al Partito Repubblicano. Dalla sconfitta alle ultime elezioni
presidenziali l'establishment Repubblicano ha avviato una discussione
interna non solo sulle cause della sconfitta ma ancor più
su quale potrebbe essere il futuro del Partito in vista dei prossimi
impegni elettorali. Le divisioni interne sembrano essersi acuite a
seguito della scelta di alcuni esponenti Repubblicani di dichiararsi a
favore del programma presentato da Obama e di supportare le scelte
dell'attuale amministrazione su temi economici così delicati. Il
Governatore della Florida Charlie Crist ha sottolineato che il piano
rappresenta una risposta valida alla crisi, ciò di cui gli Stati
Uniti hanno bisogno per superare un momento così difficile.
Anche Arnold Schwarznegger nei giorni in cui il dibattito tra i Repubblicani
sugli aiuti all'economia si faceva più duro non ha tardato
molto a sostenere il piano di stimolo provocando dure polemiche dalle
correnti più conservatrici del Partiro. Alcuni tra i Governatori
Repubblicani più in vista hanno duramente attaccato le posizioni
tenute da Crist e Schwarznegger poichè lontane dalla tradizione
economica liberista che ha contraddistinto la visione Repubblicana
dell'economia ed il Presidente dell'Associazione
dei Governatori Repubblicani, Mark Sanford, ha duramente attaccato il
programma proposto dalla Casa Bianca definendolo un errore grave ed un
assoluto disastro. Le attuali divisioni interne al Partito Repubblicano
rappresentanto un'incognita per il futuro stesso del Grand Old Party. Le
differenti correnti non sembrano ancora aver trovato un chiaro
equilibrio anche se le figure dei prossimi protagonisti per la lotta
alla leadership Repubblicana sembrano già essere traacciate.
Sanford e Crist rappresentano infatti due visioni distinte all'interno
della compagine Repubblicana, due correnti pronte a scontrarsi e da cui
uscirà probabilmente il futuro sfidante di Obama per la
presidenza. Il GOP sembra essere nel bel mezzo di una fase
di transizione importante, da cui uscirà probabilmente un
Partito rinnovato nella leadership se non nelle proposte. (leggi qui l'articolo)
Sembra
non essersi ancora conclusa la questione riguardante la nomina del
sostituto di Barack Obama al Senato federale in rappresentanza
dell'Illinois. Dopo lo scandalo che ha portato all'arresto dell'ex
Governatore Blagojevich per aver cercato di vendere il seggio dello
Stato e la successiva nomina, effettuata dallo stesso Blagojevich,
dell'ex Procuratore Statale Roland Burris la questione sembra ancora
essere lontana da una conclusione. Burris si era infatti presentato
all'apertura dei lavori del Congresso ma era stato immediatamente
allontanato perchè i Democratici avevano rigettato la nomina
effettuata dal Governatore inquisito, considerata illegittima. La
Commissione del Senato preposta a convalidare l'elezione di Burris non
ha bloccato la partecipazione del neo Senatore ai lavori e la
situazione avrebbe creato aperti dissidi all'interno del gruppo dei
Democratici al Senato. In molti avrebbero infatti chiesto a Burris nel
corso delle ultime settimane di rassegnare le dimissioni e a fronte del
costante rifiuto da parte dell'interessato i restanti Senatori
starebbero cercando il modo per poter anticipare le elezioni per la nuova carica. (leggi qui l'articolo)
18 febbraio 2009
Anche
il Senato, dopo la Camera dei Rappresentanti, ha approvato nei giorni
scorsi il piano di stimolo dell'economia presentato dalla Casa Bianca.
Il Presidente Barack Obama ha potuto così apporre la sua firma
sui documenti e rendere esecutiva la riforma. La prima vittoria di
Obama può quindi dirsi completa, anche se
mancano le ombre rispetto all'approvazione di un programma giudicato
controverso da molti esponenti autorevoli del Congresso. Già
durante le votazioni alla Camera si era capito che sulla proposta della
Casa Bianca non ci sarebbe stato il consenso unanime dei rappresentanti
dei due Partiti. Con 246 voti a favore, 183 contrari e un solo astenuto
i Rappresentanti si sono schierati compatti alle indicazioni
provenienti dall'establishment Democratico e Repubblicano. Al Senato la
spaccatura è apparsa ancor più chiaramente poichè
la votazione è stata congelata fino all'arrivo in Campidoglio
del Senatore Democratico dell'Ohio Sherrod Brown, fatto tornare a
Washington con un volo governativo organizzato per l'occasione. Il voto
di Brown era infatti indispensabile per raggiungere la soglia dei 60
voti a favore, numero minimo di voti richiesti per l'adozione del
programma. Anche in Senato quindi schieramenti compatti nell'appoggiare
o meno il piano Obama per il rilancio dell'economia, solo un Senatore
Repubblicano ha infatti votato a sostegno del progetto presentato dalla
Casa Bianca. Sarebbero comunque molti i rappresentanti del Partito
Democratico non completamente convinti dal programma economico
presentato dall'esecutivo e alcune dichiarazioni hanno lasciato
intendere che quanto finora fatto per contrastare la crisi che
attanaglia l'economia ed i consumi statunitensi non può essere
considerato che l'inizio di un lungo cammino di riforme. Anche il
Presidente della Commissione Stanziamenti, il Democratico Daniel
Inouye, ha voluto precisare che il programma presentato non può
essere che considerato un primo passo in grado di ridare fiducia ad un
paese che appare impaurito e inerme di fronte alla crisi economica. I
Governi statali avrebbero già iniziato a varare i primi piani di
sostegno all'occupazione e a spendere i finanziamenti giunti da
Washington per cercare di sostenere le imprese locali in
difficoltà permettendo loro nuove assunzioni. Le iniziative
degli Stati potrebbero far sentire i loro influssi positivi sui tassi
di disoccupazione, mai così alti come nell'ultimo periodo, ma
non è da escludersi la possibilità che questa rimanga una
fase transitoria a breve termine. Sia Barack Obama che i membri dello
staff presidenziale hanno più volte sottolineato che la
situazione potrebbe peggiorare ulteriormente prima di stabilizzarsi ed
iniziare a migliorare progressivamente, segno questo che
l'amministrazione
è probabilmente consapevole che gli aiuti finora concessi
sosterranno solo temporaneamente il comparto economico ed industriale (leggi qui l'articolo - vedi i programmi di spesa nel piano per l'economia).
Novità importanti riguardano anche il settore della produzione
automobilistica. General Motors e Chrysler, che hanno deciso di
ricorrere al sostegno di fondi pubblici e hanno già ricevuto dal
Congresso prestiti federali, hanno infatti presentato i piani di ristrutturazione che dovrebbero garantire la sopravvivenza delle
due società. La Casa Bianca sarebbe già all'opera per
riunire esperti del settore in una task force supervisionata dal
Segretario al Tesoro Timothy Geithner e dal consigliere economico di
Barack Obama Lawrence Summers. Ruolo fondamentale avrà anche Ron
Bloom, nominato advisor del Dipartimento del Tesoro per il comparto
automobilistico. Esperto in ristrutturazioni aziendali, Bloom ha
acquisito esperienze importanti gestendo le trattative riguardanti
l'industria dell'acciaio e gestendo la crisi di alcune delle maggiori
compagnie aeree (leggi qui l'analisi di Equilibri). La task force che gestirà la ristrutturazione del comparto
automobilistico dovrebbe altresì compendere esperti del lavoro,
dell'energia e dei trasporti provenienti dagli altri Dipartimenti per
garantire un'analisi approfondita di tutte le possibili implicazioni
che il rinnovamento di un comparto così delicato dell'economia
nazionale potrebbe portare con sè (leggi qui l'articolo).
La Casa Bianca ha fatto sapere che ci vorranno due settimane per poter
valutare attentamente i piani presentati dai vertici aziendali. Uno dei
due piani prevederebbe l'ingresso del gruppo Fiat nell'azionariato di
Chrysler, a cui corrisponderebbe il ridimensionamento di Daimler e del
fondo di investimenti Cerberus e l'entrata nell'amministrazione della
società del Governo, dei sindacati e delle banche. Altra
possibile soluzione potrebbe venire da alleanze o partnership con
differenti case automobilistiche. Entrambe le società hanno
comunque accolto con favore la creazione di una task force per la
gestione della ristrutturazione societaria e i vertici di General
Motors hanno fatto sapere che l'occasione potrebbe creare
l'opportunità di stabilire un costruttivo rapporto di lavoro che
possa rafforzare e migliorare la comprensione dell'industria
automobilistica da parte del Governo. I piani di ristrutturazione di
General Motors dovrebbero essere più drastici di quelli
presentati da Chrysler. Secondo indiscrezioni la casa avrebbe
presentato due piani, uno in cui sarebbe inclusa la bancarotta e il
secondo in cui sarebbe contenuta una richiesta di ulteriori fondi
federali. Bisogna ricordare che General Motors ha già ricevuto
dall'amministrazione Bush un prestito straordinario da 13,4 miliardi di
dollari di cui 9,4 sarebbero già stati incassati. L'azienda
punterebbe ora al ridimensionamento degli impianti in Europa e al
taglio di costi stimato intorno ai 2 miliardi di dollari. General
Motors starebbe già trattatando con le organizzazioni sindacali
per trovare possibili soluzioni che permettano di evitare dolorose
ricadute e tagli alla forza lavoro occupata negli stabilimenti della
società non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo).
Forti pressioni sulla Casa Bianca sarebbero giunte negli ultimi giorni
da parte delle associazioni di cittadini turchi residenti negli Stati
Uniti, che hanno chiesto a Barack
Obama di non riconoscere come genocidio il massacro degli armeni
durante la Prima guerra mondiale. Oltre una cinquantina di associazioni
di cittadini di origine
turca ha scritto al presidente esprimendo la preoccupazione per le
richieste di riconoscimento di genocidio avanzate dalla diaspora
armena, lobby molto potente negli Stati Uniti che aveva chiesto nel
corso della campagna elettorale specifiche garanzie a riguardo. Secondo
le associazioni turche anche il Congresso starebbe facendo pressione
sulla Casa Bianca affinchè l'esecutivo riconosca la versione
armena come quella ufficiale senza tener conto della versione finora
presentata dalle autorità turche. Secondo le associazioni
turco-statunitensi accettare una versione storica di questo tipo
potrebbe portare ad un congelamento dei rapporti con Ankara e vorrebbe
dire ignorare anche quanto sostenuto da fonti storiche mediorientali,
scelta che potrebbe creare problemi con molti paesi della regione. (leggi qui il testo della lettera inviata a Barack Obama).
Le associazioni armene si sono compattate nel supporto alla
risoluzione del Congresso contro i genocidi. L'Armenian National
Commitee of America (ANCA) si è fatto quindi promotore presso la
Commissione del Senato di una lettera in cui si ricorda la piena
entrata degli Stati Uniti nella Convenzione sui crimini di genocidio
e l'implementazione della stessa avvenuta con la Risoluzione 307 in cui
viene esplicitamente ricordato il genocidio armeno equiparandolo a
quelli avvenuti in Cambogia e Ruanda oltre che all'Olocausto. L'ANCA ha
quindi lanciato una campagna di sensibilizzazione per spingere i
cittadini di origine armena a cercare il sostegno dei Senatori del
proprio Stato affinché la Casa Bianca dichiari <genocidio> quanto successo nel 1915. (leggi qui la lettera)
9 febbraio 2009
Raggiunto
il compromesso al Senato sulla riduzione del piano di rilancio per
l'economia proposto dalla Casa Bianca, si potrebbe giungere nei
prossimi giorni alla votazione conclusiva.
Il budget previsto nel
progetto iniziale, quasi 900 miliardi di dollari provenienti da tagli
alle tasse ed investimenti, è stato leggermente ritoccato e dovrebbe
ora aggirarsi intorno agli 820 miliardi di dollari. Barack Obama e i
consiglieri economici della Casa Bianca hanno sollecitato il Congresso
ad approvare senza indugi il nuovo pacchetto poiché i dati riguardanti
il tasso di disoccupazione nel mese di gennaio destano profonde
preoccupazioni. Nel primo mese del 2009 sarebbero stati infatti 598mila
i lavoratori che hanno perso il proprio posto di lavoro e i dati
macroeconomici riguardanti la disoccupazione indicano un graduale
aumento del fenomeno. Se a dicembre del 2008 il livello di disoccupati
si era infatti attestato intorno al 7,2% della forza lavoro totale, a
gennaio la situazione sembra essere peggiorata poichè la crescita
dell'indicatore al 7,6% ha fatto toccare i massimi livelli: mai negli
ultimi 16 anni la situazione era apparsa infatti così grave.
L'approvazione del piano sarà inoltre una data storica: mai il Governo
statunitense ha avuto nel corso delle ultime generazioni un ruolo così
importante nelle decisioni riguardanti l'economia del paese. Molti
economisti sono ancora dubbiosi nel valutare l'attuale situazione e non
poche polemiche si sono levate a seguito della richiesta della Casa
Bianca di accellerare i lavori e la votazione al Congresso.
(leggi qui l'articolo)
Il piano di stimolo all'economia potrebbe avere importanti effetti
sullo sviluppo delle strutture scolastiche e del settore
dell'istruzione pubblica in tutto il paese poichè parte dei fondi
stanziati andranno a beneficio degli Stati, in modo che questi
favoriscano la costruzione di nuovi campus e riescano a portare
sostegno alle famiglie in difficoltà che devono sostenere il peso di
alte tasse scolastiche. Polemiche si erano innescate prima del voto del
Congresso alla notizia della possibilità che i fondi venissero
destinati ai centri di eccellenza per sostenere le spese per la
ricerca. Sia il Senato che la Camera hanno però deciso che la maggior
parte dei fondi stanziati andranno a beneficio del Pell Grants,
programma di aiuti statali per studenti a basso reddito, così da
sostenere al contempo le zone economicamente più disagiate degli Stati
Uniti permettendo ad un più alto numero di studenti di poter
raggiungere una specializzazione ed avere un titolo di studio. Le
discussioni al Senato, pur portando a dei tagli ai fondi federali
assegnati, hanno però confermato quanto precedentemente deciso alla
Camera. Saranno quindi gli istituti che versano in maggiori difficoltà
a beneficiare del sostegno del Governo per finanziare progetti di
sviluppo e ammodernamento di programmi e strutture. Arne Duncan,
Segretario all'Istruzione, ha sottolineato che i risultati del piano
dell'esecutivo si vedranno probabilmente nel lungo periodo e avranno
ricadute anche sul sistema produttivo ed economico degli Stati Uniti. (leggi qui l'articolo)
La
settimana ha portato importanti novità non solo in campo economico ma
ancor più in campo politico e diplomatico. Barack Obama ha infatti
nominato Cristopher R. Hill nuovo ambasciatore statunitense in Iraq.
Hill, diplomatico di carriera, è stato il capo-negoziatore statunitense
durante le trattative con la Corea del Nord volte ad ostacolare e porre
fine allo sviluppo del programma nucleare di Pyongyang. La scelta di
Hill ha destato parecchie perplessità a Washington: pur essendo stato
infatti ambasciatore in Polonia e successivamente in Macedonia Hill
sembra avere infatti indiscutibili abilità come mediatore ma poca
esperienza del mondo arabo. Capo negoziatore degli accordi di Dayton a
metà degli anni '90, che misero fine alla guerra nei Balcani, Hill non
parla nè comprende la lingua araba e le sue expertise sembrano essere
circoscritte all'Europa e all'Asia. Fermo sostenitore della scelta
della Casa Bianca di assegnare all'ex capo-negoziatore statunitense la
carica di ambasciatore a Baghdad sembra essere stato Richard Holbrooke,
mentore di Hill ai tempi dei negoziati di Dayton, che ha descritto come
brillante la sua personalità ed il lavoro svolto. Hill e Holbrooke
lavoreranno probabilmente a stretto contatto nei prossimi mesi, il
primo sarà impegnato a rafforzare gli equilibri diplomatici con il
Governo iracheno mentre il secondo, inviato speciale della Casa Bianca
per l'Afghanistan ed il Pakistan, valuterà i progressi compiuti
dall'esercito nella caccia ai terroristi e intratterrà rapporti con il
Governo di Islamabad nel tentativo di allentare le tensioni sorte negli
ultimi mesi a seguito degli sconfinamenti di elicotteri statunitensi in
territorio pakistano seguiti da attacchi dell'esercito. La scelta di
Hill potrebbe confermare l'intenzione della Casa Bianca di voler
eventualmente rinegoziare parte dell'accordo SOFA (Status of Forces
Agreement) sottoscritto dalla precedente amministrazione e inviso a
molti appartenenti all'establishment militare statunitense. Rimane
quindi aperta l'ipotesi che gli Stati Uniti decidano di prolungare la
permanenza nel paese più a lungo di quanto preventivato da Obama in
campagna elettorale e di quanto sottoscritto dall'amministrazione Bush. (leggi l'articolo) (leggi l'analisi di Equilibri.net sulla permanenza delle truppe in Iraq)
Ha
sorpreso nel corso della settimana la notizia della rinuncia alla
carica del Segretario alla Sanità designato Tom Daschle, dovuta alle
critiche riguardanti i problemi fiscali dell'ex Senatore Democratico
del Sud Dakota mosse da esponenti Repubblicani e riprese da molti
organi di informazione. Daschle aveva ammesso di aver avuto in passato
problemi con il fisco, evasione fiscale per circa 130mila dollari, già
all'annuncio della sua candidatura alla guida del Dipartimento della
Sanità ma finora nessuno aveva mai posto la questione in primo piano
come successo negli ultimi tempi. Dopo Richardson anche Daschle ha
quindi rinunciato alla carica proposta dalla Casa Bianca, creando
qualche problema a Barack Obama. Il presidente dovrà decidere infatti
il nome del suo sostituto in breve tempo per poter finalmente
annunciare una riforma della Sanità che è stata uno dei punti
fondamentali del programma che ha consentito all'ex Senatore
dell'Illinois di conquistare la vittoria alle elezioni presidenziali. A
seguito della rinuncia di Daschle anche Nancy Killefer ha annunciato di
voler rinunciare alla carica assegnatale. Anche la Killefer, nominata
da Obama responsabile del controllo del budget della Casa Bianca, ha
lasciato la carica per problemi riguardanti la sua posizione fiscale,
non aveva versato i contributi alla colf nel 2005, commentando la
scelta come l'unica possibilità per evitare che il suo caso potesse
divenire una distrazione che un incarico come quello assegnatole
dovrebbe evitare. (leggi qui l'articolo)
Le
critiche e le polemiche riguardanti i problemi con il fisco non
sembrano invece aver toccato Timothy Geithner, attuale Segretario al
Tesoro ed ex Presidente della Fed di New York, che ha versato al fisco
oltre 40mila dollari ammettendo di aver commesso errori nelle
dichiarazioni dei redditi presentate in passato.
La macchina della
transizione non sembra comunque essersi fermata e il presidente Obama
starebbe già vagliando una rosa di nomi proposti dai consulenti della
Casa Bianca così da poter sostituire nel minor tempo possibile i due
dimissionari.
2 febbraio 2009
L’approvazione
da parte della Camera dei Rappresentanti del piano di stimolo per
l’economia voluto dalla Casa Bianca rappresenta la prima grande
vittoria di Barack Obama (vedi qui il video).
Il programma, che prevede aiuti economici per 825 miliardi di dollari,
è stato votato da un’ampia maggioranza, 244 voti
favorevoli contro 188 contrari, composta quasi esclusivamente da Deputati
Democratici.
I Rappresentanti del Partito Repubblicano hanno votato infatti in
maniera compatta contro l’approvazione della proposta della Casa
Bianca ritenendo insufficienti i tagli alle tasse inseriti come stimolo
per rilanciare i consumi e gli investimenti, che dovrebbero far
risparmiare a cittadini ed imprese 275 miliardi di dollari, e
considerando eccessive le spese, 550 miliardi di dollari, a sostegno di
alcuni dei
punti cardine del programma. Anche 11 Democratici hanno espresso voto
contrario alla proposta ma è il fallimento delle trattative con
i
rappresentanti Repubblicani a lasciar presagire future acredini tra
l'opposizione e l'amministrazione Obama. Da quanto si è appreso
finora il
dialogo tra i due schieramenti, che potrebbe portare ad eventuali
modifiche del testo di legge così da rendere trasversale il voto
del Congresso, dovrebbe proseguire al Senato, dove il programma
dovrà ottenere
l’approvazione definitiva prima di giungere alla ratifica da
parte del Presidente. Obama si è detto fiducioso rispetto ad
eventuali miglioramenti che potrebbero essere apportati a
seguito delle discussioni senatoriali invitando al contempo tutti
i Senatori a lavorare con una certa rapidità così da
poter rendere immediatamente operativi gli incentivi ed aiuti alle
aziende e alle famiglie in crisi. (leggi qui l’articolo)
Secondo alcune indiscrezioni l'approvazione del piano di stimolo per l'economia potrebbe però
incontrare al Senato molte difficoltà. Alcuni dei Senatori
Repubblicani hanno fatto sapere infatti che si opporranno con forza
alla proposta della Casa Bianca accusando al contempo Barack Obama di
non aver saputo presentare un programma più forte, incentrato
sui veri bisogni del paese e della popolazione. Data la maggioranza
Democratica al Senato difficilmente il piano non verrà approvato
ma la scelta di Obama di procedere alle votazioni senza
considerare le istanze Repubblicane non favorirà certamente i
rapporti tra i due schieramenti. Lo stesso Presidente in campagna
elettorale si era detto pronto a porre fine alla polarizzazione del
voto del Congresso cercando la costruzione di un consenso quanto
più possibile bipartisan: l'approvazione del piano a
totalità Democratica alla Camera, e probabilmente anche al
Senato, non sembra esser stato quindi un avvio in linea con quanto
dichiarato in passato dall'attuale Presidente. (leggi qui l'articolo)
Obama ha poi dichiarato che sarà varato al più presto dal
Segretario al Tesoro Geithner un piano finanziario destinato ad
abbassare i costi dei mutui e a bloccare quindi i crescenti
pignoramenti delle abitazioni da parte degli istituti di credito. Il
programma dovrebbe inoltre consentire alle piccole imprese di accedere
a prestiti agevolati così da poter creare nuovi posti di lavoro
dando vita ad una spirale di crescita per l'occupazione. Le indicazioni
specifiche
del piano verranno messe a punto nei prossimi giorni dal Dipartimento
del Tesoro ma l'obiettivo fondamentale sarà probabilmente quello
di salvaguardare quanti più posti di lavoro possibili
aumentando al contempo il numero degli occupati, stimolando gli
investimenti delle imprese e cercando di portare nuova fiducia ad un
comparto economico sempre più in crisi. (leggi qui l'articolo)
Secondo le intenzioni presidenziali potrebbe essere inoltre un New
Deal in versione ambientalista a traghettare gli Stati Uniti fuori
dalla crisi economica. Obama ha chiesto infatti all'Environmental
Protection Agency di rivedere le leggi varate dalla precedente
amministrazione riguardanti le politiche ambientali e ha autorizzato al
contempo 14 Stati a fissare standard più severi sui gas di
scarico e l'efficienza energetica. La decisione della Casa Bianca
sembra aver creato un asse bipartisan tra il Presidente Democratico ed
alcuni Governatori Repubblicani tra cui Arnold Schwarzenegger,
Governatore della California da sempre attento alle tematiche
ambientaliste e apertamente in contrasto con la precedente
amministrazione. Barack Obama ha inoltre autorizzato il Dipartimento
dei Trasporti a definire entro marzo gli standard dei carburanti che
entreranno in vigore nel 2011 e saranno utilizzati dalle autovetture
prodotte tra il 2011 e il 2015. L'input della Casa Bianca dovrebbe
portare alla produzione di autovetture con consumi minori rispetto a
quelle attuali e quindi minori emissioni di sostanze inquinanti. La
decisione è stata apertamente criticata dalle industrie
automobilistiche, che saranno costrette a progettare autovetture meno
inquinanti e, nelle intenzioni del Presidente, dovranno adeguare i
consumi delle stesse cosicchè si riesca ad arrivare nel 2020 a
produrre mezzi che consumino 15 km con un litro di benzina come deciso
dal Congresso in una precedente proposta legislativa. Le associazioni
ambientaliste hanno accolto con favore i piani della Casa Bianca e si
sono dichiarate soddisfatte perchè la nuova amministrazione
sembra aver deciso di voler creare politiche ambientali in grado
di portare a risultati in tempi rapidi apportando inoltre
modifiche radicali ai programmi di sviluppo per il paese. (leggi qui l'articolo)
Notizie interessanti sono giunte nell'ultima settimana anche dal
Partito Repubblicano, che ha eletto alla carica di Presidente Michael
Steele.
Ex Vice Governatore del Maryland, Steele è il primo
afroamericano a conquistare la leadership del Grand Old Party e la sua
elezioni dovrebbe far parte di una strategia politica ben precisa, che
ha come obiettivo finale la riconquista del voto delle minoranze.
Latinos ed afroamericani hanno infatti appoggiato i Democratici nelle
ultime elezioni presidenziali anche in molti degli Stati considerati
roccaforti Repubblicane e l'establishment del Partito ha appoggiato la
candidatura di Steele così da promuovere un rinnovamento
profondo che porti al 2012 un candidato forte in grado di sfidare
Obama. Steele sembra avere inoltre un curriculum di prim'ordine: uomo
di legge con un passato da seminarista potrebbe infatti incarnare i
valori delle ali più conservatrici del Partito pur
rappresentando mediaticamente l'evoluzione dei Repubblicani verso un
minore conservatorismo e l'apertura alle minoranze del paese.
Considerato da molti come contrappeso ideale per frenare lo
strapotere mediatico del Presidente Obama, anch'esso rappresentante di
una minoranza ed appoggiato trasversalmente sia dai Latinos che dagli
afroamericani, l'ex Vice Governatore del Maryland potrebbe incarnare il
nuovo corso di un Partito che sembrava essere in grave crisi
d'identità. La scelta dei Repubblicani potrebbe rivelarsi
vincente e non è da escludersi la possibilità che
l'investitura di Steele alla leadership del Partito porti a
significativi cambiamenti nella composizione geografica del voto dei
diversi Stati dell'Unione. L'elezione di un politico di origini
afroamericane a seguito dell'entrata alla Casa Bianca di un Presidente
afroamericano sembra segnare definitivamente un punto di svolta
importante per la storia politica degli Stati Uniti: con Obama e Steele una
delle minoranze storiche arriva infatti al vertice della politica
federale, rompendo una tradizione che durava dalla nascita degli Stati
Uniti e contro cui hanno lottato uomini illustri come Martin Luter King
e John Fitzgerald Kennedy. (leggi qui l'articolo)
26 gennaio 2009
Primi
giorni di lavoro per il nuovo Presidente Barack Obama scanditi da
iniziative importanti e numerose polemiche. Alla cerimonia per la
conferma delle nomine alla Casa Bianca Obama ha fatto sapere che gli
stipendi dei dipendenti che percepiscono complessivamente una cifra
superiore ai 100.000 dollari annui non godranno di aumenti di sorta. La
decisione è stata presa affinché in tempo di crisi i
cittadini e coloro che ricoprono incarichi pubblici tornino a
considerare l’interesse per gli Stati Uniti come obiettivo
fondamentale del proprio lavoro. Il
Presidente ha inoltre firmato alcuni ordini esecutivi che limiteranno
la possibilità delle agenzie federali di classificare i
documenti interni come “riservati” e perciò non
divulgabili pubblicamente. Le nuove norme riguarderanno anche la
presidenza , che sarà contrassegnata secondo Barack Obama da
rispetto della legge e trasparenza. Gli ordini esecutivi in questione
garantiranno quindi la tutela del Freedom of Information Act vietando
al contempo l’accettazione di regali da parte dei lobbysti.
Durante la prima giornata di lavoro il Presidente ha chiamato i
principali leader mediorientali per colloqui in cui ha precisato quali
saranno le posizioni dell'amministrazione statunitense rispetto alla
crisi di Gaza. Obama ha parlato con Abu Mazen, Olmert, Mubarak ed
Abdallah II e ha sottolineato che la Casa Bianca lavorerà
affinchè possa consolidarsi la tregua mettendo in atto efficaci
meccanismi che impediscano il riarmo delle milizie di Hamas e
impegnandosi a fianco dell'Autorità Palestinese
nell'intraprendere un massiccio sforzo di ricostruzione a beneficio
degli abitanti della Striscia. Con Olmert Obama ha discusso proprio
della lotta al traffico di armi verso Gaza in transito nei tunnel
scavati sul confine con l'Egitto e il Primo Ministro israeliano ha
confermato che Gerusalemme farà ogni sforzo per poter garantire
il transito in sicurezza degli aiuti umanitari per i palestinesi.
L'iniziativa di Barack Obama ha ricevuto il plauso del Segretario delle
Nazioni Unite Ban Ki-Moon, che si è detto certo di futuri
miglioramenti dei rapporti tra la Casa Bianca e l'ONU. Secondo Ban
Ki-Moon starebbe infatti per aprirsi una nuova era di partenariato
forte tra l'istituzione internazionale e gli Stati Uniti, in cui
un'efficace azione collettiva rispetto a temi fondamentali come la
crisi economica e la non proliferazione di armi potrebbe finalmente
portare a proposte condivise e risultati rapidi. (leggi l'articolo qui)
Nel corso dei primi giorni alla Casa Bianca il Presidente ha avuto modo
di incontrare i generali impegnati in Iraq per discutere delle
possibili strategia future e della possibilità di un ritiro
delle truppe da pianificare e realizzare nei prossimi 16 mesi,
così come presentato nel programma della campagna elettorale per
le presidenziali. Obama ha richiesto agli ufficiali impegnati di
elaborare un piano per il possibile rientro delle truppe e la
re-definizione delle missioni nella regione affinché il ritiro
degli effettivi dall’Iraq possa diventare il primo passo verso un
possibile disimpegno statunitense dalle missioni militari che tanto
gravano sull’economia del paese. I
generali statunitensi hanno presentato al Presidente diversi piani con
modalità e tempistiche differenti per il ritorno delle truppe ma
è convinzione comune nell’establishment militare che un
ritiro affrettato delle forze impegnate potrebbe far cadere il paese
nel caos e lasciare ai terroristi ampia libertà di azione. Sono
in molti a credere che il programma di Obama sarà ostacolato e
alla fine bloccato dall’establishment del Pentagono e la strada
verso la fine delle operazioni in Iraq sembra dover essere ancora
lunga. (leggi l’articolo qui)
Importanti novità si sono avute anche rispetto a temi sociali
controversi come l'aborto e l'utilizzo di cellule staminali. Obama ha
firmato infatti questa settimana un decreto presidenziali che cancella
la legge che proibisce la concessione di fondi federali a qualunque
gruppo internazionale di pianificazione famigliare che consideri
l'aborto come un'opzione teoricamente possibile. La legge, già
cancellata da Bill Clinton nel 1993 e reintrodotta da George W.Bush nel
2001, prevede che l'USAID, Agenzia statunitensa per l'Aiuto allo
Sviluppo, possa quindi finanziare con fondi federali quelle
organizzazioni internazionali che danno informazioni o consigliano
l'aborto come soluzione al problema del controllo delle nascite.
La scelta di Obama ha innescato dure polemiche da parte delle
associazioni anti-abortiste e religiose raccogliendo al contempo il
plauso delle parti più progressiste del paese. La decisione di
Obama ha quindi riaffermato il principio secondo cui il Governo non
dovrebbe entrare nelle questioni private di una famiglia e nella scelta
delle donne e il Presidente ha precisato che qualunque sia la posizione
della Casa Bianca sulla questione la determinazione nel prevenire
maternità involontarie e nel ridurre la necessità di far
ricorso all'aborto sostenendo le donne e le famiglie nelle loro
decisioni rimane il punto fondamentale dell'azione della presidenza su
temi così delicati. (leggi l'articolo qui)
Uno
dei prossimi decreti esecutivi del Presidente in tema di salute
dovrebbe permettere l'utilizzo di cellule staminali per fini di
ricerca. La decisione delle Food and Drug Amministration di concedere
il via libera ad un'azienda californiana per la sperimentazione di una
terapia per pazienti vittime di lesioni spinali gravi potrebbe quindi
essere il primo passo verso una più ampia sperimentazione di
biotecnologie in campo medico e lo sviluppo della ricerca sulle cellule
staminali. La decisione dell'ente statunitense sembra quindi essere in
linea con la probabile decisione di Obama di abrogare la legge che
impedisce ai laboratori di sperimentazione che fanno uso di cellule
staminali di poter accedere ai contributi statali, introdotto dalla
precedente amministrazione Bush. (leggi l'articolo qui)
La settimana appena trascorsa ha visto inoltre la conferma della nomina
di Hillary Clinton alla Segreteria di Stato.Hillary Clinton è
giunta giovedi al Dipartimento di Stato accolta dagli applausi dei
dipendenti. Nelle prime dichiarazioni ufficiali a seguito del
giuramento l'ex first lady ha tenuto a precisare che una diplomazia
robusta ed uno sviluppo efficace saranno le armi che la prossima
amministrazione utilizzerà per far si che l'immagine degli Stati
Uniti torni a rappresentare un esempio per tutto il mondo occidentale.
La Clinton ha definito "smart power", potenza intelligente, quella che
verrà adottata dalla prossimo Governo per rilanciare il ruolo di
Washington a livello mondiale e ha successivamente precisato che
verrà utilizzato un nuovo approccio con l'Iran, paese da tempo
sulla lista nera degli Stati Uniti. Il Segretario ha tenuto inoltre a
precisare che gli Stati Uniti cercheranno attraverso nuove sanzioni e
trattative diplomatiche di riunire i paesi minacciati dal programma
nucleare di Teheran. (leggi l'articolo qui)
Anche Barack Obama ha precisato durante una conferenza di non voler
rinunciare ad un possibile dialogo con l'Iran, attore fondamentale per
la stabilizzazione della regione mediorientale, ma di non volere
precondizioni che possano ostacolare fin dal principio le possibili
trattative tra i due paesi. La diplomazia statunitense impegnerà
inoltre l'ex capogruppo del Partito Democratico al Senato George
Mitchell come inviato speciale in Medio Oriente, mentre Richard
Holbrooke sarà l'inviato speciale per l'Afghanistan ed il
Pakistan.
Giunta sul finire della settimana la notizia che il seggio al Senato
che fu di Hillary Clinton sarà occupato fino alle prossime
elezioni del 2010 da Kirsten Gillibrand. Lo ha annunciato in una
conferenza tenuta ad Albany il Governatore dello Stato di New York
David Paterson. A seguito della rinuncia di Caroline Kennedy Paterson
ha deciso di affidare alla Gillibrand il seggio che fu dell'ex first
lady fino al 2010, anno di scadenza del mandato. La notizia ha destato
stupore poichè la neo-Senatrice non rappresenta l'ala moderata
del Partito Democratico ma è anzi a sostegno del diritto a
portare armi (II emendamento) e contraria alla ricerca sulle cellule
staminali. La Gillibrand, 42 anni, si è sempre detta favorevole
ai matrimoni tra persone dello stesso sesso ma non è da
escludersi che un'eventuale candidatura alle prossime elezioni per il
rinnovo del mandato sia bocciata dall'elettorato newyorkese, da sempre
molto progressista, che non vedrà probabilmente con favore il
sostegno della National Rifle Association (NRA), la maggior lobby delle
armi, alla Senatrice. La scelta di Paterson ha innescato roventi
polemiche all'interno del Partito Democratico e tra i membri
dell'establishment newyorkese, non sono da escludersi quindi possibili
fronde interne ai Democratici affinchè nel 2010 la Gillibrand
non possa ricandidarsi per la conferma del mandato. (leggi l'articolo qui)
19 gennaio 2009
Alla
vigilia del giuramento di Barack Obama che porterà il primo
afroamericano alla Casa Bianca non si sono fermate le iniziative
diplomatiche dell’amministrazione uscente volte a fronteggiare la
crisi che ha portato ai violenti scontri nella Striscia di Gaza tra
l’esercito di Israele e i miliziani palestinesi. Quasi in
contemporanea alle proposte di tregua presentate dal presidente
egiziano Hosni Mubarak i rappresentanti del Governo di Gerusalemme e i
diplomatici statunitensi hanno ratificato a Washington un memorandum
d’intesa volto a favorire la cooperazione regionale
affinché venga bloccato il traffico di armi che, attraverso i
valichi con l’Egitto, giungono nella Striscia di Gaza per
divenire parte dell’equipaggiamento dei miliziani di Hamas e di
possibili formazioni terroristiche.
Gli Stati Uniti, secondo quanto sottoscritto nell’accordo, si
impegneranno con i propri partner regionali e con la Nato a contrastare
i traffici di armi verso Gaza in transito nel Mediterraneo, nel Golfo
di Aden, nel Mar Rosso e in Africa Orientale e verrà garantito
un costante scambio di informazioni tra i servizi di intelligence
statunitensi e quelli dei paesi della regione affinché possa
essere bloccata la compravendita di eventuali carichi di armi da parte
di contrabbandieri o terroristi. Crescerà di conseguenza il
coordinamento tra i servizi segreti di Washington e Gerusalemme su
operazioni in corso e scambio di informazioni volte a favorire
l’identificazione del punto d’origine delle spedizioni
delle armi e le rotte dei carichi con destinazione Gaza. Secondo quanto
dichiarato dai rappresentanti dei due Stati saranno inoltre poste
sanzioni più severe a quei Governi riconosciuti come fornitori
di armi alle formazioni terroristiche nella Striscia di Gaza.
L’accordo
tra i due paesi potrebbe rappresentare un punto di partenza
fondamentale per un allentamento della tensione sulla Striscia di Gaza
e un futuro accordo negoziale tra le parti. L’impegno
statunitense rappresenterebbe per Gerusalemme un’importante
garanzia affinché venga contrastato efficacemente il traffico di
armi verso i territori palestinesi, tra le motivazioni che il Governo
israeliano ha addotto per spiegare l’entrata dell’esercito
nella Striscia e gli scontri degli ultimi giorni. La questione, come
detto, riguarderà direttamente non solo i due paesi coinvolti ma
allo stesso modo i partner statunitensi nell’area. Non è
quindi da escludersi un impegno più marcato della diplomazia
statunitense nella regione a sostegno dell’iniziativa e una
maggiore cooperazione con i Governi e gli apparati di intelligence dei
paesi e degli organismi internazionali chiamati a collaborare sulla
questione.
La prossima amministrazione dovrà fronteggiare uno dei periodi
più difficili della storia economica del paese. La crisi
costringerà probabilmente Obama a mettere in programma politiche
economiche di supporto per molte aziende o settori produttivi nelle
diverse aree del paese la cui conseguenza potrebbe essere il taglio
delle spese governative in modo da non incrementare ulteriormente un
debito pubblico in costante ascesa. Uno dei problemi più gravi
che si troverà ad affrontare il prossimo Presidente sarà
sicuramente la questione legata alla Sanità e alle polizze
assicurative che consentono ai cittadini di curarsi nelle strutture
sanitarie del paese. Tom Daschle, Segretario della Salute in pectore,
ha mostrato con preoccupazione alla Commissione Sanità del
Senato, il cui presidente è il Democratico Ted Kennedy, la grave
situazione in cui versa il Sistema Sanitario nazionale. La crisi
economica ha infatti ridotto pesantemente negli ultimi anni il numero
dei lavoratori titolari di un’assicurazione medica e il calo
è destinato a proseguire per via dei 1,5 milioni di statunitensi
rimasti senza occupazione negli ultimi mesi. Anche le strutture
sanitarie soffrono della crisi poiché la mancanza di pazienti in
grado di pagare le cure mediche si ripercuote sulle entrate di molti
centri ospedalieri. La California sembra essere lo Stato più
colpito dalla situazione e gli ospedali cercano di evitare la
bancarotta chiudendo interi reparti o tagliando il personale. La
bancarotta è il rischio maggiore e più immediato per
strutture che hanno solo l’1% di margine di profitto dai ricavi
totali e la crisi potrebbe trasformarsi in una catastrofe perché
nel settore sono impiegati circa 5 milioni di statunitensi, quasi il
doppio dei dipendenti delle grandi aziende del comparto
automobilistico.
La possibile crisi del settore ospedaliero e le conseguenti ricadute
sui settori industriali ad esso collegati potrebbero generare un
collasso economico senza precedenti i cui effetti si farebbero sentire
anche in campo sociale. Barack Obama e la nuova amministrazione
dovranno lavorare in tempi brevi per risolvere quella che sembra essere
una delle insidie maggiori nel futuro degli Stati Uniti. Il programma
per la Sanità del Presidente Eletto prevedeva una riforma
profonda del sistema con l’aumento della trasparenza e della
concorrenza tra le diverse assicurazioni e interventi importanti da
parte dello Stato per garantire al maggior numero di cittadini la
copertura sanitaria. Non è quindi da escludersi la
possibilità che il prossimo programma sia sostenuto
politicamente dal Congresso oltre che dalla Casa Bianca, anche se
questo vorrebbe dire aumento del debito pubblico e maggiore dipendenza
del paese dai fondi creditori sul mercato internazionale.
12 gennaio 2009
Giorni
di intensa attività a Washington in attesa del 20 gennaio, data
dell’entrata in carica della prossima amministrazione
statunitense. Giorni caratterizzati da polemiche e sorprese riguardanti
non solo il Partito Democratico ma ancor più la futura squadra
di Governo, con Barack Obama e lo staff presidenziale impegnati a
gestire la rinuncia alla carica di Segretario al Commercio annunciata
da Bill Richardson dopo l’apertura di un’inchiesta in cui
sarebbe coinvolto il Governatore del New Mexico.
Da tempo non si ricorda un periodo così problematico nelle
settimane che precedono il giuramento del Presidente Eletto. Negli
ultimi giorni l’attenzione della stampa statunitense è
concentrata su quella che può essere definita la
“questione Burris”. Tutto nasce a seguito
dell’incriminazione del Governatore dell’IIlinois Rod
Blagojevich, accusato di voler vendere il seggio statale al Senato
occupato da Barack Obama fino alla vittoria alle ultime elezioni
presidenziali. Blagojevich, indagato dall’FBI e prossimo al
processo per impeachment, ha indicato in Roland Burris, Procuratore
Federale dello Stato, il successore dell’attuale Presidente
Eletto. La nomina ha incontrato dure reazioni da parte
dell’establishment Democratico e alcuni rappresentanti del
Partito al Senato hanno minacciato di non riconoscere la nomina di
Burris, chiedendo al contempo l’intervento della commissione per
l’assegnazione delle nomine. Il caso sembra ancora essere lontano
dal giungere ad una conclusione e Burris, presentatosi
all’apertura della 111esima sessione, non è stato ammesso
ai lavori dal Segretario Nancy Erickson perché la lettera di
nomina firmata dal Governatore Blagojevich non è stata
controfirmata dal Segretario di Stato dell’Illinois Jesse White.
Barack Obama ha già fatto sapere che è pronto a lavorare
con Burris così come con qualsiasi altro Senatore occupi in
futuro il seggio dello Stato in Senato ma la situazione ha creato non
poche difficoltà a livello d’immagine allo staff
presidenziale dato l’interrogatorio a cui è stato
sottoposto il Capo di Gabinetto del futuro Governo Rahm Emanuel,
accusato di aver fornito a Blagojevich i nomi di possibili candidati al
seggio graditi ad Obama. Problemi d’immagine avrà anche il
Partito Democratico, spaccato al suo interno rispetto alla nomina di
Burris ma che dovrebbe infine accettare il Procuratore Federale
dell’Illinois nel gruppo dei Senatori.
Altra questione spinosa per il Presidente Eletto ed il suo staff
è stata la rinuncia da parte di Bill Richardson alla nomina come
Segretario al Commercio nella prossima amministrazione. Il Governatore
del New Mexico, tra i candidati alla nomina alla Segreteria di Stato,
sarebbe infatti tra gli indagati in un’inchiesta riguardante
l’assegnazione di un appalto pubblico del valore di un miliardo
di dollari ad una società californiana. Secondo l’accusa
Richardson avrebbe favorito la società nell’acquisizione
dell’appalto ricevendo in un secondo momento ingenti
finanziamenti per la campagna elettorale per le primarie Democratiche.
Obama ha fatto sapere che ha accettato la rinuncia di Richardson con
profondo rammarico ma non è da escludersi la possibilità
che la decisione del Governatore del New Mexico sia stata presa in
accordo con lo staff del Presidente Eletto a fronte della
possibilità in un futuro di ricoprire incarichi diversi a
Washington.
Furiose polemiche ha invece scatenato la nomina di Leon Panetta a capo
della CIA. Capo di Gabinetto alla Casa Bianca durante
l’amministrazione Clinton, Panetta è considerato uno dei
maggiori sostenitori dei diritti civili ed ha deplorato in più
occasioni i metodi d’interrogatorio degli agenti
dell’intelligence impegnati nelle missioni contro il terrorismo.
Polemiche alla nomina sono giunte non solo dagli ambienti più
vicini alle agenzie di intelligence ma anche dall’interno dello
stesso Partito Democratico. Diane Feinstein, Senatrice della
California, ha infatti dichiarato di non essere stata messa al corrente
della nomina dal Presidente Eletto e ha sottolineato
l’inesperienza di Panetta per un ruolo così delicato.
Più dura la reazione di Richard Clarke, capo della squadra
anti-terrorismo della Casa Bianca durante l’amministrazione
Clinton, che ha ricordato come Panetta fosse una delle poche persone a
conoscenza del problema di possibili attacchi agli Stati Uniti da parte
di organizzazioni terroristiche internazionali prima della diffusione
mondiale del nome di Al-Qaeda. Polemiche alla decisione di Obama sono
giunte anche dagli ambienti vicini all’Agenzia di Intelligence e
sono in molti a sostenere che Panetta non sia adatto al compito
affidatogli a fronte di molti generali che negli ultimi anni hanno
lavorato a stretto contatto con la CIA. La scelta di Obama sembra voler
essere un segnale di cambiamento forte per l’intelligence ma non
è da escludersi la possibilità che la nomina di Panetta
generi tensioni irresistibili all’interno della CIA senza per
altro portare alcun rinnovamento di rilievo nelle strutture operative
dell’Agenzia.
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