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WEEK 2 WEEK
Le news da Washington

18 giugno 2009

La stretta al tabacco
L’amministrazione Democratica guidata da Barack Obama sembra essere alle prese negli ultimi giorni con polemiche interne provenienti dalle correnti più conservatrici del paese rispetto al programma di Governo, che sono andate intensificandosi a seguito della decisione di porre sotto il controllo della Food & Drug Administration (FDA) i prodotti delle industrie del tabacco inserendo norme ancora più restrittive sulla produzione e la vendita dei prodotti per tabagisti. La questione delle campagne politico-mediatiche contro il consumo di tabacco, iniziata nei primi anni ’50, potrebbe quindi avviarsi nelle prossime settimane verso una definitiva risoluzione che potrebbe ostacolare le attività delle aziende produttrici nel tentativo di migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Il Congresso, dopo le audizioni in cui i dirigenti delle sette maggiori compagnie statunitensi mentirono rispetto ai danni per la salute provocati dal fumo, ha tentato più volte nel corso degli ultimi anni di apportare sostanziali cambiamenti alla commercializzazione dei prodotti e alla loro immissione sul mercato, avvenuta finora senza particolari restrizioni. Gli scontri mediatici con le potenti lobby del tabacco e ancor più le promesse di veto presidenziale si sono sempre rivelati ostacoli insuperabili per azioni legislative riguardanti questi temi. Anche l’ex Presidente George W. Bush, nella passata legislatura, dichiarò di voler porre il veto alla legge del Congresso, bloccando di fatto il processo legislativo. La situazione d’impasse potrebbe però sbloccarsi nelle prossime settimane poichè la Camera ed il Senato hanno approvato un nuovo progetto di legge che consentirà ai funzionari federali di imporre controlli più severi ed eventuali restrizioni sulla produzione e commercializzazione di prodotti per fumatori. La vera svolta sembra arrivare però dalla Casa Bianca: il Presidente  Barack Obama ha infatti dichiarato che firmerà il testo della legge non appena sarà richiesta la ratifica dal Congresso. Secondo molti questa decisione sarebbe da considerarsi un passo storico, che consentirà di ridurre drasticamente il numero di fumatori e dei malati legati al consumo di tabacco aumentando al contempo le entrate fiscali per l’amministrazione. Le stime del Congressional Budget Office indicano infatti che la nuova legge dovrebbe ridurre dell’11% il consumo di tabacco nei giovani e del 2% negli adulti nei prossimi dieci anni. La possibilità di regolamentare il contenuto di nicotina e sostanze chimiche nelle sigarette, data alla Food and Drug Administration, dovrebbe inoltre portare un calo consistente anche nel numero di coloro che sono affetti da problemi di salute legati al fumo. La FDA potrebbe inoltre rafforzare le restrizioni alla commercializzazione e alla pubblicità sui prodotti del tabacco, rendendo illegale pubblicizzare vicino alle scuole o ai parchi giochi i marchi di sigarette o i prodotti per tabagisti. Le aziende produttrici si sono dette disponibili ad un confronto rispetto alla normativa proposta ed Altria, proprietaria di Philip Morris e produttrice di marchi storici come Marlboro, potrebbe collaborare con la FDA per il processo di revisione a cui verranno sottoposti i nuovi prodotti dell’industria del tabacco. (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo)

La riforma della Sanità
L’iniziativa legislativa sembra inoltre potersi considerare come il primo passo verso una riforma della Sanità che diventerà nelle prossime settimane uno dei temi più importanti di discussione politica negli Stati Uniti. Barack Obama non ha mai nascosto il suo ambizioso progetto di riforma del sistema sanitario federale, per cui però servono ingenti risorse e il sostegno dell’opinione pubblica. Secondo alcune stime pubblicate nelle scorse settimane l’attuale piano per la Sanità Pubblica presentato dall’attuale amministrazione costerebbe al paese più di mille miliardi di dollari in dieci anni e potrebbe lasciare comunque qualche milione di persone senza assicurazione. Al momento quindi oltre alle dure critiche provenienti dalle correnti più conservatrici del paese, Barack Obama deve fare i conti con una riforma sanitaria che potrebbe rivelarsi di difficile realizzazione dati i costi troppo alti a fronte di risultati non in linea con quanto promesso in campagna elettorale. A poco servirebbero l’introduzione di nuove tasse ed il tentativo di riduzione degli sprechi, il gran numero di non assicurati che rimarranno nell’impossibilità di accedere alle strutture sanitarie e alle cure di base rischierebbe di trasformarsi in un fallimento politico e mediatico difficile da recuperare. Già ai tempi dell’amministrazione guidata da Bill Clinton la bocciatura della riforma sanitaria provocò non solo il malcontento e dure critiche da parte dell’opinione pubblica, ma aspri richiami al Presidente vennero anche da parte dell’establishment Democratico. Alcuni dei protagonisti che si trovarono a dover gestire quel periodo hanno già messo in guardia Barack Obama rispetto a quelli che potrebbero rivelarsi i punti più controversi di un programma che rischia di avere un prezzo politico molto alto. Non bisogna dimenticare che questo esecutivo verrà infatti valutato dai detrattori e dall’opinione pubblica sulle modalità di uscita dalla crisi economica che ha colpito profondamente il paese. Tema politicamente delicato, che alcuni indicano come il punto debole che potrebbe costare all’amministrazione e al Presidente Obama molto dell’appeal conquistato dopo la vittoria alle elezioni presidenziali.
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Le pressioni dei conservatori all'interno del Partito Democratico
Ulteriori critiche alla Casa Bianca sembrano inoltre provenire dalle correnti più conservatrici del Partito Democratico. Secondo molti dei rappresentanti del Partito le riforme proposte da Barack Obama per il suo primo anno al Governo rischiano di ritorcersi contro quelle fasce di elettori che, pur votando il partito dell'Elefantino, sono vicini a temi ed istanze più in linea con la tradizione del paese. Voci di protesta si sono alzate da Stati come la California, la Louisiana, il Montana e l'Arkansas: territori in cui sono a prevalere sono i voti dei distretti rurali lontani dalle logiche e dalle richieste delle grandi metropoli. Sono in molti a considerare Barack Obama un presidente troppo legato alle lobby industriali delle grandi città e a sentire lontana un'amministrazione che sembra considerare solo il punto di vista di coloro che abitano e votano nelle grandi città. I rappresentanti del Partito degli Stati sopra citati si sono detti estremamente preoccupati poichè una "rivolta rurale" ai programmi del Presidente su temi sensibili come la lotta ai cambiamenti climatici e la riforma del Sistema Sanitario Nazionale potrebbero costare la rielezione a molti dei Deputati e Senatori Democratici nelle elezioni per il rinnovo del Congresso che si terranno nel 2010. Non sarebbe da escludersi al momento la possibilità che alcuni dei rappresentanti del Partito al Congresso decidano di votare contro le proposte legislative della Casa Bianca così da non rischiare pericolosi ribaltoni elettorali nel prossimo futuro e sono in molti a chiedere al Presidente una maggiore attenzione alle istanze che provengono dalle zone più conservatrici del paese. La polemica sembra essere partita a seguito della decisione della Task Force per le aziende automobilistiche di avallare la chiusura di circa 3400 concessionari Chrysler e General Motors sparsi in tutto il paese. I Rappresentanti di molte contee lontane ai grandi centri economici del paese hanno aspramente criticato questa scelta, appoggiata anche dalla Casa Bianca, perchè toglierebbe lavoro a migliaia di lavoratori di zone economiche depresse e in grave crisi. Il blocco di un progetto di legge che avrebbe costretto le due case automobilistiche ad onorare gli impegni presi ed i contratti siglati con i concessionari ha ulteriormente esacerbato le tensioni intrapartitiche. In realtà segni di malcontento erano apparsi chiaramente già dopo la presentazione del piano della Casa Bianca per l'economia, in cui erano proposti tagli ingenti ai finanziamenti per le aziende agricole. Se anche le dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Collin Peterson, sottolineino che le relazioni tra l'attuale amministrazione e le zone rurali del paese siano simili a quelle intrattenute con il precedente Governo Repubblicano l'esasperazione della situazione attuale potrebbe costar cara al Partito Democratico. Le contee più rurali, in cui Obama ha conquistato molti voti alle ultime presidenziali, potrebbero infatti "terra di conquista" elettorale per quei Repubblicani moderati le cui posizioni politiche non sono potrebbero essere egualmente equidistanti dai liberal Democratici e dai conservatori più convinti. (leggi qui l'articolo)



10 giugno 2009 - Speciale elezioni primarie


Hanno riservato una grossa sorpresa la primarie Democratiche nello Stato della Virginia per la candidatura alla carica di Governatore alle prossime elezioni nel 2010. Creigh Deeds, a lungo rappresentante della Contea rurale di Bath County e Senatore dello Stato dal 2002, ha infatti ottenuto una vittoria inaspettata contro due avversari dati come favoriti alla vigilia delle primarie. Deeds ha sconfitto Brian Moran e Terry McAuliffe in ogni regione dello Stato, conquistando i ricchi voti delle contee del Nord nonostante le sue posizioni politiche relativamente conservatrici non propriamente in linea con il profilo di molti elettori di quelle zone. Entrambi gli avversari sembrano non essersi rivelati in grado di arginare la capacità di Deeds di rendere appetibile una candidatura partita nei mesi scorsi senza grossi proclami, con una ridotta disponibilità di fondi ed una visibilità mediatica non paragonabile a quella degli avversari. Terry McAuliffe era il candidato indicato da molti come possibile vincitore, data la sua esperienza e gli appoggi da parte di alti esponenti del Partito. Ex Presidente del Comitato Nazionale Democratico e amico di lunga data della famiglia Clinton, McAuliffe non è riuscito a superare un deludente 26%: neanche la visita di Bill Clinton in campagna elettorale ed i cospicui finanziamenti utilizzati per acquistare una serie impressionante di spazi pubblicitari sui maggiori media nazionali sono serviti per portarlo alla vittoria finale. Le analisi del voto indicano che l'ex Presidente del Comitato Nazionale non è riuscito ad avvicinare alla sua candidatura il voto degli afroamericani, che in Virginia rappresentanto una buona parte dell'elettorato e che sembrano esser diventati politicamente ancora più attivi dopo l'elezione di Barack Obama alla Casa Bianca. I consulenti mediatici di McAuliffe potrebbero non aver tenuto sufficientemente conto delle realtà delle contee più povere pianificando i messaggi per la campagna elettorale ed il curriculum di alcuni dei manager del Comitato per la sua elezione, che proverrebbero direttamente dal gruppo dirigente utilizzato da Hillary Clinton per la sua campagna per le presidenziali, non ottenendo così il successo sperato. La mancata elezione di McAuliffe sembra essere un segnale che ha una doppia valenza. In primis di carattere politico, se si pensa che ai due fallimenti elettorali raccolti dal clan Clinton in meno di un anno potrebbero assommarsene altri nelle prossime tornate elettorali. La situazione al momento sembra farsi più difficile per la corrente vicina all'ex Presidente ed al Segretario di Stato, che sembra incapace di fermare l'emorragia di voti verso altre formazioni Democratiche iniziata con le primarie che hanno visto la vittoria di Obama. In secondo luogo sono in molti a sostenere ora che nessun manager, neanche i più capaci a livello mediatico, riuscirà a sovvertire le intenzioni di un elettorato che ha già scelto chi appoggiare. Questo potrebbe essere un segnale per i candidati negli altri Stati, non bisogna per questo escludersi la possibilità che si possa assistere ad un inasprimento dei toni nelle zone soggette ad un più instabile voto politico-amministrativo da parte degli elettori Democratici. Situazione simile sembra essere toccata a Brian Moran, che ha raggiunto il 24% delle preferenze dell'elettorato e che era apparso convinto di doversi giocare l'elezione contro McAuliffe. Moran sembrava dover essere il candidato ideale per poter insidiare l'ex Presidente del Comitato Nazionale: l'aver coalizzato intorno alla sua candidatura i maggiori rappresentanti statali del Partito sembrava poter essere la scelta giusta per affrontare un avversario che aveva invece deciso di portare nello Stato personaggi di prima grandezza anche a livello federale. Entrambi si sono invece dovuti arrendere ad un Creigh Deeds che si trovava, in tutti i sondaggi della vigilia, abbastanza distaccato nelle intenzioni di voto e che per questo non sembrava avere la possibilità di aggiudicarsi quel 50% che lo ha invece reso il prossimo candidato Democratico per il Governatorato della Virginia. Deeds dovrà affrontare nel 2010 il Repubblicano Robert McDonnell, Procuratore dello Stato che lo ha battuto quattro anni fa per soli 323 voti alle elezioni per la Procura Generale. Al Democratico Deeds servirà quindi l'appoggio di tutto il Partito per poter vincere le prossime elezioni, ma dovrà dimostrarsi in grado al contempo di mantenere quella capacità di portare a votare anche molti elettori indecisi che è stata probabilmente uno dei fattori determinanti per la sua vittoria alle primarie. Per battere McDonnell, Deeds potrà comunque contare sulla sua fama di conservatore moderato, capace di dichiararsi contrario al controllo delle armi ma a favore dei diritti riguardanti l'aborto. Secondo molti analisti la trasversalità rispetto a tematiche così delicate potrebbe prò costare cara al neo candidato Democratico, che sarà sicuramente incalzato da un Repubblicano capace di utilizzare proprio le questioni ideologiche per screditare l'immagine dell'avversario. Il conservatore McDonnell avrà comunque il compito di bloccare un trend ormai decennale che vede i Democratici conquistare lo Stato e la poltrona di Governatore dal 2002. Prima Mark Warner, e successivamente Tim Kaine, hanno infatti conquistato la Virginia per il Partito dell'Elefantino. Deeds sarà quindi chiamato a confermare le vittorie dei suoi predecessori e sono in molti a pensare che la prossima campagna elettorale sarà caratterizzata da duri scontri verbali tra i due candidati. La creazione di nuovi posti di lavoro, il miglioramento del sistema scolastico, opere infrastrutturali capaci di sostenere i commerci e quindi il rilancio dell'economia sembrano poter essere i temi chiave della campagna per il Governatorato anche se non bisogna dimenticare che mettere in programma la volontà di colmare i divari socio-economici regionali potrebbe risultare la decisione in grado di portare alla vittoria ad uno dei due candidati. Le prossime elezioni in Virginia, così come la riconferma di altri Governatori in tutto il paese, saranno inoltre un buon termometro per testare l'appeal del Partito Democratico e del Presidente Barack Obama in tutto il paese. Le misure per il rilancio dell'economia e le discussioni sulla riforma del Sistema Sanitario Nazionale potrebbero infatti avere ricadute importanti sul voto dell'elettorato Democratico. Sono molti i Repubblicani che sperano di veder crollare l'appeal del Partito del Presidente per tentare un'elezione al Congresso, oltre che alla poltrona di Governatore, che al momento sembra essere difficile a quanto si apprende dai risultati degli ultimi sondaggi. In Virginia molto si giocherà nelle contee più conservatrici, che potrebbero decidere all'ultimo di appoggiare McDonnell e premiare un programma maggiormente improntato ai temi classici di un elettorato che sembra essersi avvicinato molto ai Democratici dopo le ultime elezioni presidenziali. Resta da valutare quale sarà il messaggio elettorale che Deeds utilizzerà per lanciare la propria campagna e cercare di convincere gli elettori a confermare un rappresentante del Partito Democratico alla carica di Governatore della Virginia
(Creigh Deeds - la biografia del candidato e il sito internet della campagna)
(Geografia del voto in Virginia)
(Leggi l'articolo qui)
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3 giugno 2009

Il Government Printing Office ha erroneamente reso pubblica una relazione di 226 pagine, contrassegnate come "altamente riservate", in grado di fornire informazioni dettagliate su centinaia di siti e programmi nucleari, comprese le mappe indicanti l'esatta ubicazione delle scorte di carburante per le armi nucleari. La pubblicazione del documento, prontamente ritirato dopo la denuncia di molti quotidiani, ha però scatenato roventi polemiche ed il dibattito di molti esperti rispetto ad eventuali pericoli che le indicazioni contenute nel documento potrebbero creare per la sicurezza dei siti e dei programmi contenuti. Il dossier in questione non conterrebbe informazioni sulla dislocazione e le scorte di materiale nucleare per il comparto militare ma potrebbe essere invece definito come un esaustivo e dettagliato elenco dei siti che compongono il complesso del nucleare civile, che si estende per tutti gli Stati Uniti. Le pagine coterrebbero inoltre le indicazioni riguardanti alcuni siti altamente riservati poichè sedi di laboratori delle Forze Armate. La relazione pubblicata su internet illustrerebbe infatti non solo la posizione esatta e le attività di centinaia di siti nucleari, ma conterrebbe al contempo molte informazioni circa i programmi nucleari e gli impianti di tre laboratori di armi nucleari quali sono Los Alamos, Sandia e Livermore. Parte del dossier sarebbe dedicata all'Oak Ridge National Laboratory, definito da molti come il Fort Knox per l'uranio altamente arricchito, sito di stoccaggio principale per il carburante per armi nucleari. Nelle pagine erroneamente pubblicate sul web sarebbe inoltre indicata con una certa precisione l'esatta locazione di un magazzino contenente uranio altamente arricchito per stoccaggio a lungo termine. Alcuni scienziati del programma nucleare del Natural Resources Defense Council hanno dichiarato che il documento sarebbe innocuo e non violerebbe in alcun modo la sicurezza nazionale, anche se una pubblicazione di questo tipo sembra essere stata un errore di non poco conto. Immettere nella rete web informazioni ritenute "altamente riservate" e lasciarle alla portata di eventuali gruppi terroristici potrebbe rendere ancora più difficile il compito delle Agenzie statunitensi chiamate a garantire la sicurezza nazionale. Sebbene non ci sia alcuna possibilità che eventuali gruppi sovversivi, o cellule terroristiche di qualsivoglia matrice, riescano a colpire i siti contenuti nel dossier, questo non solleva i responsabili della pubblicazione da colpe gravi. Da sempre infatti i Governi tacciono le informazioni più sensibili, così da preservare la sicurezza dei cittadini e da scongiurare la possibilità di mostrare eventuali punti di debolezza a possibli nemici. Lasciare alla portata di chiunque abbia una connessione internet la possibilità di conoscere con un alto grado di esattezza dove si trovano i maggiori siti nucleari del paese potrebbe esporre gli Stati Uniti, e qualunque paese dotato di arsenali nucleari, a rischi non solo eccessivi ma ancor più inutili (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo).

Con l'annuncio della nomina di John McHugh a Segretario dell'Esercito sembra continuare la campagna di arruolamento di Barack Obama degli esponenti moderati del Partito Repubblicano nelle file dell'amministrazione Democratica. Nelle dichiarazioni di presentazione della nomina il Presidente ha più volte lodato il lavoro e l'esperienza di McHugh rispetto ai problemi e alle questioni che riguardano non solo l'Esercito ma le Forze Armate in generale, ma non bisogna dimenticare che la scelta della Casa Bianca è in primis una decisione puramente politica. Obama ha scelto infatti un candidato che unisce alle sue credenziali l'appoggio bipartisan di molti Rappresentanti e Senatori al Congresso e rappresenta uno degli ultimi Repubblicani moderati della costa orientale, essendo stato eletto nello Stato di New York. La nomina di Repubblicani moderati da parte della Casa Bianca è un evento che sta avvenendo con una frequenza tale da poter essere considerato parte di una strategia ben precisa, volta a mettere in difficoltà il Grand Old Party alle prossime elezioni per il rinnovo del Congresso, tentando al contempo di allontanare dal Partito alcuni personaggi di spicco. La strategia di Obama mira dunque a portare tra le fila Democratiche quanti più Repubblicani moderati possibili, offrendo loro posizioni di una certa importanza in seno all'amministrazione federale o esponendosi in prima persona per la loro rielezione al Congresso nel caso di passaggio al Partito Democratico. In questo senso sarebbero infatti da leggersi le nomine di Ray La Hood, Segretario ai Trasporti, e del Governatore dello Utah Jon Huntsman, recentemente nominato ambasciatore in Cina. Non bisogna inoltre dimenticare il caso del Senatore della Pennsylvania Arlen Specter, passato dai Repubblicani ai Democratici, che ha ottenuto l'appoggio del Presidente per la campagna elettorale in vista della rielezione. Con la nomina di McHugh Barack Obama ha così tolto ai Repubblicani un rappresentante fondamentale del Partito per la regione di New York e della costa atlantica, senza dimenticare che due Governatori Repubblicani molto popolari come Arnold Schwarznegger, della California, e Charlie Crist, della Florida, hanno apertamente appoggiato alcune delle più significative battaglie di Obama davanti all'opinione pubblica. Se la strategia messa in atto dalla Casa Bianca si rivelasse vincente, il Partito guidato da Michael Steele si troverebbe ad essere sempre più confinato nelle regioni del profondo sud del paese. La capacità di Obama di lavorare trasversalmente per avvicinare al Partito Democratico molti dei Repubblicani moderati potrebbe inoltre determinare un periodo piuttosto prolungato di una maggioranza al Congresso capace di sostenere i progetti più innovativi presentati dalla Casa Bianca. Non sarebbe quindi da escludersi la possibilità che proprio questa strategia possa consentire a Barack Obama di portare a termine nel prossimo futuro i programmi di riforma presentati in campagna elettorale, che devono però avere il pieno appoggio del Congresso per trasformarsi in legge e diventare effettivi (leggi qui l'articolo).
Per alcuni analisti la strada da percorrere per il Partito Repubblicano verso il ritorno alla Casa Bianca potrebbe seguire la via di un approccio maggiormente populista, incarnato dalle esperienze di due Governatori, Tim Pawlenty del Minnesota e Mitch Daniels dell'Indiana, che sono tra i rari casi di successo tra i rappresentanti del Grand Old Party. Entrambi hanno costruito le loro vittorie elettorali riavvicinandosi agli elettori e dialogando con la popolazione, viaggiando negli Stati che hanno poi governato e fermandosi a discutere con la gente: facendo insomma quello che, secondo molti analisti, i Repubblicani hanno smesso di fare negli ultimi anni. Nelle intenzioni dei due Governatori il Partito Repubblicano dovrebbe ritrovare quell'autenticità che permetterebbe ai candidati di riavvicinarsi ad un elettorato che si sente sempre più trascurato e lontano dai suoi rappresentanti. Un certo populismo sembra essersi rivelato come un fattore di forza di molti candidati conservatori: l'ex Governatore dell'Arkansas Mike Huckabee, ad esempio, riuscì ad insidiare per un periodo abbastanza lungo John McCain sulla via della nomina a candidato alle elezioni presidenziali e anche John Edwards ha più volte utilizzato dichiarazioni a chiaro sfondo populista per avvicinare alla sua candidatura molti elettori delusi dai rappresentanti più moderati del Partito Democratico. L'utilizzo di una certa retorica non sembra comunque essere mancata nelle ultime tornate elettorali e a parti invertite. Secondo alcuni analisti furono infatti gli slogan più populisti a portare il Democratico Al Gore alla rimonta su George W.Bush durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2000 e l'empatia che molti riconoscono come dote primaria dell'attuale Presidente non sarebbe null'altro che la capacità di esaltare la vicinanza dell'establishment alle istanze provenienti dal popolo. La strategia Repubblicana per le prossime elezioni, sia quelle per il rinnovo del Congresso che le prossime presidenziali nel 2012, potrebbe quindi poggiare proprio su una ritrovata capacità dei rappresentanti Repubblicani di farsi ascoltatori attenti oltrechè portatori a Washington delle richieste degli elettori, non bisogna comunque dimenticare che il Grand Old Party ha inoltre come obiettivo primario il riconquistare il voto di una classe media che sembra essersi allontanata sempre più negli ultimi anni dalle proposte conservatrici e populiste di alcuni dei candidati del Grand Old Party (leggi qui l'articolo).

Il cambiamento politico in corso a Washington sembra non aver toccato solo ambiti come l'energia e l'assistenza sanitaria ma inizia ad interessare un comparto fondamentale come quello tecnologico. Barack Obama ha infatti nominato a capo della Commissione Federale per le Comunicazioni Julius Genachowsky. In molti si aspettano dal futuro dirigente, che verrà probabilmente confermato dal Senato prima della fine del mese, ulteriori sforzi per garantire la parità di accesso ad internet. La cosiddetta Net Neutrality potrebbe quindi essere raggiunta nei prossimi anni a discapito dei fornitori di accesso alla rete, agevolati negli ultimi anni a fronte di normative più restrittive emesse per controllare le attività dei fornitori di contenuti. Secondo molti infatti, il controllo dei contenuti da parte dei fornitori di accesso alla rete sarebbe da considerarsi una forte limitazione della libertà di informazione e di accesso ai materiali disponibili nel web e la differenziazione delle tariffe per l'accesso a vari livelli della rete imposta dai fornitori del servizio non ha certo favorito l'allentarsi di alcune tensioni fra le opposte fazioni interessate ad una disputa che ha risvolti economici oltre che politici. In caso ci fosse la completa apertura della rete a più competitors in fatto di contenuti gli utenti statunitensi potrebbero quindi avere a disposizione alcuni servizi in maniera gratuita, senza quindi dover ricorrere a tariffe particolari create ad hoc dai fornitori delle connessioni ad internet. La questione potrebbe quindi veder scendere in campo le lobby e i gruppi di pressione in maniera molto più aperta di quanto è stato finora e non sarebbe da escludersi una battaglia al Congresso a favore, o contro, le iniziative della Commissione Federale a sostegno della Net Neutrality (leggi qui l'articolo).


27 maggio 2009

Barack Obama ha confermato le attese delle scorse settimane, nominando Sonia Sotomayor nuovo giudice associato alla Corte Suprema. Scelta in passato da Bush Senior quale giudice distrettuale, la Sotomayor è il primo giudice di origine ispanica ad occupare un posto di così alto livello all'interno del maggior organo giudiziario statunitense, sfatando un'altra delle tradizioni storiche rispetto all'origine Wasp (White anglo-saxon protestant) dei giudici della Corte. La Sotomayor andrà ad affiancare Ruth Bader Ginsburg, finora unica donna presente tra i nove membri del supremo organo giudiziario. Negli ultimi giorni, dietro costanti pressioni soprattutto da parte repubblicana, Obama aveva valutato la possibilità di rimandare la nomina della Sotomayor per calcoli di tipo puramente politico, pensando di proporre inizialmente un nome più vicino alla tradizione per la prima nomina riguardante la composizione della Corte Suprema. La decisione di Obama è stata accolta con favore da gran parte dell'opinione pubblica: le umili origini della Sotomayor, la sua caparbietà nell'affrontare casi di grande impatto mediatico (si pensi alla sua capacità di gestire l'accesa e prolungata disputa tra giocatori e squadre della Major League di Baseball - lo sport di gran lunga più seguito negli States - che nel 1995 tenne in stallo per mesi il contesto sportivo, mediatico e anche politico statunitense - leggi qui l'articolo) e la "trasversalità" delle sue posizioni su questioni di natura politico-morale ne fanno un personaggio gradito a più livelli. Si profila comunque un'accesa battaglia al Congresso per il voto di conferma della sua nomina: se il supporto dei Democratici sembra garantito, i Repubblicani hanno già dichiarato battaglia. I Congressmen dell'Elefantino contestano l'eccessivo liberalismo della neonominata giudice di origini ispaniche e le sue potenziali ingerenze in campo "politico" (leggi qui l'articolo).

Sembra essere già iniziata la campagna elettorale del neo Senatore Democratico della Pennsylvania Arlen Specter, transfuga del Partito Repubblicano e accasatosi nelle fila della maggioranza per tentare la rielezione alle prossime elezioni per il rinnovo del Congresso. Specter dovrà però conquistare, prima ancora che la fiducia degli elettori nello Stato, il supporto dell'establishment del Partito Democratico dello Stato.
I rappresentanti locali della Pennsylvania sono quindi stati raggiunti dal prossimo candidato in tutte le contee e hanno potuto discutere personalmente con l'ex Repubblicano dei problemi che affliggono lo Stato e le diverse contee che lo compongono. Sebbene le risposte ottenute dai dirigenti locali del Partito siano state inconraggianti, in molti hanno apprezzato le capacità empatiche del Senatore e la volontà di ascoltarli più che di chiedere semplicemente il loro sostegno, Specter potrebbe trovare più di un ostacolo sul suo cammino verso la rielezione. Molti elettori non hanno apprezzato la sua scelta di lasciare il Partito Repubblicano per unirsi alla maggioranza e i discorsi pronunciati finora in alcuni dei meeting non sembrano aver avuto il risultato sperato. In molti voteranno Specter perchè appoggiato sia dal Governatore dello Stato Edward Rendell sia dal Presidente Barack Obama. Molti funzionari del Partito hanno dichiarato che sosterranno comunque Specter in campagna elettorale  data la scelta dei vertici del Partito di appoggiarlo apertamente e di non far organizzare le primarie nello Stato ma non sarebbe da escludersi la possiblità che siano invece altrettanti i dirigenti Democratici statali che decideranno di non sostenere la sua campagna per la rielezione. Il neo Senatore dovrà avere quindi la capacità di raccogliere intorno alla sua candidatura la base del Partito dopo aver conquistato l'appoggio del gruppo dirigente a Washington, al contrario potrebbe trovarsi in una situazione scomoda. Abbandonato dall'establishment Democratico federale perchè non appoggiato dalla base del Partito nello Stato Specter si troverebbe a dover combattere da solo e a dover subire una sconfitta pesante (leggi qui l'articolo).
Situazione differente sembra invece prospettarsi per il Capogruppo dei Senatori Democratici al Congresso Harry Reid. Il Senatore del Nevada sembra essere infatti entrato nel mirino dei Repubblicani, che lo considerano uno dei migliori bersagli da colpire in campagna elettorale e sconfiggere nelle elezioni per la rielezione così fa tentare di fiaccare il peso del Partito al Congresso. Già nelle elezioni del 2004 i Repubblicani riuscirono a far estromettere dal Senato il capogruppo Democratico, il Senatore del South Dakota Tom Daschle, riportando così una vittoria mediatica importante. La stessa situazione vorrebbero poter ricreare con Reid, Senatore dello Stato del Nevada al termine del mandato e storico rappresentante Democratico al Congresso. Anche il Presidente Barack Obama si è mosso per sostenere la raccolta fondi per la rielezione di Reid, segnale questo che mostra la volontà del Partito di non voler perdere uno degli uomini fondamentali per mantenere un certo controllo sul Senato e sul gruppo dei rappresentanti Democratici. Molti analisti considerano aggressiva la campagna di Reid, che ha detto di voler investire per la campagna più di 25 milioni di dollari e che sta già cercando di sganciarsi quanto più possibile dalle correnti più liberal del Partito dato l'elettorato mediamente conservatore a cui dovrà chiedere fiducia. Molti sondaggi evidenziano per ora la volontà di un buon numero di elettori del Nevada di voler votare per un diverso candidato alle prossime elezioni. Reid è infatti visto come un personaggio lontano dalle istanze dello Stato che rappresenta perchè inserito profondamente negli ambienti governativi della capitale, solo il 35% degli elettori ha per il momento confermato ai sondaggisti la volontà di votare per Reid, buona base da cui partire per tentare di allargare ulteriormente il proprio bacino elettorale. L'eventuale sconfitta di Reid potrebbe mettere non poco in difficoltà il Partito Democratico al Senato, non tanto in termini numerici quanto in qualità della tenuta del gruppo rappresentante davanti a sfide difficili. Non sarebbe da escludersi la possibilità che i vertici del Partito decidano di annullare i caucus dello Stato per evitare un'eventuale campagna elettorale fratricida prima delle elezioni del 2010, così da favorire ulteriormente l'attuale capogruppo sul cammino della riconferma del seggio al Senato (leggi qui l'articolo).

Nuova nomina da parte di Barack Obama, che ha proposto al Senato di confermare la scelta del Maggiore Generale Charles Bolden Jr. come prossimo Direttore della NASA. Bolden, che potrebbe essere il primo afroamericano a guidare l'Agenzia Spaziale statunitense, avrà non solo il compito di gestire una delle maggiori istituzioni del paese ma dovrà al contempo esaminare attentamente ed eventualmente supervisionare nella realizzazione gli ambiziosi progetti dell'Agenzia nei campi dell'esplorazione spaziale e della robotica. Ex aviatore ed astronauta, il Generale ha trascorsi in alcune società di consulenza per i settori della Difesa ed aerospaziale, oltre ad aver lavorato come lobbysta per alcune aziende del settore prima del pensionamento. Bolden sarà chiamato probabilmente a dover liquidare il decennale programma di lavoro della NASA riguardante i viaggi verso altri pianeti per pianificare i prossimi viaggi verso la Luna. E' infatti uno degli obiettivi di Barack Obama riuscire a vedere un astronauta statunitense sulla Luna entro il 2020, volontà che porterà probabilmente ad una revisione profonda dei programmi della NASA per i prossimi anni. La Casa Bianca ha fatto sapere inoltre che Bolden dovrà dare nuovo impulso alle ricerche sui cambiamenti climatici e al monitoraggio delle ricerche sul sistema spaziale, anche se sarà costretto a lavorare con un budget cresciuto solo del 5% rispetto agli ultimi stanziamenti arrivati da Washington. Il prossimo Direttore della NASA dovrà quindi affrontare grosse sfide finanziarie oltre che sostenere i progetti di ricerca, non sarebbe da escludersi la possibilità che l'Agenzia Spaziale sia costretta a ridimensionare alcuni programmi o a chiuderli definitivamente perchè poco produttivi in termini di risultati e molto impegnativi dal lato dei finanziamenti. La nomina di Bolden è stata accolta con favore da molti dei membri delle commissioni senatoriali per i programmi spaziali. Bill Nelson, Democratico della Florida e compagno di Bolden in una delle quattro missioni spaziali a cui ha partecipato, ha definito il futuro direttore della NASA un patriota ed un leader che conosce il funzionamento dell'Agenzia spaziale. Nelson, che dirige il sottocomitato al Commercio che sovrintende le operazioni della NASA, si è anche detto certo che Bolden sia la persona giusta per realizzare il programma di Barack Obama per il ritorno sulla Luna entro il 2020. Sembra improbabile un blocco del Senato alla nomina dell'ex Generale, sostenuta al contempo dalla Casa Bianca e dall'establishment Democratico. L'ambizioso programma spaziale voluto dal Presidente Barack Obama potrebbe però subire forti rallentamenti date le restrizioni al budget dell'Agenzia. Difficilmente infatti gingeranno alla NASA nuovi finanziamenti pubblici oltre a quelli già concessi ed il perdurare della crisi economica potrebbe costringere a rimandare ad un prossimo futuro la decisione di sviluppare il prossimo programma di esplorazione lunari. La conquista dello spazio, come già sostenuto in precedenza, sembra essere una delle prossime frontiere della sfida tra gli Stati. Resta da verificare quale sarà l'economia in grado di supportare i progetti di ricerca più ambiziosi per una futura "colonizzazione" extraterrestre (leggi qui l'articolo - guarda qui l'intervista a Bill Nelson - leggi l'analisi di Equilibri sul ritorno della corsa allo spazio).

La crisi economica e i crescenti tassi di disoccupazione potrebbero essere due punti fondamentali di debolezza strutturale della programmazione di interventi per l'economia proposti da Barack Obama per fronteggiare la crisi in corso ormai da qualche mese. Negli ultimi dodici mesi il tasso di disoccupazione sarebbe cresciuto fino a raggiungere l'8,9% ma in realtà la situazione complessiva del mercato del lavoro sarebbe ben più grave: introducendo nel computo statistico il numero dei lavoratori sottoccupati e quella che viene definita la riserva di forza lavoro il tasso di disoccupazione arriverebbe a sfiorare il 18%, sintomo di una situazione del mercato del lavoro molto preoccupante per le possibili ricadute sul tessuto sociale del paese. Uno dei problemi più spinosi con cui dovrebbe confrontarsi l'amministrazione Democratica nei prossimi mesi potrebbe essere il favorire, con stimoli fiscali, la creazione di nuovi posti di lavoro in modo da poter fermare l'emorragia che ha colpito tutti i comparti economici più importanti. Favorire nuove assunzioni potrebbe non solo far ripartire l'economia ma consentirebbe alla Casa Bianca di mantenere sotto controllo l'eventuale innalzamento della tensione sociale dovuta alla grave situazione economica che ha colpito il paese (leggi qui lo studio di New American Foundation).


21 maggio 2009

Verrà presentato martedi prossimo dal Presidente Barack Obama il piano della Casa Bianca per favorire il risparmio di combustibili e fissare gli standard di emissioni di gas prodotti dagli autoveicoli, così da poter dare indicazioni certe alle case produttrici di automobili che si trovano già ora in una situazione di difficoltà dovuta alla crisi economica. Il progetto indicherà per la prima volta con precisione gli standard massimi per le emissioni di gas e saranno precisate inoltre le medie di kilometraggio che gli autoveicoli dovranno poter percorrere con un gallone di benzina. Le automobili prodotte nei prossimi anni dovranno infatti poter percorrere 39 miglia con un gallone di benzina (16,5 km per litro) mentre per i camion saranno come minimo 30 le miglia da poter percorrere con un gallone di benzina (13 km per litro). Considerando che il consumo di benzina dei modelli prodotti negli ultimi anni si attesta intorno alle 25 miglia per gallone (10,6 km per litro) l'ambizioso progetto della Casa Bianca potrebbe portare a benefici economici ed ambientali di rilievo. Secondo le stime potrebbero essere infatti risparmiati 1,8 miliardi di barili di petrolio con una riduzione di 900 milioni di tonnellate di gas serra immesse nell'atmosfera. Il piano prevede un costante innalzamento degli standard per le automobili nel corso dei prossimi anni ed il raggiungimento degli obiettivi che verranno presentati martedi sembra essere fissato per il 2016, anche se non sarebbero da escludersi possibili ritardi. Secondo molti analisti e commentatori il piano presentato da Obama farà chiarezza in un settore in cui le norme volte a favorire il risparmio energetico sembrano comporre una ragnatela a volte inestricabile, senza dimenticare che con il piano della Casa Bianca si metterà probabilmente fine alle annose questioni tra i tanti soggetti interessati. Le case automobilistiche avranno quindi degli standard precisi da rispettare e le associazioni ambientaliste potranno controllare e richiedere verifiche sul comportamento delle industrie del comparto nel caso in cui ci fosse il sospetto che qualche azienda decidesse di non sottostare alle indicazioni imposte dal Governo. Per il Rappresentante del Massachussets Ed Markey, promotore di una proposta di legge che fissava a 35 miglia per gallone gli standard da adottare nel consumo automobilistico, Obama avrebbe risolto contemporaneamente problemi di carattere energetico ed economico ricomponendo così un "cubo di Rubik". Il piano della Casa Bianca stabilirà inoltre stadard unici per tutto il paese, scongiurando così la possibilità che ogni Stato possa decidere autonomamente il proprio piano di risparmio energetico e di emissioni di gas serra come era nelle intenzioni della California. Alcuni dei più importanti manager del comparto automobilistico saranno probabilmente a Washington martedi per l'annuncio di Barack Obama e anche il Governatore Repubblicano della California Arnold Schwarznegger dovrebbe partecipare alla presentazione a dimostrazione del sostegno dello Stato al piano della Casa Bianca. I nuovi standard porteranno probabilmente un rincaro medio di $600 al costo delle automobili, ma l'amministrazione spera di poter favorire un risparmio sul costo del carburante così da rendere ammortizzabile in breve tempo il surplus di spesa dei cittadini. Obama ha definito il piano in questione un primo passo verso la riduzione della dipendenza dal petrolio straniero, dichiarazione che sembra confermare la volontà dell'amministrazione Democratica di sviluppare la ricerca e l'utilizzo di forme energetiche alternative agli idrocarburi, tra le quali l'etanolo, come promesso durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali (leggi qui l'articololeggi qui l'articolo).

Sarà John Huntsman Jr., Repubblicano moderato ed ex Ambasciatore statunitense a Singapore, il prossimo rappresentante degli Stati Uniti in Cina. Per poter assumere il nuovo incarico di Ambasciatore a Pechino Huntsman dovrà lasciare l'attuale ruolo di Governatore dello Stato dello Utah. La nomina di un così influente personaggio sembra essere un segnale chiaro del cambiamento degli equilibri avvenuto nel corso degli ultimi anni. Se fino a poco tempo fa era considerata Tokyo la principale sede diplomatica statunitense in Asia per via degli ottimi rapporti tra la Casa Bianca ed il Governo giapponese sembra essere divenuto ora l'esecutivo cinese il principale interlocutore asiatico dell'amministrazione statunitense. La nomina del Governatore dello Utah dovrebbe favorire, secondo le intenzioni della Casa Bianca, rapporti bilaterali ancora più profondi tra i due paesi così da favorire i rapporti politici ed economici tra Washington e Pechino. Scegliendo John Huntsman Barack Obama ha poi dato prova di lungimiranza politica, poichè potrebbe aver allontanato dalla capitale e dall'establishment Repubblicano uno dei personaggi in lizza per la futura leadership del Partito, considerato da molti una delle figure capaci di riunire le correnti moderate e quelle maggiormente conservatrici grazie al pragmatismo che ha sempre contraddistinto il suo operato (leggi qui l'articolo).

Sarebbero pronti alla battaglia mediatica i gruppi conservatori che hanno preparato diversi memorandum sui diversi giudici che Barack Obama potrebbe nominare alla Corte Suprema in sostituzione del rinunciatario David Souter. Secondo quanto appreso da alcuni giornalisti le associazioni conservatrici sarebbero quindi pronte ad attaccare mediaticamente ogni possibile candidato il cui nome è stato inserito nella rosa dei possibili nominati dalla Casa Bianca, consci dell'impossibilità di ostacolare la decisione del Presidente ma con la volontà di stimolare un Partito Repubblicano che sembra essere stato fortemente demoralizzato dalla sconfitta elettorale. La lotta potrebbe inoltre consentire di compattare le fila di quegli innumerevoli movimenti conservatori sfilacciatesi dopo la vittoria di John McCain alle primarie Repubblicane. Secondo alcuni dei promotori dei report questa iniziativa potrebbe rivelarsi come una buona occasione per un primo ed indicativo censimento dei possibili elettori conservatori che il Partito potrebbe recuperare nelle prossime tornate elettorali, senza dimenticare che una campagna mediatica di ampie proporzioni potrebbe inoltre servire per riempire le casse del Partito e di alcuni fund-raiser conservatori rimasti in ristrettezze economiche dopo aver sostenuto la dispendiosa campagna per le elezioni presidenziali dello scorso anno. I memorandum preparati presentano dichiarazioni discutibili rilasciate dai candidati su temi delicati come l'aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la separazione tra la Chiesa e lo Stato e le citazioni di leggi straniere nelle interpretazioni rilasciate sulla Costituzione statunitense. Non sarebbe da escludersi la possibilità che, a fronte di quanto venuto alla luce negli ultimi giorni, la Casa Bianca decidesse di non nominare Sonia Sotomayor alla Corte Suprema per non esporsi a facili critiche o a pesanti attacchi mediatici. La prima nomina per il maggior organo giudiziario del paese potrebbe quindi rivelarsi un momento delicato per il Presidente Barack Obama, anche per via dei curriculum degli altri possibili candidati. Oltre alla Sotomayor sarebbero Diane Wood e Kathleen Sullivan le possibili sostitute di David Souter alla Corte Suprema ma entrambe potrebbero subire attacchi mediatici massicci e capaci di screditarli agli occhi dell'opinione pubblica. La prima potrebbe infatti essere definita come un'esplicita sostenitrice dell'aborto mentre la seconda sarebbe apertamente favorevole alle nozze tra omosessuali. I due temi, cari alle associazioni liberal, sembrano però essere ancora un tabù insuperabile in molti Stati e non sarebbe quindi da ritenersi improbabile la possibilità che Barack Obama decida di orientare verso giudici con curriculum meno attaccabili la scelta del primo nominato alla Corte Suprema della sua Presidenza (leggi qui l'articolo).


13 maggio 2009

Sembra ormai certa la decisione del Governatore della Florida, il Repubblicano Charlie Crist, di candidarsi alle prossime elezioni per il rinnovo del Senato. La notizia è giunta dopo mesi di speculazioni, false notizie e smentite e lascia aperte ora innumerevoli possibilità per quelli che potrebbero essere i prossimi scenari per lo Stato della Florida ma ancor più tra le fila dei Repubblicani per quanto riguarda un possibile cambio di leadership nel prossimo futuro. Crist, conservatore moderato che ha appoggiato la decisione del Presidente Obama di lanciare il pacchetto di stimolo per l'economia, è considerato uno dei personaggi di spicco tra i Repubblicani anche a livello federale e sono in molti a pensare che potrebbe essere tra i leader del Partito alle prossime elezioni presidenziali. Crist ha dichiarato che renderà noti i motivi della decisione solo nei prossimi giorni ma da fonti interne al suo staff si è appreso che dietro alla scelta di rinunciare alla carica di Governatore per trasferirsi nella capitale ci sarebbe la convinzione di poter lavorare più concretamente per il paese occupandosi in prima persona dell'amministrazione federale. La candidatura di Crist, come si è detto, era da tempo prevista. I Democratici della Florida, proprio temendo questa eventualità, hanno programmato da tempo una dura campagna mediatica contro il neo candidato Repubblicano accusandolo di lasciare lo Stato in una condizione di instabilità e di confusione in un momento delicato come quello attuale. Entrambi i possibili candidati del Partito Democratico, il Deputato Kendrick Meek e Dan Gelber, hanno espresso dure critiche nei confronti del Governatore e anche tra le fila dei Repubblicani sembrano serpeggiare malumori e qualche contrarietà. Marco Rubio, rappresentante Statale alla Camera della Florida, ha infatti dichiarato che ufficializzerà al più presto la sua candidatura per il Senato lanciando al contempo un appello alle correnti Repubblicane più conservatrici affinchè si impegnino a suo favore nella lotta che lo vedrà opposto a Crist. Rubio ha apertamente contestato la decisione del Governatore di appoggiare il pacchetto di stimolo all'economia e la sua campagna elettorale sarà probabilmente incentrata su temi storicamente cari ai Repubblicani come il liberismo economico. Secondo alcuni analisti proprio la crisi economica e le decisioni prese da Crist, in aperto dissenso con la leadership Repubblicana, avrebbero potuto ostacolare la rielezione alla carica di Governatore. Per questo motivo la candidatura per il seggio al Senato era apparsa a molti l'unica possibilità rimasta al rappresentante Repubblicano per proseguire la carriera politica senza rischiare di dover lavorare assiduamente per i prossimi quattro anni nel tentativo di ritagliarsi un nuovo ruolo all'interno del Partito. Marco Rubio potrebbe rivelarsi d'altronde uno sfidante difficile da battere: sarà probabilmente la quantità dei fondi raccolti a determinare la fortuna o la sconfitta della candidatura del rappresentante della Camera della Florida ma non sarebbe da escludersi la possibilità che la discesa in campo di un ex Governatore con un largo seguito, come Jeff Bush, possa far pendere l'ago della bilancia a favore del giovane candidato conservatore. Le prossime elezioni per il rinnovo del Congresso potrebbero inoltre rappresentare un buon banco di prova per capire quali saranno gli orientamenti di voto degli elettori del Grand Old Party, che sembrano essere sempre più divisi in correnti antagoniste i cui programmi o candidati rischiano di creare una spaccatura insanabile. Marco Rubio ha già dichiarato di considerare le prossime elezioni in Florida alla stregua di un referendum tra la parte moderata e quella più conservatrice del Partito e gli analisti sono convinti che sarà questo il leit-motiv della campagna elettorale in casa Repubblicana. Sono comunque in molti a chiedersi se la decisione del Governatore porterà nel prossimo futuro anche altri membri del Governo della Florida a scegliere di lasciare gli attuali incarichi per tentare l'elezione a posti di responsabilità di maggior rilievo. Il rischio maggiore sembra ora correrlo il Partito Repubblicano, che potrebbe veder cadere alle prossime elezioni, e per i prossimi anni, in mani Democratiche uno Stato da sempre considerato una roccaforte e storicamente vicino alla leadership conservatrice del paese (leggi qui l'articololeggi qui l'articolo).

La Casa Bianca sembra essere alle prese nelle ultime settimane con una decisione che potrebbe rivelarsi storica. Barack Obama dovrà infatti procedere entro breve alla nomina di un giudice della Corte Suprema a seguito della notizia, diffusasi alla fine di aprile, del pensionamento di David Souter. Nominato giudice associato dall'ex Presidente George W.Bush Souter ha infatti annunciato l'intenzione di ritirarsi al termine della corrente sessione della Corte, alla fine di giugno 2009, lasciando così vacante un posto nel consesso dei giudici più importante degli Stati Uniti. Barack Obama dovrà quindi decidere a quale giudice affidare il seggio resosi libero e al momento, secondo molte fonti, potrebbe essere una donna a ricoprire il ruolo di Souter. Potrebbe infatti essere Sonia Sotomayor, di chiare origini ispaniche, ad essere nominata dal Presidente nuovo giudice associato alla Corte Suprema. La Sotomayor sarebbe il primo giudice di origine ispanica ad occupare un posto di così alto livello all'interno del maggior organo giudiziario statunitense, sfatando un'altra delle tradizioni storiche rispetto all'origine Wasp (White anglo-saxon protestant) dei giudici della Corte. Secondo alcuni analisti Barack Obama starebbe valutando la possibilità di rimandare la nomina della Sotomayor per calcoli di tipo puramente politico, in attesa probabilmente che alcuni dei giudici anziani decidano di abbandonare il posto per raggiunti limiti di età. Sia John Paul Stevens, 89 anni, che Ruth Bader Ginsburg, 76 anni, potrebbero infatti annunciare entro breve la volontà di rimettere il mandato. Per questo la Casa Bianca potrebbe valutare la possibilità di nominare la Sotomayor dopo aver proposto un nome più vicino alla tradizione per la prima nomina riguardante la composizione della Corte Suprema. Non sarebbe però da escludersi la possibilità che Obama decidesse invece di accellerare questo cambiamento proponendo la giudice ispanica, così da accontentare al contempo le istanze dei gruppi di pressione legati alle comunità latinos statunitensi. L'appoggio alla nomina della Sotomayor è infatti totale da parte delle comunità ispaniche e potrebbe essere un primo segnale di apertura da parte della Presidenza, così da favorire la completa intergrazione delle stesse nel tessuto socio-istituzionale del paese. Il Congressional Hispanic Caucus, associazione che riunisce i maggiori rappresentanti ispano-statunitensi, ha infatti sottolineato l'importanza che avrebbe per le comunità di latinos la nomina della Sotomayor alla Corte Suprema e i collaboratori di Obama avrebbero parlato con Nydia Velazquez e Charles Gonzales, leader del movimento, per confrontarsi sull'eventualità della nomina. Anche le altre associazioni ispaniche si sono dette favorevoli alla scelta della Casa Bianca, che vorrebbe però evitare di far apparire la nomina come una ricompensa per il sostegno ricevuto dal Presidente durante la campagna elettorale. Per questo motivo non sarebbe da escludersi la possibilità che la scelta venga presentata come la migliore possibile dato il curriculum della candidata e la sua carriera di rilievo nel ramo giudiziario, mantenendo al contempo un basso profilo rispetto alle origini del giudice designato. Sonia Sotomayor è infatti stata presentata dai Senatori Democratici dello Stato di New York, Charls Schumer e Kirsten Gillibrand, come uno dei migliori giudici possibili per ricoprire la carica data la vasta esperienza nel giudicare situazioni di disagio e capace di mantenere un contatto con la realtà difficile quando si lavora in ambiti giudiziari di alto livello. Una base utile su cui poter costruire la nomina del primo giudice ispanico alla Corte Suprema degli Stati Uniti (leggi qui l'articolo).

Sembra tornare prepotentemente alla ribalta dell'attenzione pubblica la questione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, che tante discussioni ha generato nel corso degli ultimi anni e che potrebbe costare a Barack Obama l'appoggio di molte associazioni liberal. Alla nomina di Josh Dubois a capo dell'Ufficio  per le iniziative religiose e per la Comunità, organo interno all'organigramma della Casa Bianca, sono seguite aspre critiche data la posizione poco chiara della nuova amministrazione rispetto a temi come i diritti degli omosessuali. Nè il Presidente Obama nè alcuno dei rappresentanti della Casa Bianca sembra infatti aver finora chiarito quali saranno le decisioni della nuova amministrazione rispetto ai matrimoni tra persone delle stesso sesso o le discriminazioni che gli omosessuali subirebbero nell'esercito. Finora è infatti stata applicata la regola del "non chiedere-non dire" la cui pena in caso di disobbedienza consiste nell'allontanamento dal battaglione per un anno, pratica contro cui si era scagliato Barack Obama nel corso della campagna elettorale per le presidenziali ma che è rimasta finora in vigore senza alcun cenno di volontà rispetto ad eventuali cambiamenti da parte della Casa Bianca. Al Presidente viene contestata la scelta del silenzio rispetto a queste situazioni ma non sarebbe da escludersi la possibilità che il nuovo esecutivo richieda ai Capi di Stato Maggiore un nuovo atteggiamento nei confronti degli arruolati omosessuali. Anche il Gen. Colin Powell, ex Segretario di Stato durante la presidenza di George W. Bush, ha dichiarato che sarebbe giunto il momento per riesaminare a fondo la questione e pretendere un atteggiamento più rispettoso dei diritti di tutti. La situazione potrebbe peggiorare nel caso in cui ci fosse un costante aumento del numero degli Stati pronti a dichiarare legittime e legali le unioni omosessuali. La Casa Bianca non potrebbe far nulla per ostacolare questa tendenza e sarebbe probabilmente costretta, al contempo, ad esercitare pressioni più decise sugli ambienti militari per non perdere l'appoggio delle associazioni liberal e dei gruppi omosessuali (leggi qui l'articolo).



6 maggio 2009

La crisi economica e le politiche ambientali ed energetiche della nuova amministrazione Democratica sembrano far sentire i propri effetti sui alcuni dei comparti agricoli più importanti del primario statunitense. La crisi sembra aver investito pesantemente i produttori di cotone della regione del Delta del Mississipi, messi in ginocchio da una stagnazione economica che ha bloccato il commercio di capi d'abbigliamento e arredamento per la casa e costretti a bloccare la produzione perchè incapaci di sostenere le ingenti spesi per la messa a coltura delle immense piantagioni. Il Dipartimento dell'Agricoltura si aspetta quest'anno un calo delle esportazioni del settore vicino ai 1,2 miliardi di dollari con una riduzione della superficie coltivata del 7% rispetto al 2008 e del 42% se messa a confronto con quella del 2006. Il declino del comparto sembra essere quindi stato costante negli ultimi anni ma gli agricoltori, che hanno già vissuto periodi di boom e cali improvvisi dovuti alle speculazioni sulle materie prime, dichiarano di non aver mai visto una situazione così preoccupante. Il prossimo sarà infatti il peggior raccolto in termini quantitativi dal 1983 e, sebbene l'estensione delle terre coltivate a cotone sia andata costantemente diminuendo nel corso degli anni proprio la zona del Delta del Mississipi era riuscita a preservare la tradizione rispetto ai vistosi cambiamenti in corso nel resto del paese. La coltura del cotone, spesso legata a condizioni di lavoro piuttosto dure e a bassi salari, rappresenta uno dei temi più radicati nella cultura e nella storia  statunitensi, basti pensare alle lotte contro la schiavitù e alla nascita di generi musicali come il blues legati alla condizione dei neri sfruttati nelle piantagioni. Ancora oggi nella regione sono molto forti i legami con il passato e la tradizione ed un po' ovunque è possibile visitare musei cittadini in cui è narrata la storia della regione e delle coltivazioni, il cui sviluppo è andato parallelo fin quasi i giorni nostri. L'attuale crisi dell'industria del cotone sembra essere dovuta a numerosi fattori tra cui il più importante sembra essere il calo della redditività del cotone in agricoltura rispetto all'aumento vertiginoso della redditività delle piantagioni di mais e soia. La globalizzazione, con l'aumento della domanda di olio vegetale di soia e cereali da foraggio da parte di India e Cina, e la rapida espansione della produzione di etanolo favorita dal Governo federale hanno quindi portato ad un aumento delle superfici agricole destinate alla coltivazione di altre colture rispetto a quella del cotone. Senza contare che alcune specie di mais sembrano godere particolarmente delle condizioni ambientali nella regione del Mississipi. Dal 2003 la situazione produttiva è andata via via peggiorando portando al contempo un rapido aumento dei tassi di disoccupazione. In molti hanno già deciso di convertire le colture o di lasciare la produzione. Il rapido sviluppo di politiche di diversificazione energetica volute da Barack Obama potrebbe portare ad un ulteriore aggravamento della situazione poichè la conversione delle colture e delle aziende non è da considerarsi immediata quanto più realizzabile nel breve/medio periodo, questo potrebbe portare ad un ulteriore aumento dei tassi di disoccupazione regionali e ad ulteriori perdite in campo economico (leggi qui l'articolo).

La questione della diversificazione energetica e dell'occupazione sembra occupare anche molti opinionisti politici su fronti diversi. In molti ritengono infatti che, data la recessione economica e l'attenzione che l'attuale amministrazione sembra riservare alla creazione di nuovi posti di lavoro, non sarebbe da escludersi a priori l'idea di avviare nuove perforazioni su suolo statunitense per una ripresa delle attività estrattive legate agli idrocarburi. Secondo la US Geological Survey, Agenzia Geologica federale, 
il sottosuolo sarebbe ancora ricco di idrocarburi e le stime presentate indicano che gli Stati Uniti potrebbero sfruttare ancora a lungo le proprie riserve di petrolio e gas naturale. Le ultime prospezioni indicano che alcune formazioni in North Dakota e Montana potrebbero contenere 3,65 miliardi di barili di petrolio, più di 20 volte di una stima rilasciata nel 1995. Le riserve non potrebbero fornire rapidamente petrolio o gas naturale, servirebbero tra i 10 e i 15 anni per completare le prospezioni ed i progetti, ma le esplorazioni e lo sviluppo degli stessi potrebbero in primis generare nuovi posti di lavoro e in secondo luogo portare a benefici in termini economici dato il risparmio sulle future importazioni di risorse da altri paesi. Non sono pochi gli analisti che non vedono un programma preciso dell'amministrazione per quello che viene definito "il Green Deal" di Obama e più di una voce si è levata a criticare una scelta che per molti appare dettata più da convenienza politica che dalla reale volontà di porre in essere una profonda riforma del comparto produttivo legato all'energia. A questa delicata questione ne è connessa una seconda che è da ritenere ancor più fragile, quella dell'occupazione legata allo sviluppo di programmi per l'energia pulita e alla conversione del comparto energetico nazionale. Secondo molti analisti frenare ora lo sviluppo e la ricerca del comparto estrattivo degli idrocarburi porterebbe ad una disoccupazione di tipo cronico poichè la crescita del settore produttivo legato alle risorse rinnovabili non sarebbe assolutamente in grado di assorbire i moltissimi lavoratori impiegati nelle aziende petrolifere o sussidiarie. Il comparto legato alla produzione degli idrocarburi impiegherebbe infatti al momento 1,8 milioni di lavoratori mentre quello delle energie rinnovabili tra i 35.000 e gli 85.000. Politiche di sovvenzioni poco accorte potrebbero portare a licenziamenti di massa nel primo caso e solo ad un modesto aumento nel numero dei lavoratori nel secondo, ingrossando così le fila dei disoccupati cronici (leggi qui l'articolo).

A seguito dei presunti attacchi informatici al Pentagono e ad alcune agenzie federali il Dipartimento della Difesa e la National Security Agency starebbero valutando la possibilità di creare un nuovo cyber-comando in grado di supervisionare le reti telematiche militari e governative oltre a quelle civili. Come dichiarato dal Direttore, Generale Keith Alexander, al sottocomitato del Congresso per le Forze Armate ed il terrorismo il comando potrebbe essere insediato a Fort Meade e sarebbe sotto il diretto e completo controllo dell'Agenzia per la Sicurezza Nazionale. Alexander ha precisato inoltre che attraverso lo stesso comando la NSA sarebbe in grado di fornire supporto tecnico ed informatico anche al Dipartimento per la Sicurezza Interna, già responsabile della protezione civile e delle reti energetiche e telematiche in tutto il paese. Lo sviluppo del progetto consentirebbe quindi di poter sorvegliare da un solo centro operativo le reti telematiche militari supportando il controllo del Dipartimento per la Sicurezza Interna e favorendo il passaggio delle informazioni rilevanti in grado di evitare eventuali futuri attacchi. Secondo molti analisti qualsiasi sforzo della NSA riguardante le reti telematiche civili oltre che quelle militari richiederebbe un'attenta analisi giuridica per evitare casi di controllo illecito di comunicazioni tra privati come accaduto negli anni della Presidenza di George W. Bush. La collaborazione tra il Dipartimento della Sicurezza Interna e l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale sarebbe quindi una questione da affrontare approfonditamente per le implicazioni che potrebbe avere rispetto alla libertà delle comunicazioni e delle informazioni scambiate telematicamente tra privati cittadini. Non bisogna inoltre dimenticare che una più stretta collaborazione tra i due organi di controllo porterebbe a poter eventualmente controllare anche le comunicazioni tra aziende e gruppi privati, riducendo così in via teorica anche la privacy e la segretezza aziendale oltre che quella personale. Al momento la proposta sarebbe al vaglio della Casa Bianca, impegnata anche in una revisione delle iniziative volte a favorire la sicurezza informatica. Non è perciò da escludersi la possibilità che l'amministrazione Democratica decida di proseguire sullo stesso cammino tracciato dal Presidente George W. Bush, decidendo di restringere parzialmente alcune libertà personali e civili per permettere più accurati controlli in grado si garantire la sicurezza nazionale ed attirandosi al contempo le critiche delle associazioni a difesa delle libertà dei cittadini dal controllo governativo sulla vita privata della popolazione (leggi qui l'articolo).

A seguito della decisione di cambiare Partito e perciò schieramento all'interno dei gruppi il Senato ha spogliato dei benefici concessi dall'anzianità di servizio in neo Democratico Arlen Specter, che si troverà quindi nelle prossime audizioni delle commissioni senatoriali a non poter ricoprire le posizioni chiave che in molti pensavano potesse riuscire ad ottenere a seguito del suo passaggio nelle file del Partito di maggioranza. Specter aveva infatti dichiarato che uno dei suoi obiettivi primari era la presidenza della commissione senatoriale per gli stanziamenti, incarico che gli avrebbe permesso di velocizzare i lavori per l'approvazione di stanziamenti a favore dello Stato della Pennsylvania prima della candidatura per la rielezione del 2010. L'attuale situazione potrebbe rivelarsi infatti un ostacolo di non poco conto sulla strada per la riconferma al seggio senatoriale. I vertici del Partito Democratico, e il capogruppo al Congresso Harry Reid, hanno fatto sapere che qualsiasi eventuale incarico da assegnare a Specter verrà preso in considerazione solo successivamente alla sua rielezione. Le dichiarazioni di Reid lasciano pensare ad una resa dei conti nelle file Democratiche a seguito della decisione di Specter di aderire al Partito per puro calcolo elettorale. Erano stati molti i rappresentanti della maggioranza a criticare l'appoggio, e le dichiarazioni, di Reid ed Obama a favore del transfuga Repubblicano e la possibile spaccatura paventata da alcuni esponenti di spicco del Partito Democratico della Pennsylvania deve aver favorito la revisione delle posizioni dei leader federali. Specter rischia quindi ora di "scomparire" dal centro della scena politica e la retrocessione al ruolo di Senatore "junior" potrebbe essere un serio ostacolo alla prossima rielezione, soprattutto se l'ex Governatore Repubblicano Tom Ridge deciderà di scendere in campo e tentare la corsa alle prossime elezioni per il rinnovo del Congresso (leggi qui l'articolo).

Si è chiuso con qualche preoccupazione il meeting annula dell'American Pro-Israel Lobby (AIPAC), la maggiore lobby ebraica statunitense di cui due membri sono stati accusati di spionaggio volto a favorire il passaggio di informazioni riservate al Governo israeliano. Il caso ha infatti sollevato molti dubbi sull'annosa questione della doppia fedeltà della comunità ebraica, legata per cittadinanza agli Stati Uniti ma fedele e vicina allo stesso tempo allo stato di Israele. Molti esponenti del gruppo si sono detti sollevati per il licenziamento e l'arresto dei due analisti ed è probabile che l'AIPAC continui, nonostante quanto è successo, a poter esercitare forti pressioni su esponenti di spicco del Congresso e dell'amministrazione statunitense. Molti Senatori e Deputati hanno infatti partecipato alle differenti sessioni del meeting e alle cene organizzate poco lontano dai palazzi governativi di Washington, presenza fondamentale per rimarcare l'importanza dell'associazione e la capacità di intervenire ai più alti livelli decisionali della vita politica statunitense (leggi qui l'articolo).



29 aprile 2009


Ha fatto scalpore la decisione del Senatore Repubblicano della Pennsylvania Arlen Specter di lasciare le fila del gruppo di minoranza al Senato per entrare a far parte del Partito Democratico e rafforzare così il gruppo di maggioranza al Congresso in un momento delicato per l'agenda politica statunitense. Specter ha apertamente dichiarato che la sua scelta è frutto di un'accorta manovra politica che potrebbe consentirgli la rielezione per un ulteriore mandato al Senato alle prossime elezioni del 2010. La decisione, presa su consiglio dei suoi analisti politici, sarebbe giunta dopo che alcune indagini condotte tra gli elettori Repubblicani nel collegio della Pennsylvania avrebbero messo in evidenza la precisa volontà di votare per un Repubblicano conservatore alle prossime elezioni primarie del Partito. La situazione avrebbe visto quindi l'attuale Senatore destinato alla sconfitta, fortemente penalizzato dalla sua reputazione di Repubblicano moderato capace di appoggiare il pacchetto economico proposto da Barack Obama per stimolare la ripresa dell'economia e di votare con la maggioranza l'approvazione del piano per il rilancio economico. I rappresentanti del Grand Old Party hanno fatto sapere che considerano la decisione di Specter null'altro che un atto di auto-conservazione politica e hanno cercato di sminuire la vicenda dichiarandolo un caso isolato tra i rappresentanti Repubblicani al Congresso. La decisione del Senatore della Pennsylvania avrà probabilmente ripercussioni profonde sugli equilibri interni al Congresso. I Democratici potrebbero avere 60 rappresentanti al Senato nel caso in cui i giudici decidessero di assegnare ad Al Franker il seggio del Minnesota ancora vacante, probabilità che sembra farsi sempre più vicina. Una così larga maggioranza consentirebbe al gruppo guidato da Harry Reid, Senatore del Nevada, di sostenenere con ancora maggior decisione i progetti della Casa Bianca per l'assistenza sanitaria e le scelte di politica energetica. Con il supporto di Specter i Democratici potrebbero dirsi al sicuro da eventuali manovre politiche Repubblicane in grado di bloccare i lavori e se anche il Senatore ha fatto sapere che voterà secondo giudizio personale sui progetti di legge più controversi è da escludere che possa decidere di ostacolare la marcia Democratica
nel prossimo futuro. Specter dovrà infatti partecipare alle primarie del Partito e sarà sostenuto in campagna elettorale sia da Reid che dal Presidente Obama, la cui discesa in campo servirà ad ostacolare l'elezione di eventuali avversari provenienti dalle fila Democratiche. Il Senatore è stato uno dei tre rappresentanti Repubblicani a votare a favore del piano per il rilancio dell'economia, è un sostenitore delle leggi sull'aborto e sui diritti sulla ricerca riguardante le celluli staminali embrionali: questi i temi cari all'elettorato Democratico che potrebbero portarlo ad un nuovo mandato per il Senato. La vicenda sembra esser stata seguita e portata a compimento anche dall'ufficio del vicepresidente Biden, da cui sono giunte dichiarazioni che hanno confermato il diretto coinvolgimento dell'ex Senatore nella questione.
La decisione di Specter potrebbe consegnare il completo controllo del Senato al Partito guidato da Barack Obama, che non dovrebbe quindi incontrare in futuro grosse difficoltà nel far approvare anche i disegni di legge o di riforma più delicati. L'uscita del Senatore dal gruppo Repubblicano potrebbe inoltre essere un segnale della difficoltà dei rappresentanti conservatori facenti parte delle correnti moderate all'interno del Partito. A fronte di un ulteriore spostamento verso destra dei Repubblicani non sarebbero quindi da escludersi altre defezioni di una certa rilevanza (leggi qui l'articololeggi qui l'articolo).
L'entrata di Specter nel Partito Democratico sembra però poter creare qualche attrito tra la leadership e i rappresentanti al Congresso. Non tutti i Democratici sarebbero infatti pronti a sostenere la rielezione al Senato dell'ex Repubblicano come già dichiarato da Reid e da Barack Obama e Giuseppe Torsella, candidato alle primarie della Pennsylvania, ha già fatto sapere che non intende rinunciare a correre per le elezioni del 2010. Joe Sestak, già Rappresentante Democratico alla Camera, ha invece dichiarato di voler parlare direttamente con Specter prima di annunciare un eventuale ritiro dalla campagna elettorale per il seggio del Senato. Parole simili sono giunte anche da Josh Shapiro, secondo Deputato Democratico della Pennsylvania, che ha precisato di voler incontrare il nuovo rappresentante del Partito per vagliare la sua richiesta di entrare a far parte del gruppo di maggioranza al Congresso. Non sarebbe quindi da escludersi la possibilità che l'opposizione dei Deputati della Pennsylvania e l'eventualità che alcuni candidati al seggio del Senato trasformino le elezioni primarie in una dura lotta contro la decisione della leadership del Partito fino a portare ad ulteriori divisioni dopo le note acredini tra le diverse correnti durante la scorsa campagna elettorale(leggi qui l'articolo).

Funzionari del Dipartimento della Giustizia hanno approvato per la prima volta un progetto di legge riguardante le condanne per equiparare il possesso di cocaina nelle sue diverse forme. Attualmente infatti la legge, detta del 100 a 1, prevede che la sanzione per chi è trovato in possesso di cinque grammi di crack, cocaina allo stato solido, sia la stessa di colui che viene trovato in possesso di 500 grammi di cocaina in polvere. I gruppi per i diritti civili da anni portano avanti questa battaglia poichè gli effetti della suddetta legge sarebbero sproporzionati, con disuguaglianze a sfavore dei più poveri e delle minoranze. Il crack è infatti tra le droghe più consumate dalle minoranze e da appartenenti ai ceti sociali in difficoltà dato il basso costo delle pepite, il più delle volte contenenti quantità inferiori di sostanza, e la loro facile reperibilità nelle strade dei quartieri periferici. La questione ha destato l'attenzione dei rappresentanti di entrambi i partiti ma mai prima d'ora i funzionari del Dipartimento della Giustizia avevano deciso di sostenere la riforma della legislativa. La proposta di riforma farebbe parte del programma della Casa Bianca per la lotta al consumo di droga e la possibilità di reinserimento sociale degli ex tossicodipendenti. Il programma prevede inoltre consulenza psicologica e formazione professionale per coloro che si sottoporranno ai programmi di disintossicazione. Il capogruppo di maggioranza al Senato, il Democratico dell'Illinois Richard Durbin, ha dichiarato che dalle rilevazioni compiute nelle carceri federali negli ultimi anni più della metà dei detenuti rinchiusi avrebbero commesso reati legati allo spaccio e al consumo di stupefacenti e che l'82% dei detenuti condannati per posseso di crack sarebbero di origini afroamericane. La situazione sarebbe quindi sintomatica delle disparità razziali che minano la fiducia nel sistema giudiziario statunitense da parte delle minoranze (leggi qui l'articolo).

Novità importanti giungono anche dai controlli sulla stabilità del sistema bancario statunitense. Dalle prove effettuate nei giorni scorsi è emersa infatti una situazione preoccupante: almeno sei delle diciannove banche prese in esame necessiterebbero di nuove iniezioni di capitali per poter proseguire nelle attività. La maggior parte dei capitali potrebbe provenire dalla vendita di azioni privilegiate ed ufficiali della Federal Reserve sarebbero impegnati nei colloqui con i gruppi bancari, tra cui Citigroup e Bank of America, che le autorità di regolamentazione hanno indicato come i più bisognosi di nuovi capitali e di ulteriore stabilità. L'amministrazione Obama starebbe spingendo per trovare una soluzione che non preveda ulteriore esborso di denaro pubblico, per questo sarebbe favorevole all'ipotesi di vendita o cessione di azioni che non comporterebbe un intervento del Governo federale. Sembra essere infatti improbabile l'ipotesi che il Congresso decida di destinare ulteriori risorse pubbliche per il salvataggio di banche o istituti di credito privati. Il Segretario al Tesoro Timothy Geithner ha fatto sapere che le banche hanno facoltà di aggiungere capitale attraverso l'aumento di fondi privati e ha al contempo sottolineato che gli istituti che hanno già beneficiato del sostegno della Casa Bianca e del Congresso potrebbero trovarsi a dover affrontare rigidi controlli. Non sarebbero quindi da escludersi a priori sostituzioni di dirigenti di primo piano o membri dei consigli di amministrazione di alcune delle più grosse corporation a fronte di ulteriori azioni dell'amministrazione Democratica volte a favorire la stabilità bancaria necessaria al rilancio dell'economia e della produttività statunitensi (leggi qui l'articolo).



22 aprile 2009

Sarebbe stato sottratto da hacker cinesi il progetto del Joint Strike Fighter (JSF), il bombardiere di ultima generazione F-35 Lightning II, ultimo modello di tecnologia aerospaziale costruito da Lockheed Martin Corporation e voluto dal Pentagono. Già da alcuni mesi i sistemi informatici militari statunitensi sarebbero sotto costante minaccia di attacchi informatici e l'intrusione dei sistemi avvenuta nei giorni scorsi non sarebbe che l'ultima di una serie di pericolose effrazioni telematiche i cui risultati potrebbero rivelarsi solo nel medio e lungo periodo vanificando gli sforzi del Pentagono di sviluppare progetti top secret per il miglioramento delle tecnologie militari ora disponibili. Il progetto JSF sarebbe costato ai contribuenti statunitensi una cifra vicina ai 300 miliardi di dollari ed era considerato uno dei programmi di punta per l'evoluzione dei futuri jet da combattimento per l'Air Force statunitense. Il Pentagono e l'azienda Lockheed Martin hanno prontamente smentito l'accaduto ammettendo l'attacco da parte dei pirati informatici ma negano risolutamente che questi siano riusciti ad impadronirsi dei progetti per la costruzione dell'F35. La possibilità di eventuali incursioni da parte di hacker stranieri era stata presentata qualche settimana fa dal Capo del Comando Strategico del Pentagono Generale Kevin Chilton davanti al Sottocomitato della Camera dei Rappresentanti. La gestione della sicurezza dei siti informatici governativi passerà quindi dall'Homeland Security al Pentagono e verrà probabilmente potenziato lo Stratcom, divisione del Dipartimento della Difesa che si occupa della difesa dei networks telematici delle Forze Armate. Non è inoltre da escludersi la possibilità che la Casa Bianca decida di proporre l'istituzione di una figura che si occupi esclusivamente del sistema di protezione della rete informatica dei siti del Governo federale ed è facile prevedere ulteriori stanziamenti a favore del settore della sicurezza telematica (leggi qui l'articolo).

Dopo giorni di dibattito pubblico a seguito della pubblicazione dei memorandum riguardanti le misure adottate per gli interrogatori dalla Central Intelligence Agency Barack Obama ha rassicurato i dipendenti della CIA nel corso della sua prima visita a Langley, il quartier generale dell'Agenzia di Sicurezza statunitense. Il presidente ha sottolineato infatti che si impegnerà nel corso del suo mandato a proteggere i segreti riguardanti la sicurezza nazionale ed ha precisato che la pubblicazione dei memorandum preparati dal Dipartimento della Giustizia durante la presidenza del Repubblicano George W.Bush è stato il risultato di un procedimento giudiziario che l'amministrazione Obama non ha potuto evitare. Obama ha precisato di essere a conoscenza delle difficoltà che incontrano gli agenti dell'Agenzia nel loro quotidiano lavoro di protezione dei cittadini e degli interessi statunitensi nel mondo e ha sottolineato che ciò che rende differenti gli Stati Uniti da molte altre nazioni è proprio la disposizione a difendere i propri valori ed ideali nei momenti più difficili. Con la pubblicazione dei memorandum e la decisione di non perseguire penalmente gli agenti colpevoli di torture la Casa Bianca ha lanciato un messaggio ben preciso all'opinione pubblica. La decisione di Barack Obama include al contempo la volontà di rendere il più trasparenti e legali possibili le attività delle Agenzie di intelligence, ma sottolinea anche la scelta dell'amministrazione di non perseguire agenti governativi che hanno violato le leggi mentre erano impegnati in missioni contro terroristi internazionali. La scelta dell'attuale presidente di rendere illegali le così dette "tecniche di interrogatorio rafforzate" è stata biasimata da molti appartenenti alla precedente amministrazione Repubblicana, con il vicepresidente Dick Cheney che ha sottolineato come questo potrebbe aumentare il rischio di ulteriori attentati terroristici. Secondo altri esponenti dell'amministrazione Bush la pubblicazione e la condanna delle tecniche di interrogatorio da parte della Casa Bianca ha dato ai terroristi il vantaggio di sapere fin dove le Agenzie di Intelligence potranno spingersi per estorcere informazioni ai prigionieri. Le parole di Obama hanno comunque indispettito i membri dell'intelligence e preoccupano non poco gli agenti della CIA data anche l'apertura di una commissione senatoriale composta da mebri di entrambi i partiti che ha il preciso incarico di indagare sull'operato dell'Agenzia negli anni dell'amministrazione Bush. La decisione di Obama, se da un lato sembra indebolire la CIA e le altre Agenzie, dall'altro ha avuto un forte impatto mediatico e il conseguente rafforzamento dell'appeal dell'attuale amministrazione rispetto al giudizio dell'opinione pubblica. Non è da escludersi però la possibilità, frequente nel corso della storia statunitense, che direttive interne segretate concedano ben più libertà agli agenti dell'intelligence di quanto in realtà l'amministrazione e le parole di Obama non lascino credere. Se la Sicurezza Nazionale è uno, se non il più importante, degli obiettivi di un Presidente è difficile pensare che questo si privi dell'azione delle Agenzie di Intelligence per assicurare al paese tranquillità ed evitare la possibilità di nuovi attacchi al suolo statunitense (leggi qui l'articolo) (leggi qui l'articolo).

I procuratori federali stanno valutando in queste ore la possibilità di richiedere il processo con l'accusa di spionaggio per due ex lobbysti appartenenti all'AIPAC (American Pro-Israel Lobby), uno dei maggiori gruppi di pressione a favore di Israele. I due sarebbero accusati di aver cospirato per ottenere informazioni classificate di estrema delicatezza da alcuni membri del Congresso per poterle successivamente trasmetterle agli organi di informazione e al Governo di Gerusalemme. Alcune fonti hanno indicato nella Rappresentante Democratica alla Camera Jane Harman il collegamento fra l'AIPAC ed il Congresso e dalle intercettazioni effettuate dall'NSA (National Security Agency) si è giunti a conoscenza delle richieste dei due lobbysti, che chiedevano di intercedere presso il Dipartimento della Giustizia al fine di aiutare alcuni dipendenti dell'AIPAC. Alla Harman sarebbe stata promessa la presidenza della Commissione per l'Intelligence della Camera dei Rappresentanti. Rimangono seri dubbi sulla presunta colpevolezza della Harman e anche alcuni agenti federali hanno dichiarato che la Rappresentante Democratica potrebbe essere totalmente estranea alla questione. Non si capisce però come la Harman sia capitata al centro delle registrazioni dell'NSA e soprattutto perchè avrebbe tentato di tenere la questione lontano dai riflettori chiedendo al New York Times di non pubblicare un articolo su quanto stava accadendo. La situazione potrebbe servire al Presidente Barack Obama, che già in campagna elettorale aveva lasciato intendere la sua netta avversione per le pressioni politiche provenienti dalle lobby e dai gruppi d'interesse, per proporre controlli ancora più stringenti sulle attività delle lobby e dei gruppi di pressione, fiorite durante l'amministrazione Repubblicana e già protagoniste di alcuni scandali di portata nazionale
(leggi qui l'articololeggi qui l'articolo).

E' stato confermata dal Senato statunitense la nomina di Cristopher Hill come nuovo ambasciatore in Iraq. Dopo una seduta convulsa e discussioni piuttosto animate Hill ha incassato la fiducia di 73 senatori contro i 23 contrari alla sua nomina. Dure accuse sono state rivolte alle attività del candidato, già inviato del Dipartimento di Stato nei colloqui con la Corea del Nord, colpevole secondo i Repubblicani di non aver fatto alcunchè per far avanzare le discussioni con Pyongyang su temi come i diritti umani e le libertà personali. Secondo il Senatore Sam Brownback, rappresentante Repubblicano del Kansas, Hill non avrebbe alcuna capacità diplomatica. Parole in difesa dell'ex inviato in Nord Corea sono state pronunciate dal Democratico John Kerry, Senatore del Massachusetts, secondo cui gli errori di Hill sarebbero invece da imputare a Condoleezza Rice, a quei tempi Segretario di Stato, e alle scelte della Casa Bianca riguardo all'approccio con il governo di Pyongyang. Uno dei compiti del futuro ambasciatore in Iraq sarà la pianificazione del programma di riduzione della presenza statunitense sul territorio iracheno, missione che la Casa Bianca ritiene fondamentale per cui potrebbero però servire diversi anni per la realizzazione. (leggi qui l'articolo)

La settimana ha riservato qualche cambiamento anche nello staff impegnato alla Casa Bianca. Il direttore della comunicazione per la Presidenza Ellen Moran ha rassegnato le dimissioni martedi, a soli tre mesi dall'insediamento. La Moran ricoprirà l'incarico di Capo dello staff del Segretario al Commercio Gary Locke, una posizione che in molti ritengono di minor prestigio ma che potrebbe rendere più influente l'ex direttrice della comunicazione della Casa Bianca. Nel periodo passato al fianco di Obama la Moran ha curato la pianificazione e la strategia di comunicazione della presidenza e alcuni analisti hanno indicato in cause ambientali le motivazioni delle dimissioni e del cambio di ruolo. La nomina della Moran, sostenitrice di Hillary Clinton alle primarie Democratiche, era apparsa a molti fuori luogo anche per la sua inesperienza nel gestire questioni riguardanti il settore governativo. La possibilità di influenzare alcune decisioni all'interno della Casa Bianca era continuamente ostacolata dal doversi confrontare con una schiera di sostenitori di Obama della prima ora, da molto più tempo vicini al Presidente e quindi più ascoltati rispetto ad un'acerrima nemica nel periodo delle primarie. Barack Obama ha ringraziato la Moran per l'attività finora svolta alla Casa Bianca e si è detto lieto che la stessa possa mettere a disposizione del Segretario al Commercio le sue capacità. Non sarebbe da escludersi la possibilità che sia Dan Pfeiffer, attuale vice-direttore della comunicazione e direttore della comunicazione nella campagna elettorale per le presidenziali, ad essere designato come sostituto. La nomina di Pfeiffer potrebbe quindi rafforzare anco di più intorno ad Obama il cerchio di collaboratori ed amici che sono giunti alla Casa Bianca lavorando per il candidato Democratico fin dalle elezioni primarie, andrebbe così formandosi un gruppo ancor più compatto di quello presentato finora e capace di sostenere il Presidente senza faide intestine per le posizioni di potere o altre lotte destabilizzanti per gli ancor fragili equilibri all'interno della Casa Bianca (leggi qui l'articolo).


15 aprile 2009

Il Presidente Barack Obama sta preparando il 5° Summit delle Americhe, che si terrà dal 17 al 19 aprile a Trinidad e Tobago, in modo da poter affrontare al meglio le critiche che proverranno dai leader storicamente ostili a Washington ma ancor più dai partner più fidati della Casa Bianca in America Latina. Il ruolo centrale degli Stati Uniti nella crisi finanziaria mondiale, che ha colpito pesantemente anche le economie dei paesi del sud del continente, sarà probabilmente il maggior punto di debolezza negli incontri diplomatici con i leader sudamericani. Le economie regionali, che hanno fatto segnare tassi di crescita molto sostenuti negli ultimi anni, rischiano ora di trovarsi a dover affrontare un periodo di lunga recessione che potrebbe vanificare gli sforzi fatti dai vari governi per sviluppare programmi volti a contrastare la povertà ed il disagio sociale.
L'approccio di Obama alla politica estera, che sembra aver già portato a nuove possibilità di riavvicinamento con paesi finora considerati ostili dalla precedente amministrazione Repubblicana, potrebbe mitigare almeno in parte le critiche rispetto al mix economico composto da libero scambio, privatizzazione e riduzione del debito pubblico proposto dal Presidente statunitense per affrontare il periodo di crisi. Al vertice parteciperà anche il presidente venezuelano Hugo Chavez, tornato in sudamerica dopo i viaggi ufficiali in Cina ed Iran. Chavez, che ha dichiarato le visite ufficiali nei due paesi come parte delle celebrazioni per la fine dell'egemonia finanziaria di Wall Street, potrebbe mettere sotto pressione fin dai primi incontri la delegazione statunitense per poter valutare le reali intenzioni di Barack Obama per la regione. Al vertice parteciperanno anche Daniel Ortega, ex presidente nicaragueno, ed Evo Morales, il presidente boliviano che ha recentemente espulso dal paese gli uomini della Drug Enforcement Administration inviati da Washington nell'ambito dei programmi di lotta al narcotraffico. Secondo quanto dichiarato da Jeffrey Davidow, ex ambasciatore statunitense in Messico e consigliere particolare del Presidente per il vertice, Barack Obama non si presenterà a Trinidad e Tobago con un piano per l'emisfero ma con l'intenzione di ascoltare, discutere e dialogare con i colleghi leader degli altri paesi in qualità di partner regionale (leggi qui l'articolo). Alla vigilia del Summit delle Americhe Barack Obama visiterà il Messico ed incontrerà il Presidente messicano Felipe Calderon per rinnovare l'impegno della Casa Bianca a favore della lotta contro i cartelli del narcotraffico che agiscono nelle regioni di confine con gli Stati Uniti. Molti analisti sostengono che Calderon, frustrato dai ritardi nella consegna degli aiuti promessi, abbia già deciso di chiedere maggior sostegno a Washington. Secondo Jorge Castaneda, ex Ministro degli Esteri del precedente Governo guidato da Vicente Fox, per combattere le organizzazioni criminali e conseguire risultati duraturi dovrebbe cambiare in primis l'approccio al problema da parte dell'attuale amministrazione messicana, più preoccupata dell'immagine del paese che dei reali problemi legati al narcotraffico. Secondo Castaneda l'attuale Presidente è più preoccupato della possibilità che il Messico sia considerato e dichiarato uno Stato fallito in ambito internazionale che non dai continui progressi che sembrano fare le organizzazioni di narcotrafficanti per il controllo delle regioni di confine. La violenza in Messico e la questione della sicurezza hanno destato l'attenzione e la preoccupazione dell'attuale amministrazione statunitense e Denis McDonough ha fatto sapere che gli Stati Uniti sono e saranno vicini al Messico perchè i due paesi sono accomunati da una serie di sfide comuni riguardanti la sicurezza e l'impatto dei traffici illegali sulle società messicana e statunitense (leggi qui l'articolo).

Nei giorni scorsi è stato inoltre reso noto il contenuto di una lettera inviata da alcuni dei maggiori ufficiali in congedo dell'esercito statunitense a favore dell'annullamento delle restrizioni verso Cuba in vigore ormai da molti anni. Anche da alcune parti dell'esercito, dopo il Congresso, giungono quindi segnali a favore dell'allentamento della pressione su L'Havana (leggi qui la lettera). Proprio a seguito delle pressioni esercitate nelle ultime settimane da parte del Congresso e da ampi settori dell'opinione pubblica Barack Obama ha deciso di abolire le restrizioni sui viaggi e sui trasferimenti di denaro per i cubano-americani, che potranno quindi tornare nel loro paese e rivedere le loro famiglie. La decisione sembra essere la prima mossa strategica per un riavvicinamento nei rapporti tra Washington ed il suo storico alleato, tanto che al contempo la Casa Bianca ha autorizzato alcune società di telecomunicazioni a fornire servizi di telefonia cellulare a Cuba e di allargare a società cubane fornitrici di servizi sull'isola le licenze per la trasmissione di programmi televisivi e radiofonici statunitensi. Daniel Restrepo, direttore per gli Affari dell'Emisfero Occidentale, ha fatto sapere che il Governo cubano potrebbe bloccare l'iniziativa della Casa Bianca riguardante i programmi televisivi e radiofonici ma appare chiara la volontà dell'attuale amministrazione Democratica di mettere sotto pressione il Governo di Raul Castro per poter eventualmente gestire in futuro la transizione economica del paese verso il libero mercato (leggi qui l'articolo).

Non si è ancora conclusa la battaglia per l'assegnazione di un seggio del Senato nello Stato del Minnesota, conteso dal Democratico Al Franken al Senatore Repubblicano Norm Coleman. Sin dalla notte delle elezioni i due sono stati divisi da poche centinaia di voti e alla proclamazione della vittoria del candidato Repubblicano è stata chiesta dallo sfidante la riconta dei voti. I nuovi conteggi avrebbero poi dato la vittoria al candidato Democratico ma la situazione è andata lentamente esacerbandosi per le difficoltà nella gestione di riconta dei voti nello Stato. Sono infatti le contee e i distretti, quindi molti funzionari pubblici, rappresentanti di partito, avvocati e giudici di vario livello a dover decidere quali schede ritenere valide per il conteggio e quali no e la soluzione migliore per districare la situazione vorrebbe che uno dei due candidati si dichiarasse sconfitto anche se non certo della validità dell'elezione. Caso simile accadde nelle elezioni presidenziali del 2000 e fu Al Gore a dichiarare davanti alle telecamere la vittoria di George W.Bush. Situazione differente invece in Minnesota, perchè nessuno dei due candidati ha intenzione di lasciare la vittoria allo sfidante. La situazione sembra essere ancora lontana da una soluzione definitiva ed il ricorso ai tribunali potrebbe prolungare l'assenza sullo scranno del Senato di uno dei rappresentanti dello Stato del Minnesota. In questa vicenda si intrecciano poi questioni politiche di livello federale poichè l'assegnazione del seggio al candidato Repubblicano o a quello Democratico consentirebbero al Partito di Maggioranza di avere 59 Senatori su 100, praticamente la maggioranza di 2/3 capace di guidare i lavori senatoriali. Bisognerà attendere ancora quindi per conoscere quale sarà la decisione dei giudici della Corte d'Appello del Minnesota ma non è da escludersi la possibilità che questa non arrivi entro breve tempo (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo).



8 aprile 2009


Giunto a Baghdad per una visita-lampo rimasta segreta fino a poco prima dell'arrivo dell'Air Force One in Iraq, Barack Obama ha incontrato per la prima volta le truppe impegnate sul campo da quando è stato eletto Presidente e quindi anche Commander in Chief delle Forze Armate. Nell'incontro con i militari di stanza nella capitale irachena il Presidente statunitense ha voluto sottolineare che sta per venire il tempo in cui gli iracheni dovranno farsi carico di governare e prendersi la responsabilità di quanto accade nel loro paese. L'Iraq avrebbe quindi l'opportunità per dimostrare di essere ormai uno Stato democratico grazie all'impegno profuso dagli Stati Uniti negli ultimi anni. La Casa Bianca ha inoltre fatto sapere che i prossimi potrebbero rivelarsi i 18 mesi più difficili e più rischiosi da quando è stato deciso l'intervento nel paese perchè il compiersi del periodo di transizione verso il pieno possesso di sovranità nazionale del Governo di Baghdad potrebbe essere messo in discussione da una recrudescenza delle attività terroristiche. Secondo quanto dichiarato da Barack Obama mentre il popolo iracheno sarà chiamato a risolvere le controversie attraverso mezzi costituzionali e strumenti giuridici adeguati l'esecutivo dovrà porre in essere programmi per fornire servizi pubblici alla popolazione, così da incoraggiare la fiducia nei cittadini verso il Governo. l'Iraq potrebbe quindi essere nel prossimo futuro uno degli alleati più fidati degli Stati Uniti nella regione, la stabilità del paese e la capacità di contrastare autonomamente la formazione di possibili cellule terroristiche saranno le condizioni essenziali affinchè l'amministrazione di Washington ponga in essere il ritiro delle truppe schierate. Negli incontri bilaterali con il premier Al-Maliki ed il Presidente Jalal Talabani Barack Obama si è detto convinto dell'esistenza della comune determinazione e del comune impegno dei due governi nel portare a termine una missione che ha fatto segnare enormi pregressi negli ultimi mesi e che richiederà ancor più attenzione nel prossimo futuro. Il premier iracheno ha dichiarato che l'impegno di Baghdad crescerà ancora per garantire ulteriori progressi in materia di sicurezza. Obama ha poi incontrato il generale Odierno, comandante delle truppe di stanza nel paese, e James Jones, consulente della Casa Bianca per la Sicurezza Nazionale. Al termine del meeting il Presidente statunitense ha sottolineato come, seppur sia ora l'Afghanistan a richiedere maggiore attenzione, non bisogna dimenticare l'importanza del lavoro svolto e di quello ancora da svolgere in Iraq. Obama ha rivolto un plauso non solo ai soldati ma anche ai diplomatici impegnati nel costruire le future relazioni tra lo Stato iracheno e gli Stati Uniti, che saranno chiamati comunque in futuro ad esercitare la loro influenza affinchè le diverse fazioni nel paese riescano a risolvere equamente e ricorrendo alle leggi le dispute per il controllo del paese e la spartizione delle risorse. Il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha fatto sapere che la scelta del Presidente di visitare le truppe a Baghdad piuttosto che quelle di stanza in Afghanistan sarebbe dovuta semplicemente alla vicinanza geografica del paese con la Turchia, ultima tappa del viaggio europeo di Obama (
leggi qui l'articolo).

Mentre il Presidente parlava dall'Iraq dei progressi ottenuti dalle truppe e dai diplomatici statunitensi, dure critiche all'operato di  Barack Obama giungevano dall'Afghanistan. In visita alle truppe schierate nel paese, il Senatore Repubblicano dell'Oklahoma Jim Inhofe ha attaccato i programmi dell'amministrazione Democratica, accusata di disarmare l'America in un periodo di guerra. Secondo Inhofe mai prima d'ora nella storia degli Stati Uniti un Presidente avrebbe indebolito e colpito i militari come starebbe facendo Barack Obama in questo periodo di lotta al terrorismo che comporta un impegno militare su differenti fronti. Il Senatore Repubblicano ha chiesto inoltre che sia il Congresso a bloccare i piani di disarmo della Casa Bianca e ha dichiarato che lavorerà nelle varie commissioni affinchè vengano fermati i programmi del Presidente in materia di Forze Armate. L'intervento di Inhofe è stato realizzato come video intervista lanciata su Youtube, segno che anche i Repubblicani considerano ormai la rete come canale capace di veicolare i messaggi politici in modo più rapido ed incisivo che i media tradizionali (leggi qui l'articolo - vedi qui il video). I nuovi canali di comunicazione come Youtube sono utilizzati anche da Eric Cantor, capogruppo dei Rappresentanti Repubblicani alla Camera, nella guerra mediatica organizzata per colpire l'immagine dei Democratici al Congresso. Il Deputato repubblicano avrebbe infatti creato un gruppo interno alla Camera per attaccare i membri più vulnerabili del Partito Democratico impegnati nelle discussioni sulle proposte di legge. Lo staff di Cantor avrebbe inoltre creato una sorta di "guida" per poter individuare i Deputati avversari più vulnerabili ed una newsletter per stabilire l'agenda degli attacchi a seconda delle audizioni in programma alla Camera. I video delle sessioni sono successivamente caricati su Youtube e resi pubblici come prova della presunta inettitudine di alcuni Rappresentanti Democratici al Congresso. Secondo Cantor l'iniziativa farebbe parte delle attività di un'opposizione onesta, capace di mettere in difficoltà la maggioranza di Governo su temi importanti per la vita della nazione. Gli attacchi della squadra di Cantor sembrano però rivolti per la maggior parte verso i neoeletti, incapaci di sostenere un attacco serrato e di evitare il confronto con i Rappresentanti Repubblicani. La tattica sembra avere successo e i Democratici paiono in difficoltà dato anche l'alto numero di nuovi eletti alle ultime elezioni, non sarebbero quindi da escludersi possibili ricadute non solo sull'appeal di alcuni Deputati presso il proprio elettorato ma ancor più sulle future elezioni per il rinnovo del Congresso (leggi qui l'articolo).

Sette membri del Congresso statunitense hanno incontrato nel corso di una visita a Cuba il leader Raul Castro e alcuni importanti esponenti del Governo. Nel corso del meeting si è parlato della proposta di legge presentata ad entrambe le camere del Congresso statunitense che potrebbe riaprire i viaggi verso Cuba, il cui blocco è stato decretato con l'embargo, e la cui discussione in aula è prevista nei prossimi giorni. Mell Watt, Deputato Democratico del Nord Carolina, ha inoltre dichiarato che Raul Castro avrebbe chiarito che entrambi i paesi potrebbero vivere senza dialogo o avversità ma che sarebbe importante per entrambi avere una discussione su quelli che sono i punti di attrito e gli interessi comuni in grado di superare gli ostacoli e le incomprensioni storiche per dar vita a nuove relazioni tra Washington e l'Havana (leggi qui l'articolo).

Il Vermont è diventato il quarto Stato a permettere i matrimoni tra persone delle stesso sesso. Dopo Massachusets, Connecticut ed Iowa anche nello Stato guidato dal Governatore Jim Douglas entrerà in vigore la norma legislativa che sancirà la possibilità di unioni tra persone omosessuali. L'approvazione delle Camere del Vermont è giunta dopo sessioni combattute e un veto posto dal Governatore a differenza di quanto successo però in Iowa non è stata la Corte Suprema a dichiarare incostituzionale la norma che non consentiva l'unione tra persone dello stesso sesso. La battaglia sul tema, partita dal Massachusets, è poi passata a New Hampshire e New Jersey ma in questi due Stati la proposta di legge non è ancora stata approvata dalle Camere statali. Le discussioni sulle unioni civili e il matrimonio omosessuale continueranno ad infiammare l'opinione pubblica statunitense anche in futuro, data la situazione d'incertezza in cui si trovano le proposte di legge in molti Stati o la possibilità che le Corti Statali si pronuncino contro le norme che vietano questo tipo di unioni (leggi qui l'articolo).



1 aprile 2009

Sebbene sia il Presidente Barack Obama che il vicepresidente Joe Biden hanno negato la possibilità che venga sospeso o annulato l'embargo a Cuba prima del Summit delle Americhe in programma per la metà di aprile, sembrano essere stati lanciati da alcuni esponenti del Congresso segnali che lasciano pensare alla possibilità di una distensione nei rapporti tra i due storici avversari. Nella relazione del Comitato per gli Affari Esteri del Senato sono infatti contenute interessanti indicazioni sulle possibilità di attuazione di programmi non in contrasto con l'attuale embargo oltre a considerazioni riguardo alla poca efficacia dello stesso nel corso degli anni. I Senatori Byron Dorgan, Democratico del North Dakota, e Mike Enzi, Repubblicano del Wyoming, hanno successivamente presentato alla stampa, accompagnati da gruppi per i diritti umani e da rappresentanti commerciali e del comparto dell'agricoltura, il Freedom To Travel To Cuba Act. La proposta di legge, appoggiata trasversalmente da rappresentanti di entrambi gli schieramenti, potrebbe permettere ai molti immigrati cubani e ai cittadini statunitensi di spostarsi verso Cuba senza le attuali restrizioni. La prosposta, appoggiata dalle lobby cubane negli Stati Uniti, permetterebbe infatti anche agli esiliati cubani di poter rientrate temporaneamente in patria per vedere le proprie famiglie. Non è da escludersi la possibilità che il Freedom To Travel To Cuba Act diventi il primo passo verso la normalizzazione dei rapporti tra Washington e La Havana, date anche le riforme varate dal Presidente Raul Castro negli ultimi mesi (leggi qui l'articolo).

Con l'ultimatum imposto da Obama ai produttori automobilistici il Presidente degli Stati Uniti è divenuto, secondo quanto riportato da questo intervento apparso su "Politico", il maggior protagonista del comparto economico del paese. L' approccio deciso di Obama rispetto ad alcuni dei temi più delicati dell'economia, tra cui le dure critiche ad alcuni dei maggiori manager per gli emolumenti incassati durante i mesi peggiori della crisi, sembra essere destinato a divenire il modus operandi dell'amministrazione per quanto concerne i rapporti con le maggiori industrie del paese. Secondo alcuni esponenti dell'esecutivo Barack Obama sarebbe non solo particolarmente preoccupato dalla situazione ma inizierebbe a mostrare segni di esasperazione dati i deboli segnali di miglioramento. La Casa Bianca sarebbe sempre più sotto pressione per via di una situazione che vede da un lato il Governo esporsi per assicurare alle banche ed al comparto industriale la liquidità e l'appoggio per poter continuare a sopravvivere e dall'altro un incremento continuo dei tassi di disoccupazione. Il messaggio del Presidente alle corporation di Detroit è apparso chiaro anche se particolarmente duro, segnale che indica probabilmente come il nuovo corso dell'amministrazione statunitense potrebbe riservare sorprese sia in termini di messaggi lanciati attraverso i media e approccio alle differenti questioni sia riguardo alle relazioni con lobby e gruppi di pressione (leggi qui l'articolo).

Nominato candidato alla Segreteria del Dipartimento del Commercio due mesi fa il Senatore Repubblicano Judd Gregg ha deciso di rinunciare alla carica dopo la presentazione del piano per l'economia varato dalla Casa Bianca. Tornato ad occupare la carica per cui era stato eletto nello Stato del New Hampshire, Gregg ha deciso di guidare i rappresentanti Repubblicani del Comitato per il Budget del Senato nella battaglia alle iniziative della nuova amministrazione per la riforma del comparto economico e i programmi per la spesa pubblica. Conosciuto per le sue idee economiche particolarmente conservatrici e per la retorica colorita Gregg ha dichiarato che il budget di spesa presentato dalla Casa Bianca potrebbe portare gli Stati Uniti alla bancarotta creando al contempo un livello di debito simile a quello presente in una "Repubblica delle banane". Il Senatore del New Hampshire si è però dichiarato favorevole alle spese per il sostegno delle missioni militari statunitensi in Iraq ed Afghanistan, anche se ha precisato che il problema primario dell'attuale amministrazione sarebbe l'aver programmato riforme che porterebbero ad incrementare costantemente il livello di spesa pubblica federale. La lunga carriera politica di Judd Gregg, iniziata nel 1980 con l'elezione alla Camera dei Rappresentanti, sembra comunque essere prossima alla conclusione e probabilmente il Senatore Repubblicano non farà in tempo ad ostacolare alcune tra le riforme più importanti volute dal Presidente Obama. Da quanto sembra, infatti, avrebbe deciso di non ricandidarsi per la rielezione nel 2010 e nel caso di ritiro sono in molti a prevedere che sarà un Democratico ad occupare il suo scranno tra un anno (leggi qui l'articolo).

Continua intanto la battaglia per la riforma del Sistema Sanitario Nazionale. La Governatrice del Kansas Kathleen Sebelius, nominata da Barack Obama Segretaria alla Salute e ai Servizi Sociali, ha dichiarato di voler dare la possibilità ad ogni cittadino di poter scegliere se affidarsi ai programmi assicurativi statali in alternativa a quelli, più costosi, delle aziende del comparto assicurativo. Il programma di riforma delineato potrebbe entrare in concorrenza con i programmi per la salute delle assicurazioni private e il timore di alcuni rappresentanti del Partito Repubblicano riguarda proprio la possibilità che alcune aziende siano costrette a lasciare il mercato dei servizi assicurativi per la salute perchè incapaci di fronteggiare i bassi costi delle polizze di copertura sanitaria offerte dal Governo. Il tema sta dividendo non solo l'arena politica ma ancor più l'opinione pubblica. Per la Sebelius è inaccettabile il mantenimento dell'attuale sistema e dalle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni si è appreso che la riforma del Sistema Sanitario potrebbe divenire la sua missione. Le sue parole sono state accolte con favore dal Senatore Edward "Ted" Kennedy, presidente del Comitato Salute, Educazione, Lavoro e Pensioni del Senato. La Sebelius ha preso come esempio proprio il Massachusettes, Stato che Kennedy rappresenta, per presentare un caso di successo nell'estensione della copertura sanitaria alla cittadinanza (leggi qui l'articolo).
La battaglia per la riforma della Sanità vedrà inoltre il coninvolgimento di alcune delle più potenti lobby. Per assicurare che le istanze delle controparti siano pienamente recepite dai rappresentanti dei due schieramenti i diversi gruppi hanno organizzato manifestazioni a sostegno delle proprie posizioni praticamente in ogni Stato e si prevede che anche Washington sarà invasa dai lobbysti nelle prossime settimane. Uno dei gruppi più impegnati a sostenere la campagna di riforma voluta dalla Casa Bianca sarà la AARP, organizzazione no profit e apolitica fondata nel 1958 per sostenere il miglioramento delle condizioni di vita degli ultracinquantenni. Con uffici in 50 Stati e oltre 40 milioni di sostenitori la AARP è la maggiore lobby a sostegno della terza età. Sembrano essere in continua crescita gli eventi a sostegno dell'iniziativa governativa e non è da escludersi la possibilità che alcuni dei rappresentanti Repubblicani più moderati decidano di appoggiare apertamente la riforma della Sebelius così da ottenere credito politico spendibile durante la prossima campagna elettorale. La capacità delle associazioni e dei gruppi di pressione di riunirsi in un fronte unico denominato "Divided We Fail" potrebbe non solo lanciare lo sprint finale verso l'approvazione della riforma della Sanità ma rischia inoltre di mettere in seria difficoltà gran parte dei Repubblicani che decideranno di non votare a favore del piano presentato dalla Casa Bianca (leggi qui l'articololeggi qui il comunicato stampa AARP).

Il Dipartimento della Giustizia ha annunciato che l'amministrazione statunitense ha deciso di rilasciare il dottore yemenita accusato di aver partecipato al programma di sviluppo di armi all'antrace per Al-Qaida. Pur non essendo più accusato di aver partecipato alla costruzione di armi batteriologiche per i terroristi il Dott. Ayman Saeed Abdullah Batarfi è rimasto imprigionato a Guantanamo perchè ritenuto legato ad associazioni facenti capo ad Osama Bin Laden. Nel recente passato altri detenuti sono stati rimessi in libertà dopo lunghi periodi di detenzione a Guantanamo, e Batarfi, che ha passato gli ultimi sette anni nella prigione statunitense sull'isola di Cuba, dovrebbe ora essere giudicato da una Corte civile. Arrestato nel 2002 in Afghanistan il Dottore yemenita potrebbe essere ora rilasciato e tornare ad esercitare la professione medica dato che, secondo il suo avvocato, non sussisterebbero più i presupposti legali per la detenzione del suo cliente (leggi qui l'articolo).



25 marzo 2009

Quali sono gli attori fondamentali nella riforma del sistema sanitario? La proposta di attuazione della riforma del Sistema Sanitario Nazionale avanzata dalla Casa Bianca è sottoposta ormai da qualche settimana a pressioni trasversali provenienti dai maggiori gruppi politici e dalle lobby. Anche all'interno dello stesso Congresso, che sarà chiamato a valutare ed eventualmente approvare la proposta del Presidente, si sono formate come logico varie correnti, espressione delle diverse posizioni rispetto ad un tema delicato che già in passato ha scatenato polemiche durissime. L'articolo presenta cinque gruppi differenti, considerati i maggiori players rispetto alla questione. Non è da escludersi la possibilità che la riforma della Sanità venga approvata da una maggioranza trasversale composta da Rappresentanti e Senatori di entrambi i Partiti. Si dovrà valutare nel corso dei mesi in cui verrà discussa e probabilmente modificata la proposta originale della Casa Bianca quali tipo di pressioni mediatiche e politiche saranno esercitate dalle lobby a sostegno degli interessi dei gruppi assicurativi privati. Quello della Sanità è infatti uno dei maggiori business negli Stati Uniti e difficilmente una riforma profonda del Sistema Sanitario Nazionale sarà approvata senza aver superato ostacoli e polemiche provenienti dal comparto assicurativo e dalle associazioni di cittadini. (leggi qui l'articolo)

La Casa Bianca ha annuciato un piano di incremento delle forze di polizia stanziate al confine sul Messico per combattere le attività dei cartelli della droga messicani. Il Presidente ha descritto le misure presentate per combattere i narcotrafficanti messicani come "realmente significative", capaci di sostenere con efficacia l'Iniziativa Merida. Uno degli obiettivi principali del piano dell'amministrazione Obama per le zone di confine sarà lo smantellamento delle organizzazioni statunitensi che sostengono i traffici illegali di armi transfrontalieri. Questi gruppi, su cui la DEA sta lavorando da svariati mesi, favorirebbero i rifornimenti di armi di provenienza statunitense a gruppi malavitosi messicani con la compiacenza di venditori d'armi che si trovano nelle zone di confine. Per alcuni analisti il Messico dovrebbe essere considerato il primo problema degli Stati Uniti, più importante che l'Afghanistan o l'Iraq. Il Dipartimento della Giustizia considera i cartelli messicani della droga la più grande organizzazione criminale con ramificazioni negli Stati Uniti, con elementi di spicco operanti in 230 città. Janet Napolitano, Segretario della Sicurezza Interna, ha annunciato che saranno messi in servizio attivo 100 agenti equipaggiati con scanner a raggi x e con unità cinofile nei punti di frontiera più utilizzati dai trafficanti. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha inoltre stanziato 89 milioni di dollari per supportare finanziariamente le forze di polizia impegnate a combattere il traffico di droga nelle zone di confine e contrastare la creazione di nuovi corridoi utilizzati dai narcotrafficanti per far giungere negli Stati Uniti le sostanze prodotte in Messico. Il Segretario di Stato ed il Presidente Obama saranno in Messico nelle prossime settimane: il viaggio della Clinton sarà probabilmente il momento in cui poter fare il punto della situazione e discutere di eventuali nuovi programmi per contrastare la violenza e il narcotraffico nel paese. La Clinton sarà infatti accompagnata da Janet Napolitano e da Eric Holder, Segretario del Dipartimento della Giustizia: la delegazione potrebbe quindi avviare ulteriori trattative con il Governo Calderon per far fronte ad una situazione particolarmente problematica (leggi qui l'articolo
- leggi qui l'articolo - leggi qui l'analisi).

Come scritto qualche settimana fa potrebbe essere Eric Cantor uno dei candidati favoriti alla prossima leadership del Partito Repubblicano. Molti analisti si chiedono però quali saranno i futuri leader e protagonisti del Partito Democratico. Alcuni personaggi si sono messi in mostra negli ultimi mesi con iniziative importanti o dichiarazioni che sembrano aver lasciato il segno nella memoria dei giornalisti. Chris Van Hollen del Maryland, John Larson del Connecticut, Xavier Becerra della California, Josehph Crowley di New York e Debbie Wasserman Schultz della Florida: questi i nomi di coloro che potrebbero nel prossimo futuro guidare il Partito dell'Asinello. Personaggi a cui riservare un'attenzione particolare quindi, poichè potrebbero ambire a posizioni di rilievo alla Camera dei Rappresentanti per tentare poi la scalata fino alla Casa Bianca. Non bisogna dimenticare comunque che i sopra citati rappresentanti Democratici si troveranno a dover convivere con
la figura di Rahm Emanuel, personaggio che è dato in costante crescita sia per quanto riguarda l'appeal mediatico dell'opinione pubblica sia per il peso politico che detiene in seno alla nuova amministrazione (leggi qui l'articolo).

Confermato alla guida del Dipartimento del Commercio, il nuovo Segretario Gary Locke coprirà una delle cariche fondamentali per l'amministrazione Obama. La nomina di Locke segue due rinunce importanti: quella del Governatore del New Mexico Bill Richardson, indagato in un caso di corruzione, e quella del Senatore Repubblicano del New Hampshire Judd Gregg, che ha formalmente rinunciato alla carica dopo la presentazione del piano per il rilancio dell'economia e per polemiche sul controllo del Census Bureau (leggi qui l'articolo). Altra nomina importante questa settimana è stata effettuata al Dipartimento di Stato. Sarà infatti Harold Hongju Koh a guidare il team di avvocati del Dipartimento incaricati di vagliare le questioni legali più spinose. Specializzato in diritto internazionale e con expertise nel campo dei diritti umani Koh è stato uno dei critici più severi dell'amministrazione Bush rispetto alle questioni legate al trattamento giuridico dei prigionieri detenuti e ai metodi di interrogatorio. Scelto anche per il suo contributo alla lotta alle pratiche illegali nei confronti dei prigionieri, il nuovo advisor del Dipartimento di Stato avrà il compito di modificare profondamente l'approccio della diplomazia statunitense rispetto ad alcuni temi fondamentali come i diritti umani. Secondo John Radsan Koh potrebbe rappresentare al Dipartimento di Stato una sorta di anti-Yoo, professore universitario che scrisse per l'amministrazione Bush una relazione sui motivi validi per sostenere le modalità di interrogatorio della CIA considerate illegali (leggi qui l'articolo). Manca ancora la conferma per la nomina di Cristopher Hill, candidato al ruolo di ambasciatore il Iraq. Durante la prima audizione davanti al Comitato del Senato per gli Affari Esteri molte accuse sono giunte da parte dei rappresentanti Repubblicani, che hanno chiesto al Presidente Obama di ritirare la candidatura di Hill poichè questo non avrebbe alcuna esperienza del mondo arabo. Hill, inviato degli Stati Uniti in Nord Corea, dovrebbe sostenere una seconda audizione davanti alla Commissione Senatoriale e non sarebbe da escludersi la possibilità che questa decida di rimandare la nomina al voto del Senato in riunione plenaria (leggi qui l'articolo). 



18 marzo 2009

Gli Stati Uniti potrebbero non essere in grado di proteggersi da un eventuale cyber-attacco terroristico. Questo quanto è emerso dalla testimonianza del Capo del Comando Strategico del Pentagono, Generale Kevin Chilton, davanti al sottocomitato della Camera dei Rappresentanti per le Forze Armate. Chilton ha precisato che gli uffici preposti alla sicurezza dei siti governativi, di alcuni siti commerciali e dei network infrastrutturali della Pubblica Amministrazione potrebbero non essere in grado di garantire le giuste contromisure nel caso di un attacco terroristico di tipo telematico. La responsabilità di proteggere  la rete ed i domini statunitensi è ora affidata dell'Homeland Security, il Dipartimento preposto alla sicurezza interna, ma potrebbe essere demandata nel prossimo futuro allo Stratcom, la divisione del Pentagono che si occupa della difesa dei networks telematici delle Forze Armate. Il controllo e coordinamento delle operazioni potrebbe essere delegato invece all'NSA, la National Secutiry Agency, organismo che si occupa già di cyber-sicurezza e sicurezza dei networks telematici di intelligence. Secondo Chilton la difesa dagli attacchi telematici e l'attacco in caso di necessità od opportunità sarebbero strettamente interrelati, non è quindi da escludersi la possibilità che le varie Agenzie di intelligence o il Pentagono decidano di combattere il cyberterrorismo con un approccio più dinamico alla rete, pianificando attacchi mirati verso quei paesi o quelle organizzazioni considerate capaci di nuocere alla sicurezza cybernetica statunitense. (leggi qui l'articolo)

La sicurezza dal cyber terrorismo non è l'unica preoccupazione che attanaglia la Casa Bianca e il Presidente Barack Obama. Dalle stime presentate dall'Ufficio per il Budget del Congresso il livello del debito statunitense sarebbe sostanzialmente più elevato rispetto a quanto previsto nei documenti dell'omonimo organismo della Casa Bianca. Secondo quanto emerso dagli studi effettuati, che tengono conto dei programmi e degli stanziamenti voluti dall'esecutivo nel tentativo di stabilizzare l'economia, il debito dovrebbe assestarsi ora intorno agli 11 mila miliardi di dollari, mai così alto nella storia degli Stati Uniti. L'andamento del comparto economico-finanziario, il miglioramento dei dati riguardanti la produttività delle aziende e un incremento dei consumi uniti a politiche fiscali volte a risanare la situazione debitoria potrebbero determinare nel prossimo futuro una contrazione del livello d'estensione del debito, ma resta da valutare l'impatto che i programmi restrittivi in materia di tassazione avranno sulla popolarità e l'appeal di Barack Obama dell'amministrazione Democratica. (leggi qui l'articolo) Al momento le uniche critiche alla Casa Bianca sembrano giungere dai rappresentanti Repubblicani al Congresso, che hanno duramente accusato l'esecutivo per i programmi di spesa presentati. Secondo i leader del Grand Old Party le riforme pianificate sarebbero infatti inefficaci e per risolvere alcune delle annose questioni che affliggono il paese la Presidenza dovrebbe impegnarsi con più coraggio ed esporsi maggiormente. Alla campagna mediatica lanciata dal Partito Repubblicano contro le scelte di Obama si è contrapposta la decisione dell'establishment Democratico di utilizzare il web per sostenere le scelte dell'amministrazione. Ad una campagna istituzionale a supporto delle politiche varate dalla Casa Bianca si è aggiunta l'azione dello staff presidenziale che ha invitato tutti coloro che hanno appoggiato il Presidente durante la campagna elettorale per le primarie e le presidenziali a rinnovare il loro sostegno all'azione di Barack Obama. Il coinvolgimento attivo a sostegno della Presidenza potrebbe essere fondamentale per spingere i progetti di riforma in programma: le pressioni dell'opinione pubblica potrebbero avere infatti una forte influenza anche sulle decisioni di voto di alcuni esponenti Repubblicani al Congresso. (leggi qui l'articolo)

Differenti posizioni sembrano per il momento aver preso i maggiori rappresentanti della passata amministrazione. L'ex Presidente George W.Bush si è detto infatti disponibile a supportare Barack Obama con la sua esperienza ed eventuali consigli in caso di necessità e ha dichiarato di non voler rilasciare dichiarazioni rispetto all'operato dell'attuale Governo data la delicata situazione economica a cui deve far fronte la Casa Bianca. (leggi qui l'articolo) L'ex vice-presidente Dick Cheney ha deciso invece di intervenire con dichiarazioni particolarmente critiche nei confronti delle attuali decisioni del presidente Obama, accusato di voler utilizzare l'attuale recessione economica per poter giustificare l'espansione dell'intervento governativo in ambiti come l'economia. Cheney ha espresso la sua preoccupazione rispetto alla possibilità che il Governo riesca ad acquisire maggior peso negli equilibri del paese inibendo così l'iniziativa privata in economia e nel settore della Sanità. (leggi qui l'articolo)

Critiche all'attuale amministrazione sono giunte anche dalle associazioni dei Veterani, preoccupate che la proposta di legge per la riforma del trattamento delle invalidità possa portare il Governo a disinteressarsi delle problematiche riguardanti i reduci di guerra e le loro famiglie. La riforma presentata dalla Casa Bianca prevede che siano compagnie private ad assicurare ai reduci di guerra la possibilità di continuare le cure per le malattie o contro le invalidità permanenti causate da incidenti sui campi di battaglia. L'introduzione delle novità contenute nella proposta di legge potrebbero far risparmiare al Dipartimento per gli Affari dei Veterani 530 milioni di dollari all'anno ma costituirebbe, secondo le maggiori associazioni di veterani del paese, un grave precedente poichè potrebbe essere letto come volontà del Governo di non assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei reduci di guerra. La riforma potrebbe inoltre costare ulteriori difficoltà alle famiglie dei veterani, che si troverebbero a dover sostenere non solo il peso psicologico di situazioni a volte delicate ma dovrebbero al contempo far fronte alle difficoltà economiche derivanti dalla mancanza di benefit e facilitazioni. Al momento alcuni Senatori Democratici tra cui Daniel Akaka, Presidente del Comitato degli Affari per i veterani del Congresso, e Patty Murray si sono detti contrari alla proposta di legge e hanno precisato che la Camera ed il Senato starebbero lavorando affinchè siano garantiti ai veterani il supporto economico e quello delle istituzioni in modo da poter alleviare i problemi di uno dei gruppi sociali più a rischio di disagio economico oltre che psicologico. (leggi qui l'articolo)

Prima nomina per Barack Obama per quanto riguarda il sistema giudiziario: il Presidente ha infatti proposto il Giudice David Hamilton per la Corte d'Appello del Settimo Distretto. La Corte, una delle tredici corti d'appello del paese, ha giurisdizione sui tribunali dell'Illinois, dell'Indiana e del Wisconsin e detiene il potere di rivedere le sentenze emesse dalle Corti minori. La nomina è stata seguita con una certa attenzione perchè probabile buon indicatore per poter prevedere eventuali future scelte del Presidente per la Corte Suprema, il cui giudice più anziano ha 89 anni e tre membri hanno già passato da tempo i 70 anni d'età. La scelta di Hamilton è stata considerata da molte parti frutto di una certa moderazione: il giudice ha infatti mostrato più volte una certa equidistanza dalle posizioni dei Democratici e dei Repubblicani, che potrebbero decidere di sotenerlo per una futura carriera proprio in vista di un possibile passaggio alla Corte Suprema. (leggi qui l'articolo)



11 marzo 2009

Potrebbe essere Eric Cantor, Deputato Repubblicano della Virginia, una delle novità più promettenti per il futuro del Partito guidato da Michael Steele. Capogruppo dei deputati del Grand Old Party alla Camera dei Rappresentanti, Cantor si è fatto notare per l'intraprendenza e le capacità politiche, doti che associate alla giovane età e ad un alto appeal mediatico potrebbero consentirgli una folgorante carriera non solo tra le file del suo Partito ma ancor più sulla scena politica federale. Cantor, unico deputato repubblicano di origine ebrea, potrebbe godere dell'appoggio delle potenti lobby ebraiche del paese ed il ruolo che ricopre, è attualmente l'House Minority Whip, gli consente di poter mettere in mostra le sue capacità nella gestione degli uomini del Partito e nel tracciare la linea politica su alcuni temi chiave come la decisa opposizione all'apertura dell'amministrazione Obama riguardo alla ricerca sulle cellule staminali. La legittimazione del suo ruolo di leader del Partito Repubblicano è dovuta per buona parte all'attenzione che molti esponenti Democratici hanno dedicato alle sue parole e alla sua figura. Alcune delle figure più importanti del gruppo di maggioranza alla Camera e lo stesso Presidente Obama hanno infatto indicato in Cantor uno degli interlocutori di maggior peso trai i Repubblicani e non è da escludere la possibilità che il giovane deputato della Virginia diventi nel corso dei prossimi anni uno dei candidati di maggior peso nella sfida per l'elezione alla Casa Bianca. (leggi qui l'articolo)
Le difficoltà del Partito Repubblicano nel rinnovare le proposte politiche e i rappresentanti al Congresso sembrano farsi sempre più evidenti con il passare dei mesi. Il Grand Old Party sembra vivere al momento una fase di stallo profondo che potrebbe avere conseguenze importanti alle prossime elezioni per il rinnovo del Congresso. Nel 2010 gli elettori statunitensi torneranno alle urne per eleggere un terzo dei Senatori in differenti Stati. Secondo quanto si è appreso nel corso degli ultimi giorni alcuni dei candidati Repubblicani potrebbero essere personaggi dalle indubbie capacità politiche ma già presentati più volte, ed in Stati diversi, nel corso delle elezioni per la carica al Congresso. L'incapacità di trovare volti nuovi e sconosciuti e di lanciare un rinnovamento delle idee presentate da un esausto establishment Repubblicano potrebbe avere pesanti ripercussioni sul risultato del voto del prossimo anno con la crescita del divario tra il numero dei Senatori della maggioranza Democratica e quelli della minoranza Repubblicana. (leggi qui l'articolo)

Si è avuta negli ultimi giorni notizia che il Presidente Barack Obama sarebbe pronto a presentare un piano di riforma scolastica volto ad ostacolare quello che lui stesso ha definito "il declino relativo dell'educazione americana". Intenzione del Presidente sarebbe di poter rinnovare profondamente il sistema scolastico del paese con la possibilità di introdurre incentivi economici per gli insegnati che sapranno dimostrare di aver raggiunto i propri obiettivi. Obama sembra voler lavorare alla riforma del sistema scolastico con una certa urgenza e le dichiarazioni del Presidente statunitense lasciano pensare che gli ingenti stanziamenti per l'istruzione pubblica, una cifra intorno ai 100 miliardi di dollari, potrebbero essere utilizzati dal Segretario Arne Duncan per ridefinire il tradizionale sistema guidato dai Governi Statali e dai distretti scolastici locali. Nelle intenzioni di Obama gli insegnanti dovrebbero quindi essere equiparati a professionisti con obiettivi chiari a cui aspirare e la capacità di mettere in discussione i propri programmi così da poter assicurare il massimo della professionalità in classe e garantire ai propri alunni una preparazione in grado di permettergli di affrontare le successive sfide accademiche e lavorative. I sindacati degli insegnanti sembrano aver apprezzato solo in parte la riforma del sistema presentata da Barack Obama e temono che l'opinione degli insegnanti possa non essere sufficientemente presa in considerazione dati i rigidi criteri imposti. Il successo nell'attuazione della riforma sarà probabilmente il risultato dei duri scontri che potrebbero opporre nei prossimi mesi il mondo delle istituzioni e quello dell'istruzione in tutto il paese. Tradizionalmente conservatore, il mondo delle scuola potrebbe non accettare tanto facilmente alcuni dei cambiamenti profondi che l'amministazione ha intenzione di apportare nel tentativo di innalzare la qualità del sistema scolastico. (leggi qui l'articolo) (leggi qui l'articolo)

La Casa Bianca sembra non aver ancora deciso quale candidato supportare nella corsa al posto di Segretario Generale della Nato. A seguito del meeting con gli alleati tenutosi a Bruxelles il vice presidente Joe Biden ha infatti dichiarato che la posizione degli Stati Uniti rispetto alla questione delle candidature non è ancora definita e che anzi Washington si aspetta che ogni paese dell'alleanza proponga una candidatura per la carica di Segretario Generale. Biden ha quindi negato che la Casa Bianca sia pronta a sostenere l'attuale Primo Ministro danese Anders Fogh Rasmussen, uno dei probabili candidati. Sulla candidatura di Rasmussen potrebbe essere determinante il veto della Turchia, giunto a causa delle posizioni del leader danese rispetto ai musulmani e alla possibilità che la Danimarca darebbe ad alcuni esponenti della formazione indipendentista del PKK di trasmettere dal territorio danese notiziari e programmi televisivi in cui è attaccato il governo turco. (leggi qui l'articolo)

Nuova rinuncia alla nomina assegnata dalla Casa Bianca è giunta in settimana da Charles Freeman, candidato alla posizione di Capo del Consiglio dell'Intelligence statunitense. Freeman, ex ambasciatore in Arabia Saudita, è stato costretto a rinunciare alla nomina dopo le dichiarazioni rilasciate all'audizione del Senato in cui ha accusato Israele di mantenere una linea troppo dura verso la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. La richiesta di ritiro della nomina è stata accettata da Dennis Blair, Direttore dell'Intelligence, a seguito delle dure polemiche scoppiate. (leggi qui l'articolo)

Vengono intanto pubblicati i primi reportage sulle iniziative pubblicizzate dal Presidente Obama e sulla reale capacità dell'amministrazione di tradurre in pratica le promesse della Casa Bianca ai cittadini. Il St.Petersburg Times sta monitorando le promesse fatte dal Presidente nel corso dei primi giorni a Washington e ne da un resoconto puntuale: sarebbero 17 le promesse finora mantenute contro le 2 disattese. Riuscirà il Presidente a chiudere il suo primo mandato mantenendo un successo così ampio? (leggi qui l'articolo)



4 marzo 2009

Da quanto si è appreso nelle ultime ore il Dipartimento di Stato e la Casa Bianca sarebbero pronti ad inviare in Siria due inviati per sondare le intenzioni del governo di Damasco su alcune questioni fondamentali per il Medio Oriente come la stabilizzazione politica del Libano, il processo di pace israelo-palestinese ed il futuro dell'Iraq. Gli inviati statunitensi saranno con tutta probabilità Jeff Feltman, Assistente del Segretario di Stato per gli Affari nel Vicino Oriente, e Daniel Shapiro, Responsabile per la regione mediorientale del National Security Council. La scorsa settimana Feltman avrebbe incontrato l'ambasciatore siriano a Washington Imad Moustapha per una discussione preliminare sui temi che verranno affrontati negli incontri a Damasco. Hillary Clinton, in visita ufficiale a Gerusalemme, avrebbe invece discusso con Benjamin Netanyahu della futura politica statunitense per l'area mediorientale. Le trattative tra Israele e Autorità Palestinese dovrebbero portare, secondo le intenzioni di Washington, alla creazione di uno Stato Palestinese. Sono però in molti a pensare che un Governo israeliano conservatore e legato alle istanze dei gruppi ultraortodossi del paese, come sarà probabilmente il prossimo, potrebbe porre ostacoli importanti sulla via degli accordi di pace. Durante gli incontri con il Presidente Shimon Peres la Clinton ha sottolineato che Washington lavorerà per garantire la sicurezza di Israele anche rispetto alla questione del nucleare iraniano. Le dichiarazioni del Segretario di Stato sembrano però essere il tentativo di rassicurare un alleato storico degli Stati Uniti in un momento delicato, in cui la diplomazia di Washington sarà impegnata a fondo per ridare nuova linfa alle relazioni con i paesi invisi alla precedente amministrazione Repubblicana. (leggi qui l'articolo)

A margine dell'incontro con il premier inglese Gordon Brown, il presidente Barack Obama ha commentato la situazione economica e ha espresso la sua fiducia rispetto al miglioramento dei dati economici nel prossimo futuro grazie al piano varato dal Congresso e alle nuove iniziative a cui l'amministrazione starebbe già lavorando. Obama ha dichiarato di non prestare particolare attenzione all'andamento giornaliero dell'economia e di attendere invece con maggior interesse i dati di medio periodo per poter valutare nel miglior modo possibile la reale situazione dell'economia statunitense. Secondo il Presidente sarà importante lavorare con una prospettiva di lungo periodo per poter ottenere risultati duraturi. Secondo il Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, invece, la Casa Bianca dovrebbe pianificare interventi più incisivi ed aggressivi per combattere la recessione economica, fenomeno che preoccupa anche il Segretario al Tesoro Timothy Geithner. Bernanke ha inoltre sottolineato che mantenere la fiducia nel mercato finanziario sarà fondamentale per ritrovare il giusto equilibrio nel futuro economico del paese. (leggi qui l'articolo)

Nuova nomina in seno all'amministrazione è giunta questa settimana. Barack Obama ha infatti chiamato Julius Genachowsky a presiedere la Commissione Federale per le Comunicazioni (FCC), agenzia indipendente creata nel 1934 per regolare il settore delle comunicazioni ed
incaricata di provvedere affinchè venga supportata la diffusione delle linee internet a banda larga anche nelle aree rurali, progetto per cui in passato sono stati approntate ingenti sovvenzioni da parte del Governo federale. La candidatura di Genachowsky, compagno di Obama alla Scuola di Legge di Harvard e suo consigliere durante la campagna elettorale, dovrà essere confermata dal Senato ma non dovrebbero esserci ostacoli data la sua recente collaborazione come consigliere dell' agenzia.(leggi qui l'articolo)
Nominato questa settimana anche il team che secondo le intenzioni presidenziali dovrebbe guidare il paese verso una riforma del sistema sanitario che in molti definiscono fondamentale e che potrebbe cambiare in profondità la struttura dell'attuale sistema nazionale. Obama ha annunciato infatti l'intenzione di nominare la Goverantrice del Kansas Kathleen Sebelius nuovo Segretario alla Salute e ai Servizi Sociali. La Sebelius sarà affiancata da Nancy-Ann de Parle, nominata coordinatrice delle politiche per la Salute pubblica, che lavorerà alla Casa Bianca e sarà il tramite tra la presidenza e il Dipartimento. La riforma del sistema sanitario nazionale potrebbe rappresentare una delle sfide più difficili per la Casa Bianca. Molte amministrazioni hanno fallito nel tentativo di riformare un comparto dominato dagli interessi miliardari delle assicurazioni private fornitrici di coperture mediche e servizi riguardanti la salute. Cambiamenti radicali ed un maggior intervento governativo potrebbero portare inoltre ad un forte incremento della spesa pubblica, difficile da sostenere politicamente in un momento tanto difficile per l'economia del paese. Le agenzie che controllano i budget di spesa dell'amministrazione starebbero già lavorando per pianificare il contenimento delle spese e tagli ai programmi i cui risultati non sono stati soddisfacenti per poter successivamente avallare eventuali proposte da parte del Dipartimento e dei consiglieri della Casa Bianca. (leggi qui l'articolo)
Di certo si sa che i gruppi a favore dell'estensione della copertura sanitaria per tutti i cittadini sono pronti a sostenere gli eventuali piani dell'amministrazione Obama di riforma al sistema sanitario federale. I fondi a disposizione potrebbero quindi essere utilizzati affinchè venga estesa la copertura sanitaria anche a coloro che non possono permettersi di stipulare una polizza con gruppi assicurativi privati. Secondo le lobby la riforma del sistema sanitario dovrebbe essere uno dei temi principali e più urgenti nell'agenda della Casa Bianca così come la creazione di regolamenti restrittivi riguardanti le attività delle compagnie assicurative. (leggi qui l'articolo)

Nomina che potrebbe invece venir respinta è quella per il Dipartimento del Commercio. Ron Kirk, ex sindaco di Dallas presentato da Obama come possibile Segretario, avrebbe infatti evaso il fisco nel biennio 2005/2007 non dichiarando $10.000 ricevuti per la partecipazione a diverse conferenze e presentando richiesta di rimborso per $17.000, giustificati come spese di rappresentanza, utilizzati invece per acquistare biglietti per le partite dei Dallas Mavericks, squadra di basket locale. La nomina di Kirk sarebbe ora bloccata dal Comitato Senatoriale preposto ai controlli sulla situazione finanziaria dei futuri Segretari federali. Non è ancora chiaro se l'ex sindaco di Dallas dovrà rinunciare alla carica ma sono in molti a sostenere la sua candidatura all'interno del Partito Democratico, non si può quindi escludere la possibilità che i Senatori trovino un accordo affinchè Kirk possa giurare al più presto per mettere a pieno regime le attività di uno dei Dipartimenti fondamentali per rilanciare il comparto industriale statunitense. (leggi qui l'articolo)

Dure accuse al programma economico presidenziale sono giunte dall'ex candidato Repubblicano alla presidenza John McCain, che ha definito vergognoso il piano di aiuti presentato dalla Casa Bianca ed ha attaccato al contempo tutti i rappresentanti del Grand Old Party che hanno deciso di appoggiare la proposta del presidente Obama. McCain ha inoltre tenuto a sottolineare che sarà un avversario leale dell'attuale amministrazione e che lavorerà affinchè il paese riesca ad uscire da una delle peggiori crisi economiche della storia. (leggi qui l'articolo)
Il Partito Repubblicano non sembra ancora essere uscito definitivamente dalla crisi in cui è caduto a seguito della sconfitta alle recenti elezioni. Nell'ultima settimana roventi polemiche hanno incendiato l'establishment Repubblicano dopo le accuse rivolte al Presidente del Comitato Nazionale Michael Steele, recentemente eletto a capo del Partito, da parte di Rush Limbaugh, storico conduttore radiotelevisivo vicino alle istanze dell'elettorato conservatore. Limbaugh ha infatti criticato Steele accusandolo di passare troppo tempo davanti alle telecamere rispetto a quanto riesca a dedicarne al compito che dovrebbe assolvere. Il noto conduttore ha quindi invitato Steele a rientrare dietro le quinte per poter lavorare più serenamente ed in maniera più efficace al rilancio del Partito Repubblicano, alle prese con una crisi determinata dalla mancanza di una visione politica di lungo periodo figlia di un rinnovamento del gruppo dirigente che sembra tardare a venire. L'elezione di Steele, giovane dirigente di origine afroamericana, non sembra aver portato per il momento sostanziali mutamenti nelle file Repubblicane e non è da escludersi la possibilità che il mancato rinnovamento del Partito porti ad ulteriori sconfitte a livello statale e all'incapacità di affrontare lo scontro con un Partito Democratico che sembra essere già capace di proiettare gli odierni programmi politici nel medio e lungo periodo. (leggi qui l'articolo



25 febbraio 2009

Potrebbe essere Gary Locke, ex Governatore dello Stato di Washington, il prossimo Segretario al Commercio dell'amministrazione Obama. Eletto Governatore per due mandati consecutivi ha rinunciato a correre per la terza riconferma così da poter dedicare più tempo alla propria famiglia, pronto per lanciare la sua carriera politica a livello federale. Esperto di questioni energetiche e relazioni governative, Locke è il terzo candidato alla carica di Segretario al Commercio dopo la rinuncia della nomina da parte del Governatore del New Mexico Bill Richardson e del Senatore Repubblicano del New Hampshire Judd Gregg, il primo indagato per reati fiscali mentre il secondo in aperto dissenso con le scelte economiche del presidente. Locke potrebbe essere inoltre il primo politico sino-statunitense a guidare un Dipartimento governativo nella storia del paese. (leggi qui l'articolo)

Il Congresso ha inoltre confermato la nomina di Hilda Solis come Segretario al Lavoro. La nomina della Solis, Deputata Democratica della California, è rimasta finora in dicussione per la sua presa di posizione ed il sostegno all'Employee Free Choice Act, proposta di legge che potrebbe rendere più facile per i lavoratori riunirsi e fondare un sindacato. La posizione fiscale di suo marito è stata un'ulteriore causa di ostacolo alla conferma da parte del Congresso, poichè dopo aver eseguito i tradizionali controlli si è scoperta un'evasione ai danni del fisco per $ 6.400. Barack Obama ha quindi dovuto attendere due mesi dal giorno della presentazione della nomina per poter avere la certezza che sarà la Solis, ex presidente di una della più importanti associazioni per i diritti dei lavoratori, a ricoprire la carica per cui era stata nominata. (leggi qui l'articolo)   

Altra nomina importante potrebbe rivelarsi quella effettuata da Hillary Clinton. Il Segretario di Stato ha infatti assegnato a Dennis Ross, veterano del corpo diplomatico statunitense ed esperto di politica mediorientale, il compito di coordinare i vari uffici dell'amministrazione Obama rispetto alle questioni riguardanti l'Iran. L'incarico affidato a Ross sembra avere contorni non ben definiti e anche il titolo conferitogli, Consigliere Speciale del Segretario di Stato per il Golfo ed il sud-est asiatico, sembra nascondere un certo nervosismo serpeggiante a Washington riguardo ad un eventuale approccio diplomatico al paese degli ayatollah. Il nuovo consigliere lavorerà con Hillary Clinton per tracciare le linee guida della politica estera statunitense per una regione che sarà al centro dell'attività diplomatica dell'amministrazione Obama e non sono da escludersi importanti novità nei prossimi mesi. La nomina di Ross potrebbe portare ad un primo riavvicinamento diplomatico con Teheran, anche se per il momento la questione sembra esser stata congelata. Il Dipartimento di Stato starebbe vagliando differenti possibilità ma sarebbe da escludere la riapertura dei contatti diplomatici ufficiali tra i due paesi. Tavoli negoziali o discussioni dirette tra i rappresentanti statunitensi e quelli iraniani non dovrebbero portare infatti, almeno per i prossimi mesi, nè alla riapertura della sede diplomatica statunitense nè ad un miglioramento dei rapporti con l'attuale governo iraniano. Non bisogna dimenticare infatti che l'imminenza delle elezioni politiche in Iran potrebbe portare un nuovo interlocutore istituzionale ai tavoli negoziali, vanificando gli sforzi diplomatici ovvero favorendo la possibilità di trovare punti comuni su cui poter lavorare per giungere ad una distensione dei rapporti tra i due paesi. (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo)

Il piano di stimolo all'economia varato dal Congresso su iniziativa della Casa Bianca ha avuto forti ripercussioni anche sugli equilibri interni al Partito Repubblicano. Dalla sconfitta alle ultime elezioni presidenziali l'establishment Repubblicano ha avviato una discussione interna non solo sulle cause della sconfitta ma ancor più su quale potrebbe essere il futuro del Partito in vista dei prossimi impegni elettorali. Le divisioni interne sembrano essersi acuite a seguito della scelta di alcuni esponenti Repubblicani di dichiararsi a favore del programma presentato da Obama e di supportare le scelte dell'attuale amministrazione su temi economici così delicati. Il Governatore della Florida Charlie Crist ha sottolineato che il piano rappresenta una risposta valida alla crisi, ciò di cui gli Stati Uniti hanno bisogno per superare un momento così difficile. Anche Arnold Schwarznegger nei giorni in cui il dibattito 
tra i Repubblicani sugli aiuti all'economia si faceva più duro non ha tardato molto a sostenere il piano di stimolo provocando dure polemiche dalle correnti più conservatrici del Partiro. Alcuni tra i Governatori Repubblicani più in vista hanno duramente attaccato le posizioni tenute da Crist e Schwarznegger poichè lontane dalla tradizione economica liberista che ha contraddistinto la visione Repubblicana dell'economia ed il Presidente dell'Associazione dei Governatori Repubblicani, Mark Sanford, ha duramente attaccato il programma proposto dalla Casa Bianca definendolo un errore grave ed un assoluto disastro. Le attuali divisioni interne al Partito Repubblicano rappresentanto un'incognita per il futuro stesso del Grand Old Party. Le differenti correnti non sembrano ancora aver trovato un chiaro equilibrio anche se le figure dei prossimi protagonisti per la lotta alla leadership Repubblicana sembrano già essere traacciate. Sanford e Crist rappresentano infatti due visioni distinte all'interno della compagine Repubblicana, due correnti pronte a scontrarsi e da cui uscirà probabilmente il futuro sfidante di Obama per la presidenza. Il GOP sembra essere nel bel mezzo di una fase di transizione importante, da cui uscirà probabilmente un Partito rinnovato nella leadership se non nelle proposte. (leggi qui l'articolo)   

Sembra non essersi ancora conclusa la questione riguardante la nomina del sostituto di Barack Obama al Senato federale in rappresentanza dell'Illinois. Dopo lo scandalo che ha portato all'arresto dell'ex Governatore Blagojevich per aver cercato di vendere il seggio dello Stato e la successiva nomina, effettuata dallo stesso Blagojevich, dell'ex Procuratore Statale Roland Burris la questione sembra ancora essere lontana da una conclusione. Burris si era infatti presentato all'apertura dei lavori del Congresso ma era stato immediatamente allontanato perchè i Democratici avevano rigettato la nomina effettuata dal Governatore inquisito, considerata illegittima. La Commissione del Senato preposta a convalidare l'elezione di Burris non ha bloccato la partecipazione del neo Senatore ai lavori e la situazione avrebbe creato aperti dissidi all'interno del gruppo dei Democratici al Senato. In molti avrebbero infatti chiesto a Burris nel corso delle ultime settimane di rassegnare le dimissioni e a fronte del costante rifiuto da parte dell'interessato i restanti Senatori starebbero cercando il modo per poter anticipare le elezioni per la nuova carica. (leggi qui l'articolo)



18 febbraio 2009


Anche il Senato, dopo la Camera dei Rappresentanti, ha approvato nei giorni scorsi il piano di stimolo dell'economia presentato dalla Casa Bianca. Il Presidente Barack Obama ha potuto così apporre la sua firma sui documenti e rendere esecutiva la riforma. La prima vittoria di Obama può quindi dirsi completa, anche se mancano le ombre rispetto all'approvazione di un programma giudicato controverso da molti esponenti autorevoli del Congresso. Già durante le votazioni alla Camera si era capito che sulla proposta della Casa Bianca non ci sarebbe stato il consenso unanime dei rappresentanti dei due Partiti. Con 246 voti a favore, 183 contrari e un solo astenuto i Rappresentanti si sono schierati compatti alle indicazioni provenienti dall'establishment Democratico e Repubblicano. Al Senato la spaccatura è apparsa ancor più chiaramente poichè la votazione è stata congelata fino all'arrivo in Campidoglio del Senatore Democratico dell'Ohio Sherrod Brown, fatto tornare a Washington con un volo governativo organizzato per l'occasione. Il voto di Brown era infatti indispensabile per raggiungere la soglia dei 60 voti a favore, numero minimo di voti richiesti per l'adozione del programma. Anche in Senato quindi schieramenti compatti nell'appoggiare o meno il piano Obama per il rilancio dell'economia, solo un Senatore Repubblicano ha infatti votato a sostegno del progetto presentato dalla Casa Bianca. Sarebbero comunque molti i rappresentanti del Partito Democratico non completamente convinti dal programma economico presentato dall'esecutivo e alcune dichiarazioni hanno lasciato intendere che quanto finora fatto per contrastare la crisi che attanaglia l'economia ed i consumi statunitensi non può essere considerato che l'inizio di un lungo cammino di riforme. Anche il Presidente della Commissione Stanziamenti, il Democratico Daniel Inouye, ha voluto precisare che il programma presentato non può essere che considerato un primo passo in grado di ridare fiducia ad un paese che appare impaurito e inerme di fronte alla crisi economica. I Governi statali avrebbero già iniziato a varare i primi piani di sostegno all'occupazione e a spendere i finanziamenti giunti da Washington per cercare di sostenere le imprese locali in difficoltà permettendo loro nuove assunzioni. Le iniziative degli Stati potrebbero far sentire i loro influssi positivi sui tassi di disoccupazione, mai così alti come nell'ultimo periodo, ma non è da escludersi la possibilità che questa rimanga una fase transitoria a breve termine. Sia Barack Obama che i membri dello staff presidenziale hanno più volte sottolineato che la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente prima di stabilizzarsi ed iniziare a migliorare progressivamente, segno questo che l'amministrazione è probabilmente consapevole che gli aiuti finora concessi sosterranno solo temporaneamente il comparto economico ed industriale (leggi qui l'articolovedi i programmi di spesa nel piano per l'economia).

Novità importanti riguardano anche il settore della produzione automobilistica. General Motors e Chrysler, che hanno deciso di ricorrere al sostegno di fondi pubblici e hanno già ricevuto dal Congresso prestiti federali
, hanno infatti presentato i piani di ristrutturazione che dovrebbero garantire la sopravvivenza delle due società. La Casa Bianca sarebbe già all'opera per riunire esperti del settore in una task force supervisionata dal Segretario al Tesoro Timothy Geithner e dal consigliere economico di Barack Obama Lawrence Summers. Ruolo fondamentale avrà anche Ron Bloom, nominato advisor del Dipartimento del Tesoro per il comparto automobilistico. Esperto in ristrutturazioni aziendali, Bloom ha acquisito esperienze importanti gestendo le trattative riguardanti l'industria dell'acciaio e gestendo la crisi di alcune delle maggiori compagnie aeree (leggi qui l'analisi di Equilibri). La task force che gestirà la ristrutturazione del comparto automobilistico dovrebbe altresì compendere esperti del lavoro, dell'energia e dei trasporti provenienti dagli altri Dipartimenti per garantire un'analisi approfondita di tutte le possibili implicazioni che il rinnovamento di un comparto così delicato dell'economia nazionale potrebbe portare con sè (leggi qui l'articolo).
La Casa Bianca ha fatto sapere che ci vorranno due settimane per poter valutare attentamente i piani presentati dai vertici aziendali. Uno dei due piani prevederebbe l'ingresso del gruppo Fiat nell'azionariato di Chrysler, a cui corrisponderebbe il ridimensionamento di Daimler e del fondo di investimenti Cerberus e l'entrata nell'amministrazione della società del Governo, dei sindacati e delle banche. Altra possibile soluzione potrebbe venire da alleanze o partnership con differenti case automobilistiche. Entrambe le società hanno comunque accolto con favore la creazione di una task force per la gestione della ristrutturazione societaria e i vertici di General Motors hanno fatto sapere che l'occasione potrebbe creare l'opportunità di stabilire un costruttivo rapporto di lavoro che possa rafforzare e migliorare la comprensione dell'industria automobilistica da parte del Governo. I piani di ristrutturazione di General Motors dovrebbero essere più drastici di quelli presentati da Chrysler. Secondo indiscrezioni la casa avrebbe presentato due piani, uno in cui sarebbe inclusa la bancarotta e il secondo in cui sarebbe contenuta una richiesta di ulteriori fondi federali. Bisogna ricordare che General Motors ha già ricevuto dall'amministrazione Bush un prestito straordinario da 13,4 miliardi di dollari di cui 9,4 sarebbero già stati incassati. L'azienda punterebbe ora al ridimensionamento degli impianti in Europa e al taglio di costi stimato intorno ai 2 miliardi di dollari. General Motors starebbe già trattatando con le organizzazioni sindacali per trovare possibili soluzioni che permettano di evitare dolorose ricadute e tagli alla forza lavoro occupata negli stabilimenti della società non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa (leggi qui l'articolo - leggi qui l'articolo).

Forti pressioni sulla Casa Bianca sarebbero giunte negli ultimi giorni da parte delle associazioni di cittadini turchi residenti negli Stati Uniti, che hanno chiesto a Barack Obama di non riconoscere come genocidio il massacro degli armeni durante la Prima guerra mondiale. Oltre una cinquantina di associazioni di cittadini di origine turca ha scritto al presidente esprimendo la preoccupazione per le richieste di riconoscimento di genocidio avanzate dalla diaspora armena, lobby molto potente negli Stati Uniti che aveva chiesto nel corso della campagna elettorale specifiche garanzie a riguardo. Secondo le associazioni turche anche il Congresso starebbe facendo pressione sulla Casa Bianca affinchè l'esecutivo riconosca la versione armena come quella ufficiale senza tener conto della versione finora presentata dalle autorità turche. Secondo le associazioni turco-statunitensi accettare una versione storica di questo tipo potrebbe portare ad un congelamento dei rapporti con Ankara e vorrebbe dire ignorare anche quanto sostenuto da fonti storiche mediorientali, scelta che potrebbe creare problemi con molti paesi della regione. (leggi qui il testo della lettera inviata a Barack Obama). Le associazioni armene si sono compattate nel supporto alla risoluzione del Congresso contro i genocidi. L'Armenian National Commitee of America (ANCA) si è fatto quindi promotore presso la Commissione del Senato di una lettera in cui si ricorda la piena entrata degli Stati Uniti nella Convenzione sui crimini di genocidio
e l'implementazione della stessa avvenuta con la Risoluzione 307 in cui viene esplicitamente ricordato il genocidio armeno equiparandolo a quelli avvenuti in Cambogia e Ruanda oltre che all'Olocausto. L'ANCA ha quindi lanciato una campagna di sensibilizzazione per spingere i cittadini di origine armena a cercare il sostegno dei Senatori del proprio Stato affinché la Casa Bianca dichiari <genocidio> quanto successo nel 1915. (leggi qui la lettera)


9 febbraio 2009

Raggiunto il compromesso al Senato sulla riduzione del piano di rilancio per l'economia proposto dalla Casa Bianca, si potrebbe giungere nei prossimi giorni alla votazione conclusiva.
Il budget previsto nel progetto iniziale, quasi 900 miliardi di dollari provenienti da tagli alle tasse ed investimenti, è stato leggermente ritoccato e dovrebbe ora aggirarsi intorno agli 820 miliardi di dollari. Barack Obama e i consiglieri economici della Casa Bianca hanno sollecitato il Congresso ad approvare senza indugi il nuovo pacchetto poiché i dati riguardanti il tasso di disoccupazione nel mese di gennaio destano profonde preoccupazioni. Nel primo mese del 2009 sarebbero stati infatti 598mila i lavoratori che hanno perso il proprio posto di lavoro e i dati macroeconomici riguardanti la disoccupazione indicano un graduale aumento del fenomeno. Se a dicembre del 2008 il livello di disoccupati si era infatti attestato intorno al 7,2% della forza lavoro totale, a gennaio la situazione sembra essere peggiorata poichè la crescita dell'indicatore al 7,6% ha fatto toccare i massimi livelli: mai negli ultimi 16 anni la situazione era apparsa infatti così grave. L'approvazione del piano sarà inoltre una data storica: mai il Governo statunitense ha avuto nel corso delle ultime generazioni un ruolo così importante nelle decisioni riguardanti l'economia del paese. Molti economisti sono ancora dubbiosi nel valutare l'attuale situazione e non poche polemiche si sono levate a seguito della richiesta della Casa Bianca di accellerare i lavori e la votazione al Congresso.
(leggi qui l'articolo)

Il piano di stimolo all'economia potrebbe avere importanti effetti sullo sviluppo delle strutture scolastiche e del settore dell'istruzione pubblica in tutto il paese poichè parte dei fondi stanziati andranno a beneficio degli Stati, in modo che questi favoriscano la costruzione di nuovi campus e riescano a portare sostegno alle famiglie in difficoltà che devono sostenere il peso di alte tasse scolastiche. Polemiche si erano innescate prima del voto del Congresso alla notizia della possibilità che i fondi venissero destinati ai centri di eccellenza per sostenere le spese per la ricerca. Sia il Senato che la Camera hanno però deciso che la maggior parte dei fondi stanziati andranno a beneficio del Pell Grants, programma di aiuti statali per studenti a basso reddito, così da sostenere al contempo le zone economicamente più disagiate degli Stati Uniti permettendo ad un più alto numero di studenti di poter raggiungere una specializzazione ed avere un titolo di studio.  Le discussioni al Senato, pur portando a dei tagli ai fondi federali assegnati, hanno però confermato quanto precedentemente deciso alla Camera. Saranno quindi gli istituti che versano in maggiori difficoltà a beneficiare del sostegno del Governo per finanziare progetti di sviluppo e ammodernamento di programmi e strutture. Arne Duncan, Segretario all'Istruzione, ha sottolineato che i risultati del piano dell'esecutivo si vedranno probabilmente nel lungo periodo e avranno ricadute anche sul sistema produttivo ed economico degli Stati Uniti.
(leggi qui l'articolo)

La settimana ha portato importanti novità non solo in campo economico ma ancor più in campo politico e diplomatico. Barack Obama ha infatti nominato Cristopher R. Hill nuovo ambasciatore statunitense in Iraq. Hill, diplomatico di carriera, è stato il capo-negoziatore statunitense durante le trattative con la Corea del Nord volte ad ostacolare e porre fine allo sviluppo del programma nucleare di Pyongyang. La scelta di Hill ha destato parecchie perplessità a Washington: pur essendo stato infatti ambasciatore in Polonia e successivamente in Macedonia Hill sembra avere infatti indiscutibili abilità come mediatore ma poca esperienza del mondo arabo. Capo negoziatore degli accordi di Dayton a metà degli anni '90, che misero fine alla guerra nei Balcani, Hill non parla nè comprende la lingua araba e le sue expertise sembrano essere circoscritte all'Europa e all'Asia. Fermo sostenitore della scelta della Casa Bianca di assegnare all'ex capo-negoziatore statunitense la carica di ambasciatore a Baghdad sembra essere stato Richard Holbrooke, mentore di Hill ai tempi dei negoziati di Dayton, che ha descritto come brillante la sua personalità ed il lavoro svolto. Hill e Holbrooke lavoreranno probabilmente a stretto contatto nei prossimi mesi, il primo sarà impegnato a rafforzare gli equilibri diplomatici con il Governo iracheno mentre il secondo, inviato speciale della Casa Bianca per l'Afghanistan ed il Pakistan, valuterà i progressi compiuti dall'esercito nella caccia ai terroristi e intratterrà rapporti con il Governo di Islamabad nel tentativo di allentare le tensioni sorte negli ultimi mesi a seguito degli sconfinamenti di elicotteri statunitensi in territorio pakistano seguiti da attacchi dell'esercito. La scelta di Hill potrebbe confermare l'intenzione della Casa Bianca di voler eventualmente rinegoziare parte dell'accordo SOFA (Status of Forces Agreement) sottoscritto dalla precedente amministrazione e inviso a molti appartenenti all'establishment militare statunitense. Rimane quindi aperta l'ipotesi che gli Stati Uniti decidano di prolungare la permanenza nel paese più a lungo di quanto preventivato da Obama in campagna elettorale e di quanto sottoscritto dall'amministrazione Bush.
(leggi l'articolo) (leggi l'analisi di Equilibri.net sulla permanenza delle truppe in Iraq)

Ha sorpreso nel corso della settimana la notizia della rinuncia alla carica del Segretario alla Sanità designato Tom Daschle, dovuta alle critiche riguardanti i problemi fiscali dell'ex Senatore Democratico del Sud Dakota mosse da esponenti Repubblicani e riprese da molti organi di informazione. Daschle aveva ammesso di aver avuto in passato problemi con il fisco, evasione fiscale per circa 130mila dollari, già all'annuncio della sua candidatura alla guida del Dipartimento della Sanità ma finora nessuno aveva mai posto la questione in primo piano come successo negli ultimi tempi. Dopo Richardson anche Daschle ha quindi rinunciato alla carica proposta dalla Casa Bianca, creando qualche problema a Barack Obama. Il presidente dovrà decidere infatti il nome del suo sostituto in breve tempo per poter finalmente annunciare una riforma della Sanità che è stata uno dei punti fondamentali del programma che ha consentito all'ex Senatore dell'Illinois di conquistare la vittoria alle elezioni presidenziali. A seguito della rinuncia di Daschle anche Nancy Killefer ha annunciato di voler rinunciare alla carica assegnatale. Anche la Killefer, nominata da Obama responsabile del controllo del budget della Casa Bianca, ha lasciato la carica per problemi riguardanti la sua posizione fiscale, non aveva versato i contributi alla colf nel 2005, commentando la scelta come l'unica possibilità per evitare che il suo caso potesse divenire una distrazione che un incarico come quello assegnatole dovrebbe evitare. (leggi qui l'articolo)



Le critiche e le polemiche riguardanti i problemi con il fisco non sembrano invece aver toccato Timothy Geithner, attuale Segretario al Tesoro ed ex Presidente della Fed di New York, che ha versato al fisco oltre 40mila dollari ammettendo di aver commesso errori nelle dichiarazioni dei redditi presentate in passato.
La macchina della transizione non sembra comunque essersi fermata e il presidente Obama starebbe già vagliando una rosa di nomi proposti dai consulenti della Casa Bianca così da poter sostituire nel minor tempo possibile i due dimissionari.



2 febbraio 2009

L’approvazione da parte della Camera dei Rappresentanti del piano di stimolo per l’economia voluto dalla Casa Bianca rappresenta la prima grande vittoria di Barack Obama (vedi qui il video). Il programma, che prevede aiuti economici per 825 miliardi di dollari, è stato votato da un’ampia maggioranza, 244 voti favorevoli contro 188 contrari, composta quasi esclusivamente da Deputati Democratici.
I Rappresentanti del Partito Repubblicano hanno votato infatti in maniera compatta contro l’approvazione della proposta della Casa Bianca ritenendo insufficienti i tagli alle tasse inseriti come stimolo per rilanciare i consumi e gli investimenti, che dovrebbero far risparmiare a cittadini ed imprese 275 miliardi di dollari, e considerando eccessive le spese, 550 miliardi di dollari, a sostegno di alcuni dei punti cardine del programma. Anche 11 Democratici hanno espresso voto contrario alla proposta ma è il fallimento delle trattative con i rappresentanti Repubblicani a lasciar presagire future acredini tra l'opposizione e l'amministrazione Obama. Da quanto si è appreso finora il dialogo tra i due schieramenti, che potrebbe portare ad eventuali modifiche del testo di legge così da rendere trasversale il voto del Congresso, dovrebbe proseguire al Senato, dove il programma dovrà ottenere l’approvazione definitiva prima di giungere alla ratifica da parte del Presidente. Obama si è detto fiducioso rispetto ad eventuali miglioramenti che potrebbero essere apportati a seguito delle discussioni senatoriali invitando al contempo tutti i Senatori a lavorare con una certa rapidità così da poter rendere immediatamente operativi gli incentivi ed aiuti alle aziende e alle famiglie in crisi. (leggi qui l’articolo)

Secondo alcune indiscrezioni l'approvazione del piano di stimolo per l'economia potrebbe però incontrare al Senato molte difficoltà. Alcuni dei Senatori Repubblicani hanno fatto sapere infatti che si opporranno con forza alla proposta della Casa Bianca accusando al contempo Barack Obama di non aver saputo presentare un programma più forte, incentrato sui veri bisogni del paese e della popolazione. Data la maggioranza Democratica al Senato difficilmente il piano non verrà approvato ma la scelta di Obama di procedere alle votazioni senza considerare le istanze Repubblicane non favorirà certamente i rapporti tra i due schieramenti. Lo stesso Presidente in campagna elettorale si era detto pronto a porre fine alla polarizzazione del voto del Congresso cercando la costruzione di un consenso quanto più possibile bipartisan: l'approvazione del piano a totalità Democratica alla Camera, e probabilmente anche al Senato, non sembra esser stato quindi un avvio in linea con quanto dichiarato in passato dall'attuale Presidente. (leggi qui l'articolo

Obama ha poi dichiarato che sarà varato al più presto dal Segretario al Tesoro Geithner un piano finanziario destinato ad abbassare i costi dei mutui e a bloccare quindi i crescenti pignoramenti delle abitazioni da parte degli istituti di credito. Il programma dovrebbe inoltre consentire alle piccole imprese di accedere a prestiti agevolati così da poter creare nuovi posti di lavoro dando vita ad una spirale di crescita per l'occupazione. Le indicazioni specifiche del piano verranno messe a punto nei prossimi giorni dal Dipartimento del Tesoro ma l'obiettivo fondamentale sarà probabilmente quello di salvaguardare quanti più posti di lavoro possibili aumentando al contempo il numero degli occupati, stimolando gli investimenti delle imprese e cercando di portare nuova fiducia ad un comparto economico sempre più in crisi. (leggi qui l'articolo)

Secondo le intenzioni presidenziali potrebbe essere inoltre un New Deal in versione ambientalista a traghettare gli Stati Uniti fuori dalla crisi economica. Obama ha chiesto infatti all'Environmental Protection Agency di rivedere le leggi varate dalla precedente amministrazione riguardanti le politiche ambientali e ha autorizzato al contempo 14 Stati a fissare standard più severi sui gas di scarico e l'efficienza energetica. La decisione della Casa Bianca sembra aver creato un asse bipartisan tra il Presidente Democratico ed alcuni Governatori Repubblicani tra cui Arnold Schwarzenegger, Governatore della California da sempre attento alle tematiche ambientaliste e apertamente in contrasto con la precedente amministrazione. Barack Obama ha inoltre autorizzato il Dipartimento dei Trasporti a definire entro marzo gli standard dei carburanti che entreranno in vigore nel 2011 e saranno utilizzati dalle autovetture prodotte tra il 2011 e il 2015. L'input della Casa Bianca dovrebbe portare alla produzione di autovetture con consumi minori rispetto a quelle attuali e quindi minori emissioni di sostanze inquinanti. La decisione è stata apertamente criticata dalle industrie automobilistiche, che saranno costrette a progettare autovetture meno inquinanti e, nelle intenzioni del Presidente, dovranno adeguare i consumi delle stesse cosicchè si riesca ad arrivare nel 2020 a produrre mezzi che consumino 15 km con un litro di benzina come deciso dal Congresso in una precedente proposta legislativa. Le associazioni ambientaliste hanno accolto con favore i piani della Casa Bianca e si sono dichiarate soddisfatte perchè la nuova amministrazione sembra aver deciso di voler creare politiche ambientali in grado di portare a risultati in tempi rapidi apportando inoltre modifiche radicali ai programmi di sviluppo per il paese. (leggi qui l'articolo)

Notizie interessanti sono giunte nell'ultima settimana anche dal Partito Repubblicano, che ha eletto alla carica di Presidente Michael Steele.
Ex Vice Governatore del Maryland, Steele è il primo afroamericano a conquistare la leadership del Grand Old Party e la sua elezioni dovrebbe far parte di una strategia politica ben precisa, che ha come obiettivo finale la riconquista del voto delle minoranze. Latinos ed afroamericani hanno infatti appoggiato i Democratici nelle ultime elezioni presidenziali anche in molti degli Stati considerati roccaforti Repubblicane e l'establishment del Partito ha appoggiato la candidatura di Steele così da promuovere un rinnovamento profondo che porti al 2012 un candidato forte in grado di sfidare Obama. Steele sembra avere inoltre un curriculum di prim'ordine: uomo di legge con un passato da seminarista potrebbe infatti incarnare i valori delle ali più conservatrici del Partito pur rappresentando mediaticamente l'evoluzione dei Repubblicani verso un minore conservatorismo e l'apertura alle minoranze del paese. Considerato da molti come contrappeso ideale per frenare lo strapotere mediatico del Presidente Obama, anch'esso rappresentante di una minoranza ed appoggiato trasversalmente sia dai Latinos che dagli afroamericani, l'ex Vice Governatore del Maryland potrebbe incarnare il nuovo corso di un Partito che sembrava essere in grave crisi d'identità. La scelta dei Repubblicani potrebbe rivelarsi vincente e non è da escludersi la possibilità che l'investitura di Steele alla leadership del Partito porti a significativi cambiamenti nella composizione geografica del voto dei diversi Stati dell'Unione. L'elezione di un politico di origini afroamericane a seguito dell'entrata alla Casa Bianca di un Presidente afroamericano sembra segnare definitivamente un punto di svolta importante per la storia politica degli Stati Uniti: con Obama e Steele una delle minoranze storiche arriva infatti al vertice della politica federale, rompendo una tradizione che durava dalla nascita degli Stati Uniti e contro cui hanno lottato uomini illustri come Martin Luter King e John Fitzgerald Kennedy. (leggi qui l'articolo)



26 gennaio 2009
Primi giorni di lavoro per il nuovo Presidente Barack Obama scanditi da iniziative importanti e numerose polemiche. Alla cerimonia per la conferma delle nomine alla Casa Bianca Obama ha fatto sapere che gli stipendi dei dipendenti che percepiscono complessivamente una cifra superiore ai 100.000 dollari annui non godranno di aumenti di sorta. La decisione è stata presa affinché in tempo di crisi i cittadini e coloro che ricoprono incarichi pubblici tornino a considerare l’interesse per gli Stati Uniti come obiettivo fondamentale del proprio lavoro. Il Presidente ha inoltre firmato alcuni ordini esecutivi che limiteranno la possibilità delle agenzie federali di classificare i documenti interni come “riservati” e perciò non divulgabili pubblicamente. Le nuove norme riguarderanno anche la presidenza , che sarà contrassegnata secondo Barack Obama da rispetto della legge e trasparenza. Gli ordini esecutivi in questione garantiranno quindi la tutela del Freedom of Information Act vietando al contempo l’accettazione di regali da parte dei lobbysti.

Durante la prima giornata di lavoro il Presidente ha chiamato i principali leader mediorientali per colloqui in cui ha precisato quali saranno le posizioni dell'amministrazione statunitense rispetto alla crisi di Gaza. Obama ha parlato con Abu Mazen, Olmert, Mubarak ed Abdallah II e ha sottolineato che la Casa Bianca lavorerà affinchè possa consolidarsi la tregua mettendo in atto efficaci meccanismi che impediscano il riarmo delle milizie di Hamas e impegnandosi a fianco dell'Autorità Palestinese nell'intraprendere un massiccio sforzo di ricostruzione a beneficio degli abitanti della Striscia. Con Olmert Obama ha discusso proprio della lotta al traffico di armi verso Gaza in transito nei tunnel scavati sul confine con l'Egitto e il Primo Ministro israeliano ha confermato che Gerusalemme farà ogni sforzo per poter garantire il transito in sicurezza degli aiuti umanitari per i palestinesi. L'iniziativa di Barack Obama ha ricevuto il plauso del Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, che si è detto certo di futuri miglioramenti dei rapporti tra la Casa Bianca e l'ONU. Secondo Ban Ki-Moon starebbe infatti per aprirsi una nuova era di partenariato forte tra l'istituzione internazionale e gli Stati Uniti, in cui un'efficace azione collettiva rispetto a temi fondamentali come la crisi economica e la non proliferazione di armi potrebbe finalmente portare a proposte condivise e risultati rapidi. (leggi l'articolo qui

Nel corso dei primi giorni alla Casa Bianca il Presidente ha avuto modo di incontrare i generali impegnati in Iraq per discutere delle possibili strategia future e della possibilità di un ritiro delle truppe da pianificare e realizzare nei prossimi 16 mesi, così come presentato nel programma della campagna elettorale per le presidenziali. Obama ha richiesto agli ufficiali impegnati di elaborare un piano per il possibile rientro delle truppe e la re-definizione delle missioni nella regione affinché il ritiro degli effettivi dall’Iraq possa diventare il primo passo verso un possibile disimpegno statunitense dalle missioni militari che tanto gravano sull’economia del paese. I generali statunitensi hanno presentato al Presidente diversi piani con modalità e tempistiche differenti per il ritorno delle truppe ma è convinzione comune nell’establishment militare che un ritiro affrettato delle forze impegnate potrebbe far cadere il paese nel caos e lasciare ai terroristi ampia libertà di azione. Sono in molti a credere che il programma di Obama sarà ostacolato e alla fine bloccato dall’establishment del Pentagono e la strada verso la fine delle operazioni in Iraq sembra dover essere ancora lunga. (leggi l’articolo qui)


Importanti novità si sono avute anche rispetto a temi sociali controversi come l'aborto e l'utilizzo di cellule staminali. Obama ha firmato infatti questa settimana un decreto presidenziali che cancella la legge che proibisce la concessione di fondi federali a qualunque gruppo internazionale di pianificazione famigliare che consideri l'aborto come un'opzione teoricamente possibile. La legge, già cancellata da Bill Clinton nel 1993 e reintrodotta da George W.Bush nel 2001, prevede che l'USAID, Agenzia statunitensa per l'Aiuto allo Sviluppo, possa quindi finanziare con fondi federali quelle organizzazioni internazionali che danno informazioni o consigliano l'aborto come soluzione al problema del controllo delle nascite.
La scelta di Obama ha innescato dure polemiche da parte delle associazioni anti-abortiste e religiose raccogliendo al contempo il plauso delle parti più progressiste del paese. La decisione di Obama ha quindi riaffermato il principio secondo cui il Governo non dovrebbe entrare nelle questioni private di una famiglia e nella scelta delle donne e il Presidente ha precisato che qualunque sia la posizione della Casa Bianca sulla questione la determinazione nel prevenire maternità involontarie e nel ridurre la necessità di far ricorso all'aborto sostenendo le donne e le famiglie nelle loro decisioni rimane il punto fondamentale dell'azione della presidenza su temi così delicati. (leggi l'articolo qui)
Uno dei prossimi decreti esecutivi del Presidente in tema di salute dovrebbe permettere l'utilizzo di cellule staminali per fini di ricerca. La decisione delle Food and Drug Amministration di concedere il via libera ad un'azienda californiana per la sperimentazione di una terapia per pazienti vittime di lesioni spinali gravi potrebbe quindi essere il primo passo verso una più ampia sperimentazione di biotecnologie in campo medico e lo sviluppo della ricerca sulle cellule staminali. La decisione dell'ente statunitense sembra quindi essere in linea con la probabile decisione di Obama di abrogare la legge che impedisce ai laboratori di sperimentazione che fanno uso di cellule staminali di poter accedere ai contributi statali, introdotto dalla precedente amministrazione Bush. (leggi l'articolo qui)

La settimana appena trascorsa ha visto inoltre la conferma della nomina di Hillary Clinton alla Segreteria di Stato.Hillary Clinton è giunta giovedi al Dipartimento di Stato accolta dagli applausi dei dipendenti. Nelle prime dichiarazioni ufficiali a seguito del giuramento l'ex first lady ha tenuto a precisare che una diplomazia robusta ed uno sviluppo efficace saranno le armi che la prossima amministrazione utilizzerà per far si che l'immagine degli Stati Uniti torni a rappresentare un esempio per tutto il mondo occidentale. La Clinton ha definito "smart power", potenza intelligente, quella che verrà adottata dalla prossimo Governo per rilanciare il ruolo di Washington a livello mondiale e ha successivamente precisato che verrà utilizzato un nuovo approccio con l'Iran, paese da tempo sulla lista nera degli Stati Uniti. Il Segretario ha tenuto inoltre a precisare che gli Stati Uniti cercheranno attraverso nuove sanzioni e trattative diplomatiche di riunire i paesi minacciati dal programma nucleare di Teheran. (leggi l'articolo qui) Anche Barack Obama ha precisato durante una conferenza di non voler rinunciare ad un possibile dialogo con l'Iran, attore fondamentale per la stabilizzazione della regione mediorientale, ma di non volere precondizioni che possano ostacolare fin dal principio le possibili trattative tra i due paesi. La diplomazia statunitense impegnerà inoltre l'ex capogruppo del Partito Democratico al Senato George Mitchell come inviato speciale in Medio Oriente, mentre Richard Holbrooke sarà l'inviato speciale per l'Afghanistan ed il Pakistan.

Giunta sul finire della settimana la notizia che il seggio al Senato che fu di Hillary Clinton sarà occupato fino alle prossime elezioni del 2010 da Kirsten Gillibrand. Lo ha annunciato in una conferenza tenuta ad Albany il Governatore dello Stato di New York David Paterson. A seguito della rinuncia di Caroline Kennedy Paterson ha deciso di affidare alla Gillibrand il seggio che fu dell'ex first lady fino al 2010, anno di scadenza del mandato. La notizia ha destato stupore poichè la neo-Senatrice non rappresenta l'ala moderata del Partito Democratico ma è anzi a sostegno del diritto a portare armi (II emendamento) e contraria alla ricerca sulle cellule staminali. La Gillibrand, 42 anni, si è sempre detta favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso ma non è da escludersi che un'eventuale candidatura alle prossime elezioni per il rinnovo del mandato sia bocciata dall'elettorato newyorkese, da sempre molto progressista, che non vedrà probabilmente con favore il sostegno della National Rifle Association (NRA), la maggior lobby delle armi, alla Senatrice. La scelta di Paterson ha innescato roventi polemiche all'interno del Partito Democratico e tra i membri dell'establishment newyorkese, non sono da escludersi quindi possibili fronde interne ai Democratici affinchè nel 2010 la Gillibrand non possa ricandidarsi per la conferma del mandato. (leggi l'articolo qui)

19 gennaio 2009

Alla vigilia del giuramento di Barack Obama che porterà il primo afroamericano alla Casa Bianca non si sono fermate le iniziative diplomatiche dell’amministrazione uscente volte a fronteggiare la crisi che ha portato ai violenti scontri nella Striscia di Gaza tra l’esercito di Israele e i miliziani palestinesi. Quasi in contemporanea alle proposte di tregua presentate dal presidente egiziano Hosni Mubarak i rappresentanti del Governo di Gerusalemme e i diplomatici statunitensi hanno ratificato a Washington un memorandum d’intesa volto a favorire la cooperazione regionale affinché venga bloccato il traffico di armi che, attraverso i valichi con l’Egitto, giungono nella Striscia di Gaza per divenire parte dell’equipaggiamento dei miliziani di Hamas e di possibili formazioni terroristiche.
Gli Stati Uniti, secondo quanto sottoscritto nell’accordo, si impegneranno con i propri partner regionali e con la Nato a contrastare i traffici di armi verso Gaza in transito nel Mediterraneo, nel Golfo di Aden, nel Mar Rosso e in Africa Orientale e verrà garantito un costante scambio di informazioni tra i servizi di intelligence statunitensi e quelli dei paesi della regione affinché possa essere bloccata la compravendita di eventuali carichi di armi da parte di contrabbandieri o terroristi. Crescerà di conseguenza il coordinamento tra i servizi segreti di Washington e Gerusalemme su operazioni in corso e scambio di informazioni volte a favorire l’identificazione del punto d’origine delle spedizioni delle armi e le rotte dei carichi con destinazione Gaza. Secondo quanto dichiarato dai rappresentanti dei due Stati saranno inoltre poste sanzioni più severe a quei Governi riconosciuti come fornitori di armi alle formazioni terroristiche nella Striscia di Gaza.

L’accordo tra i due paesi potrebbe rappresentare un punto di partenza fondamentale per un allentamento della tensione sulla Striscia di Gaza e un futuro accordo negoziale tra le parti. L’impegno statunitense rappresenterebbe per Gerusalemme un’importante garanzia affinché venga contrastato efficacemente il traffico di armi verso i territori palestinesi, tra le motivazioni che il Governo israeliano ha addotto per spiegare l’entrata dell’esercito nella Striscia e gli scontri degli ultimi giorni. La questione, come detto, riguarderà direttamente non solo i due paesi coinvolti ma allo stesso modo i partner statunitensi nell’area. Non è quindi da escludersi un impegno più marcato della diplomazia statunitense nella regione a sostegno dell’iniziativa e una maggiore cooperazione con i Governi e gli apparati di intelligence dei paesi e degli organismi internazionali chiamati a collaborare sulla questione.


La prossima amministrazione dovrà fronteggiare uno dei periodi più difficili della storia economica del paese. La crisi costringerà probabilmente Obama a mettere in programma politiche economiche di supporto per molte aziende o settori produttivi nelle diverse aree del paese la cui conseguenza potrebbe essere il taglio delle spese governative in modo da non incrementare ulteriormente un debito pubblico in costante ascesa. Uno dei problemi più gravi che si troverà ad affrontare il prossimo Presidente sarà sicuramente la questione legata alla Sanità e alle polizze assicurative che consentono ai cittadini di curarsi nelle strutture sanitarie del paese. Tom Daschle, Segretario della Salute in pectore, ha mostrato con preoccupazione alla Commissione Sanità del Senato, il cui presidente è il Democratico Ted Kennedy, la grave situazione in cui versa il Sistema Sanitario nazionale. La crisi economica ha infatti ridotto pesantemente negli ultimi anni il numero dei lavoratori titolari di un’assicurazione medica e il calo è destinato a proseguire per via dei 1,5 milioni di statunitensi rimasti senza occupazione negli ultimi mesi. Anche le strutture sanitarie soffrono della crisi poiché la mancanza di pazienti in grado di pagare le cure mediche si ripercuote sulle entrate di molti centri ospedalieri. La California sembra essere lo Stato più colpito dalla situazione e gli ospedali cercano di evitare la bancarotta chiudendo interi reparti o tagliando il personale. La bancarotta è il rischio maggiore e più immediato per strutture che hanno solo l’1% di margine di profitto dai ricavi totali e la crisi potrebbe trasformarsi in una catastrofe perché nel settore sono impiegati circa 5 milioni di statunitensi, quasi il doppio dei dipendenti delle grandi aziende del comparto automobilistico.

La possibile crisi del settore ospedaliero e le conseguenti ricadute sui settori industriali ad esso collegati potrebbero generare un collasso economico senza precedenti i cui effetti si farebbero sentire anche in campo sociale. Barack Obama e la nuova amministrazione dovranno lavorare in tempi brevi per risolvere quella che sembra essere una delle insidie maggiori nel futuro degli Stati Uniti. Il programma per la Sanità del Presidente Eletto prevedeva una riforma profonda del sistema con l’aumento della trasparenza e della concorrenza tra le diverse assicurazioni e interventi importanti da parte dello Stato per garantire al maggior numero di cittadini la copertura sanitaria. Non è quindi da escludersi la possibilità che il prossimo programma sia sostenuto politicamente dal Congresso oltre che dalla Casa Bianca, anche se questo vorrebbe dire aumento del debito pubblico e maggiore dipendenza del paese dai fondi creditori sul mercato internazionale.    


12 gennaio 2009

Giorni di intensa attività a Washington in attesa del 20 gennaio, data dell’entrata in carica della prossima amministrazione statunitense. Giorni caratterizzati da polemiche e sorprese riguardanti non solo il Partito Democratico ma ancor più la futura squadra di Governo, con Barack Obama e lo staff presidenziale impegnati a gestire la rinuncia alla carica di Segretario al Commercio annunciata da Bill Richardson dopo l’apertura di un’inchiesta in cui sarebbe coinvolto il Governatore del New Mexico.

Da tempo non si ricorda un periodo così problematico nelle settimane che precedono il giuramento del Presidente Eletto. Negli ultimi giorni l’attenzione della stampa statunitense è concentrata su quella che può essere definita la “questione Burris”. Tutto nasce a seguito dell’incriminazione del Governatore dell’IIlinois Rod Blagojevich, accusato di voler vendere il seggio statale al Senato occupato da Barack Obama fino alla vittoria alle ultime elezioni presidenziali. Blagojevich, indagato dall’FBI e prossimo al processo per impeachment, ha indicato in Roland Burris, Procuratore Federale dello Stato, il successore dell’attuale Presidente Eletto. La nomina ha incontrato dure reazioni da parte dell’establishment Democratico e alcuni rappresentanti del Partito al Senato hanno minacciato di non riconoscere la nomina di Burris, chiedendo al contempo l’intervento della commissione per l’assegnazione delle nomine. Il caso sembra ancora essere lontano dal giungere ad una conclusione e Burris, presentatosi all’apertura della 111esima sessione, non è stato ammesso ai lavori dal Segretario Nancy Erickson perché la lettera di nomina firmata dal Governatore Blagojevich non è stata controfirmata dal Segretario di Stato dell’Illinois Jesse White.
Barack Obama ha già fatto sapere che è pronto a lavorare con Burris così come con qualsiasi altro Senatore occupi in futuro il seggio dello Stato in Senato ma la situazione ha creato non poche difficoltà a livello d’immagine allo staff presidenziale dato l’interrogatorio a cui è stato sottoposto il Capo di Gabinetto del futuro Governo Rahm Emanuel, accusato di aver fornito a Blagojevich i nomi di possibili candidati al seggio graditi ad Obama. Problemi d’immagine avrà anche il Partito Democratico, spaccato al suo interno rispetto alla nomina di Burris ma che dovrebbe infine accettare il Procuratore Federale dell’Illinois nel gruppo dei Senatori.


Altra questione spinosa per il Presidente Eletto ed il suo staff è stata la rinuncia da parte di Bill Richardson alla nomina come Segretario al Commercio nella prossima amministrazione. Il Governatore del New Mexico, tra i candidati alla nomina alla Segreteria di Stato, sarebbe infatti tra gli indagati in un’inchiesta riguardante l’assegnazione di un appalto pubblico del valore di un miliardo di dollari ad una società californiana. Secondo l’accusa Richardson avrebbe favorito la società nell’acquisizione dell’appalto ricevendo in un secondo momento ingenti finanziamenti per la campagna elettorale per le primarie Democratiche. Obama ha fatto sapere che ha accettato la rinuncia di Richardson con profondo rammarico ma non è da escludersi la possibilità che la decisione del Governatore del New Mexico sia stata presa in accordo con lo staff del Presidente Eletto a fronte della possibilità in un futuro di ricoprire incarichi diversi a Washington.

Furiose polemiche ha invece scatenato la nomina di Leon Panetta a capo della CIA. Capo di Gabinetto alla Casa Bianca durante l’amministrazione Clinton, Panetta è considerato uno dei maggiori sostenitori dei diritti civili ed ha deplorato in più occasioni i metodi d’interrogatorio degli agenti dell’intelligence impegnati nelle missioni contro il terrorismo. Polemiche alla nomina sono giunte non solo dagli ambienti più vicini alle agenzie di intelligence ma anche dall’interno dello stesso Partito Democratico. Diane Feinstein, Senatrice della California, ha infatti dichiarato di non essere stata messa al corrente della nomina dal Presidente Eletto e ha sottolineato l’inesperienza di Panetta per un ruolo così delicato. Più dura la reazione di Richard Clarke, capo della squadra anti-terrorismo della Casa Bianca durante l’amministrazione Clinton, che ha ricordato come Panetta fosse una delle poche persone a conoscenza del problema di possibili attacchi agli Stati Uniti da parte di organizzazioni terroristiche internazionali prima della diffusione mondiale del nome di Al-Qaeda. Polemiche alla decisione di Obama sono giunte anche dagli ambienti vicini all’Agenzia di Intelligence e sono in molti a sostenere che Panetta non sia adatto al compito affidatogli a fronte di molti generali che negli ultimi anni hanno lavorato a stretto contatto con la CIA. La scelta di Obama sembra voler essere un segnale di cambiamento forte per l’intelligence ma non è da escludersi la possibilità che la nomina di Panetta generi tensioni irresistibili all’interno della CIA senza per altro portare alcun rinnovamento di rilievo nelle strutture operative dell’Agenzia. 





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