
America Latina – Stati Uniti: la crisi del settore auto e le prospettive di partnership energetica
La crisi del settore automobilistico negli Stati Uniti ha avuto pesanti effetti anche su alcuni Stati legati per produzione e commercializzazione all’industria di Detroit. I segnali negativi si sono registrati maggiormente in Canada, tuttavia anche in alcuni Stati del Sud America le conseguenze negative si sono fatte pesantemente sentire. L’automotive, infatti, è la terza economia per ordine di grandezza in America Latina. La proposta, lanciata in campagna elettorale e nuovamente sottolineata, del Presidente Barack Obama per una nuova partnership energetica potrebbe essere una concreta opportunità di ripresa economica, nonché il primo banco di prova per gli intenti di riallacciare i rapporti fra Washington e gli Stati dell’America Latina.
Marco Pedrazzini
(06 maggio 2009)
Stati Uniti – Iran: una possibile riapertura del dialogo?
Dopo 30 anni di gelo nelle relazioni bilaterali tra gli Usa e l’Iran, l’annuncio di Obama di una svolta nella strategia americana in Afghanistan ha posto le basi per il miglioramento delle relazioni tra Washington e Teheran. La partecipazione dell’Iran alla Conferenza dell’Aja sul dossier afghano è stata accolta con plauso non solo dagli Usa e dalla Nato, ma anche da molti altri paesi che considerano l’Iran un attore chiave per la stabilizzazione del Medio Oriente.
Margherita Kochi
(05 maggio 2009)
La crisi del settore automobilistico statunitense coinvolge economie e lavoratori di tutto il continente. Tuttavia, l’amministrazione di Barack Obama sembra intenzionata, in concreto, a legare i finanziamenti governativi con nuove direttive per le produzioni, che rientrano in quadro molto più complesso riassumibile nell’espressione: politiche energetiche sostenibili. Se gli aiuti economici sono un atto d’urgenza per dare prospettiva al settore, il “going green” di Barack Obama sembra guardare al futuro, implementando ora nuove legislazioni di lungo termine. Dalla riuscita graduale di tale progetto dipenderanno le sorti delle economie di alcuni Stati e, globalmente, un nuovo corso anche per la lotta al climate change. Il cambiamento, prospettato nella campagna elettorale del 2008, sembra stia muovendo concretamente i primi passi; resta da vedere se gli Stati Uniti e Barack Obama, in particolare, riusciranno a costruire tale leadership verde, sostenendo nel mentre la crisi economica.
Marco Pedrazzini
(04 maggio 2009)
Stati Uniti: l’Unione Europea e il nuovo multilateralismo targato Obama
Rivelatasi parzialmente fallimentare rispetto al raggiungimento degli obiettivi che la Casa Bianca si era posta alla vigilia del vertice del G20 di Londra e quello della Nato di Strasburgo, la visita di Barack Obama ha però portato indicazioni utili per capire come potrebbero evolversi i rapporti tra Washington e gli alleati europei. Sebbene resti ancora da delineare con chiarezza l’approccio statunitense ai futuri rapporti transatlantici, alcuni segnali lasciano pensare che potrebbe presto aprirsi una stagione di scelte condivise e di maggior collaborazione tra gli Stati Uniti e l’UE.
Simone Comi
(08 aprile 2009)
La crisi mondiale iniziata negli Stati Uniti si è diffusa in molti altri paesi sotto la forma di fallimenti finanziari e credit crunch, non risparmiando dal contagio neppure il paese che sembrava meno esposto ai titoli tossici dei subprime, il Giappone, che è stato colpito più di ogni altra economia del mondo globalizzato. Da Washington stanno arrivando segnali che lasciano ipotizzare che la recessione giapponese non modificherà l’alleanza tra i due paesi.
Margherita Kochi(31 marzo 2009)
Brasile - Stati Uniti: l’inizio di una nuova special relationship?
Sabato 14 marzo c’è stato il primo incontro tra il presidente americano Obama e il brasiliano Lula, primo leader latino ad essere ricevuto alla Casa Bianca dalla nuova amministrazione. È emersa la volontà di dar vita ad una cooperazione molto stretta, che se dovesse essere effettivamente realizzata potrebbe cambiare profondamente i rapporti nella regione. Sul tappeto, questioni economiche, energetiche, difensive e la reputazione degli USA in America Latina, da recuperare dopo gli anni di Bush.
Davide Tentori(23 marzo 2009)
Stati Uniti: possibile giungere ad un nuovo equilibrio nei rapporti con Mosca?
Lotta al terrorismo, impegno nel controllo degli armamenti e nella non proliferazione: questi i temi comuni di una possibile cooperazione con Mosca indicati da Hillary Clinton a margine degli incontri con il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. L’entrata in carica dell’amministrazione guidata da Barack Obama sembra aver rilanciato il ruolo della diplomazia statunitense, nel tentativo di ridefinire i rapporti con gli attori internazionali finora considerati ostili. La storia delle relazioni tra Washington e Mosca è sempre stata contraddistinta da tensioni, sarà possibile nel prossimo futuro giungere ad un nuovo equilibrio nei rapporti tra la Casa Bianca ed il Cremlino?
Simone Comi
(13 marzo 2009)
Stati Uniti: i rischi e le conseguenze di un ritorno a politiche commerciali protezionistiche
La vittoria di un democratico quale 44° Presidente degli Stati Uniti ha prodotto nel sistema economico internazionale il timore di un possibile ritorno americano a politiche protezionistiche, che, se confermato, potrebbe aggravare ulteriormente la recessione economica mondiale. Obama, durante la sua campagna elettorale, aveva già espresso più di un dubbio sul libero commercio, di conseguenza il suo attuale silenzio sulle questioni di politica commerciale rende sempre più incerti i mercati. L’Europa attendendo che l’Amministrazione si pronunci al riguardo, ha mostrato di accogliere con sollievo l’attenuazione degli aspetti più marcatamente protezionistici contenuti nel “Piano di rilancio dell’economia USA”, approvato il mese scorso dal Congresso.
Margherita Kochi
(12 marzo 2009)
Stati Uniti: l'impegno nel sociale di Barack Obama
Aumentare il peso delle imposte pagate dalle classi più abbienti, investire nell’energia pulita e nell’educazione, rendere accessibili a tutti la copertura sanitaria: questi i temi su cui la Casa Bianca sembra volersi impegnare fin d’ora con programmi già definiti. La finanziaria presentata al Congresso si pone l’obiettivo di creare un fondo di 634 miliardi di dollari in dieci anni destinati a ristrutturare la sanità pubblica per garantire una copertura minima ai 46 milioni di americani che ne sono sprovvisti. L’obiettivo di Barack Obama sembra essere molto ambizioso: mostrare all’opinione pubblica di avere il controllo della crisi economica senza che questa influisca sulla capacità di rispettare il calendario delle riforme annunciate in campagna elettorale.
Stephanie Regna-Gladin
(10 marzo 2009)
Stati Uniti: Cina ed Iran, il presente ed il futuro della politica estera nell’area del Pacifico
La nuova strategia diplomatica statunitense ed il conseguente riavvicinamento agli attori internazionali finora considerati ostili potrebbe ridisegnare la mappa delle alleanze e ridefinire gli equilibri strategici in aree fondamentali come quella asiatica. Il recente viaggio di Hillary Clinton ha mostrato che Washington considera Pechino l’interlocutore con cui confrontarsi per poter garantire la stabilità della regione asiatica. La volontà di dialogare con Teheran potrebbe inoltre portare ad un riavvicinamento all’Iran nel tentativo di trasformare il paese degli ayatollah in un futuro pilastro della geopolitica statunitense nell’area del Golfo.
Simone Comi
(3 marzo 2009)
Stati Uniti: la ricostruzione dell’Iraq e il futuro dei contractors
Non è solamente la stabilizzazione politica irachena a rappresentare una preoccupazione per la nuova amministrazione statunitense. La ricostruzione infrastrutturale del paese sembra dover scontare ancora la mancanza di pianificazione degli interventi e di una strategia unificata tra le agenzie impegnate. Barack Obama sembra voler affrontare con maggior determinazione i problemi connessi alla ricostruzione dell’Iraq e l’attività di controllo sui fondi destinati al paese sembra farsi sempre più accurata. Altra questione riguarda invece le società di sicurezza private che operano in territorio iracheno, l’avvento della nuova amministrazione potrebbe portare infatti importanti novità rispetto all’utilizzo di contractors privati per compiti inerenti la sicurezza.
Simone Comi
(17 febbraio 2009)
Stati Uniti: le elezioni in Israele e il futuro della diplomazia in Medio Oriente
L’incerta situazione conseguente al risultato delle elezioni in Israele potrebbe rendere precari gli equilibri politici a Gerusalemme rischiando di avere importanti ripercussioni sui futuri rapporti con gli Stati Uniti. Barack Obama ed Hillary Clinton rimangono in attesa di scoprire con chi dovranno confrontarsi nel prossimo futuro e non sono da escludersi cambiamenti di una certa rilevanza nei rapporti tra la Casa Bianca e Gerusalemme nel caso in cui fosse la destra israeliana a prendere il potere. Non sarebbe inoltre da escludersi la possibilità che la questione possa portare importanti novità nelle relazioni tra Washington e alcuni attori indirettamente collegati al conflitto mediorientale.
Simone Comi
(13 febbraio 2009)
Stati Uniti: Barack Obama e il rilancio del prestigio statunitense nell’arena internazionale
Le recenti dichiarazioni del presidente russo Medvedev e del leader iraniano Ahmadinejad rispetto ad un eventuale riavvicinamento diplomatico con Washington sono da considerarsi tra i primi test importanti per Barack Obama riguardo alle questioni di politica internazionale. La risposta del presidente statunitense alle istanze presentate potrebbe consistere in un primo segnale di apertura verso i paesi considerati finora ostili nel tentativo di riaffermare il prestigio di Washington nelle arene internazionali. Non è però da escludersi a priori la possibilità che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato decidano di concedere credito limitato ai tavoli negoziali con Iran e Russia.
Simone Comi
(05 febbraio 2009)
Australia – Stati Uniti: la globalizzazione delle relazioni bilaterali
Il passaggio di consegne tra repubblicani e democratici e l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca potrebbero significare un’evoluzione dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Australia. I due paesi sono oggi guidati da governi progressisti, ma aldilà delle manifestazioni di reciproca amicizia pubblicamente profuse dai rispettivi capi di governo, Stati Uniti e Australia potrebbero presto trovarsi nella situazione in cui i due paesi debbano perseguire strade diverse alla volta di interessi nazionali non più necessariamente comuni.
Francesco Vecchio
(30 gennaio 2009)
India - Stati Uniti: Nuova Delhi e il governo Obama
La leadership indiana sta valutando con attenzione le opportunità e le criticità derivanti dalla salita al potere di Barack Obama. Le affermazioni fatte in campagna elettorale dal nuovo Presidente vengono paragonate con le scelte operate dal predecessore.
Andrea Carbonari
(22 gennaio 2009)
Stati Uniti: il Pentagono e il controllo sull’exit strategy dall’Iraq
A pochi giorni dal giuramento del futuro Presidente degli Stati Uniti, sono in molti a chiedersi quali saranno le linee di politica estera che la prossima amministrazione statunitense seguirà rispetto ad alcune questioni chiave come l’exit strategy dall’Iraq. La questione è attentamente monitorata dai maggiori organi di stampa internazionali e la pianificazione del ritiro delle truppe dovrebbe già trovarsi in fase di sviluppo avanzato. Fondamentale sarà capire quale influenza avrà la lobby della Difesa sulle scelte del futuro presidente poiché non è da ritenersi improbabile che le pressioni provenienti dagli ambienti militari inducano Obama a prolungare la presenza militare nel paese.
Simone Comi
(15 gennaio 2009)
Stati Uniti: la crisi del settore automobilistico e le misure di intervento federali
Dopo il NO del Senato, è stato trovato un accordo per il salvataggio dell’industria automobilistica americana. Bush ha sbloccato la prima tranche di fondi alle case automobilistiche a rischio di collasso, General Motors e Chrysler, perché sopravvivano fino a marzo. La terza grande casa statunitense dell’auto, Ford, non ha richiesto aiuti immediati perché ha ipotecato assets per quasi 25 miliardi di dollari lo scorso anno, ma ha parlato di piano di sostegno in caso si verifichi una recessione peggiore delle aspettative. Nel pieno della crisi finanziaria al governo statunitense si è presentata la necessità di scegliere tra il crack dell’industria automobilistica e l'intervento federale, inverosimile in condizioni ordinarie. Tuttavia, il finanziamento ha un prezzo. Sono state fissate delle condizioni precise che le case automobilistiche dovranno accettare per poter accedere al prestito ed è stata lasciata all’amministrazione Obama la decisione di ricorrere alla seconda tranche del Troubled Asset Relief Program.
Margherita Kochi
(29 dicembre 2008)
Stati Uniti: le nomine di Barack Obama per la prossima amministrazione (2a parte)
Le nomine per i Dipartimenti del Tesoro, della Giustizia, della Sanità e delle Politiche Pubbliche sono giunte a completamento della futura formazione di Governo. Le scelte di Obama sembrano essere state dettate da una certa prudenza nella scelta dei Segretari e nella presentazione dei programmi di riforma. Alcune delle nomine sembrano inoltre poter indicare fin d’ora quali potrebbero essere eventuali punti di debolezza nella squadra guidata da Obama. Non sarebbe quindi da escludersi a priori la possibilità che alcune delle riforme politiche presentate dal Presidente Eletto durante la campagna elettorale non arrivino a diventare progetti di legge, ostacolate da carenze di fiducia verso l’operato di alcuni Segretari della prossima amministrazione.
Simone Comi
(12 dicembre 2008)
Stati Uniti: le nomine di Barack Obama per la prossima amministrazione (1a parte)
Le nomine effettuate dal Presidente Eletto per la futura amministrazione statunitense, ufficializzate nelle ultime settimane dopo giorni di intense trattative, sono state lette da molti analisti come segnale esplicito della volontà di Barack Obama di non stravolgere completamente il corso della politica statunitense. La nomina di Hillary Clinton al Dipartimento di Stato e la conferma di Robert Gates al Pentagono dovrebbero consentire alla prossima amministrazione di traghettare il paese verso il cambiamento di approccio ai temi fondamentali di politica estera e difesa prospettato dal Presidente Eletto in campagna elettorale. Sono comunque da ritenersi improbabili rivoluzioni strutturali o cambiamenti profondi rispetto a quanto fatto dall’amministrazione Repubblicana uscente.
Simone Comi
(10 dicembre 2008)
Stati Uniti: il futuro della politica estera statunitense
Il nome di Hillary Clinton è emerso negli ultimi giorni come possibile candidatura per la Segreteria di Stato. L’eventuale nomina dell’ex first lady potrebbe sanare la spaccatura all’interno del Partito Democratico, che non ha avuto ripercussioni sui risultati delle elezioni presidenziali ma che sembra stia rendendo ancor più delicato il periodo di transizione che precede il giuramento del Presidente Eletto. La nomina della Clinton potrebbe costituire un segnale importante per i nemici come per gli amici degli Stati Uniti: considerata da molti un falco nelle questioni di politica estera la Senatrice dello Stato di New York potrebbe infatti inaugurare un nuovo corso nella storia della politica dei rapporti tra Washington e gli alleati storici.
Simone Comi
(17 novembre 2008)
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