STATI UNITI - STATE BY STATE
GLI "SWING STATE" E LE PROSPETTIVE DI VOTO

Nevada: l'incertezza di uno Stato conteso
Il Nevada è uno degli stati più instabili della fascia occidentale degli Stati Uniti nelle consultazione elettorali: nelle ultime due tornate, le presidenziali del 2000 e del 2004, è stato infatti George W. Bush ad aggiudicarsi i voti dei Grandi Elettori del “Silver state”, mentre nel 1992 e nel 1996 aveva trionfato il Democratico Bill Clinton. Dei due senatori dello Stato al Congresso di Washington uno è Repubblicano, l’altro Democratico. L’eterogeneità delle attività economiche, che hanno nel turismo, nell’estrazione mineraria, nel gioco d’azzardo e nell’allevamento di bestiame i settori di punta, messa in relazione con la polarizzazione della popolazione attorno alle due maggiori aree urbane, Las Vegas e Reno, e i derivanti squilibri di carattere socioeconomico rendono estremamente frastagliato il ventaglio di istanze dei cittadini dello Stato. Tanto a livello locale che federale nessuno dei due Partiti è finora riuscito a divenire il referente politico primario per gli elettori del Nevada, situazione questa che favorisce l’incertezza e lascia spazio a previsioni su quelli che potrebbero essere i risultati del voto del 4 novembre.
La polarizzazione del voto
I sondaggi di ottobre relativi alle imminenti consultazioni elettorali, condotti da diversi istituti statistici e dai maggiori mass media, rilevano una sostanziale tendenza a favore di Barack Obama. In un sondaggio relativo al periodo 19-21 Ottobre 2008, il 51% degli intervistati aventi diritto al voto ha dichiarato infatti di preferire il Senatore afroamericano al candidato Repubblicano John McCain, che ha ottenuto invece il 46% delle preferenze. I dati relativi agli elettori registrati sembrano essere in linea con i risultati del sondaggio poiché il 54% avrebbe dichiarato di voler votare il candidato Democratico, contro un 41% che si è espresso a favore dell’ex Senatore dell’Arizona.
L'istituto di rilevazione statistica "Insider advantage", dopo aver evidenziato un sostanziale pareggio tra i due pretendenti alla Casa Bianca, 47% delle preferenze ciascuno, ha presentato nell’ultima decade di ottobre un'interessante analisi disaggregata dei dati. Nella contea extraurbana di Washoe, geograficamente vicina a Reno, le preferenze per Obama avrebbero raggiunto il 50%, con un vantaggio di dieci punti percentuali sul suo avversario. La crescita nel numero delle preferenze a favore del ticket Democratico rispetto ai dati presentati il 9 ottobre, che mostravano uno scarto percentuale risibile (45% contro 44%) potrebbe essere il primo segnale di successo di Obama tra gli elettori delle zone sub ed extra urbane dello Stato, fondamentali per aggiudicarsi i voti dei Grandi Elettori del Nevada.
Anche “Rasmussen Reports” rileva un incremento dei voti a favore di Barack Obama. Il 17 ottobre, l'istituto ha riscontrato un vantaggio del 5% a favore del Senatore Democratico, 50% delle preferenze contro 45% a favore di McCain, con un incremento dell'1% dall'inizio di Ottobre. La perdita di consensi dell’ex Senatore Repubblicano sarebbe dovuta alla contrarietà della popolazione rispetto al piano economico varato dall’amministrazione Bush per il salvataggio di banche e imprese: i dati mostrano infatti che soltanto il 19% degli intervistati si è detto d'accordo con l'approvazione del piano da parte del Congresso; il 27% ritiene che danneggerà l’economia mentre il 29% reputa insufficiente la cifra stanziata.
Colorado: pochi Grandi Elettori ma battaglia serrata
Il Colorado è uno swing state di indubbio interesse: ha un rilevante il peso economico a livello federale, è l'ottavo stato degli USA per reddito procapite, e nomina 9 elettori presidenziali, che in assoluto non rappresentano una grande cifra ma che per la media degli stati del Mid West costituiscono un numero ragguardevole. Nelle ultime tre tornate presidenziali il Colorado si è schierato sempre a favore dei Repubblicani, e solo nel 1992 i cittadini si sono espressi a favore di un candidato democratico preferendo Bill Clinton a George H. Bush. Lo Stato presenta un’articolazione partitica irregolare, che si concretizza nell’appoggio compatto ai Repubblicani di città come Colorado Springs mentre i Democratici hanno per tradizione maggiori sostenitori nell'area metropolitana di Denver.
Obama è in vantaggio ma l'incognita dell'economia potrebbe presentare delle sorprese
Molti degli ultimi sondaggi di ottobre attribuiscono a Obama un vantaggio considerevole, come quello effettuato da "Associated Press GFK" (50% contro 41% di McCain), o come quello di "Insider advantage for Politico" (53% contro 45%). Altri rilevano invece un vantaggio di minore entità ma comunque considerevole: "Rasmussen Reports" attribuisce al candidato afroamericano il 50% delle preferenze, contro il 46% di McCain; "CNN/Time" rileva un vantaggio di 4 punti percentuali (51% contro 47%). Secondo David Paleologos, direttore del "Political Research Center at Suffolk University" di Boston, il divario sarebbe spiegabile attraverso il maggiore appeal di Barack Obama sugli elettori indipendenti. Dati i risultati degli ultimi sondaggi una rimonta del candidato Repubblicano sembra altamente improbabile ma il margine di vantaggio del ticket Democratico potrebbe calare nel caso in cui John McCain riuscisse a convincere gli elettori rispetto alle sue capacità di risollevare l'economia statunitense.
Emanuele Salé
Ohio: il territorio e la stratificazione economica, sociale e politica
L’Ohio è uno dei più importanti “swing states” poiché è considerato uno degli Stati più complessi della Federazione. La complicata composizione etnica e socioeconomica della popolazione e l’articolata ripartizione delle attività produttive, tale da compenetrare i settori agricolo ed industriale con le attività manifatturiere che costituiscono l’indiscusso traino dell’economia locale, lo rendono infatti una delle regioni più frammentate degli Stati Uniti. Situato all’interno della regione dei Grandi Laghi, l’Ohio ha il diritto di inviare 20 rappresentanti al Collegio Elettorale che sceglierà il futuro inquilino della Casa Bianca, cifra consistente se si considera che l’Ohio figura al 7° posto nella graduatoria di Stati con il maggior numero di Grandi elettori.
In virtù dell’eterogeneità della composizione demografica, il voto dell’Ohio nelle elezioni presidenziali è da molti anni piuttosto incerto. Evidente appare il peso del voto di tale Stato se si considera che da oltre un secolo, precisamente dal 1892, il candidato vincente in Ohio è diventato il Presidente degli Stati Uniti e solo in due casi, nel 1944 e nel 1960, la tradizione non è stata rispettata. Nel 2000 e nel 2004 gli elettori si sono schierati al fianco del Repubblicano George W. Bush, risultato poi vincitore, mentre nelle due consultazioni precedenti avevano accordato la preferenza al Democratico Bill Clinton.
Primarie e presidenziali 2008: risultati e prospettive di voto in Ohio
Il 4 marzo scorso le primarie dell’ Ohio avevano incoronato Hillary Clinton (56% delle preferenze contro il 42% ottenuto da Obama). I sondaggi di allora evidenziavano come la Clinton convincesse gli elettori democratici sui temi economici molto di più del Senatore dell’Illinois e come fosse sostenuta con forza dai sindacati locali. Sembrava allora che la vittoria in Ohio, come quella ottenuta contemporaneamente in Texas, rilanciassero la candidatura dell’ex First Lady, mentre McCain trionfava col 60% dei voti sull’ultimo rivale rimastogli proiettandosi definitivamente nel rush finale per l’elezione alla Casa Bianca. L’approccio di Clinton e McCain alle questioni economiche sembrava aver convinto maggiormente l’elettorato di quanto non avessero saputo fare i rispettivi contendenti: per questo motivo, la vittoria finale di Obama su Clinton rende ancora più complessa l’analisi delle prospettive di voto in Ohio.
I sondaggi riguardanti le prossime presidenziali confermano tutti una grande attenzione degli elettori dell’Ohio per le questioni economico-finanziarie. Secondo “Rasmussen Reports” oltre il 54% reputa l’economia americana in crisi e soltanto l’8% la giudica in una fase positiva. Il dato interessante è che un’elevata percentuale di intervistati (il 64%) ritiene che le misure di politica economica più urgenti debbano tendere a favorire la crescita economica rispetto alla riduzione del divario tra abbienti e meno abbienti. In quest’ottica, il 68% degli elettori ritiene che McCain sia interessato a far incrementare il Prodotto Interno Lordo, mentre, secondo il 64% degli intervistati, Obama sarebbe più incline a promuovere misure che riducano la sperequazione economico-sociale. Secondo un recente sondaggio della CNN, il voto dei cittadini dell’Ohio con un reddito alto si starebbe indirizzando tendenzialmente verso il candidato repubblicano, mentre quello dei meno abbienti starebbe confluendo nel bacino dei voti del senatore dell’Illinois. La rilevazione di “Public Policy Polling” di fine settembre ha evidenziato un trend consistente nello spostamento di voti tra gli elettori bianchi ed indipendenti (circa il 7%) a favore di McCain, soprattutto a seguito della nomina di Sarah Palin a candidato per la Vicepresidenza; le donne starebbero orientando la loro preferenza a favore di Obama (5 punti percentuali di vantaggio su McCain) così come i cittadini al di sotto dei trent’anni.
Per quanto riguarda la vittoria finale in Ohio, la situazione appare quanto mai nebulosa. In generale, le rilevazioni statistiche delle ultime settimane di settembre sulle intenzioni di voto attribuiscono un lieve vantaggio a McCain rispetto al rivale Obama (47% contro 46% secondo “Rasmussen Reports”, 48% contro 42% per “Ohio Newspaper polls”, 48% contro 44% in base ai sondaggi di “Public Policy Polling”), anche se non mancano eccezioni importanti: la CNN attribuisce infatti ad Obama un vantaggio di 2 punti, con il 49% delle preferenze contro il 47% di McCain così come rilevato da Marist College Poll). La presenza di Hillary Clinton avrebbe certamente assicurato una base elettorale ampia essendo la senatrice di New York molto legata ai sindacati locali, anche se gli indicatori statistici non hanno registrato una sensibile variazione nelle intenzioni di voto a seguito della nomina di Obama. Le attuali tendenze sembrerebbero quindi premiare McCain, ma il risultato è da considerarsi ancora incerto poiché le scelte dell’elettorato saranno fortemente condizionate non solo dall’evoluzione della crisi finanziaria ma ancor più dalle soluzioni che i due candidati sapranno proporre per il rilancio dell’economia statunitense.
Emanuele Salé
Florida: storia elettorale, composizione etnica e sociale
Definita “sunshine state” la Florida presenta una struttura sociale ed una composizione etnica articolata e complessa, frutto delle vicende storiche che hanno interessato lo Stato. Nella fase della ricostruzione seguita alla Guerra Civile (1861-65), il Partito Democratico tornò sulle posizioni razziste precedenti il conflitto, emarginando ed estromettendo gli Afroamericani dalla vita politica e civile conquistando così l’appoggio dell’elettorato di origine anglosassone. Gli elettori bianchi si sono infatti schierati compattamente a favore dei Democratici dal 1877 al 1948 con una sola eccezione nel 1928. Questo atteggiamento provocò la reazione da parte della popolazione nera, che fino al 1900 rappresentava il 44% del totale dei cittadini dello Stato. Iniziò la Grande Migrazione verso le metropoli oltre il confine del Mississippi, evento che determinò la diminuzione della percentuale di Afroamericani fino a raggiungere la quota attuale del 18%. Dopo il 1952 l’assestamento del Partito Repubblicano su posizioni più vicine a quelle degli elettori della Florida ha portato cambiamenti radicali nella tendenza al voto, tanto che i candidati repubblicani alle elezioni presidenziali sono stati sconfitti solo nel 1974, nel 1976 e nel 1996. A seguito della conquista del potere da parte dei rivoluzionari cubani guidati da Fidel Castro numerosi esuli provenienti dall’isola caraibica sono giunti in Florida e si calcola che assieme ai migranti provenienti dal centro e dal Sud America rappresentino il 20% della popolazione totale.
Primarie e presidenziali 2008: risultati e prospettive di voto in Florida
Nelle primarie dei diversi partiti tenutesi nel gennaio scorso Hillary Clinton e John McCain hanno conquistato l’appoggio dei delegati statali anche se i comitati centrali di entrambi i partiti decisero poi di sanzionare la decisione degli organi locali di cambiare la data delle elezioni primarie nello Stato. I Democratici decisero inizialmente di non accettare alcun delegato dalla Florida alla Convention Nazionale del Partito mentre i Repubblicani ne dimezzarono il numero, riducendoli da 114 a 57. A seguito delle forti polemiche scaturite anche gli organi del Partito Democratico decisero successivamente di ammettere la metà dei delegati inizialmente previsti, 105 invece di 210.
Le consultazioni, come detto, videro uscire vincitori Hillary Clinton e John McCain, che iniziò con la vittoria in Florida a distanziare i diretti avversari per la leadership del ticket elettorale. Il voto in Florida si è rivelato di cruciale importanza nelle elezioni del 2000: fu grazie alla vittoria nello Stato che George W. Bush si assicurò i voti necessari per battere il vicepresidente Al Gore, candidato del Partito Democratico. Attualmente i sondaggi non riescono ad individuare una chiara tendenza per l’uno o l’altro candidato. I dati relativi all’ultima settimana di settembre dei maggiori istituti di rilevazione statistica, “Survey USA”, “Rasmussen Reports” e “American Research Group”, prefigurano tre scenari diversi: la vittoria di John McCain (48% contro 47%), la parità (47% ciascuno) o l’affermazione di Barack Obama (47% contro 46%). I sondaggi hanno però rilevato nell’ultima settimana un calo delle preferenze assegnate al ticket Repubblicano stimato da Rasmussen Reports attorno al 5%.
I dati di Survey USA sulla composizione etnica del voto lasciano pensare che larga parte della comunità afroamericana decida di appoggiare Barack Obama. I consensi degli elettori di origine ispanica risultano invece equamente ripartiti, con una lieve tendenza a favore del Repubblicano John McCain (50% contro il 49% del rivale). Anche sui temi etici, gli elettori della Florida sembrano rispecchiare le tendenze in atto a livello federale: sul tema dell’aborto, ad esempio, i cittadini “pro-life” appoggiano in larga parte John McCain (69%), mentre quelli “pro-choice” preferiscono il programma di Barack Obama (63%).
La presenza di due minoranze etniche così numerose può essere determinante ai fini della conquista dei voti statali e dell’aggiudicazione dei 27 seggi al Collegio Elettorale che nominerà ufficialmente il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Mentre la presenza di Hillary Clinton avrebbe forse portato un sostegno maggiore al ticket Democratico da parte degli Ispanoamericani, la candidatura di Barack Obama garantisce invece l’appoggio degli Afroamericani. Se i sondaggi dovessero rivelarsi corretti il voto della popolazione nera, unito a quello della metà dei Latinos, potrebbe portare il Senatore dell’Illinois ad assicurarsi il 20-25% dei voti dello Stato, base su cui poter costruire un successo che le previsioni indicano come probabile. La solida tradizione repubblicana e conservatrice dello Stato e il sostegno convinto della maggioranza degli esuli cubani potrebbero invece favorire la vittoria di John McCain ribaltando al contempo gli scenari finora presentati dai maggiori sondaggi.
Emanuele Salé


