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STATI UNITI - WEEK TO WEEK

GLI AGGIORNAMENTI SETTIMANALI SULLE ELEZIONI PRESIDENZIALI


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Week seven - 27 ottobre 2008

A poco più di una settimana dalle elezioni presidenziali che decideranno chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti i sondaggi sembrano indicare con un certo grado di certezza che sarà il candidato Democratico Barack Obama ad essere il prossimo inquilino della Casa Bianca (vedi qui gli ultimi sondaggi). Allontanatosi negli ultimi giorni dalla ribalta mediatica per assistere la nonna gravemente malata l’ex Senatore dell’Illinois ha però lasciato ampi margini di manovra al Repubblicano John McCain, che seppur sfavorito dai pronostici potrebbe costruire la sua rimonta in quest’ultima settimana e ribaltare le previsioni che lo danno già per sconfitto.

All’interno dello staff del candidato Democratico si continua a lavorare alacremente per mobilitare gli elettori iscritti al Partito in modo da poter raggiungere tutti i possibili partecipanti per le prossime votazioni. Il numero degli iscritti alle liste elettorali sarebbe infatti in costante crescita nei segmenti demografici più vicini al ticket Democratico, tra i giovani e gli afroamericani, anche se tre questioni molto importanti lasciano pensare che la vittoria di Obama il prossimo 4 novembre potrebbe non essere così scontata come mostrano i sondaggi.

1) L’impressione prevalente negli ultimi giorni lascia pensare che il Senatore afroamericano potrebbe essere fortemente ostacolato dal fattore razziale. Nessuno tra i maggiori istituti di ricerca ha per il momento affrontato questa questione e difficilmente sarà possibile verificare prima del voto quanti elettori potrebbero avere problemi a votare un candidato che ha origini razziali diverse dalle proprie. Stando però a quanto presentato dall’ultimo sondaggio della CBS, un terzo degli elettori intervistati ha dichiarato di conoscere persone che non voteranno per Obama perché afroamericano (vedi qui il sondaggio).

2) Il dato sembra aver messo in allarme il ticket Democratico tanto quanto l’attacco portato da John McCain e Sarah Palin rispetto al programma di politica economica presentato dall’ex Senatore dell’Illinois, di cui la distribuzione della ricchezza è uno dei temi fondamentali. Negli ultimi comizi elettorali i candidati Repubblicani hanno apertamente definito quella di Obama una “politica economica di stampo socialista” richiamando alla memoria di molti elettori quell’idea di redistribuzione della ricchezza che negli Stati Uniti è apertamente avversata dalla maggior parte dell’opinione pubblica. Gli attacchi mediatici di McCain e della Palin su questo tema (vedi il comizio tenuto in Indiana dalla Palin) potrebbero portare molti elettori a rivedere le proprie intenzioni di voto in quegli Stati ancora non assegnati ad alcun Partito, come l’Ohio e la Florida, in cui la crisi economica ha manifestato più pesantemente i suoi effetti.

3) Altro possibile ostacolo per Obama potrebbe rivelarsi la gaffe del candidato alla vicepresidenza Joe Biden che, nel corso di un dibattito pubblico, ha riportato l’attenzione sull’inesperienza del candidato Democratico rispetto ai temi di politica estera sottolineando che il prossimo Presidente si troverà a dover affrontare una situazione internazionale complicata dall’eterogeneità dei molti attori e degli scenari politici globali. L’imbarazzo dello staff Democratico alle dichiarazioni di Biden è apparso palese, in un momento in cui possibili innalzamenti della tensione nei rapporti di Washington con paesi come Siria e Pakistan potrebbero nuocere non poco all’immagine del Senatore afroamericano.

Il ticket Repubblicano sembra stia vivendo un periodo caratterizzato da tensioni interne frutto della preoccupazione per i dati riportati dai sondaggi. L’entourage di McCain ha più volte lasciato capire negli ultimi giorni che la sconfitta non sarebbe letta dal candidato Repubblicano come una tragedia, segno che la possibilità di insuccesso sembra essere contemplata anche dai più accesi sostenitori del ticket del Grand Old Party. Nelle ultime apparizioni pubbliche McCain ha ricordato più volte come una delle sue più grandi capacità sia quella di risorgere e di vincere uno scontro quand’anche la sconfitta appaia ormai un risultato inevitabile. Negli ultimi giorni il ticket Repubblicano sembra aver recuperato alcuni punti di margine sulla compagine Democratica ma tale risultato potrebbe essere dovuto più alla mancanza di Obama dalla scena politica che non ad un reale recupero del duo McCain-Palin. Proprio l’ex Governatrice dell’Alaska sembra essere sempre più il bersaglio dei giornalisti e dei media in generale, che dopo aver dato grande risalto alle accuse e alla condanna per abuso di potere hanno presentato all’opinione pubblica le spese della Palin per la cura dell’immagine in campagna elettorale (leggi qui uno degli articoli).
La questione potrebbe divenire un ostacolo per il ticket Repubblicano e sembra che McCain ed il suo entourage considerino l’ex Governatrice dell’Alaska un elemento di disturbo per la rimonta sul candidato Democratico. La Palin è comunque riuscita ad avvicinare al ticket del Grand Old Party alcune delle correnti più conservatrici del Partito e questo potrebbe portare a cambiamenti importanti se consideriamo che gli elettori più conservatori rappresentano lo zoccolo duro dell’elettorato Repubblicano, il cui voto è fondamentale per poter sperare di vincere in alcuni degli Stati-chiave per la conquista della Casa Bianca.

A pochi giorni dall’apertura delle urne la situazione sembra essere ormai giunta ad un equilibrio stabile e, stando così le cose, potremmo essere ad un passo da un cambiamento epocale nella storia degli Stati Uniti. Non si possono però escludere a priori importanti cambiamenti dovuti al tradizionale conservatorismo dell’elettorato statunitense e alla capacità di McCain di risvegliare antiche paure che potrebbero indurre gli elettori, una volta entrati nella cabina elettorale, a preferire i candidati Repubblicani rispetto a quelli Democratici.

Simone Comi



Week six - 20 ottobre 2008

L’endorsement dell’ex Generale Colin Powell (guarda qui le motivazioni di Powell) a favore del candidato Democratico potrebbe rivelarsi determinante per la vittoria di Barack Obama il 4 novembre prossimo. Le dichiarazioni di Powell hanno portato un aumento delle donazioni a favore del ticket guidato dal Senatore afroamericano per sostenere la campagna elettorale (leggi qui l’articolo) e potrebbe bloccare definitivamente la rincorsa del rivale John McCain nella corsa alla Casa Bianca.

Powell, ex Segretario di Stato con l’attuale presidente George W. Bush, è un conservatore rispettato sia negli ambienti politici che in quelli militari. Il suo appoggio alla candidatura del Senatore dell’Illinois ha permesso al ticket Democratico di rompere il periodo di rimonta dei Repubblicani, che durava ormai da qualche giorno e che aveva permesso alla coppia McCain-Palin di portarsi a soli tre punti percentuali di distacco dal duo Obama-Biden. La dichiarazione di Powell farà sentire sicuramente i suoi effetti nel giorno delle elezioni perché potrebbe consentire ad Obama non solo di conquistare i voti dei molti elettori indecisi che stanno recandosi in questi giorni ad iscriversi alle liste elettorali, ma dovrebbe rivelarsi un fattore decisivo per conquistare il voto dei Repubblicani moderati che non sono convinti della candidatura di McCain. Powell ha giustificato la sua scelta sottolineando che agli Stati Uniti serve un cambio generazionale ai vertici dell’amministrazione e Obama potrebbe essere il primo passo verso un nuovo futuro data la sua capacità di guardare il mondo con occhi freschi e idee nuove. L’endorsement di Powell è seguito al trionfo mediatico di Obama nello Stato del Missouri, dove nel corso dei due comizi si sono radunati quasi 175 mila sostenitori del candidato Democratico (leggi qui l'articolo sulla tattica utilizzata dallo staff elettorale Democratico in Missouri). Il dato sembra poter essere un buon indicatore del momento positivo che sta vivendo il ticket elettorale guidato dal Senatore afroamericano, che riesce ad ottenere successi insperati anche in Stati tradizionalmente vicini ai Repubblicani. Il Missouri, così come la Virginia e la Florida, sono infatti considerati vere e proprie roccaforti elettorali del Partito guidato da McCain e la capacità di Obama di spezzare la tradizione sarà uno degli elementi che potrebbero decidere la vittoria alle elezioni di inizio novembre. Negli ultimi giorni anche i maggiori media del paese hanno espresso il loro appoggio a favore del candidato Democratico e testate giornalistiche come il Chicago Tribune, vicino al Partito Repubblicano fin dal 1847, ha espresso la sua preferenza per l’ex Senatore dell’Illionis.

Sembra farsi quindi ancora più problematica la corsa di John McCain verso la conquista della Casa Bianca. Oltre che con i successi di Obama il ticket Repubblicano deve fare i conti con le dichiarazioni di alcuni illustri rappresentanti dell’establishment del Partito che hanno preso le distanze dalla coppia McCain-Palin. Peggy Noonan, ex speech writer di Ronald Reagan, ha pesantemente attaccato la scelta di Sarah Palin per la candidatura alla vicepresidenza definendo l’ex Governatrice dell’Alaska una "stupida ed incolta insulare". Anche il figlio del fondatore della National Review, uno dei simboli dei conservatori statunitensi, e l’intellettuale Repubblicano David Brooks hanno rilasciato dichiarazioni in cui la Palin è stata definita "un cancro all’interno del Partito". In una delle ultime interviste John McCain ha ammesso la possibilità di una sconfitta ma ha anche dichiarato che nelle prossime due settimane, le ultime utili prima di arrivare al voto di inizio novembre, concentrerà la sua attenzione verso quegli Stati il cui voto appare ancora poco orientato (ascolta qui le parti dell'intervento di McCain in Virginia) per cercare di recuperare lo svantaggio che divide il ticket Repubblicano da quello Democratico.

I maggiori sondaggi indicano che a seguito dell’endorsement di Powell e dei comizi in Missouri Barack Obama dovrebbe avere tra i 5 ed i 6 punti percentuali di vantaggio su John McCain (guarda qui un confronto fra i diversi sondaggi) e scorporando le dichiarazioni di preferenza si scopre che il Senatore dell’Illinois avrebbe 11 punti percentuali di vantaggio nel voto assegnato dagli indipendenti, gli elettori slegati da logiche di Partito che votano per il singolo candidato. Anche il voto delle elettrici potrebbe premiare il candidato Democratico, che ha ora 8 punti percentuali di vantaggio rispetto all’ex Senatore dell’Arizona rispetto alle preferenze assegnate dalle donne nei diversi Stati. La corsa alla Casa Bianca è comunque lontana dalla sua conclusione. Le prossime due settimana potrebbero riservare molte sorprese data la capacità di McCain di recuperare terreno e l’estrema fluidità della situazione. Molti elettori decideranno nelle ultime ore disponibili a chi assegnare il loro voto e non è da escludersi la possibilità che proprio coloro che sono stati convinti da Obama a recarsi a votare decidano di sostenere il candidato Repubblicano. In alcuni Stati la lotta tra i due candidati è ancora alle battute iniziali e le prossime settimane saranno decisive per poter trarre maggiori indicazioni sulle reali capacità di Obama e McCain di rompere gli equilibri che hanno finora contraddistinto la campagna elettorale per lanciare l’ultimo attacco, quello decisivo, verso la conquista della Casa Bianca.

Simone Comi



Week five - 13 ottobre 2008

La sfida di Nashville tra i due candidati ha segnato probabilmente l’apertura vera e propria delle ostilità tra i due ticket elettorali. Dopo mesi passati a presentare i programmi e a “punzecchiarsi” con dichiarazioni abbastanza scontate, nelle prossime settimane vedremo probabilmente gli staff dei due candidati alzare i toni della campagna elettorale. Nelle presidenziali per il secondo mandato George W. Bush riuscì a sconfiggere John Kerry distruggendone l’immagine di leader forte grazie e rivelazioni rispetto al suo stato di servizio durante la Guerra in Vietnam, non è quindi da escludersi la possibilità che nelle prossime settimane Karl Rove, già spin doctors di George Bush ed ora nello staff di John McCain, decida di utilizzare la stessa strategia per mettere in difficoltà Obama.

Nel dibattito televisivo si è visto un Barack Obama pacato, il cui primario interesse è stato il rassicurare gli elettori Democratici e i molti indecisi presentandosi come un leader cauto, riflessivo e pronto a guidare il paese verso un futuro che appare per molti versi carico di incertezze.
La sicurezza e la tranquillità ostentate dal Senatore afroamericano nelle ultime settimane sono frutto probabilmente dei risultati ottenuti nei sondaggi, che presentano il ticket Democratico in vantaggio con 5-7 punti percentuali di margine rispetto alla compagine Repubblicana. Obama ha attaccato McCain sui temi economici imputando a Bush e ai Repubblicani la crisi che sta mettendo in ginocchio il mercato statunitense e ha punzecchiato il rivale rispetto alla politica estera per via delle dichiarazioni rispetto ad un possibile bombardamento della Corea del Nord. (vedi il video sulle priorità per il paese secondo i candidati qui)

John McCain è apparso invece molto combattivo, pronto a rintuzzare i colpi portati dal candidato Democratico e ad attaccare a sua volta il Senatore afroamericano per le dichiarazioni rispetto ad un possibile bombardamento del Pakistan. McCain ha messo a segno un punto a suo favore quando ha sottolineato che Obama avrebbe dichiarato di voler tassare tutte le aziende con introiti superiori ai 250 mila dollari annuali. Le medie imprese rappresentano infatti buona parte del tessuto economico statunitense e danno lavoro a milioni di cittadini americani. Presentandosi come il vero artefice del piano di aiuti economici da 300 miliardi di dollari a favore dei cittadini in difficoltà con i mutui McCain potrebbe aver conquistato i voti di molti elettori bianchi della middle-class statunitense. (vedi parte del dibattito sul Tesoro e l’economia qui)

Due notizie importanti hanno reso frenetica l’ultima settimana di campagna elettorale: il verdetto di colpevolezza a carico di Sarah Palin per abuso di potere e l’ammirazione di Fidel Castro nei confronti di Barack Obama. La Palin verrà probabilmente processata per abuso di potere per aver licenziato il capo della polizia dopo che questo si rifiutò di allontanare dalle sue funzioni l’ex cognato della Governatrice, impegnato nella causa di divorzio con la sorella della Palin. La Commissione investigativa ha ritenuto colpevole la Palin di aver anteposto i suoi interessi personali al rispetto delle regole imposte dal codice di comportamento per gli ufficiali pubblici e questa situazione potrebbe far perdere al ticket Repubblicano molte preferenze tra gli elettori indecisi che vedevano nell’ex Governatrice dell’Alaska un esempio di amministratrice capace di governare.

Difficile la situazione anche per Barack Obama dopo aver ricevuto il pubblico plauso per quanto presentato in campagna elettorale agli elettori da parte di Fidel Castro (leggi l’intervento qui). Le parole del Líder máximo  cubano potrebbero pesare come un macigno sulla candidatura del Senatore afroamericano una volta che gli elettori saranno entrati nelle cabine elettorali. Non è da escludersi infatti che molti bianchi della middle-class, che già potrebbero tradire la loro fede Democratica per via delle origini del leader del ticket, decidano di preferire il Repubblicano McCain per via delle sue posizioni dichiaratamente anti-castriste, senza contare l’effetto che le parole di Castro potrebbero avere sulle scelte dei Latinos. In Stati come la Pennsylvania, in cui ancora i sondaggi non riescono ad indicare il probabile vincitore, potrebbero esserci sorprese di non poco conto data la composizione sociale e demografica molto eterogenee; non bisogna dimenticare infatti che già nel 1982 il Democratico afroamericano Thomas Bradley perse la corsa per il Governatorato della California, vinta dal Repubblicano bianco George Deukmejian, dopo esser stato in vantaggio per tutto il periodo della campagna elettorale (leggi qui l’articolo).

Simone Comi


Week four - 6 ottobre 2008

Crisi economica, questioni ambientali, politica estera, terrorismo e matrimoni omosessuali sono stati i temi chiave su cui si sono confrontati i candidati alla vicepresidenza nel tanto atteso dibattito televisivo. Conclusosi con un sostanziale pareggio, l’incontro è servito nella sostanza per confermare le posizioni dei due schieramenti: Joe Biden e Sarah Palin non si sono quindi rivelati in grado di prevalere l’uno sull’altra rispetto ai temi in agenda anche se non sono mancati momenti di difficoltà per entrambi.

Il timore di alcuni Repubblicani di vedere l’ex Governatrice dell’Alaska cadere vittima di qualche gaffe si è rivelato infondato e Sarah Palin è sembrata sufficientemente preparata sui temi fondamentali, politica estera e crisi economica, mentre ha mostrato maggiori incertezze affrontando il tema dei cambiamenti climatici. Lessico studiato per conquistare i voti della middle-class di origine anglosassone e carisma in grado di avvicinare al ticket gli elettori indecisi sono state le caratteristiche su cui hanno puntato gli spin-doctors Repubblicani per rendere più incisivi gli interventi di Sarah Palin. Secondo i sondaggi d’opinione realizzati al termine del dibattito l’ex Governatrice dell’Alaska è stata definita dai telespettatori il candidato alla vicepresidenza la cui immagine appare più fresca ed elettoralmente appetibile, anche se sembra avere meno capacità politica dell’avversario.

Differente è stato l’approccio di Joe Biden al dibattito televisivo di S.Louis: preoccupato di apparire il candidato più esperto per la vicepresidenza, in grado quindi di supportare il futuro presidente nei momenti di difficoltà o indecisione, il Senatore del Delaware è apparso a buona parte del pubblico un politico preparato ma noioso. Gli interventi di Biden sono stati studiati in modo da confermare quanto già espresso in precedenza da Barack Obama, in modo da compattare le preferenze elettorali già conquistate e creare la base per una probabile offensiva mediatica nelle prossime settimane.
Lo staff del ticket Democratico ha ancora ben presente quanto successo otto anni fa ad Al Gore, che conquistò il favore degli elettori ma perse la Casa Bianca, e cercherà probabilmente nell’ultimo mese di campagna elettorale di cogliere ogni occasione per rimarcare la poca esperienza di McCain rispetto ai temi economici in modo da distanziare il più possibile il ticket Repubblicano nei sondaggi condotti tra i semplici elettori per rivolgere in realtà maggiore attenzione alle preferenze dei 538 grandi elettori che decideranno le sorti del voto del 4 novembre.

Secondo molti analisti il sostanziale pareggio ottenuto dai due candidati alla vicepresidenza potrebbe rivelarsi più utile al ticket Repubblicano, in difficoltà nelle ultime settimane per via di alcune dichiarazioni completamente sbagliate rilasciate da Sarah Palin ai media. L’aver affrontato un Senatore esperto come Joe Biden senza essere incorsa in gaffes clamorose avrebbe quindi avuto un effetto positivo sull’immagine dell’ex Governatrice dell’Alaska anche se i sondaggi degli ultimi giorni indicano in 6 punti percentuali la distanza dei due ticket nei sondaggi, in crescita dell’1% a favore del ticket Democratico rispetto al periodo che ha preceduto il dibattito. In realtà la sensazione che ha prevalso a telecamere spente e dibattito concluso è che i due ticket elettorali si stiano preparando all’ultimo mese di campagna elettorale con il timore di commettere errori che potrebbero pregiudicare la corsa alla Casa Bianca, segnale della probabilità che gli ultimi giorni saranno forse cruciali per decidere la vittoria del 4 novembre. Il dibattito tra Sarah Palin e Joe Biden è stato seguito da 70 milioni di telespettatori e potenziali elettori: un numero di contatti troppo alto per potersi permettere gaffes rispetto ai temi fondamentali e un indicatore importante della possibilità che siano proprio gli iscritti alle liste elettorali negli ultimi giorni utili a poter determinare il risultato delle elezioni presidenziali.

Simone Comi


Week three - 29 settembre 2008

Il tanto atteso dibattito televisivo, che per molti analisti avrebbe potuto segnare il corso della campagna elettorale, si è rivelato uno spento faccia a faccia tra due candidati probabilmente più preoccupati di non incappare in qualche gaffe che pronti a sfidarsi sui temi che sposteranno i voti degli elettori indecisi verso uno o l’altro dei ticket elettorali. Non è bastata la possibilità che il dibattito venisse annullato, come richiesto da John McCain, a rendere mediaticamente più appetibile un incontro il cui risultato è stato considerato pessimo: 57 milioni di telespettatori sono infatti uno dei peggiori risultati degli ultimi anni se si pensa anche solo ai quasi 63 milioni di elettori che avevano seguito il primo incontro tra George W.Bush e John Kerry nel 2004. Risultato della sfida sembra quindi essere un pareggio, più utile ad Barack Obama che a John McCain. Il Senatore afroamericano è infatti sembrato più convincente rispetto alle questioni economiche mentre McCain ha fatto valere la sua esperienza in politica estera. I sondaggi pubblicati a seguito del dibattito indicano che il ticketo Democratico ha consolidato il vantaggio precedentemente acquisito, segno che i 98 minuti dell’incontro televisivo non hanno portato i cambiamenti importanti che molti commentatori ed analisti si aspettavano.

Continua così senza terremoti né forti scossoni la marcia elettorale che vede il Senatore Democratico Barack Obama in netto vantaggio rispetto a John McCain (47,9% contro 43,1%) e i sondaggi indicano inoltre che il ticket Democratico dovrebbe trovarsi in vantaggio anche rispetto al numero dei voti dei grandi elettori, che saranno quelli determinanti per vincere il confronto per la Casa Bianca. Ai Democratici sono stati finora assegnati dai sondaggisti 228 voti elettorali, di cui 171 considerati certi e 57 possibili, contro i 163 assegnati al ticket Repubblicano, di cui 158 certi e 5 variabili. Non è da escludersi la possibilità che i restanti 147 voti elettorali e l’ancora alta variabilità di alcuni voti elettorali già assegnati ai ticket possano determinare un risultato che vedrebbe il Senatore dell’Arizona McCain vincere la sfida delle presidenziali ma è difficile poter prevedere ora quali potrebbero essere i fattori che decideranno il corso della campagna elettorale.

La situazione sembra comunque farsi sempre più complicata per il ticket Repubblicano: le preferenze degli elettori segnalate dai sondaggi, al rialzo dopo la candidatura di Sarah Palin alla vicepresidenza, sono tornate a scendere a seguito delle prime dichiarazioni incerte dell’ex Governatrice dell’Alaska sull’economia e la politica estera. Lo staff di McCain ha deciso quindi di non far più partecipare la Palin ad interviste televisive affidandole invece il compito di sostenere la campagna tenendo comizi nel paese e parlando agli elettori Repubblicani, pubblico presso cui sembra avere ancora un alto appeal. I prossimi dibattiti televisivi tra i due candidati alla presidenza potrebbero rivelarsi fattori maggiormente determinanti rispetto a quello andato in onda nei giorni scorsi e non sarà da sottovalutare la possibile portata del dibattito televisivo del 2 ottobre prossimo che vedrà opposti i due candidati alla vicepresidenza. In molti si aspettano che il Democratico Joe Biden abbia la meglio sulla giovane ex Governatrice Repubblicana ma non si può escludere la possibilità che il carisma della Palin diventi un fattore determinante nella sfida tra i due ticket elettorali.

Simone Comi


Week two - 22 settembre 2008

A pochi giorni dal primo incontro pubblico tra i due candidati, che si terrà venerdì 26 settembre all’Università del Mississipi, i sondaggi mostrano una situazione di sostanziale equilibrio che potrebbe però essere soggetta ad importanti cambiamenti. Barack Obama è riuscito nell’ultima settimana a recuperare lo svantaggio che lo separava da John McCain rispetto alle intenzioni di voto degli elettori e i sondaggi indicano che si troverebbe ora ad avere un vantaggio del 2% rispetto all’avversario. L’incontro sarà il primo di una serie di tre e, seppur non decisivo, potrebbe rivelarsi un buon indicatore per verificare le reali capacità dei candidati di avvicinare al ticket elettorale il voto di alcune minoranze o degli elettori indecisi.

Le ultime indicazioni dei sondaggi segnalano il ticket Repubblicano in leggera difficoltà, dovuta probabilmente ad una gestione imperfetta delle apparizioni pubbliche di John McCain e Sarah Palin. La Governatrice dell’Alaska sembra avere sottratto all’ex Senatore dell’Arizona parte consistente dell’attenzione dei media grazie all’immagine di donna dedita ai valori tradizionali in grado di combattere nell’arena politica senza alcun timore; confrontando le dichiarazioni rilasciate dai due candidati Repubblicani, sembrano essere quelle di Sarah Palin ad avere maggiore appeal elettorale poiché più ricche di slogan e messaggi semplici. Non bisogna dimenticare che la recente nomina della Governatrice per la candidatura alla vicepresidenza dovrebbe essere letta ancora dalla maggior parte degli elettori come un’importante novità nel panorama politico delle presidenziali di novembre. La situazione che si è venuta a delineare vede quindi John McCain maggiormente impegnato su temi centrali come l’attuale crisi economica. La proposta di creare un board di supervisione che possa gestire la situazione non sembra aver riscosso particolare successo presso un elettorato preoccupato dalle ricadute della crisi sul futuro dell’economia statunitense e che potrebbe decidere di sostenere il candidato che saprà dare maggiori garanzie di crescita e stabilità economica per il futuro.

Maggiore successo sembra avere avuto invece la proposta di Barack Obama, che si è impegnato affinchè coloro che sono attualmente impegnati a risolvere la crisi finanziaria siano coinvolti nel processo di transizione verso le nuove politiche economiche di una possibile presidenza Democratica. Le dichiarazioni di Obama dovrebbero quindi consentire all’attuale Segretario al Tesoro Henri Paulson di veder diventare operativo il piano di salvataggio dell’economia statunitense da 700 miliardi di dollari attualmente all’esame del Congresso che dovrebbe essere firmato dal presidente George W. Bush entro la fine della settimana. Il Senatore dell’Illinois ha accusato l’attuale amministrazione di voler riversare sui contribuenti il prezzo dell’attuale crisi e le dichiarazioni rilasciate lasciano pensare che in caso di vittoria del candidato Democratico verranno presentate proposte legislative che consentiranno all’esecutivo un ruolo più attivo nel controllo e nell’indirizzo dell’economia statunitense.
 
La crisi economica che ha colpito negli ultimi giorni alcune delle maggiori banche e società assicuratrici a livello mondiale sembra poter favorire il ticket Democratico nella corsa alla Casa Bianca. La vittoria del ticket Obama-Biden appare ora a molti elettori statunitensi come il possibile punto di svolta a cui seguirà un miglioramento della situazione anche perché la spinta propulsiva portata al ticket Repubblicano dalla nomina di Sarah Palin come candidato alla vicepresidenza sembra aver perso parte della sua efficacia. McCain sembra ora dover pagare le dichiarazioni rilasciate nei mesi scorsi in cui aveva confidato la sua completa inesperienza rispetto ai temi economici ma non è da escludersi che l’instabilità politica internazionale e nuove tensioni possano determinare un ulteriore ribaltamento delle previsioni di voto.

Simone Comi


Week one - 15 settembre 2008

Prosegue, tra gaffes e sondaggi, la campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali statunitensi che si terranno a novembre. Le dichiarazioni dei candidati e gli attacchi agli avversari che probabilmente caratterizzeranno le prossime settimane potrebbero alla fine condizionare profondamente le decisioni di voto degli elettori e di quei cittadini che ancora non si sono iscritti nelle liste elettorali.


L’ultima settimana è stata segnata dal discorso con cui la Governatrice dell’Alaska Sarah Palin ha accettato la candidatura per la vicepresidenza nel ticket Repubblicano, (vedi il discorso di Sarah Palin), e dalle gaffes di Obama, che ha definito la possibile vicepresidente un “maiale con il rossetto”,(clicca qui per il video), riferendosi all’immagine di un cane pittbull con il rossetto con cui la Palin si era presentata alla Convention del Grand Old Party, clicca qui per il video). Lo staff del Senatore dell’Illinois è incorso in un secondo svarione mediatico attaccando John McCain perché incapace di inviare e-mail ed utilizzare la posta elettronica (guarda il video dello spot elettorale) nel tentativo di presentarlo agli elettori come un candidato inadeguato a sostenere il compito di Presidente di una delle nazioni più tecnologiche di un mondo ormai totalmente informatizzato. Il Los Angeles Times, che di certo non è uno dei quotidiani più conservatori d’America, ha però sottolineato che McCain non sarebbe in grado di utilizzare correttamente la tastiera di un computer a seguito delle fratture e delle torture infertegli dai militari vietnamiti durante gli anni di prigionia. La gaffes di Barack Obama potrebbe avere effetti profondi sulla percezione che gli elettori hanno del Senatore dell’Illinois e non è da escludersi la possibilità che la mancanza di rispetto verso un veterano ed eroe della guerra del Vietnam verrà letta negativamente da quegli elettori per cui l’amore per la patria è uno dei valori fondamentali a prescindere dalle logiche di appartenenza partitiche.


I maggiori quotidiani intanto continuano le ricerche riguardo al passato di Sarah Palin e da quanto si apprende dal New York Times, vicino agli ambienti Democratici, il Governatore dell’Alaska avrebbe sfruttato i poteri di assegnazione delle cariche pubbliche per affidare ad alcune amiche, con poche competenze, diversi incarichi tra i più delicati in seno all’amministrazione dello Stato. Secondo lo stesso quotidiano la Palin avrebbe inoltre descritto la sua esperienza di sindaco della cittadina di Wasilla sovrastimando i meriti della sua amministrazione e una Commissione di Deputati dell’Alaska starebbe inoltre indagando sulla Governatrice Repubblicana in seguito al licenziamento di un funzionario statale dai risvolti poco chiari.


I sondaggi mostrano che il divario tra il ticket Repubblicano e quello Democratico va lentamente, ma costantemente, crescendo. Secondo un sondaggio condotto da Newsweek, (leggi l'articolo qui), sul possibile voto delle donne a novembre McCain avrebbe ora 16 punti di vantaggio su Obama ( 53% contro 37%) rispetto ai 5 punti registrati a luglio ( 44% contro 39%). La scelta di Sarah Palin come candidato alla vicepresidenza avrebbe quindi iniziato a produrre i primi effetti sulle intenzioni di voto del pubblico femminile ma non è da escludersi la possibilità che la discesa in campagna elettorale di Hillary Clinton a favore di Obama in alcuni spot elettorali possa riavvicinare al Senatore Democratico parte delle elettrici che ora appoggiano il Repubblicano McCain. I sondaggi sulle intenzioni di voto nazionali indicano che il ticket Repubblicano avrebbe ora un vantaggio tra il 2% ed il 4%, (guarda qui i differenti sondaggi), rispetto a quello Democratico ma non sono da escludersi cambiamenti data l’estrema fluidità della situazione.

Simone Comi

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