Venezuela: la situazione economica

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Per il prossimo settembre è stata fissata la data per le elezioni legislative in Venezuela, un'importante test per il Paese e per il Presidente Chávez. La Repubblica sudamericana sta attraversando un periodo travagliato a causa della congiuntura economica internazionale e dall'eccessiva dipendenza dal petrolio. Per aumentare la propria autorevolezza, quanto meno a livello regionale, sempre maggiori sono gli investimenti in campo militare, si pensi al recente acquisto di velivoli dalla Cina. A tutto ciò si aggiungano gli scandali politici in primis quello riguardante l'importazione di cibo avariato. Sorge dunque il dubbio se il Presidente riuscirà a mantenere la maggioranza alla prossima scadenza elettorale.

Economia e mercato

Si sta aprendo la campagna elettorale per le prossime elezioni ed il Presidente Hugo Chávez è sceso in campo direttamente per difendere il proprio operato sebbene la situazione economica sia molto negativa. Il PIL nel 2009 è sceso del 3,3% e nel primo trimestre di quest'anno di un altro 5,8% rappresentando una delle performance peggiori  dell'intero continente.  Tuttavia a propria discolpa il Presidente può vantare elevate stime di crescita per gli anni passati con punte del 18% nel 2004. Sebbene l' inflazione si mantenga elevata secondo il Governo si attesta comunque a livelli decisamente inferiori rispetto a quelli  medi del decennio precedente che si aggiravano intorno all'80% annuo. In quest'ottica le nazionalizzazioni di compagnie straniere sono sostanzialmente servite a finanziare programmi sociali volti ad assicurare la diminuzione della povertà.

Le spese in tale settore si aggirerebbero infatti attorno ai 30 miliardi di dollari investiti in istruzione, alloggi e sicurezza sociale. Chávez nega che la propria permanenza al potere e i risultati degli anni passati siano legati agli elevati prezzi raggiunti dal petrolio, anzi parte delle difficoltà attraversate sarebbero dovute al taglio del 10% della produzione voluta dall'OPEC nel 2008 con una diminuzione della produzione stimata attorno ai 400,000 barili al giorno. Costante è la richiesta proveniente da ampi settori del Paese, a partire dagli imprenditori, di modificare la politica economica rea di distruggere l'apparato produttivo costringendo la nazione a far ricorso a massicce importazioni dall'estero.  Per tutta risposta le grandi imprese vengono accusate dall’Esecutivo di provocare volontariamente una situazione di penuria delle merci in modo da diffondere il malcontento all'interno della popolazione e destabilizzare lo Stato. Al 31,2%, il tasso più alto in America Latina, l'inflazione del Venezuela scoraggia gli investimenti e impedisce la crescita. Secondo lo stesso ministro delle Finanze Ali Rodriguez, l'inflazione potrebbe ulteriormente  aumentare del 5%. La Royal Bank of Scotland (RBS Securities Inc.), uno dei maggiori fornitori di liquidità per gli Stati Uniti, ha annunciato che il Venezuela potrebbe affrontare un aumento dei prezzi al consumo del 40% quest'anno. La svalutazione della moneta praticata recentemente, al fine di consentire al Governo di utilizzare la leva della spesa pubblica,  è un altro fattore che ha consentito all’inflazione di crescere, senza consentire sensibili aumenti della competitività delle merci nazionali.  

Dopo la recessione del 2002-3 il Venezuela ha recuperato terreno beneficiando dell'aumento dei prezzi internazionali del petrolio con effetti positivi sul PIL. Nel 2007, ad esempio, la crescita economica ha raggiunto l'8,4%.

Le recenti politiche attuate da Chávez hanno generato valutazioni contrastanti tra gli economisti. Alcuni sono ottimisti, sottolineando come l'enorme aumento del finanziamento del programma sociale abbia portato la disoccupazione al di sotto del 10% e ridotto la povertà di due terzi, secondo stime del governo. Tuttavia altri temono che i tassi di inflazione, tra i più elevati al mondo, e la carenza di prodotti alimentari di base, non siano di buon auspicio per il futuro. Eccessiva inoltre viene giudicata la spesa per il settore militare a vantaggio degli investimenti in infrastrutture per l'industria petrolifera. Si aggiunga che i proventi del petrolio possono scoraggiare la nazione a diversificare la produzione rendendo il Venezuela dipendente da altri per beni di prima necessità come il cibo. Non ultimi sono da considerarsi gli effetti negati riguardanti un'eventuale caduta del prezzo del greggio.

La battaglia elettorale si sta combattendo anche sul versante degli approvvigionamenti alimentari. Chávez ha dichiarato di essere impegnato nel contrasto degli speculatori accusati di gonfiare i prezzi e di causare la penuria di offerta alimentare. Lo Stato sembra ora controllare tra il 20 ed il 30 % del settore riguardante la distribuzione di alimenti. Tutto questo mentre si stanno delineando i contorni di uno scandalo riguardante 80,000 tonnellate di derrate alimentari scadute importate dalla PDVAL (Producción y Distribución Venezolana de Alimentos), unità del colosso del petrolio PDVSA (Petróleos de Venezuela, S.A.). Si susseguono le visite delle fabbriche espropriate con l'intenzione di dimostrare la loro maggiore efficienza rispetto al periodo della precedente "gestione borghese".

A seguito della scoperta lo scorso 25 maggio di 1,197 container, per 36,000 tonnellate di cibo avariato, è stato arrestato Luis Pulido, ex Presidente di PDVAL. L'ultimo bersaglio della campagna di nazionalizzazioni sembra essere diventata la Polar, la principale azienda alimentare della nazione che, negli ultimi due mesi, si è vista espropriare alcuni laboratori industriali nella parte orientale del Paese e sequestrate 114,000 tonnellate di cibo. Polar ha 30 stabilimenti produttivi e oltre 150,000 punti vendita, e genera circa 30,000 posti di lavoro diretti e 180,000 indiretti. La società ha descritto queste procedure come "illegali" e "sleali" e ha sostenuto che sta lavorando a massima capacità produttiva per soddisfare la domanda locale.

Un altro problema che sta danneggiando l'economia venezuelana è il piano di razionamento dell'energia elettrica, che è stato sospeso solo recentemente. A partire dallo scorso febbraio ha interessato tutto il Venezuela ad eccezione di Caracas e tagli nelle ore di punta non sono esclusi anche in futuro. La riduzione dell'orario di lavoro nel settore pubblico, al fine di apportare ulteriori risparmi, continuerà sino alla fine di luglio. L'opposizione attribuisce la causa di tutto questo alla mancanza di lungimiranza e di investimenti che avrebbe caratterizzato gli ultimi 11 anni. La crisi affligge il Paese dal 2007 ed è andata aggravandosi ulteriormente nel 2009.

La situazione politica

Aperto rimane il dibattito su come caratterizzare il sistema politico venezuelano in particolare ci si domanda se il regime di Chávez sia autoritario o democratico. Il Paese ha attraversato, dal 1998, più di otto tornate elettorali, che comprendono non solo elezioni presidenziali, legislative, regionali e locali, ma anche varie forme di consultazioni popolari (referendum). Molti sottolineano il carattere inclusivo dei programmi sociali come una dimostrazione della vocazione democratica, popolare e progressista di questo processo politico. Per contro, altri sostengono che Chávez rappresenta una nuova forma di autoritarismo.

Nuovi termini sono stati coniati per etichettare questo regime: "semiautoritarismo”, "autoritarismo elettorale" nel tentativo di circoscrivere il sistema politico venezuelano all'interno di una tipologia che permetta di spiegare il paradosso tra l'esistenza di elezioni competitive e caratteristiche autoritarie del processo. La democrazia venezuelana combina pratiche di voto debolmente istituzionalizzate ma relativamente libere e trasparenti, con chiari segni di autoritarismo. Innanzitutto emerge una certa carenza di autonomia del potere giudiziario e legislativo di fronte ad un potere esecutivo sproporzionato e caratterizzato dallo  sviluppo di complesse dinamiche di centralizzazione del potere nelle mani del presidente, dal libero accesso alle risorse provenienti dal petrolio da parte del governo federale e da una stampa poco imparziale ed indipendente. Si notino inoltre le anomalie costituzionali nel referendum del 2009 che prevede la rielezione illimitata del presidente, unico caso nella regione.

Conclusioni

La situazione del Venezuela appare particolarmente complessa, sebbene massicci investimenti nel settore energetico siano ritenuti necessari, allo stesso tempo un cammino di sviluppo stabile e duraturo sembra poter essere garantito  solo attraverso una diversificazione dell'economia da finanziarsi con i proventi stessi del settore petrolifero. Gli alti livelli di corruzione non aiutano. La classifica di Transparency International (Associazione non governativa e no profit che si propone di combattere la corruzione) pone il Venezuela al 162esimo posto su 179 Nazioni. Un dato simile è rivelatore della generale inefficienza con la quale vengono impiegate le risorse pubbliche. E' solo da pochi giorni che il Presidente ha implementato nuove misure in campo economico ed è ancora troppo presto per prevedere con certezza se si avrà un effetto generalmente positivo o negativo sull'economia. Tuttavia gli obiettivi basilari sembrano essere diversificazione, lotta alla corruzione, alla povertà e all'inflazione.

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