Mozambico: la forte espansione economica e la lotta alla povertà

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La recente scoperta da parte dell’ENI di immensi giacimenti di gas naturale nelle acque del Mozambico è un avvenimento di importanza fondamentale per il paese e non solo sul piano delle prospettive economiche di lungo periodo. Le risorse di cui il paese sudafricano è ricco, in particolare carbone e alluminio, hanno permesso all’economia nazionale di crescere a ritmi sostenuti nonostante la crisi finanziaria internazionale ed il ridimensionamento dei prezzi delle materie prime. Lo sfruttamento del gas, secondo le previsioni del colosso italiano degli idrocarburi, non inizierà prima del 2018, ma nel paese si annunciano sempre più investimenti esteri volti al potenziamento di infrastrutture, trasporti, telecomunicazioni e sevizi. Questi fattori fanno prevedere sviluppo economico e progresso nei prossimi anni, ma la popolazione continua a reclamare la sua parte. Ultimamente le tensioni si sono accentuate a causa dell’aumento dei prezzi di molti beni essenziali e la repressione governativa non è bastata a placare le piazze. Milioni di mozambicani attendono di verificare gli esiti dei programmi di riduzione della povertà avviati dal Presidente Armando Guebuza.

Guebuza ed il FRELIMO dominano la vita politica e economica del paese.
La storia recente del Mozambico è stata quasi completamente scritta dal partito del Presidente Guebuza, il Fronte per la Liberazione del Mozambico (FRELIMO). Dall'indipendenza dal Portogallo nel 1975, e per tutta la durata della guerra civile combattuta contro i ribelli della Resistenza Nazionale del Mozambico (RENAMO), il ruolo del FRELIMO è stato assolutamente preponderante. Nonostante l'esistenza di un sistema politico formalmente multipartitico, il partito di maggioranza continua a detenere una posizione egemonica, avendo incassato oltre il 70% delle preferenze nelle ultime elezioni.

Guebuza è stato rieletto per un secondo mandato nel 2009, ma le consultazioni sono state connotate da gravi irregolarità, al punto che Freedom House ha rimosso il paese dalla lista delle democrazie elettorali. Nel 1992 l'accordo di pace negoziato con la mediazione delle Nazioni Unite e la Comunità di Sant'Egidio ha  permesso l'avvio di importanti riforme nel paese, tra cui l'abbandono della pianificazione economica di stampo sovietico in favore del graduale passaggio all'economia di mercato e l'indizione di elezioni democratiche.

I quasi vent'anni di conflitto e la cattiva gestione dell'economia da parte del FRELIMO avevano portato il paese ad essere tra i più poveri e arretrati del pianeta, con oltre l'80% della popolazione impiegata nell' agricoltura di sussistenza e una forte dipendenza dall'aiuto dei paesi donatori.

L'implementazione di importanti programmi di stabilizzazione economica ha cominciato già a metà degli anni '90 a fornire risultati  incoraggianti. La riforma del fisco e delle dogane e l'introduzione dell' imposta sul valore aggiunto hanno contribuito in misura notevole al miglioramento dei conti pubblici. Le casse dello Stato hanno, inoltre, beneficiato di una serie di programmi di aiuti internazionali finalizzati alla riduzione del debito pubblico e al rilancio dell' economia. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha approvato, infatti, un piano nell'ambito dei  Heavily Indebted Poor Countries (HIPC), mentre il Millennium Challenge Corporation (MCC) ha accordato un pacchetto quinquennale di aiuti nel 2007 volto al miglioramento delle infrastrutture e dei sevizi pubblici, agricoltura e commercio.

I risultati non si sono fatti attendere: l'economia del Mozambico ha fatto registrare un tasso di crescita nell' ultimo decennio del 9%, tra le migliori performance del continente africano. L'alluminio resta la principale risorsa e conta per più di un terzo dell’export, ma la forte dipendenza da questa materia prima espone il paese ai rischi correalti alla volatilità delle quotazioni sui mercati internazionali. Il forte ribasso del prezzo dell' alluminio negli ultimi anni, infatti, ha provocato un rallentamento non trascurabile della crescita, con un tasso che non ha superato il 6,8% nel 2010.

Malgrado la debolezza strutturale dell'economia nazionale, le prospettive di crescita per i prossimi anni parlano di una forte espansione trainata dall' avvio dell' export di grandi quantità di carbone e, soprattutto, grazie alla recente scoperta di immensi giacimenti di gas naturale al largo delle coste mozambicane. Il boom della produzione carbonifera, i grandi flussi di investimenti esteri ed i notevoli progressi nei settori telecomunicazioni e trasporti hanno permesso al PIL del paese di mettere a segno un incremento del 7,2% nel 2011 e si prevedono tassi leggermente superiori per il 2012 e 2013.

A settembre 2011 la compagnia brasiliana Vale ha perfezionato la prima spedizione di 35.000 tonnellate di carbone dal porto di Beira. Il Mozambico, grazie alla ricchezza dei giacimenti di Moatize e della provincia di Tete, si appresta a diventare tra i principali esportatori di carbone nei prossimi anni. La stessa Vale, che già ha investito 1,7 miliardi di dollari in quest'area, ha annunciato l'intenzione di portare la produzione annua dagli attuali undici milioni di tonnellate a circa ventisei entro il 2014 mediante ulteriori investimenti (sei miliardi di dollari) ed il potenziamento della rete ferroviaria e le infrastrutture portuali.

Molti altri progetti che riguardano i collegamenti con i principali terminal del paese sono in via di ultimazione per aumentare la capacità produttiva del settore minerario. Nel porto di Maputo, per esempio, sono in corso i lavori per portare la capacità di quest'ultimo dagli attuali 100 milioni di tonnellate di merci all'anno a circa 700.

Nonostante la forte espansione economica dell' ultimo decennio e l’aumento della spesa sociale con l'introduzione di vari sussidi per contrastare il carovita, importanti risultati si sono raggiunti anche sul fronte della lotta all' inflazione. Gli sforzi del governo hanno permesso di portare il tasso al di sotto del 12% nel 2011 e si conta di raggiungere quota 6% entro il 2013.

La nuova sfida: la lotta alla povertà

Il Mozambico continua ad essere protagonista nello scenario economico africano, ma fino a pochi anni fa nell’agenda politica del governo erano quasi totalmente assenti i programmi di riduzione della povertà e di miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Il paese, nonostante la crescita di cui si è detto, continua a far registrare un bassissimo livello di sviluppo umano e la maggioranza dei cittadini non sembra aver beneficiato dell’accresciuto benessere. Secondo i dati del United Nations Development Programme (UNDP)(UNDP) il Human Development Index(HDI) del Mozambico si attesta al 184° posto in una lista di 187 paesi e ciò malgrado i generosi contributi di svariati paesi donatori che da quasi vent’anni affluiscono in Mozambico sotto forma di aiuti, prestiti e finanziamenti a fondo perduto. 

Quattro mozambicani su cinque sono impiegati in agricoltura, ma da questo settore proviene solo il 30% della ricchezza nazionale. Un numero ancora troppo elevato di persone vive di agricoltura di sussistenza, mentre stentano a decollare i programmi per il miglioramento della produttività agricola. Lo sviluppo economico ha finora interessato solo alcune aree,mentre continuano ad accentuarsi le differenze tra i centri urbani e le aree rurali in termini di ricchezza, occupazione e servizi.

Anche nella provincia di Tete, nella quale si concentrano gli investimenti delle compagnie estere, si diffonde la sensazione che solo poche persone, in particolare gli stranieri, beneficeranno dei frutti del boom della produzione mineraria. In quest’area si sono susseguite numerose azioni di protesta contro la mancata attuazione dei piani residenziali annunciati a seguito del trasferimento di migliaia di famiglie. Molti abitanti di questa regione sono stati costretti a lasciare le loro case e a trasferirsi a Kateme, 40 km da Maotize, per far posto alle istallazioni per l’estrazione del carbone. Intanto, cresce il numero dei senzatetto perché le nuove case, costruite con i fondi della Vale, sono state in massima parte rese inagibili dalle piogge.

In diverse città, come Maputo e Matola, le proteste popolari sono sfociate in scontri con le forze dell’ordine e non sono mancate le vittime. A settembre 2010 si sono registrate numerose agitazioni di piazza a seguito dell’aumento del prezzo di beni e servizi essenziali come acqua, carburanti, elettricità e trasporti. Il governo, dopo aver usato la mano pesante per placare le proteste, ha annunciato alcune iniziative per contenere il costo della vita, come sussidi e riduzione di tasse e tariffe. Queste misure si inseriscono in un programma di più ampio respiro, il Action Plan for Reducing Poverty (PARP 2011-14), finalizzato all’aumento della produttività agricola, alla creazione di nuovi posti di lavoro mediante l’assistenza alle piccole e medie imprese e, infine, al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. Il governo, con un incremento del 6,8% del budget, ha anche introdotto dei trasferimenti diretti di denaro a favore delle categorie sociali più vulnerabili e rafforzato i piani di lavori pubblici. 

L’ENI ed il futuro del paese come esportatore di gas

In poco più di sei mesi il Mozambico sembra aver attirato un interesse mai riscontrato prima da parte degli investitori internazionali. Già a settembre 2011 la compagnia statunitense Anadarko Petroleum ha annunciato la scoperta di un giacimento offshore di gas naturale accreditato di circa 623 miliardi di metri cubi e solo un mese dopo il consorzio guidato dall’italiana ENI ha inaugurato un altro sito a 40 km dalle coste di Cabo Delgado. La joint venture capeggiata dal colosso italiano è formata per il 70% dal capitale di quest’ultimo, mentre il restante 30% da Galp Energia, Kogas e Enh in quote del 10% ciascuna.

A marzo di quest’anno ENI ha dichiarato di aver scoperto un giacimento nel prospetto esplorativo Mamba Nord Est di 283 miliardi di metri cubi di gas, grazie ai quali il potenziale del sito ha superato i mille miliardi di metri cubi. Due mesi dopo è seguita un’altra importante notizia: il rinvenimento di un altro pozzo nel prospetto esplorativo Coral 1, in cui si stima vi siano tra i 198 e i 282 miliardi di metri cubi. I vertici dell’ENI non hanno esitato a definire straordinarie le scoperte effettuate negli ultimi mesi e si apprestano a cercare partner internazionali per condividere l’investimento di 50 miliardi di dollari necessario alla costruzione delle infrastrutture. Si parla già di due o tre unità di liquefazione del gas e della creazione di almeno 40.000 posti di lavoro.

Nonostante l’eccezionalità delle scoperte, il gruppo ha annunciato l’intenzione di voler continuare ad esplorare i fondali al largo del Mozambico alla ricerca di nuovi giacimenti. Del resto, una tale ricchezza non dovrebbe scoraggiare gli investitori internazionali nemmeno a sostenere la spesa prevista dalla Banca Mondiale per lo sfruttamento del gas, cioè circa 70 miliardi di dollari.

Se le cifre riportate dall’ENI sono corrette, il Mozambico entro la fine del decennio potrebbe diventare il quarto produttore mondiale di gas, dopo Russia, Iran e Qatar. Un risultato simile non mancherà di avere ricadute positive non solo sulle prospettive di crescita economica di lungo periodo, ma anche nell’accrescere il ruolo del paese sul piano politico a livello regionale e internazionale, se si considera la grande domanda da parte dei paesi in forte espansione, come Cina, India e Brasile.

Conclusioni

Il Mozambico si appresta ad affrontare sfide importanti nei prossimi anni. Decine di miliardi di dollari confluiranno nel paese per finanziare infrastrutture e programmi di sviluppo, ma non mancano le ombre, a cominciare dalla questione sociale e le rivendicazioni popolari. In previsione una crescita economica vigorosa grazie all’avvio dell’export di carbone e, dal 2018, di gas, il governo dovrà dare prova di maggiore sensibilità nei confronti delle categorie più deboli e destinare una quota considerevole dei futuri introiti alla spesa sociale, soprattutto nelle aree in cui si concentra lo sfruttamento delle materie prime ad opera di imprese straniere. In altre parole, si dovrà cercare di fornire opportunità ai mozambicani di beneficiare delle risorse nazionali sotto forma di servizi, occupazione e sviluppo umano.

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