Libano: la morte di Fadlallah apre a nuovi scenari nell’impostazione ideologica dello sciismo

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Nella notte tra il 3 e il 4 luglio è morto il Grande Ayatollah Mohammad Hussein Fadlallah, nella capitale libanese Beirut, all’età di 75 anni. L’evento, probabilmente non del tutto inaspettato, dal momento che fonti vicine a Fadlallah riportano che fosse malato da qualche settimana e che ultimamente non fosse più in grado di pronunciare il sermone del venerdì a causa della sua fragile salute, potrebbe essere destinato ad avere delle ripercussioni anche sulla scena politica interna libanese.

Sebbene Fadlallah non riconoscesse di ricoprire tale ruolo, de facto era il mentore e la guida spirituale del movimento di Hezbollah. Nato in Iraq a Najaf, in una delle città sante più importanti per il mondo sciita non solo iracheno, ma globale, Fadlallah si era stabilito a Beirut nella metà degli anni ’60 e da quel momento in poi aveva cominciato una vasta opera di politica sociale e proselitismo in tutto il Paese. Nel mezzo della guerra civile libanese, tra il 1975 e il 1990, il Grande Ayatollah sembra aver appoggiato, se non ispirato, la nascita del movimento sciita di Hezbollah nel 1982. Per capire appieno l’importanza della figura di Fadlallah, si deve considerare il fatto che lo sciismo, a differenza del sunnismo, riconosce una sorta di organizzazione clericale, all’interno della quale la figura del Grande Ayatollah rappresenta il grado più alto della gerarchia, al punto tale che in tutto il mondo ve ne sono soltanto poche decine. Il carisma e l’autorità di queste figure nel mondo sciita sono tali, per cui sono fonti di imitazione e le loro idee sono seguite da milioni di fedeli. Fadlallah aveva un notevole seguito in tutto il mondo sciita libanese e non, ma soprattutto all’interno di Hezbollah.

Le posizioni di Fadlallah, inserito dagli Stati Uniti nella lista dei “terroristi”, erano molto critiche nei confronti dell’Occidente e dello Stato di Israele, al punto che nel 2009 il Grande Ayatollah aveva emesso una fatwa (nel mondo musulmano, un parere giuridico), in cui condannava un’eventuale normalizzazione dei rapporti tra il Libano e Israele. Allo stesso modo aveva in più di un’occasione approvato gli attacchi suicidi contro obiettivi israeliani e, secondo alcune fonti, sarebbe stato tra gli ispiratori degli attentati contro l’Ambasciata statunitense a Beirut nel 1983, che causò la morte di 63 persone, tra cui 17 cittadini statunitensi. Le sue idee lo avevano in effetti portato ad essere un supporter della Rivoluzione Islamica dell’Iran nel 1979, pur divergendo in un secondo momento da alcune posizioni espresse dal Grande Ayatollah Ruhollah Khomeini, a capo della Rivoluzione Islamica.  

La vicinanza, mai celata, di Fadlallah ad Hezbollah è stata dimostrata dal fatto che la TV satellitare del Partito di Dio ha immediatamente sospeso i programmi per dare la notizia della sua morte, commemorando la supposta guida spirituale del movimento. Nonosntante Fadlallah avesse posizioni piuttosto critiche e dure nei confronti dell’Occidente e di Israele, contribuendo all’irrigidimento delle posizioni dello stesso Hezbollah in merito, soprattutto negli ultimi anni aveva emesso vari giudizi critici nei confronti di alcune pratiche come quella dell’infibulazione femminile e dei cosiddetti delitti di onore, compiuti non di rado da parte di uomini nei confronti di donne per motivi passionali. Allo stesso modo, ultimamente si era reso protagonista di dure condanne nei confronti di alcuni attacchi terroristici in cui erano state coinvolte vittime civili, come nel caso degli attentati a Sharm el-Sheykh in Egitto nel 2005 e, in generale, delle azioni compiute per mano di al-Qaeda e dei movimenti ad essa riconducibili. La sua morte potrebbe aprire un vacuum nella guida ideologica di Hezbollah e di altri movimenti afferenti allo sciismo in Libano e in Medio Oriente. Se così fosse, non è escluso che tali movimenti potrebbero adottare linee di pensiero e di strategia differenti, in un senso più o meno radicale, rispetto a quelle propugnate da Fadlallah.

La scomparsa del leader spirituale dello sciismo libanese, soprattutto in un momento piuttosto delicato per gli equilibri tra Libano e Israele, proprio a causa della presenza di Hezbollah nell’esecutivo libanese, potrebbe dunque rappresentare un fattore di ulteriore destabilizzazione, soprattutto in un quadro così legato alle gerarchie clericali, come lo è quello sciita. In alternativa, la scomparsa di Fadlallah potrebbe essere sfruttata da elementi più inclini al dialogo con Israele e colta come un momento propizio per arrivare a una distensione tra Beirut e Tel Aviv. Se così fosse, però, sarebbe comunque imprescindibile un miglioramento a priori delle relazioni arabo-israeliane, viste le tensioni degli ultimi mesi. Rebus sic stantibus, dunque, lo scenario che appare più probabile è quello di un prolungarsi, se non acuirsi, della contrapposizione tra Israele e i Paesi arabi, tra cui anche il Libano. 

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