Iraq: prospettive di sviluppo per una giovane “democrazia”

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Nel maggio 2010 il Primo Ministro iracheno Nuri al-Maliki, insieme al suo Consiglio dei Ministri e ai rappresentanti della Comunità Internazionale, ha programmato la nuova strategia di sviluppo del Paese relativa al quinquennio 2010-2014. Lanciato formalmente il 4 luglio 2010, Al-Maliki ha sostenuto che l'Iraqi National Development Plan garantirà al Paese non solo un reale sviluppo dell'economia, ma anche un consolidamento e un rafforzamento di tutta l'architettura politico-sociale nazionale. Il piano di sviluppo, inoltre, concederà un'erogazione dei servizi di base ai cittadini, come il miglioramento del sistema scolastico e sanitario, la costruzione di strade ed un più regolare servizio dell’energia elettrica. Il nuovo Piano – che da un punto di vista teorico dovrebbe essere coperto per il 50/60% delle sue risorse dal governo iracheno, mentre per la restante parte dovrebbe essere coperto da investimenti privati (locali ed esteri) e da donazioni dei Paesi partner – rappresenta l'ultima grande opportunità concessa al Paese da parte della Comunità Internazionale per un effettivo rilancio politico-economico dell'Iraq, anche in funzione stabilizzante per gli equilibri sempre delicati della regione mediorientale.

Quadro politico-istituzionale

La situazione politica interna rimane instabile a causa della grande frammentarietà della coalizione di governo. Le ultime elezioni politiche del marzo 2010, seppur in un clima di violenza, hanno registrato un’alta partecipazione elettorale (62%, dati ufficiali del governo) ed hanno confermato lo sciita Nuri Al-Maliki come Primo Ministro, a capo di una coalizione nazionale. La profonda fragilità del tessuto socio-politico del Paese rispecchia, anche, un bassissimo coefficiente di stabilità.

Nonostante la presenza militare statunitense sia fortemente diminuita, il Paese è ancora caratterizzato da incertezza sia nella sua politica interna che nelle sue relazioni internazionali. Da un punto di vista interno, il Paese è segnato da violenze, al momento concentrate soprattutto verso la piccola comunità siro-cristiana (circa il 3% della popolazione totale, secondo i dati del CIA World Factbook), come testimoniato dall’attacco terroristico alla cattedrale di Baghdad dello scorso 31 ottobre 2010, che ha provocato oltre cinquanta morti. Inoltre, le tensioni politiche tra sunniti, sciiti e curdi riflettono gli attriti sociali tra le comunità.

Per quanto il processo di pacificazione e di ricostruzione del Paese sia ben avviato, lo sviluppo è da un lato ancora fortemente frenato da una serie fattori di carattere politico-regionale (debolezza dell'attuale governo al-Maliki, scontri settari, tensioni con Iran) e, dall’altro, ancora dipendente dagli aiuti internazionali dei Paesi partner e, più in generale, della Comunità Internazionale. Nelle sue relazioni internazionali, il Paese mantiene un rapporto privilegiato con USA e UE e nel panorama regionale sta tentando di ritagliarsi un ruolo indipendente cercando, come il Qatar, di mantenersi in equilibrio tra i suoi legami con l’Iran – data la forte presenza sciita nel governo – e i vicini Paesi a maggioranza sunnita della penisola arabica. L’impasse politico iracheno e i pericoli rappresentati dal contesto regionale rimangono fattori di profonda inquietudine per le sorti del Paese.

Quadro macro-economico nazionale

L'attuale situazione economica irachena è ancora precaria. L'Iraq è uno dei territori più ricchi di petrolio al mondo, con riserve di greggio pari a più di 100 miliardi di barili, secondo le stime della British Petroleum. Nonostante tale ricchezza, il Paese dispone di un'economia al collasso a causa dell'embargo cui è stato sottoposto sotto la presidenza Saddam Hussein, a seguito dell'invasione del Kuwait nella prima guerra del Golfo (1990) e per effetto della guerra del 2003.

Nella classifica rischio-Paese del SACE l'Iraq è posto al 7º su una scala da 0-7 ed è ritenuto come un Paese ad alto rischio. L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha ribadito più volte la sua disponibilità a sostenere le riforme strutturali e legislative dell’Iraq nel campo dell’economia e del commercio. Tali programmi sarebbero necessari per permettere la definizione di strutture organizzative in grado di gestire la ripresa economica e commerciale. La politica economica è ancora oggi ostaggio della debolezza politica del governo centrale. L’obiettivo prioritario sarà quello di migliorare gli investimenti del settore privato locale e straniero, snellendo i vincoli burocratici. Una maggiore sicurezza interna dovrebbe consentire lo sviluppo grazie al miglioramento dei servizi di base come elettricità ed acqua.

Nonostante in Iraq si vivano ancora momenti di incertezza per quel che concerne la sicurezza e la stabilità politica, il governo al-Maliki sta tentando di avviare una nuova fase di sviluppo mediante nuove linee economiche e finanziarie. In passato, la debolezza del settore bancario ed il suo ruolo limitato all’interno dell’economia nazionale hanno reso difficile portare avanti una politica monetaria efficace. Non a caso, il governo si è impegnato nell'implementazione di importanti riforme del settore bancario e della relativa legislazione, garantendo attualmente un buon livello economico-finanziario anche grazie al buon andamento di investimenti diretti esteri (passati dai 383 milioni di dollari del 2006 al miliardo di dollari di fine 2009, dati della Banca Mondiale). Il Governo cercherà, inoltre, di incrementare la produzione di petrolio e, allo stesso tempo, di diversificare l'economia nazionale, dipendente dal settore degli idrocarburi (che contribuisce con il 90,7% delle entrate di bilancio e il 65% del PIL totale, secondo le stime dell'EIU Report). Per il biennio 2011-12 si attende una crescita, in media del 5%, secondo le previsioni del FMI.

In questo contesto socio-economico molto variegato si inserisce l'Iraqi National Development Plan,  un piano di sviluppo sociale, politico ed economico per il Paese che prevede azioni congiunte di attori locali e internazionali, più incisive rispetto al passato, che dovrebbero concedere un'effettiva crescita e una maggiore solidità della struttura stessa dello Stato iracheno.

The Iraqi National Development Plan 2010-2014

L'Iraqi National Development Plan (INDP) è un piano tripartito, su base quinquennale, atto a garantire uno sviluppo economico, sociale e una sostenibilità ambientale all’Iraq. Il Piano di investimenti pari a 186 miliardi di dollari, pone come intento quello di creare un mercato libero, un’efficienza nei servizi di base e la costituzione di partnership strategiche nei settori pubblici e privati entro un termine medio, appunto, di 5 anni. Il piano di sviluppo è guidato in joint-venture con la U.S. Agency for International Development (USAID)/Tatweer (che fornisce assistenza tecnica e logistica), l'ONU (che supporta le iniziative legate tramite la commissiona Millenium Development Goals e lo United Nations Development Program) e la Banca Mondiale (che finanzia il progetto tramite il suo programma di riduzione della povertà). Gli obiettivi principali del piano di sviluppo iracheno riguardano la crescita economica, una riforma amministrativa e legale e una riforma istituzionale.

La crescita economica verrebbe garantita attraverso interventi mirati come l'incremento del tasso del PIL annuo del 9,38%, la creazione di nuovi posti di lavoro (il Ministero della Pianificazione iracheno ne prevede circa 3,5 milioni), la diminuzione della disoccupazione (secondo il FMI dovrebbe scendere dal 15% al 7% entro 5 anni), attraverso il rafforzamento del settore privato locale e straniero e, infine, attraverso la differenziazione dell’economia, favorendo, cioè, un aumento della produzione dei settori non-oil. Altri obiettivi dell'INDP, ma a carattere sociale, sono la riduzione della povertà del 30%, il miglioramento della disponibilità dei servizi primari necessari e la garanzia di uno sviluppo umano sostenibile (rafforzando, cioè, il legame tra istruzione e formazione, fornendo al mondo del lavoro personale altamente qualificato ed efficiente). Inoltre, sarà importante fornire agli iracheni le conoscenze delle tecniche atte a migliorare lo sviluppo del Paese: promozione dello sviluppo rurale, sostegno al decentramento, protezione ambientale.

Gli ultimi settori, infatti, che rientrano nel nuovo piano sono la promozione e l'incentivazione di politiche territoriali e di sviluppo ambientale atte a garantire uno sviluppo sostenibile, a monitorare la situazione ambientale, a ridurre la desertificazione e, dal punto di vista politico, a potenziare la cooperazione regionale e internazionale. Per gestire questi massicci programmi di investimenti, USAID/Tatweer e UNDP, e Ministero per la Pianificazione, hanno sviluppato e attuato un sistema di gestione elettronico, noto come Government Assistance Database (GAD), il quale, attraverso un sistema di monitoraggio che sfrutta 550 indicatori analitici, valuta l'attuazione dei progetti previsti nel piano su scala nazionale.

Importanza e opportunità dell'INDP

Il Piano di sviluppo nazionale iracheno fornisce, quindi, una roadmap per la politica di sviluppo e di azione in tutto il Paese per i prossimi cinque anni. Basato su un approccio partecipativo che ha incluso interlocutori nazionali e stranieri, pone come obiettivi chiare priorità di sviluppo nazionale, delineando, contemporaneamente, i meccanismi attraverso i quali il governo dovrà intervenire per rendere attuabili le attività di sviluppo.

Per l'Iraq tale agenda di sviluppo rappresenta, in sintesi, la costruzione dello stesso Stato. Le sue direttrici di attuazione saranno utili al rafforzamento della governance partecipativa, al primato dello Stato di diritto, ad un consolidamento del quadro giuridico-normativo atto a proteggere i diritti civili e umani della popolazione, nonché, al compimento delle funzioni di regolamentazione e di sviluppo dei servizi di base per il popolo iracheno. Questi interventi aumenteranno le opportunità per promuovere l'iniziativa imprenditoriale come condizione necessaria per creare nuovi posti di lavoro, soprattutto perché l'attuale domanda di lavoro non può assorbire la gran mole di disoccupati. Grandi opportunità verranno concesse a giovani e donne sotto i 35 anni, che rappresentano l'80% della popolazione. Molti di loro non trovano lavoro e i classici comparti di impiego sono ormai colmi. Ad esempio, il settore petrolifero iracheno impiega solo l'1% della forza lavoro.

Anche il settore pubblico non può offrire nuovi posti di lavoro, anche a causa della corruzione dilagante nella burocrazia statale (l'Iraq, con un coefficiente pari a 1, detiene il livello massimo, secondo i dati di Transparency International) e del grande sperpero del denaro pubblico. I nuovi posti di lavoro potranno essere creati, quindi, dal settore privato locale e internazionale. Queste nuove opportunità potrebbero richiamare in patria anche quel 1,5 milioni di cittadini iracheni scappati con la guerra e rifugiati come profughi nelle vicine Siria e Giordania.

La novità di questo piano rispetto ai precedenti del passato recente risiede nella capacità di includere tecniche moderne e approcci alla progettazione che si basano su una metodologia scientifica e su un'analisi dei dati utile ai fini dell'attuazione pratica dello stesso. Il piano, infatti, propone una nuova filosofia economica che si basa su un'economia di mercato. Tale approccio fornirà opportunità di investimento del settore privato e concederà anche l'opportunità per gli investimenti esteri. Alcuni analisti internazionali vedrebbero nel piano quinquennale di sviluppo una grossa opportunità per una complessiva stabilità dell'Iraq. Questo piano rappresenta, evidentemente, una prova per la giovane “democrazia” irachena – anche nella problematica prospettiva regionale – e, contemporaneamente, una sfida per la credibilità della Comunità Internazionale, impegnata nella ricostruzione di un Paese ridotto in frantumi dalla guerra.

Conclusioni

Dal punto di vista politico-istituzionale, Freedom House considera l’Iraq uno “Stato non libero”, non ancora in possesso dello status di “democrazia elettorale”, mentre il Democracy Index 2010 dell’Economist Intelligence Unit lo definisce “regime ibrido”. Solo queste definizioni di autorevoli indicatori analitici internazionali fanno capire l'ardua sfida che si presenta al governo al-Maliki per garantire un approdo del Paese ad un'effettiva implementazione del processo democratico. Questo ricco e ampio piano di processi di state-building è un’opportunità che l’Iraq non può farsi sfuggire. L'opera del governo iracheno in joint-venture con le agenzie delle Nazioni Unite e i finanziamenti dei vari Stati partner potrebbe, una volte per tutte, risolvere la fragilità sistemica dell'Iraq post-guerra e dare inizio ad una nuova stagione di crescita politica e sociale tramite una nuova mentalità “più occidentale” che mira a coniugare libero mercato con pari dignità e diritti a tutte le comunità etniche e religiose del Paese.

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