Analisi Login Abbonati Profilo Home   @  
 Africa   Americhe   Asia e Pacifico   Europa   Medio Oriente   Temi   Dossier   Mappe   Schede paese   Weekly 

Bosnia: le divisioni etniche si rispecchiano nei media

In Bosnia Erzegovina, le tensioni sociali non si affievoliscono e la divisione etnica resta forte in più campi. Recenti decisioni del Tribunale dell’Aja hanno già riacutizzato ferite ancora aperte. Al tempo stesso i gruppi etnici combattono anche tramite l’uso dei media da parte di enti governativi e di soggetti privati schierati. Nemmeno le organizzazioni non governative internazionali sono immuni da questa “guerra”, mentre il sistema dell’informazione in generale necessita di svilupparsi e rafforzarsi su più fronti.

Tomas Matraia

Equilibri.net (09 luglio 2008)




A 13 anni dal genocidio di Srebrenica, la decisione del Tribunale dell’Aja di prosciogliere Naser Oric dalle accuse di avere permesso ai suoi uomini di abusare e picchiare a morte dei Serbi detenuti a Srebrenica tra il 1992 e il 1993, rischia di riaccendere tensioni mai del tutto sopite in Bosnia Erzegovina. Le accuse all’ex comandante delle forze militari di Srebrenica, condannato in primo grado a 2 anni di reclusione, non sono state comprovate durante il procedimento e si è ritenuto che non avesse avuto controllo effettivo sui suoi uomini per le azioni commesse in quel tragico periodo. Al suo ritorno in patria, presso l’aeroporto internazionale di Sarajevo, Oric è stato salutato come un eroe. Centinaia di musulmani bosniaci hanno viaggiato a lungo per ringraziarlo di persona e fare festa con bandiere, vessilli e canti.

E mentre la decisione del Tribunale dell’Aja ha fatto gioire alcuni, ha innescato forti reazioni opposte nei serbi, sia in Bosnia che in Serbia. Igor Radojicic, speaker del Parlamento della Repubblica Srpska a maggioranza serba, ha infatti dichiarato che la decisione del Tribunale per l’ex Yugoslavia potrebbe dar vita a violenze anti-bosniache durante le commemorazioni di Srebrenica. L’11 Luglio sono infatti attesi migliaia di bosniaci per ricordare la fine dell’area protetta da parte delle Nazioni Unite nel 1995, dove circa 8000 persone furono uccise o scomparvero. La decisione dell’Aja è stata apostrofata come scandalosa da Radojcic e ha invitato i serbi di Bosnia a mantenere la calma durante le manfestazioni. Il Premier della Repubblica Srpska, Milorad Dodik ha dichiarato che porterà avanti comunque le accuse pendenti sulle Nazioni Unite e l’Olanda, per non aver evitato le numerose vittime nell’attacco a Srebrenica, comandato da Oric e le sue unità tra il 1992 e il 1995.

Transparency International sotto tiro: prima vittima illustre dei media locali?

Ma il caso di Oric è solo l’ultima scintilla che rischia di riaccendere il fuoco delle frizioni sociali e etniche mai del tutto sopite. Tensioni che si ripercuotono anche sulla presenza di organizzazioni non governative internazionali e della comunità internazionale tutta, verso cui il livello di sfiducia delle popolazioni locali resta elevato. Recentemente il governo serbo di Bosnia e i media hanno attaccato Transparency International, organizzazione che monitora gli standard di legalità, accusandola di crimine organizzato e racket. Sarebbero due funzionari locali ed uno dell’agenzia della Tassazione Indiretta ad essere sotto accusa. Il ruolo dei media nella Repubblica Srpska riguardo a questo caso è stato notevole vista la pubblicazione di molteplici report accusatori basati su fonti segrete e non e il ruolo di catalizzare l’opinione pubblica sulla situazione. Gli stessi media avrebbero poi riferito che il Procuratore Generale della Repubblica Srpska avrebbe investigato più casi di imprenditori locali soggetti a pagare migliaia di euro per evitare di finire sulle famose “ liste nere” dell’Unione Europea e dell’America.

La reazione di Transparency International è stata di negare la totalità delle accuse ed è passata al contrattacco. Ha dichiarato di voler portare in giudizio i media bosniaci che, secondo la ONG, hanno riportato notizie non vere gettando fango e discredito sulla attività dell’organizzazione. Quest’ultima è convinta che le calunnie dei media siano state orchestrate abilmente da parte del governo di Dodik, e siano la risposta del Premier alle critiche fatte riguardo alle privatizzazioni poco trasparenti e la potenziale corruzione nei confronti di più compagnie statali. Dunque si tratterebbe di un attacco in piena regola veicolato dai mezzi di comunicazione sotto la pressione del governo.
La reazione di Dodik è stata di voler portare in giudizio nelle corti locali Transparency International e di “proteggere” i testimoni che hanno rivelato le presunte illegalità commesse dalla ONG. Mentre dall’altra parte si è ribadito con forza che eventuali procedimenti dovrebbero essere gestiti da organi giudicanti imparziali, secondo i criteri di imparzialità e giusto processo e che comunque Transaparency International, in Bosnia Erzegovina, non è mai stata contatta né da giudici, polizia o organi inquirenti di alcun tipo per il suo operato.

Situazione e difficoltà dei media

Il ruolo dei media nel suddetto caso, aspettando che vengano chiariti i fatti e le accuse nelle sedi appropriate, è comunque sintomatico di un ambiente che non riesce a lasciarsi alle spalle vicende passate. L’ideologia dell’impossibilità di una riconciliazione tra etnie differenti è stata spesso rafforzata e aumentata dai media, come fu per il caso clamoroso del Gennaio 2007 dove il governo della repubblica Srpska boicottò la rete BHT1 e non rispose alle domande dei giornalisti per via del “inadeguato” trattamento verso le autorità della sopra citata repubblica. Nonostante il boicottaggio venne supportato da autorità pubbliche ed enti privati e non, forti furono le critiche per non aver protestato tramite canali istituzionalizzati quali proteste scritte e lamentele all’apposita agenzia che regola le istanze relative alla comunicazione. Il tutto si concluse con un la firma di un accordo tra il direttore della BHRT e il governo di Srebrenica dove l’emittente si impegnava a informare obiettivamente e tempestivamente tutti gli abitanti della Bosnia Erzegovina. Da quell’episodio, il mercato della comunicazione è rimasto ancora molto sottosviluppato e ancorato al paradigma della divisione etnica nel proporsi e fare giornalismo. Sono rimaste forti le debolezze in caso di pressione politica e sono assenti efficaci strumenti per prevenire le violazioni e arrestare il declino degli standard etici.

E’ stato notato come esista un collegamento forte tra lo status socio-economico dei giornalisti e la facilità con la quale corruzione e autocensura si manifestino come problemi all’interno del sistema dei media locali. Anche se, negli standard internazionali la libertà di parola e la pluralità delle fonti sono rimaste stabili rispetto alle misurazioni degli anni passati, è diminuita significativamente la qualità del giornalismo professionale, la capacità manageriale di gestire l’attività e soprattutto è mancato il supporto delle istituzioni per un forte consolidamento di media indipendenti e obiettivi. Il sistema è frammentato e alcune istituzioni appoggiano determinati media mentre altri sono ignorati. La qualità dei giornalisti, nonostante più scuole professionali funzionanti, non risulta sempre essere all’altezza del compito da svolgere. Non aiuta neanche il fatto che i criteri per trovare impiego nei media negli ultimi anni sono andati scemando compromettendo in generale la qualità del servizio. Fino all’episodio di Transparency International, le ONG attive nel promuovere la libertà di parola in genere, non avevano calcato troppo la mano sulle pressioni politiche che i giornalisti ricevono in Bosnia Erzegovina, se escludiamo il ruolo attivo del Comitato per i Diritti Umani di Helsinki. Mediacentar Sarajevo, il Centro per le Iniziative Civiche ed il Fondo per la Società Aperta, non hanno fatto pressioni eccessive in materia, però, date le reazioni attuali di Srebrenica, sono state sufficienti a creare una battaglia governo-media locali contro ONG e media con legami internazionali.

Un mercato dei media autonomo e indipendente: il ruolo chiave della pubblicità

Un problema che resta importante risulta essere comunque la piccola dimensione di editori, aziende di produzione e distribuzione stampa e dell’industria in genere. Al momento non appare essere presente il necessario mix di condizioni per sviluppare un’industria indipendente e strutturata fortemente su tutto il territorio nazionale, anche grazie ad un’autonomia economica e gestionale delle aziende del settore. Riguardo alla pluralità delle fonti, si registrano circa 180 emittenti in Bosnia Erzegovina, 145 sono radiofoniche e 43 televisive. Date le proporzioni del mercato nazionale ed i suoi bassi proventi, il numero dei soggetti operanti è fortemente sproporzionato. Le reti nazionali pubbliche sono tre: BHRT, RTVBiH e RTRS; molte sono quelle locali e pubbliche e numerose sono anche quelle commerciali, tra cui le principali sono OBN, Pink BH e il network formato dalle tv di Mreza Plus. L’offerta numerica dei media non significa però automaticamente un’offerta pluralistica delle voci dell’informazione. I capitali dietro le emittenti sono schierati su linee etniche o politiche, alcuni più o meno marcatamente, ma le polarizzazioni sono comunque presenti e forti. In genere, un po’ per la penuria di risorse economiche, un po’ per cultura assodata, si preferisce la televisione come mezzo principe per ottenere informazioni. Internet si avvicina con difficoltà alle case dei bosniaci e si stima che gli utilizzatori della rete siano superiori al milione.

Il punto cruciale resta l’impossibilità di racimolare proventi sul mercato della pubblicità, soprattutto per le piccole emittenti che molto probabilmente sopravvivono solo grazie ai contributi di settori privati e politici. E anche quando alcuni media riescono ad essere economicamente autosufficienti, spesso veicolano determinate linee politiche come nel caso di RTRS, canale delle Repubblica Srpska, passata da programmazioni investigative nei confronti del precedente governo, ad una posizione molto più blanda nei confronti del Primo Ministro Dodik, se non addirittura una linea funzionale al progetto politico del governo stesso. La situazione non cambia di molto se si parla di BHRT, televisione statale, i cui membri del board direttivo vengono nominati dal Parlamento, e quest’ultimo opera su logiche etniche mentre vengono messe in secondo piano i criteri professionali. Di fatto le radio e televisioni citate, esprimono, informano e riflettono in base agli interessi e di chi possiede o finanzia i media o ne nomina i vertici direttivi. E’ comunque da notare che l’accesso a media internazionali, fruibili tramite canali ricevibili grazie alla diffusione forte delle parabole, resta aperto e senza restrizioni di genere; ascoltare opinioni diverse è tecnicamente possibile ma spesso il ruolo di questi media e ridimensionato dalla preferenza per i canali locali.

Conclusioni


In Bosnia Erzegovina i media sono l’attuale campo di battaglia dove far avanzare interessi e rivendicazioni legate alle diverse etnie. Il ruolo e l’integrità etica di alcune organizzazioni internazionali non governative è stata sfidata, e anche questa battaglia ha sinora visto il combattimento svolgersi sul piano mediatico. A breve, radio e televisioni, riporteranno le celebrazioni per l’anniversario della strage di Srebrenica: se getteranno benzina sul fuoco o medieranno le rivalità etniche dipenderà anche dalla loro professionalità e senso di responsabilità verso la società tutta. I problemi del sistema radio televisivo sono molteplici, strutturali e di non facile soluzione. Al momento, un miglioramento sensibile a livello di sistema, non si scorge ancora all’orizzonte.
I contenuti prodotti da Equilibri.net non sono riproducibili né per intero né in alcuna loro parte. In caso di utilizzo commerciale è necessario richiedere l'autorizzazione scritta a Equilibri.net. Gli articoli pubblicati potrebbero non riflettere l'opinione dei gestori del sito. Registrazione al Tribunale di Firenze del 19 gennaio 2004, n° 5320

Layout design by inGraphix.
Progettazione e Realizzazione a cura di Fabio Duchi.