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Weekly Analyses – 25/2008

Somalia: nuovi attentati e crescita delle tensioni - Stati Uniti: le posizioni della Casa Bianca sui temi in discussione al vertice del G8 in Giappone - Malaysia: l'abolizione dei sussidi sui carburanti aggrava la situazione del governo - Azerbaijan: il presidente russo in visita ufficiale punta a rinsaldare i legami - Iraq: gli Emirati cancellano 7 miliardi di dollari di debito

Equilibri.net (07 luglio 2008)

Somalia: nuovi attentati e crescita delle tensioni

La Somalia è costantemente al centro dell’attenzione internazionale per la persistente instabilità politico-istituzionale e il rischio sicurezza nella capitale e in diverse aree del Paese.L’ultima vittima di scontri armati e violenze è stato Osman Ali Ahmed, responsabile in Somalia dell’UNDP, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, deceduto nell’ospedale dell’Amisom (Africa Union Mission in Somalia) a seguito di un attentato: un sicario lo ha colpito con una scarica di fucile mitragliatore all’uscita da una moschea, nella giornata di domenica 6 luglio. Il giorno precedente, sempre a Mogadiscio, un’esplosione aveva ucciso un funzionario locale e altre cinque persone, mentre, nello stesso giorno, un gruppo di ribelli aveva attaccato un convoglio delle truppe etiopi di stanza nel Paese.

Attentati, scontri armati e rapimenti a funzionari di organismi internazionali e membri di ONG operanti nelle varie regioni del paese si susseguono da diversi mesi, rendendo estremamente difficoltosa qualsiasi attività sul territorio. Tra i responsabili delle violenze non vi sarebbero solo membri di organizzazioni islamiche (alcune, come Al Shabaab, direttamente connesse con la rete di al-Qaeda) ostili al governo di transizione di Nur “Adde” Hassan Hussein, sostenuto dalle Nazioni Unite, ma anche gruppi criminali e bande di trafficanti, che approfittano della grave assenza di controlli e sicurezza per svolgere attività illegali quasi indisturbati.

Il processo di pacificazione e ricostruzione politico-istituzionale somalo è costantemente minacciato da diversi fattori, che sebbene abbiano origini diverse, contribuiscono a mantenere alta la tensione ed impedire il regolare svolgimento delle attività politiche, economiche e sociali, già gravemente limitate nel corso degli ultimi anni. Il governo di transizione, benché fortemente sostenuto dalle Nazioni Unite e in particolare dagli Stati Uniti, fatica a controllare la sicurezza di gran parte del paese, inclusa la stessa capitale Mogadiscio, mentre crescono le spinte autonomiste di varie regioni, che sull’esempio di Somaliland e Puntland, cercano vie alternative per uscire dall’empasse che da 17 anni blocca ogni speranza di sviluppo del Paese.

Desk Africa

Stati Uniti: le posizioni della Casa Bianca sui temi in discussione al vertice del G8 in Giappone

Giunto a Tokyo con un giorno di anticipo rispetto agli altri leaders che parteciperanno al vertice dei paesi più industrializzati del pianeta, il presidente George W. Bush ha incontrato il premier giapponese Yasuo Fukuda per discutere dei rapporti con la Corea del Nord e dei cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di gas inquinanti da parte dei paesi più ricchi del mondo. Gli incontri bilaterali giappo-statunitensi riguardanti la questione del programma nucleare di Pyongyang (Cfr. Stati Uniti: verso la risoluzione della questione del nucleare nordcoreano), hanno portato alle rassicurazioni da parte della Casa Bianca sulla possibilità di escludere la Corea del Nord dalla lista dei paesi considerati sponsor del terrorismo internazionale. Il presidente statunitense si è impegnato affinchè non venga dimenticata la questione che vede contrapposti il Giappone e la Corea del Nord riguardante una particolare sezione dei servizi segreti nordcoreani accusata di aver rapito alcune giovani donne giapponesi tra il 1970 e il 1980. George W. Bush ha inoltre tenuto a precisare che Pyongyang, pur avendo intrapreso iniziative positive, dovrà impegnarsi maggiormente nelle operazioni volte ad assicurare il completo smantellamento del programma nucleare.

In tema di politiche ambientali si sono avute dichiarazioni di intenti che sembrano esser state dettate dall’attuale situazione dell’amministrazione statunitense, ormai al termine del secondo mandato alla Casa Bianca. Nel corso degli incontri il presidente Bush ha dichiarato che intende avere un ruolo costruttivo nella lotta ai cambiamenti climatici ma ha precisato al contempo che nessun programma volto alla riduzione delle emissioni inquinanti può avere risultati senza la partecipazione di Cina e Russia. Le parole del presidente statunitense sono da considerarsi quindi indicatori chiari per il prossimo futuro riguardo alla volontà politica di non apportare cambiamenti sostanziali alle posizioni finora tenute dagli Stati Uniti in materia di temi ambientali.

Le difficoltà dell’economia mondiale, la crisi alimentare dovuta all’innalzamento dei prezzi delle materie prime e il costante aumento del costo del petrolio saranno i temi principali degli incontri in programma sull’isola di Hokkaido ma non è inoltre da escludersi la possibilità che il vertice diventi occasione di discussioni informali su questioni differenti come, ad esempio, il programma nucleare iraniano ed eventuali reazioni internazionali alla possibilità di un intervento militare da parte di Israele, che alcuni analisti ritengono ormai prossimo.

Simone Comi

Malaysia: l'abolizione dei sussidi sui carburanti aggrava la situazione del governo

Nonostante il divieto imposto dal governo federale, circa 15.000 malaysiani hanno partecipato ad una manifestazione organizzata dall'opposzione guidata da Anwar Ibrahim per richiedere le dimissioni del primo ministro Abdullah Ahmad Badawi. In particolare i manifestanti hanno imputato al governo l'innalzamento del 41 % del prezzo della benzina e del 63 % di quello del diesel. Dal 5 giugno il governo ha infatti rimosso il sistema di sussidi con cui controllava il prezzo dei carburanti. Per far fronte alle esigenze dei proprietari di piccoli autoveicoli, l'esecutivo ha previsto l'erogazione ad ognuno di essi di denaro contante sufficiente per l'acquisto di circa 800 litri di benzina, ma questo intervento non è servito a frenare l'ondata di protesta.
Dopo che con le elezioni di marzo la coalizione di governo ha perso la maggioranza dei due terzi dei seggi parlamentari (necessaria per approvare emendamenti alla costituzione) e il controllo di cinque stati su 13 è andato all'opposizione, l'aumento del prezzo di benzina e gasolio rende ancora più precaria la posizione di Abdullah.

Anche Anwar Ibrahim è però in difficoltà a causa delle accuse di sodomia mosse contro di lui da un suo collaboratore la settimana scorsa. Anwar, affermando di temere per la propria vita, ma più probabilmente per evitare un possibile arresto, si è rifugiato nell'ambasciata turca. Nel 1998 il leader dell'opposizione è stato in carcere per lo stesso tipo di accusa ma si è sempre dichiarato innocente denunciando una montatura da parte del governo.

La già difficile situazione politica malaysiana è ulteriormente avvelenta dalle accuse avanzate da un investigatore privato, Balasubramaniam Perumal, secondo cui il vice-primo ministro Najib Razak sarebbe coinvolto nell'omicidio di una giovane donna mongola uccisa nel 2006. Un amico stretto di Najb è formalmente sotto accusa per complicità nell'omicidio, mentre si sono perse le tracce di Balasubramaniam.

Desk Asia e Pacifico

Azerbaijan: il presidente russo in visita ufficiale punta a rinsaldare i legami

Il neopresidente russo Medvedev ha fatto tappa a Baku, prima di recarsi in Turkmenistan. La visita ha un’importanza strategica fondamentale per Mosca; si tratta, infatti, di due dei paesi che nei suoi piani futuri, soprattutto in campo energetico, giocano un ruolo importantissimo.

La visita del successore di Putin in Azerbaijan si è concentrata soprattutto sui temi energetici. E' stata formalizzata la volontà da parte della Gazprom di voler intavolare con Baku una trattativa per l’acquisto del gas del paese caucasico a prezzo di mercato. L’offensiva russa nella repubblica ex sovietica è nata per contrastare il progetto europeo del gasdotto Nabucco e più in generale le relazioni tra Baku, Bruxelles e Washington. Per poter proporsi come fornitore principale, o meglio unico, dei mercati europei Mosca ha, infatti, bisogno del gas di paesi tra i quali appunto l’Azerbaijan e il Turkmenistan. Ma è il paese di Aliyev che rappresenta l’ostacolo maggiore per i progetti egemonici di Mosca, essendosi esso proposto ai paesi europei, negli ultimi anni, come un’alternativa alle forniture provenienti dalla Russia. Proprio a fronte di ciò l’offerta portata da Medvedev non si è limitata al solo aspetto economico ma ha contemplato anche una dichiarazione che sottintende l’appoggio della sua amministrazione alle posizione azere nella oramai decennale disputa con l’Armenia per il Nagorno Karabakh. Allo stesso tempo l’Azerbaijan è stato redarguito circa la sua volontà di avvicinarsi alla NATO. Una dichiarazione questa che è stata vista come un’indebita ingerenza negli affari interni del paese e ha scatenato reazioni significative.

Il successo o la sconfitta di Mosca nel suo tentativo di deviare gli idrocarburi azeri dalla Baku – Tblisi – Ceylan ed impedire l’entrata in funzione del Nabucco dipenderà molto probabilmente più che dalle offerte economiche, dalle proposte e dalle offerte politiche che verranno messe sul tavolo. Un ruolo significativo verrà anche giocato dalla volontà di Baku di mantenere una politica estera indipendente e slegata da quella del potente vicino. Affinché ciò si avveri Baku ha una sola chance, presentarsi come un fornitore di materie prime alternativo a Mosca.

Felice Di Leo

Iraq: gli Emirati cancellano 7 miliardi di dollari di debito

Gli Emirati Arabi Uniti hanno la scorsa settimana cancellato interamente il debito accumulato dall'Iraq. Si tratta di una manovra diplomatica molto significativa nei rapporti all'interno del Medio Oriente non solo sul piano prettamente economico ma anche politico. Infatti, contestualmente alla dichiarazione di cancellazione del debito è stato nominato un nuovo ambasciatore, riducendo l'isolamento diplomatico dell'Iraq nell'area del Golfo. Dal 2003 nessun Capo di Stato arabo ha visitato Baghdad mettendo così in evidenza due aspetti. Il primo riguarda il fatto che l'attuale assetto politico iracheno, con una maggioranza di ispirazione sciita, non è gradita ai paesi della regione. Il secondo elemento è legato al dinamismo politico degli Emirati Arabi che stanno cercando da anni di aprire nuove relazioni diplomatiche con una linea politica distante da quella saudita (si veda ad esempio la rappresentanza commerciale con Israele).

La questione del debito è uno dei più importanti elementi di stabilità dell'Iraq. Attualmente non è ancora stato stabilito con esattezza a quanto ammonta il debito estero di Baghdad poiché oltre a quanto dovuto dallo Stato durante il regime di Saddam (comprendendo debiti per le infrastrutture, prestiti ed interessi) vi sono anche i debiti relativi alle due guerre sostenute e perse contro Stati Uniti, Arabia Saudita, Kuwait e Gran Bretagna in particolare. Questi paesi, infatti, difficilmente rinunceranno interamente alle compensazioni e alle riparazioni di guerra.

I dati forniti dal Club di Parigi (19 paesi finanziatori della ricostruzione dell'Iraq) sostengono che siano stati cancellati finora 43,2 miliardi di dollari e che il debito sia attualmente di 80 miliardi. Tuttavia gli Stati Uniti sembra abbiano raggiunto cifre intorno ai 200 miliardi di dollari solo per l'impegno bellico della guerra del 2003 e sebbene questa cifra costituisca una percentuale molto bassa sul Pil di Washington ciò costituisce comunque uno strumento significativo sulla possibilità di influenzare la fragile e frammentata politica interna irachena in un contesto non favorevole alla presenza militare di Washington.

Desk Medio Oriente
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