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Weekly Analyses – 22/2008

Etiopia: si aggrava la crisi alimentare - Perù: la rinascita di Sendero Luminoso legata al commercio della droga - Afghanistan: Karzai paventa un intervento in Pakistan - Unione Europea: il referendum irlandese può complicare i piani della presidenza francese UE - Arabia Saudita: la produzione di petrolio aumenterà di 200.000 barili al giorno

Equilibri.net (16 giugno 2008)

Etiopia: si aggrava la crisi alimentare

Il problema della malnutrizione sembrerebbe essersi notevolmente aggravato in Etiopia negli ultimi mesi, a causa della siccità e dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, tanto che il paese ha lanciato un appello alle organizzazioni internazionali affinchè queste provvedano con la massima urgenza ad inoltrare aiuti per fare fronte alla crisi.

Il cauto ottimismo governativo delle scorse settimane, quando le autorità locali hanno dichiarato di stare considerando misure per la riduzione dei prezzi dei generi alimentari, ha lasciato spazio ad un inquietante dato di fatto: la totale inconsistenza delle riserve di cibo impone l'intervento dei donatori internazionali, per far affluire nel paese cereali ed altri generi di prima necessità. World Food Programme e UNICEF si stanno mobilitando nella ricerca di donatori, ma la quantità di aiuti finora reperita non è sufficiente al risanamento della situazione: le scorte finora raccolte soddiferebbero le necessità del paese soltanto fino alla fine del mese di giugno, e rappresentano appena il 20% del fabbisogno attuale del paese. E' necessario intervenire tempestivamente in quanto il prossimo raccolto è previsto per l'autunno, e questo potrebbe essere ulteriormente ritardato dal sopraggiungere di condizioni climatiche critiche.

L'Etiopia ha continuato a registrare tassi di malnutrizione particolarmente elevati dopo la fine della crisi umanitaria nel 2003, mentre la costante insufficienza di risorse rende di fatto impossibile accumulare scorte per far fronte ai periodi di crisi. Sarebbero al momento oltre 8 milioni i cittadini etiopi che vivono in situazione di malnutrizione cronica, oltre la metà di questi sono bambini. La penuria cronica di cibo sta ostacolando le attività dei centri di cura per la malnutrizione, i quali hanno terminato le scorte di cereali ad aumentato apporto vitaminico e non sono in grado di garantire nemmeno gli interventi in situazione di urgenza per i bambini e le donne in gravidanza.

Valeria Smarrini

Perù: la rinascita di Sendero Luminoso legata al commercio della droga

Il Peru di Alan Garcia sta assistendo alla preoccupante ripresa dell’attività di Sendero Luminoso, l’organizzazione terroristica di ispirazione maoista che, tra il 1980 e la metà degli anni Novanta, ha provocato oltre 70 mila morti. Dopo l’elezione dell’ex presidente Fujimori, la repressione da parte dello stato è stata durissima, le forze paramilitari godevano di una totale libertà di azione e molto spesso si sono rese protagoniste di veri e propri massacri. Il risultato è stato la sconfitta dell’organizzazione, definitivamente indebolita in seguito alla cattura, nel 1992, del suo fondatore, Abimael Guzman. Per alcuni anni, si è considerato Sendero Luminoso come un nemico ormai sconfitto. Nel 1999, stime ufficiali indicavano la presenza di un ultimo avamposto dell’organizzazione formato da meno di 200 persone nella valle di Apurimac, quando negli anni di maggior potenza poteva contare su oltre 10 mila uomini.

È stato quello l’anno in cui i leader rimasti hanno deciso il cambio di strategia che ha portato alla sua rinascita. La svolta è costituita dalla decisione di autofinanziarsi attraverso il commercio della cocaina, attività precedentemente evitata dai suoi militanti.Attraverso le nuove ingenti entrate, Sendero Luminoso ha potuto procedere al proprio riarmo, fornendo alle sue roccaforti un efficiente sistema logistico e difensivo. Il numero dei militanti sì è quadruplicato in poco tempo, senza contare i semplici fiancheggiatori nelle campagne peruviane. Anche le azioni militari sono aumentate sensibilmente, ma non sembrano preoccupare particolarmente il governo. Il ministro degli Interni di Lima non teme la recrudescenza delle azioni terroristiche di Sendero Luminoso.

Ciò che più preoccupa l’esecutivo di Garcia è la prospettiva che la cosiddetta narcoeconomia promossa dagli eredi di Guzman si sviluppi ulteriormente, mettendo il Peru in una situazione scomoda rispetto al suo più importante alleato, gli Stati Uniti.Il governo di Washington negli ultimi anni ha fornito al governo peruviano molti strumenti necessari a contrastare la produzione di cocaina nel proprio territorio. In tal senso, l’impegno dimostrato da Garcia è stato tra i motivi che hanno spinto il Congresso statunitense a ratificare il Trattato di Libero Commercio con Lima. Adesso però, Garcia non può rimanere indifferente di fronte al nuovo business di Sendero Luminoso, allo stesso tempo consapevole che un possibile scontro possa spostare il conflitto di nuovo dalla periferia al centro dello stato.

Emilio Colonnelli

Afghanistan: Karzai paventa un intervento in Pakistan

Il Presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai ha annunciato di essere pronto ad inviare truppe afghane in territorio pakistano per porre freno agli attacchi di gruppi di Talebani che, dalle loro basi logistiche in Pakistan, penetrano il confine. La dichiarazione è arrivata in seguito all’ennesima azione compiuta dai Talebani, che ha comportato l’assalto al carcere di Sorposa, a Kandahar. In seguito a tale azione sono evasi circa mille detenuti, di cui si stima che circa un terzo fossero appartenenti al gruppo fondamentalista.

Karzai ha ribadito che l’Afghanistan abbia il diritto di difendersi da qualsiasi attacco esterno ,anche se ciò dovesse comportare uno sconfinamento nel territorio del Pakistan. E’ stato fatto un riferimento esplicito a Baitullah Mehsud, considerato il capo dei movimenti pro-Talebani di stanza in Pakistan, e precisamente nel Waziristan del Sud. Karzai ha ammonito Mehsud a non ingerire ancora negli affari interni afghani, specificando che l’Esercito dell’Afghanistan “andrà dietro di lui, fino a colpirlo in casa sua”. Si tratta della prima volta che il Capo di Stato afghano usa toni così duri nei confronti della guerriglia talebana, così come è la prima volta che il governo di Kabul parla esplicitamente di una possibile azione di repressione fin dentro il Pakistan.

Il Primo Ministro pakistano Yousuf Raza Gilani ha già affermato di non tollerare nessuna eventuale violazione del proprio territorio da parte delle truppe afghane. Sebbene sia ormai chiaro che la guerriglia organizzata talebana trovi rifugio nelle aree montagnose e in prevalenza pashtun al confine tra i due Stati, è anche da considerare l’effetto che potrebbe avere un coinvolgimento sempre maggiore del Pakistan nel conflitto afghano. Già molte volte, infatti, i bombardamenti statunitensi contro le roccaforti talebane sono sconfinati in Pakistan, spesso provocando anche la morte di molto civili. Allargare il teatro dei combattimenti fin dentro il Pakistan potrebbe avere effetti destabilizzanti su tutto il Paese, mettendo a repentaglio i già fragili equilibri pakistani. Allo stesso tempo rimane ambigua la condotta di Islamabad, nominalmente schierata contro i movimenti islamisti fondamentalisti e impegnata ad estirparne le basi, ma contemporaneamente timorosa della reazione di questi ultimi, in caso di attacchi diretti ai loro centri di potere.

Stefano Torelli

Unione Europea: il referendum irlandese può complicare i piani della presidenza francese UE

Dopo il “no” irlandese alla ratifica del Trattato di Lisbona si apre una settimana difficile in Europa. Sia il premier irlandese, Cowen, sia il presidente della Commissione europea, Barroso, sono stati attaccati da più parti per “non aver saputo comunicare con i cittadini”. Sotto accusa è la natura stessa dell'UE, percepita da molti come troppo burocratica, tecnocratica e lontana dai cittadini dei paesi che la compongono. Nelle prossime settimane, i decisori europei dovranno cercare di superare il più velocemente possibile questa nuova crisi. Il semestre francese, che si apre il 1 luglio, rischia di dover fare i conti col dilemma del “che fare” per superare l'impasse, mentre le ambizioni di Parigi erano altre, e precisamente procedere spediti verso il rafforzamento della politica europea di sicurezza e difesa, una politica comune per l'immigrazione, e l'accelerazione per il lancio dell'Unione Euro-Mediterranea.

I prossimi giorni si annunciano importanti, perché nel caso in cui non emergano chiare indicazioni su come agire per aggirare l'ostacolo del “no” irlandese, le forze più critiche nei confronti dell'approfondimento dell'integrazione politica torneranno a farsi sentire anche in Francia, in Italia e in altri paesi-chiave dell'Unione. Dato che uno degli obiettivi di Nicolas Sarkozy è quello di coinvolgere Italia, Polonia, Regno Unito e Spagna in una sorta di allargamento dell'ormai superato asse franco-tedesco, è presumibile che Parigi cerchi di lavorare con tali partner a una posizione forte e condivisa sulla questione Lisbona, già in settimana.

Desk Europa

Arabia Saudita: la produzione di petrolio aumenterà di 200.000 barili al giorno

Il governo di Riyad ha annunciato che aumenterà la produzione di petrolio a partire dal prossimo mese. L’annuncio è arrivato dallo stesso re Abdullah, tramite il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon, subito dopo la chiusura del vertice del G8 di Osaka. Nell’incontro, con un’agenda del tutto incentrata sui temi finanziari (a rappresentanza di ogni Stato era presente il Ministro dell’Economia), si era parlato proprio della preoccupazione circa la crescita dei prezzi petroliferi e delle possibili misure da intraprendere per fermare questo trend.

La decisione dell’Arabia Saudita arriva subito dopo un altro aumento significativo nella produzione: a inizio giugno infatti i Sauditi avevano già incrementato la produzione di 300.000 barili al giorno. Sommati ai 200.000 in più a partire dal prossimo mese, si tratterebbe in questo modo di un aumento complessivo di mezzo milione di barili al giorno in soli due mesi. La produzione totale dell’Arabia Saudita, primo produttore al mondo e detentore di circa un terzo di tutte le riserve di greggio presenti sulla terra, passerebbe così da 9,25 milioni di barili al giorno, a 9,75 milioni di barili.

Da una parte, dunque, l’Arabia Saudita potrebbe porre fine alle speculazioni circa il declino della sua capacità estrattiva e produttiva e alle voci che parlano insistentemente di un picco ormai raggiunto. Un incremento simile infatti non sarebbe possibile se l’industria saudita petrolifera fosse davvero in una fase discendente. Riyad si confermerebbe dunque non solo il primo produttore a livello mondiale ma, tornando a sfiorare la produzione di 10 milioni di barili al giorno, dimostrerebbe anche di essere l’unico Paese in grado di pompare più greggio per calmierare i prezzi sul mercato. D’altro canto, però, non sono così prevedibili gli effetti di tale scelta sul lungo periodo. Molto probabilmente i prezzi sul mercato torneranno a scendere nel breve termine, come dimostrato dal fatto che già subito dopo l’annuncio si sia verificato un calo di 2 dollari nella Borsa di New York (il prezzo si è attestato sui 134,8 dollari venerdì, dopo aver raggiunto quasi 140 dollari nei giorni precedenti); effetti negativi, soprattutto per gli altri Paesi produttori, potrebbero però arrivare tra qualche mese, quando la tendenza al rialzo dei prezzi potrebbe essere frenata. In tal caso le speculazioni dei produttori potrebbero tornare a non corrispondere agli effetti della reale crescita della domanda ed i prezzi potrebbero subire un nuovo sensibile aumento.

Stefano Torelli
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