Weekly Analyses – 21/2008
Algeria: la ripresa degli attentati - Bolivia: l’intransigenza di Morales e le richieste di autonomia - India-Cina: la sicurezza al primo posto nel dialogo tra Nuove Delhi e Pechino - Russia: Medvedev come Putin punta sugli idrocarburi per rafforzare la leadership internazionale del paese - Palestina: accordo Hamas – Fatah
Equilibri.net (09 giugno 2008)
Algeria: la ripresa degli attentati
Negli ultimi tempi la provincia di Boumerdes è stata interessata da altri episodi di violenza: giovedì 5 giugno un convoglio militare è saltato su un ordigno sepolto provocando la morte di sei persone, mentre il giorno precedente due attentati suicidi simultanei rivolti rispettivamente ad una caserma della guardia repubblicana e ad un caffé del litorale di Algeri hanno provocato sei feriti.A nessuno degli attentati ha fatto per il momento seguito una rivendicazione, ma le autorità sono inclini ad attribuirne la paternità al gruppo di Al Qaeda nel Maghreb Islamico. L'organizzazione, molto attiva negli ultimi mesi, ha fatto parlare di sé lo scorso dicembre, quando un suo attentato, perpetrato ai danni di un ufficio delle Nazioni Unite ad Algeri, ha causato la morte di 41 persone. Lo stesso gruppo si è reso responsabile, nel settembre 2007, di un attentato suicida nel corso del quale rimasero feriti tre impiegati della ditta Razel, la stessa per cui lavorava il cittadino francese ucciso la scorsa domenica.
I recenti attacchi, fermamente condannati dal governo algerino, hanno contribuito a rinnovare i timori derivanti dall'organizzazione sempre più forte e dal crescente radicamento del gruppo terroristico sul territorio. Questo, attivo dagli anni '90 e precedentemente noto come GSPC (Groupe Salafiste pour la Prédication et le Combat), ha già all'attivo un tentativo di attentato ai danni del Presidente Bouteflika, ed utilizza una strategia terroristica in tutto e per tutto analoga a quella di Al Qaeda, mentre nei primi anni di attività non appoggiava il ricorso ai metodi stragisti. La sua volontà è quella di creare una rete jihadista estesa e radicata in tutto il Nord Africa, Algeria e Marocco in primis, e i suoi bersagli prediletti, oltre alle autorità locali, sono i cittadini francesi e spagnoli ivi residenti.
Valeria Smarrini
Bolivia: l’intransigenza di Morales e le richieste di autonomia
A livello politico, a breve termine non si intravedono soluzioni possibili. Gli autonomisti rivendicano la larga vittoria elettorale, mentre il governo tende a sottolineare il forte astensionismo come fattore di delegittimazione di questi risultati. Soprattutto, l’esecutivo di Morales ha denunciato l’incostituzionalità del referendum. Ma tale legittima obiezione si scontra con una precedente misura governativa che ha sospeso l’attività della Corte Costituzionale di La Paz, unico organo in grado di porsi come arbitro di questa contesa.
Allo stato attuale, ai fini di una futura soluzione del conflitto, in molti auspicano un passo indietro da parte dei vari attori, come dimostrazione della loro reale disponibilità al dialogo. Per quanto riguarda il governo, difficilmente potrà evitare di prendere atto del peso politico rivestito dalle richieste di decentralizzazione provenienti dalle province più ricche, per cui si prospetta la concreta possibilità di dar vita ad una serie di concessioni in tal senso.Per il futuro della Bolivia e per la stessa continuazione del suo progetto politico, risulta importante per Morales il rafforzamento del sistema democratico del paese ed un forte impegno affinchè la grave situazione politica non comprometta le grandi potenzialità economiche del paese, derivanti in particolare dalla sua industria degli idrocarburi. Le future risposte governative alle crescenti pressioni politiche ed economico-sociali faranno capire se la crisi interna della Bolivia andrà verso un progressivo riassorbimento o se essa si proietterà anche sul piano regionale, con conseguenze molto gravi.
Emilio Colonnelli
India - Cina: la sicurezza al primo posto nel dialogo tra Nuove Delhi e Pechino
Dal 2003 Cina e India hanno condotto 11 tornate di negoziazione sulla questione dei confini, ma non si è ancora giunti ad una soluzione. Il ministro degli esteri cinese Qin Gang ha però dichiarato in una conferenza stampa al margine della visita di Mukherjee che le due parti stanno lavorando ad un accordo quadro entro il qule trovare una soluzione negoziale alla questione. A proposito della collaborazione tra India e Cina per la sicurezza dell'Asia, Qin Gang ha dichiarato che l'architettura citata da Mukherjee dovrebbe essere basata sulle fondamenta di consessi regionali, inclusa la Shanghai Cooperation Organization.Nonostante le reciproche assicurazioni, i rapporti tra Cina e India rimangono in una fase delicata, dovuta a rivalità economiche, alla competizione per gli approvvigionamenti energetici, alle repressioni cinesi nei confronti del popolo tibetano, il cui leader spirituale, il Dalai Lama, risiede in esilio in India, e alle dispute confinarie.
Nuova Delhi ha più volte espresso preoccupazione per le incursioni di truppe cinesi oltre il confine de facto sull'Himalaya, questione dibattuta durante la visita dello scorso gennaio a Pechino del primo ministro indiano Manmohan Singh, apparentemente senza risultati. Pechino, da parte sua, ha espresso disappunto riguardo alla decisione indiana di riaprie una base aerea nei pressi del confine nella regione di Ladakh. Continuano inoltre i test relativi al missile balistico nucleare Agni III (l'ultimo condotto il 7 maggio scorso), il primo missile indiano in grado di raggiungere Pechino e potenzialmente l'intero territorio cinese.
Desk Asia e Pacifico
È indubbio che la questione energetica è e resterà centrale nelle politiche estere ed economiche dei paesi produttori di idrocarburi e non, e proprio puntando sulle sue enormi risorse Mosca cerca di ritagliarsi un ruolo fondamentale sullo scacchiere internazionale. Il tentativo è quello di riassumere un ruolo di leadership per i paesi dell’ex blocco sovietico e incidere sensibilmente sulle future politiche energetiche dell’UE. Il fabbisogno energetico di Bruxelles è infatti in continua crescita e il contemporaneo aumento del prezzo del greggio fa del gas russo una risorsa fondamentale per evitare contraccolpi nella vita economica degli stati membri. La leadership russa è cosciente del ruolo che il suo paese può esercitare e sta creando le condizioni per fornire direttamente il gas ai paesi dell’Europa occidentale aggirando i paesi dell’Europa dell’Est, evitando che si ripetano episodi come quelli che han visto protagonista l’Ucraina nel gennaio del 2006.
La Russia è riuscita a sfruttare al meglio le divisioni interne ai paesi dell’UE e l’assenza di una politica energetica comune. Basti pensare ai progetti South Stream e Nord Stream. È indubbio che tali episodi si moltiplicheranno e rafforzeranno il ruolo contrattuale di Mosca nei confronti dei paesi europei. In assenza di una strategia comune i singoli paesi europei diventano poco credibili e hanno poco potere contrattuale nei confronti di Mosca, rischiando quindi che Mosca prosegua quasi indisturbata nelle sue strategie energetiche egemoniche.
Felice Di Leo
Palestina: accordo Hamas - Fatah
Le due parti sarebbero arrivate ad un accordo circa la continuazione del dialogo, tramite la firma di un documento congiunto, sottoscritto anche dal Ministro degli Esteri senegalese. Abu Mazen ha posto come precondizione indispensabile per portare avanti i colloqui, la restituzione della sovranità sul territorio della Striscia all’ANP. Non è il primo incontro che si verifica tra le due fazioni, a seguito della presa militare di Gaza da parte di Hamas un anno fa. Precedentemente il governo egiziano, e poi quello yemenita, avevano ospitato degli incontri tra Fatah ed Hamas nella speranza di risolvere le controversie interne palestinesi, ma l’accordo non è mai stato raggiunto.
Abu Mazen dimostra di volere giungere ad un compromesso con la controparte, come testimonia il fatto stesso di essere stato il responsabile dell’iniziativa. Fino a poco tempo fa, infatti, il Presidente palestinese si era sempre rifiutato di dialogare con Hamas finché non avesse lasciato il potere a Gaza. La disponibilità a portare avanti un dialogo costruttivo è sintomo della presa di coscienza di Abu Mazen di dover coinvolgere tutti i rappresentanti del popolo palestinese, se l’obiettivo è quello di raggiungere un accordo duraturo. L’incontro di Dakar si inserisce in un più ampio contesto di negoziazioni all’interno dell’area mediorientale, con la Siria ed Israele impegnate da circa un anno in incontri bilaterali per un piano di pace. Probabilmente anche ciò serve da incentivo per un impegno concreto di stabilizzazione. L’accordo potrebbe essere anche il preludio a nuove elezioni parlamentari e presidenziali in Palestina, per ridefinire gli assetti nazionali ed uscire dalla crisi attuale.
Stefano Torelli



