Weekly Analyses: 36/2009
Nigeria: la nuova legge sull’industria petrolifera e il confronto con i ribelli - Brasile: l'elezione tra i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU - Pakistan: lanciata l'offensiva nella regione dello Waziristan del Sud - Polonia: lo schieramento dei Patriots accresce le tensioni con la Russia - Iran: tra attentati e voci sulla salute di Khamenei, il regime sotto attacco.
Equilibri.net (19 ottobre 2009)
Nigeria: la nuova legge sull’industria petrolifera e il confronto con i ribelli
Il progetto di legge si inserisce in un contesto politico che, dopo la proclamazione di una tregua militare da parte dei ribelli del Delta del Niger e il varo di una politica di appeasement da parte del governo centrale, sembra avviarsi nuovamente verso uno scenario di destabilizzazione. Il Movement for the Emancipation of the Niger Delta (MEND), il gruppo ribelle antigovernativo più organizzato che il 15 luglio aveva decretato un cessate il fuoco temporaneo, rischia con un’escalation militare di reintrodurre elementi di conflittualità nel panorama politico nigeriano. Il Parlamento di Abuja si appresta a varare entro l’anno il Petroleum Industry Bill (PIB), una legge generale di revisione e riconfigurazione del sistema regolamentare, legale e fiscale del settore petrolifero e gasifero. Il progetto legislativo, oltre a rafforzare la posizione commerciale della Nigeria sul mercato internazionale delle risorse petrogasifere, in particolare nell’ambito dell’OPEC, e incrementare il rating di affidabilità del paese, contiene norme che ridefiniscono la redistribuzione del reddito derivante dallo sfruttamento degli idrocarburi e che prevedono forme di compensazione e di sviluppo delle aree produttive. Per questa ragione il PIB ha un’incidenza non soltanto sull’industria petrolifera nigeriana ma anche sulle comunità locali, i cui interessi sono difesi - secondo i proclami dei ribelli - dal MEND e dagli altri gruppi armati minori.
Sotto l’aspetto industriale, il PIB apre le maglie del mercato del greggio e del gas in Nigeria dove sostanzialmente i diritti di estrazione e produzione sono gestiti dal centro tramite la compagnia petrolifera statale. Tuttavia, questa apertura potrebbe riacutizzare i contrasti tra comunità locali, compagnie petrolifere e governo provocando un ulteriore peggioramento della stabilità socio-politica e, di riflesso, delle capacità di progresso economico del paese.
Alessio Fabbiano
Brasile: l'elezione tra i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU
Questa sarà la decima volta che il Brasile potrà sedere nell’organo delle Nazioni Unite il cui scopo è quello di impegnarsi per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale e di rilevare l’esistenza di qualsiasi minaccia contro la pace o di atti di aggressione, prendendo provvedimenti atti a combattere tali minacce. Per la prima volta il seggio verrà fisicamente occupato da una donna, l’ambasciatrice Maria Luisa Viotti, rappresentante della delegazione brasiliana presso l’ONU. Dal punto di vista formale, Brasilia non occuperà una posizione di maggiore rilievo rispetto agli altri nove membri eletti a rotazione, dato che il regolamento delle Nazioni Unite attribuisce ancora un diritto di veto ai cinque membri permanenti del Consiglio (USA, Cina, Francia, Regno Unito e Russia). Il Brasile è da tempo fautore, insieme ad altri Paesi, di una riforma di tale organo volta a modificarne la membership ampliando i membri permanenti a dieci e quelli a rotazione a quindici. In particolare, tra i permanenti dovrebbero sedere una nazione latinoamericana, una asiatica e una africana, oltre all’aggiunta di Germania e Giappone. È lecito pensare che, qualora questo progetto di riforma andasse in porto, il seggio riservato all’America Latina spetterebbe al Brasile, che si è affermato come la principale potenza regionale. La partecipazione del colosso sudamericano alla gestione finanziaria dell’ONU è tuttavia ancora limitata in rapporto alla sua grandezza (1,62% delle spese), anche per quanto riguarda la partecipazione alle operazioni militari di peacekeeping (partecipazione economica pari allo 0,3%). In particolare, le truppe brasiliane guidano dal 2004 con circa 1200 addetti la missione di stabilizzazione MINUSTAH, che si svolge ad Haiti per accompagnare il processo di restaurazione delle istituzioni democratiche dopo la guerra civile.
L’elezione del Brasile nel Consiglio di Sicurezza non va enfatizzata, in quanto i poteri dei membri non permanenti rimangono limitati. È importante però sottolineare come la nazione sudamericana stia assumendo sempre più importanza in seno ai vari consessi internazionali (come per esempio il G20 e il Fondo Monetario Internazionale) e possa giocare un ruolo sempre più determinante, anche all’interno dell’ONU per la gestione di crisi e sfide globali o regionali (come quelle presentate da Iran e Venezuela). È possibile ipotizzare che, in un’ottica di medio periodo, le modifiche in atto nel sistema delle relazioni internazionali conducano alla tanto discussa riforma delle Nazioni Unite.
Davide Tentori
Pakistan: lanciata l'offensiva nella regione dello Waziristan del Sud
Il Pakistan aveva forti riserve sull'opportunità dell'offensiva in Waziristan del Sud per il timore che potessero esplodere forti proteste in altre regioni del paese e per la mancanza di una garanzia di successo. Ma le forti pressioni degli Stati Uniti e la promessa da parte americana della fornitura di aiuti in beni non militari, ammontanti a 1,5 miliardi di dollari all'anno per un periodo di cinque anni, hanno fatto in modo che il governo di Islamabad si decidesse più facilmente a favore dell'intervento. Il governo e i principali partiti pakistani hanno dato pieno supporto al proprio esercito, che sembra aver conquistato i primi successi con la cattura di una roccaforte dei ribelli a Spinkai Raghzai. Al terzo giorno di combattimenti il governo di Islamabad ha annunciato l'uccisione di circa 80 miliaziani a fronte della perdita di 9 soldati pakistani. Nel frattempo aumentano le preoccupazioni per il continuo spostamento di nuove reclute islamiste dai Paesi occidentali ai campi para-militari dei terroristi in Afghanistan e Pakistan, in particolare dagli Stati Uniti e dalla Germania. Per quanto riguarda quest'ultima, i servizi di sicurezza hanno reso noto che da gennaio scorso almeno 30 persone si sarebbero spostate in Pakistan per addestrarsi. Inoltre, sale l'allerta per la pubblicazione di alcuni video da parte di gruppi affiliati di Al-Qaeda, in cui si dà notizia di un attacco imminente verso obiettivi tedeschi, nel caso in cui la Germania non ritiri i suoi 3800 soldati in Afghanistan.
Cristina Passeri
Polonia: lo schieramento dei Patriots accresce le tensioni con la Russia
Si tratterà di capire a questo punto quali e quanti missili verranno in concreto dispiegati dalla Polonia, dal momento che, allo stato attuale, esistono ancora 8 versioni del sistema Patriot che variano da una semplice capacità antiaerea, dalla distruzione delle contromisure elettroniche, fino ai più aggiornati sistemi, che permettono l'intercettazione di missili balistici e che sono rappresentati dalle evoluzioni PAC-2 e PAC-3. È comunque ipotizzabile che sarà una delle ultime versioni ad essere selezionata, considerando come fonti provenienti dall'amministrazione Obama abbiano anche pubblicamente e recentemente affermato che il sistema rimane diretto a fronteggiare i segnali provenienti da Iran e Corea del Nord. A quest'ultimo proposito occorre rilevare come la lunga gittata dei missili Shahab 3 ma soprattutto quella dei Sajjil (circa 2.500 km), rendano parte del territorio polacco sottoposto ad un potenziale attacco proveniente da Teheran.
Tuttavia non sembra che la base di Ustka-Wicko possa essere considerata idonea per ospitare i Patriots, considerando la gittata di quest'ultimi (diverse decine di km) e la collocazione geografica (Pomerania) dei comuni che originariamente dovevano ospitare le installazioni nel quadro del BMD. L'installazione dei Patriots sembra quindi costituire un preciso segnale nei confronti di Mosca che già in passato aveva minacciato la Polonia sulle conseguenze che sarebbero potute derivare dall'ospitare diffuse installazioni missilistiche che direttamente si sarebbero contrapposte al potenziale strategico russo e segna quindi una vittoria degli Stati Uniti che mantengono un solido alleato nell'Europa centro-orientale.
Gabriele Parachini
Iran: tra attentati e voci sulla salute di Khamenei, il regime sotto attacco
La notizia della presunta morte di Khamenei è stata lanciata da fonti giornalistiche statunitensi vicine alla destra neocons americana, ovvero da Michael Ledeen, analista e giornalista membro del think tank neoconservatore American Enterprise Institute. Ledeen ha fatto riferimento a non meglio precisate fonti accreditate, ma al momento la notizia non è confermata, tuttavia pare che alla notizia della presunta morte di Khamenei a Teheran si sarebbero riversate in strada diverse centinaia di persone per festeggiarne la morte, dimostrazioni rapidamente sciolte dall’intervento delle milizie Basiji.
A distanza di 24 ore l’attacco suicida nel Sistan-Beluchistan, sembrerebbe di matrice jihadista sunnita. L’attentatore, legato al gruppo Jundallah, si è fatto esplodere durante i preparativi di un'assemblea di capi tribù sciiti e sunniti, riuscendo ad uccidere almeno 4 alti ufficiali dei Pasdaran, tra cui il generale Nour-Ali Shoushtari (vicecomandante delle forze di terra). Teheran, per il tramite di Ali Larijani, ha immediatamente accusato gli Stati Uniti ed i servizi di intelligence britannici di essere coinvolti nell’attacco, secondo lo speaker del Parlamento il gruppo Jundallah sarebbe eterodiretto dall’estero, tuttavia non si può escludere che l’azione non sia invece legata alla guerra al narcotraffico che Pasdaran e l’esercito iraniano stanno combattendo da anni nella regione al confine con il Pakistan, rotta principale dell’eroina afgana diretta in Europa.
Massimiliano Frenza Maxia



