Weekly Analyses: 35/2009
Guinea: crescono le proteste contro il governo di Camara - Brasile – UE: a Stoccolma il terzo vertice bilaterale - Pakistan: pronta l'offensiva di terra contro i terroristi dello Waziristan - Turchia - Armenia: normalizzate le relazioni diplomatiche - Siria-Arabia Saudita: riavvicinamento e politiche comuni in Iraq
Equilibri.net (12 ottobre 2009)
Guinea: crescono le proteste contro il governo di Camara
L'appello rivolto dai sindacati ai lavoratori accentua la già forte pressione esercitata sulla Giunta militare guidata da Camara. Quest'ultima, infatti, è stata definita “criminale” dal leader dell'opposizione Alpha Conde. Le accuse, avanzate anche dall'Organizzazione Africana per i Diritti Umani (RADDHO), sono molto gravi: vanno dall'omicidio (157 vittime secondo l'Organizzazione Guineana per i Diritti Umani) con il conseguente occultamento dei cadaveri, alle violenze sessuali sulle dimostranti. La vicenda ha messo Camara in seria difficoltà. Il tentativo di minimizzare l'accaduto è stato vano. La sua dichiarata estraneità ai crimini di cui si è macchiato l'esercito e l'intenzione di costituire una commissione d'inchiesta indipendente che indaghi sull'accaduto non sono valsi, infatti, ed evitare la dura condanna della comunità internazionale, in particolare di Francia e Stati Uniti. La richiesta comune è che nel paese si svolgano delle elezioni democratiche. Anche l'Unione Africana è intervenuta dichiarando che imporrà delle sanzioni se Camara deciderà di concorrere alle prossime elezioni presidenziali.
La tensione all'interno del paese è molto alta. Il Capitano Camara, salito al potere nel 2008 con un colpo di stato, costituendo un regime militare ha disatteso le promesse di favorire la transizione democratica della Guinea. Oggi, egli gode di un limitato supporto da parte della popolazione e deve affrontare un clima di critica instabilità politica. Quest'ultima si aggiunge ai già gravi problemi del paese, che deve fronteggiare la difficile situazione economica oltre che la tensione sociale dovuta alle masse di rifugiati provenienti da paesi vicini come la Sierra Leone, la Liberia e la Costa d'Avorio. Se effettivamente Camara non verrà allontanato dal potere e non avranno luogo delle elezioni libere, la Guinea rischia di sprofondare in una grave crisi che potrebbe accentuare l'instabilità, già molto forte, dell'area regionale.
Simona Lo Conte
Brasile – UE: a Stoccolma il terzo vertice bilaterale
I rappresentanti dei tre soggetti (il Presidente Lula e il ministro degli Esteri Amorim per il Brasile, José Barroso per l’UE, il primo ministro Reinfeldt per la Svezia), hanno affrontato innanzitutto il tema della cooperazione economica. È stata affermata la volontà di collaborare insieme per far sì che le nuove direttive finanziarie approvate durante l’ultimo G-20 di Pittsburgh diventino effettivamente operative e sono stati siglati accordi di cooperazione in materia di innovazione tecnologica. È stato inoltre siglato un memorandum di intesa per una collaborazione più stretta in tema di concorrenza: tale accordo, volto a migliorare l’armonizzazione delle reciproche norme e a tutelare gli scambi commerciali, rappresenta un passo concreto per stimolare la ripresa dei negoziati del Doha Round in seno al WTO. È stato affrontato anche il tema delle politiche ambientali: UE e Brasile hanno manifestato l’intenzione di adottare una dichiarazione congiunta a dicembre, in occasione del vertice sul clima che si terrà a Copenhagen. Il Brasile è il quarto Paese del mondo per emissioni di gas serra e ci si attende molto in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e di disboscamento della foresta amazzonica.L’aspetto più rilevante dell’incontro è stato probabilmente quello della cooperazione politico-strategica. In particolar modo, è stato toccata la questione del nucleare iraniano, con l’appoggio alla dichiarazione del gruppo “5+1” presa pochi giorni fa a Ginevra, nella quale si richiama l’Iran a un dialogo costruttivo.
Per l’Europa, il Brasile è il partner principale in America Meridionale. A livello economico, la lunga battuta d’arresto che sta attraversando il Mercosur può rappresentare un ostacolo all’integrazione bi-regionale, quindi è ipotizzabile un ulteriore rafforzamento della cooperazione strategica con il Brasile, che rappresenta un mercato enorme ed in continua espansione. La Francia, in particolar modo, può guardare con interesse ad un aumento delle relazioni economiche, visti i recenti accordi in tema di commesse nell’industria della difesa. A livello politico, il Brasile può rappresentare un interlocutore autorevole per le questioni legate alla sicurezza e al nucleare iraniano. Brasilia vanta infatti discrete relazioni con Teheran e, alla luce degli accordi sempre più stretti tra Iran e Venezuela, può giocare un ruolo significativo nel processo di dialogo e di mediazione.
Davide Tentori
Pakistan: pronta l'offensiva di terra contro i terroristi dello Waziristan
Cristina Passeri
Turchia - Armenia: normalizzate le relazioni diplomatiche
Gabriele Parachini
Siria-Arabia Saudita: riavvicinamento e politiche comuni in Iraq
In seguito a tali avvenimenti la Siria ha rafforzato sempre di più i rapporti con l’Iran di Ahmadi-Nejad, contribuendo ad inasprire d’altro canto le relazioni con i Sauditi. L’Iran, infatti, trova proprio nell’Arabia Saudita il competitore più credibile ed influente nella lotta all’egemonia regionale in Medio Oriente e culturale sul mondo islamico inteso in senso più ampio. Nel 2008 Siria ed Arabia Saudita erano anche arrivate a ritirare i rispettivi ambsciatori dalle due capitali, a seguito di una controversia circa l’attentato di fine settembre 2008 che provocò la morte di 17 persone a Damasco. In quell’occasione, Riyad fu l’unica capitale araba a non condannare l’attentato, provocando i sospetti del regime siriano di un coinvolgimento saudita (peraltro in un quartiere sciita della capitale siriana).
Attualmente, Damasco e Riyad stanno invece tornando a discutere ed avere posizioni molto più convergenti circa molti teatri regionali: il dialogo di pace interna tra Fatah ed Hamas nei Territori Palestinesi; la formazione di un nuovo governo di unità nazionale in Libano e la situazione irachena sono gli esempi più lampanti. Soprattutto nei confronti dell’Iraq, con cui la Siria vive una crisi diplomatica (Baghdad ha accusato Damasco di essere rsponsabile dell’attentato di fine agosto nella capitale irachena, che provocò più di 100 vittime), i due Paesi sembrano essere uniti nel contrastare la rielezione di Nuri al-Maliki. Un simile avvenimento porterebbe, secondo i Sauditi, ad un inasprimento delle lotte intestine confessionali e ad una destabilizzazione ulteriore di tutta la regione. Inoltre, così come sostenuto anche dagli Stati Uniti di Obama, adesso la vicinanza tra Damasco e Teheran è vista come una possibilità di mediazione con l’Iran, piuttosto che come fonte di preoccupazione.
Stefano Torelli



