Algeria: Scheda Paese
La Repubblica algerina democratica e popolare, con la sua superficie di 2.381.741 km2, è il secondo stato più esteso del continente africano dopo il Sudan. Confina a Nord con il Mediterraneo, a Nord-est con la Tunisia, a Est con la Libia, a Sud con il Niger e il Mali, a Sud-ovest con la Mauritania e il contestato territorio del Sahara Occidentale, a Ovest con il Marocco. Dal 1962, anno dell'Indipendenza, è membro dell'ONU; è anche membro dell'Unione Africana e della Lega degli Stati arabi. Dal 1969 fa parte dell'OPEC, mentre dal 1989 ha preso parte alla creazione dell'Unione del Maghreb Arabo.
Doris Zaccaria
Equilibri.net (16 settembre 2009)
Politica interna
Il 9 aprile scorso Abdelaziz Bouteflika è stato riconfermato per il terzo mandato presidenziale con il 90% di preferenze. Si sono destati molti dubbi, a livello interno ed internazionale, sulla regolarità di queste elezioni: infatti, se i consensi di Bouteflika sono sempre stati molto alti anche nelle precedenti scadenze elettorali (1999 e 2004), il tasso di partecipazione dichiarato del 74% non convince gli osservatori. Sono state molte, inoltre, le segnalazioni di irregolarità nelle procedure di voto.
Per poter accedere al terzo mandato, nel 2008 Bouteflika era riuscito a far approvare alla popolazione un referendum per modificare la Costituzione, che prevedeva un massimo di due mandati presidenziali. In segno di protesta contro la situazione troppo sbilanciata a favore del Presidente uscente, i principali partiti di opposizione FFS (Fronte delle Forze Socialiste) e RCD (Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia) non hanno presentato un proprio candidato alla Presidenza. La rielezione di Bouteflika era quindi praticamente data per scontata.
Anche il governo uscente, capeggiato dal Primo Ministro Ahmed Ouyahia, è stato integralmente riconfermato, con la sola eccezione di un ministro senza portafoglio.
L'Alleanza Presidenziale, che sostiene governo e Presidente, è formata da tre partiti: FLN (Fronte di Liberazione Nazionale, ex partito unico) RND (Raggruppamento Nazionale Democratico) e MSP-Hamas, partito islamico moderato.
Frattanto, la situazione interna si caratterizza ancora per una notevole instabilità. L'allarme terrorismo rimane alto, a causa dei numerosi attentati rivendicati dalla formazione Al Qaeda del Maghreb Islamico (evoluzione del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento - GSPC). Numerose, in particolare, le azioni terroristiche condotte contro le forze dell'ordine. D'altro canto, gli apparati di sicurezza presidiano con particolare forza le aree più instabili del Paese, lottando senza quartiere contro ogni tipo di minaccia all'ordine pubblico. Lotta contro il terrorismo, dunque, ma non solo. Restano molto frequenti arresti, processi e detenzioni arbitrarie. Anche le rivolte - più o meno spontanee - sono straordinariamente diffuse. La popolazione manifesta per la carenza di infrastrutture, per la mancanza di lavoro e per una situazione sociale difficilmente sostenibile. Frequenti sono le rivendicazioni della popolazione, che nelle ultime settimane è scesa nelle strade e ha assediato le municipalità e le istituzioni in diverse parti del Paese. Sono molti i villaggi dove le forniture idriche e di gas non sono assicurate, mentre spesso scuole ed ospedali si trovano lontano, costringendo le persone a scomodi e costosi spostamenti. Gli indicatori sociali (restituiscono l'immagine di un paese caratterizzato da forti disuguaglianze, dove larghi strati di popolazione — soprattutto in contesto rurale — rimangono marginalizzati (secondo lo Human Development Index, l'Algeria si situa alla posizione 104 su 177 Paesi).
Nonostante il suo status di Paese esportatore di idrocarburi, infatti, l'Algeria non ha saputo mettere pienamente a frutto le cospicue rendite degli scorsi anni. Il risultato è una situazione sociale sempre più esacerbata, che il pugno di ferro governativo riesce solo in parte a tenere sotto controllo.
Situazione economica
L'economia dell'Algeria è ancora fortemente dipendente dagli idrocarburi, che rappresentano tuttora il 95% delle esportazioni e il 60% dell'intero budget statale.L'incremento dei prezzi petroliferi nel periodo 2000-2008 aveva consentito allo Stato di riempire le proprie casse. Tuttavia, questo flusso non ha contribuito allo sviluppo del Paese: da un lato, è stato destinato a ripagare il consistente debito, mentre dall'altro è stato utilizzato a fini clientelistici.Sono state intraprese alcune grandi opere infrastrutturali, ma non sono state attuate vere e proprie politiche redistributive, mentre il governo non ha adottato un programma adeguato per uscire dal cronico sottosviluppo economico che caratterizza il Paese.A seguito del calo dei prezzi degli idrocarburi, l'Algeria affronta una situazione critica a livello economico. Il Paese è cronicamente dipendente dall'importazione di derrate alimentari e prodotti lavorati e, con i prezzi di gas e petrolio attuali, si presenta il rischio di un nuovo squilibrio della bilancia dei pagamenti. Anche la politica economica di Bouteflika sembra ormai risentire di questa congiuntura negativa. Dopo quasi un decennio di adozione del liberismo, dal 2008 Presidente e Governo sembrano essersi convinti della necessità di tornare a gestire almeno in parte l'economia nazionale. Se in precedenza l'investimento estero era stato incorraggiato e godeva di regimi preferenziali, recentemente sono state messe in atto nuove misure volte a far sì che una parte dei profitti delle compagnie estere vengano reinvestiti sul territorio nazionale. Parallelamente, si cerca di ridare ossigeno al tessuto imprenditoriale algerino, precedentemente trascurato. Sebbene i sindacati abbiano sempre parteggiato per Bouteflika, appoggiandone anche l'ultima elezione, nell'ultimo periodo ha evidenzato che il regime non è stato in grado di cogliere i benefici degli alti prezzi petroliferi creando un ambiente propizio al settore privato nazionale. Le misure adottate ora, sebbene tardive, ribaltano l'ottica di liberismo e di privatizzazione che aveva finora caratterizzato Presidenza e Governo. Il nuovo corso prevede una maggiore spesa pubblica a favore delle imprese algerine, la diversificazione economica e un ripensamento dei processi di privatizzazione precedentemente messi in atto.
Relazioni Internazionali
Bouteflika, nell'arco del suo lungo periodo come Presidente, ha cercato di potenziare il ruolo dell'Algeria sullo scenario internazionale. L'azione presidenziale si è concentrata sia verso Occidente — Bouteflika ha visitato tre volte gli Stati Uniti, mentre numerosi sono stati i viaggi in Europa — che verso gli orizzonti arabi ed africani. In ambito maghrebino, le relazioni restano tese solo con il Marocco, a causa del contenzioso sui territori del Sahara Occidentale. L'Algeria appoggia infatti le rivendicazioni indipendentiste del Fronte Polisario, mentre il Marocco rivendica la sovranità sulla regione. Libia e Tunisia si sono allineate all'Algeria e, di conseguenza, i rapporti con questi vicini sono buoni. Tuttavia, la rivalità con il regime marocchino rappresenta un fattore di instabilità nelle organizzazioni regionali - come l'Unione del Maghreb Arabo - il cui effettivo sviluppo risulta fortemente frenato dal contenzioso in corso. L'Algeria ha spesso giocato un ruolo di preminenza nello scenario africano: nel 2000 ha ospitato la Conferenza dell'Organizzazione dell'Unità Africana ed ha contribuito a portare Etiopia ed Eritrea al tavolo della pace. Inoltre, si è impegnata per la creazione della NEPAD (Nuova Partnership Africana per lo Sviluppo).Le relazioni con la Francia rimangono ancora molto strette. Infatti, la Francia ospita una grande comunità algerina e questo ha ricadute a livello economico (le rimesse degli emigrati algerini rappresentano un'importante risorsa per il Paese) ma anche culturale, sebbene dopo gli anni'90 si sia creata una maggiore distanza fra l'élite algerina francofona ed una massa popolare in cui l'uso dell'arabo come unica lingua si è fatto sempre più radicato.Molto intensi anche i rapporti con l'Unione Europea, cui l'Algeria è legata fin dal 1976 da un Accordo di Cooperazione. Considerata la sempre maggior attenzione dedicata dall'EU all'orizzonte mediterraneo, questi accordi sono stati sostituiti nel 2005 dal nuovo Accordo di Associazione. Si tratta di uno strumento che prevede dialogo politico su tutti i settori di interesse comune, dall'immigrazione al terrorismo, tramite lo strumento del Consiglio di Associazione. Scopo principale dell'Accordo è quello di raggiungere gradualmente il traguardo dell'eliminazione completa degli ostacoli al libero commercio, stabilendo — dopo adeguato periodo di transizione — una zona di libero scambio. Per accompagnare questo processo, l'Unione Europea garantirà cooperazione economica e finanziaria, grazie alla quale l'Algeria potrà beneficiare di alcuni programmi per la modernizzazione economica e per il miglioramento delle infrastrutture.Molto buoni anche i rapporti con gli Stati Uniti: a seguito degli attacchi terroristici dell' 11 settembre, sono aumentati i contatti nelle aree di reciproco interesse: lotta al terrorismo e conseguente rafforzamento delle misure legislative volte a combattere il fenomeno. Negli ultimi anni Stati Uniti e Algeria si sono spesso consultati su argomenti di interesse internazionale e regionale.Da segnalare, infine, le sempre migliori relazioni fra Algeria e Cina. In occasione del cinquantenario delle relazioni diplomatiche fra i due Paesi, lo scorso dicembre, il Presidente algerino e quello cinese hanno manifestato la volontà di rafforzare la partnership politica ed economica ed hanno enfatizzato l'importanza della cooperazione sud-sud, basata su principi di uguaglianza e mutuo rispetto. Non a caso, nell'ultimo periodo la Cina sta acquisendo un ruolo sempre maggiore fra gli investitori stranieri in Algeria.
Previsioni
L'Algeria, come quasi tutti i Paesi dell'area nordafricana, ha risentito in misura ridotta rispetto ad altre aree della crisi economica, anche se la riduzione delle entrate fiscali generate dall'export di idrocarburi non ha aiutato stabilità e crescita. Molto resta da fare per garantire uno sviluppo più equilibrato, che non si affidi solo alle risorse energetiche. E' proprio dalla capacità di Presidenza e Governo di saper gestire la sfera economica che dipende, in larga misura, il raggiungimento di una maggiore pace sociale. Se politicamente la situazione appare piuttosto stabile — con i partiti di opposizione che non riescono a sfidare efficacemente l'attuale leadership, e un'ormai consolidata Alleanza Presidenziale saldamente al potere — la situazione sociale appare piuttosto preoccupante. Anche in quest'ottica vanno collocate le recenti dichiarazioni di maggior interventismo statale nella sfera economica: nei prossimi mesi, il governo percorrerà questa strada anche per mostrare di voler sviluppare un modello di società più inclusivo.
Dati
| Principali indicatori socio-economici |
| 2007 | 2008 | 2009 |
| PIL reale in miliardi di US$ [1] | 135,3 | 159,7 | 128,6 |
| PIL procapite nominale (in US$) [1] | 3.934,4 | 4.588,2 | 3.640,5 |
| Inflazione [1] | 3,56 | 4,46 | 4,64 |
| Disoccupazione % [2] | 11,8 | 12,5 | |
| Debito Estero (% sul PIL) [2] | 9,9 | | |
| ISU Indice Sviluppo Umano/posizione [3] | 0,733(104) | | |
| Tasso di alfabetizzazione popolazione adulta % [3] | 69,90% | | |
| HIV/AIDS (% popolazione adulta infetta) [3] | 0,1 (2005) | | |
| Tasso di povertà (% popolazione <1US $)[3] | 21,5 (2004) | | |
Fonti:
[1] Fondo Monetario Internazionale
[2] CIA World Factbook
[3] UNDP
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