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Weekly Analyses 22/2009

Guinea Bissau: in attesa dell'esito delle nuove elezioni presidenziali - Honduras: un colpo di stato depone il presidente Manuel Zelaya - Cina: la conclusione dell'affare Sinopec-Addax estenderà il controllo cinese sulle risorse petrolifere - Russia: in esame il salvataggio delle grandi banche - Iran: la gran Bretagna bersaglio dell’accerchiato Ahmadinejad.

Equilibri.net (29 giugno 2009)

Guinea Bissau: in attesa dell'esito delle nuove elezioni presidenziali

Si sono tenute ieri in Guinea Bissau nuove elezioni al fine di sostituire l'ex presidente Joao Bernardo Vieira, ucciso il 2 marzo scorso da parte di un gruppo ristretto di militari “rinnegati”. Tra i favoriti di questa tornata elettorale vi sono il rappresentante del PAIGC Malan Bacai Sanha, l'esponente del Partito del Rinnovamento Sociale (PRS) Kumba Yala e Henrique Rosa, che ha guidato il paese dal settembre 2003 all'ottobre 2005. Dai dati attualmente a disposizione sembra che, nonostante l'appello lanciato dagli undici candidati in corsa per la presidenza, l'affluenza sia stata molto bassa (probabilmente per via del profondo clima di tensione generatosi negli ultimi mesi).

A prescindere dal risultato delle urne, queste elezioni rappresentano un evento chiave per la ripresa della stabilità in Guinea Bissau. All'evento si è infatti giunti con una serie di omicidi legati all'ambito politico e istituzionale: il 5 giugno le forze di sicurezza hanno ucciso Basiro Dabo, ex ministro dell'amministrazione interna e candidato come indipendente alle elezioni presidenziali, nonché Hélder Proença, ex ministro della difesa. Secondo una nota del ministero degli interni i due sarebbero stati uccisi poiché a capo di un gruppo sovversivo interessato all'organizzazione di un colpo di stato in Guinea Bissau.

Il futuro presidente della Guinea Bissau (il risultato finale delle elezioni è ancora in sospeso) si troverà difronte ad una situazione particolarmente complessa. Da un lato vi è la questione militare: da anni è in programma una riforma del sistema militare per ridurre le capacità di influenza dell'esercito sulla sfera politica. Tale riforma è, però, stata costantemente posticipata a nuova data. Dall'altro vi è la questione del narcotraffico: la Guinea Bissau si sta rivelando uno dei principali centri di smistamento della cocaina proveniente dall'America Latina e diretta verso il mercato Europeo. La presenza di narcotrafficanti sudamericani non fa che aumentare il livello di corruzione e di violenza all'interno dello stato. Il nuovo presidente dovrà allora necessariamente affrontare questi due temi per rilanciare la stabilità di un paese che, in caso contrario, rischia di crollare.

Alberto Frigerio

Honduras: un colpo di stato depone il presidente Manuel Zelaya

Dopo giorni di tensione, l'Honduras ha subito ieri il primo colpo di stato in America Centrale dalla fine della Guerra Fredda. Manuel Zelaya è stato costretto a lasciare il paese e a recarsi in esilio in Costa Rica mentre il nuovo presidente ad interim, Roberto Micheletti, nominato ieri sera dal Congresso, ha proclamato il coprifuoco in tutto il paese.

La crisi istituzionale è iniziata lo scorso martedí con l'approvazione da parte del Congresso di una legge che vietava la celebrazione del referendum voluto da Zelaya e previsto per ieri, e si è acuita mercoledì con la destituzione da parte dello stesso del capo delle forze armate, Gen. Romeo Vásquez, accusato di guidare l'esercito nel boicottaggio dello stesso referendum. La consultazione popolare riguardava la possibilitá di modificare la Costituzione verso l'eliminazione del veto alla rielezione presidenziale, così come avvenuto in Venezuela, Ecuador e Bolivia, anche se Zelaya ha sempre rifiutato le accuse di voler rimanere al potere oltre la scadenza del suo mandato, prevista per il prossimo mese di gennaio. Il colpo di stato è stato condannato dalla comunitá internazionale. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di lavorare per una soluzione della crisi pacifica e senza interferenze straniere, con riferimento ad uno dei maggiori alleati di Zelaya, Hugo Chávez. Infatti il presidente venezuelano ha dichiarato che fará tutto il possibile affinché Zelaya torni al potere, e non ha escluso un intervento militare qualora il suo paese o l'ambasciata venezuelana vengano attaccati.

La situazione in Honduras è in questo momento critica; i militari e il Congresso hanno affermato che le elezioni previste per il prossimo novembre si terranno regolarmente. Le pressioni soprattutto da parte degli USA sono forti; anche se Zelaya e la sua retorica antimperialista sono ritenuti scomodi dal governo statunitense, ancora più pericolosa è la situazione di incertezza provocata da questa crisi, che potrebbe estendersi a vicini molto vulnerabili come El Salvador e Nicaragua. Ma per il momento i militari non sembrano disposti al dialogo, cosa che probabilmente condurrá il paese ad una fase di instabilitá che si potrarrá a lungo.

Manuela Ciotoli

Cina: la conclusione dell'affare Sinopec-Addax estenderà il controllo cinese sulle risorse petrolifere

Il primo produttore di idrocarburi in Cina, la Sinopec, ha annunciato la sua proposta di acquisizione del gruppo svizzero Addax Petroleum, il secondo produttore petrolifero in Europa per giro d'affari. Se entro il 24 agosto Pechino fornirà tutte le autorizzazioni richieste dalla Addax, l'affare si concluderà per una cifra complessiva di 7,2 miliardi di dollari statunitensi, stimato come il più importante acquisto da parte cinese di un gruppo straniero.

Il peso che ha acquisito la Addax negli ultimi decenni nel commercio del petrolio, con una media di 137 milioni di barili al giorno nel 2008, prodotti soprattutto nel mercato africano e in quello mediorientale, dà la misura di questa transazione, che permetterà alla compagnia di stato cinese di avere l'accesso ad importanti piattaforme petrolifere in Africa occidentale e in Iraq. L'acquisizione rientra in un progetto molto più ampio del governo di Pechino, che a fronte di una crescita fortemente dipendente dall'importazione di risorse energetiche e materie prime, mira a ottenere un accesso diretto a risorse straniere. L''acquisizione della Addax sarebbe dunque il più importante successo degli ultimi anni, dopo il fallimento di altri tentativi di acquisizione di altre compagnie straniere, come la anglo-australiana Rio Tinto e la statunitense Unocal. Gli ostacoli maggiori al progetto cinese potrebbero derivare dalle perplessità circa un aumento della sua influenza nel settore, giudicata inappropriata dalle compagnie occidentali, anche se il board di Addax Petroleum raccomanda la conclusione della transazione.La conclusione dell'affare Sinopec-Addax potrebbe essere il primo passo della Cina verso il tentativo di colmare il gap attuale esistente tra le proprie compagnie energetiche e le controparti occidentali, dovuto a un ritardo nell'accesso al settore. In questo intento Pechino si può oggi avvantaggiare della possibilità di condurre investimenti che, a causa della caduta del prezzo del petrolio e della scarsità del credito, sembrano al momento impraticabili per le compagnie petrolifere occidentali. Questo trend negli investimenti cinesi quindi, non potrà che accelerare nei prossimi anni, parallelamente alla crescita della richiesta di energia e degli interessi cinesi nel settore.

Serena Donnicola

Russia: in esame il salvataggio delle grandi banche

Mosca prende in esame il salvataggio delle maggiori esponenti del sistema bancario russo. La proposta principale sulla quale si è confrontato un team di esperti venerdì scorso, prevede da parte della Repubblica federale l’emissione di obbligazioni (OFZ- Obligatsyi Federal'novo Zaima) per la ricapitalizzazione delle banche. A differenza del salvataggio statunitense, lo Stato otterrebbe in questo caso un preference share: acquisirebbe una posizione leader ed un potere di veto nelle decisioni della banca per la durata delle obbligazioni (dieci anni). Dopo tale periodo le obbligazioni potranno diventare ordinarie o essere riacquistate dalla banca. La misura è indirizzata alle sole banche che in asset corrispondono a 1,6 miliardi di dollari.

Tale misura in discussione risponde in ritardo all’appello di Pëtr Aven, Presidente di Alfa Bank che già nel mese di marzo suggeriva la ricapitalizzazione delle 30 maggiori banche. Il tasso di sconto tra il 15% e il 19% applicato dalla Banca Commerciale ha mantenuto alto (25%) il tasso di interesse delle banche commerciali sui prestiti. L’effetto maggiore di tale politica monetaria restrittiva, si risente attualmente, nel terzo quarto dell’anno, come previsto da Aven. Il rischio è che i prestiti tossici raggiungano il 20% entro la fine dell’anno, causando gravi danni al sistema bancario russo. A inizio giugno, Poul Thomsen, vice-direttore del dipartimento Europeo del FMI, ha richiamato nuovamente l’attenzione della Banca Centrale sulla questione dei prestiti tossici, in progressivo aumento. La politica restrittiva della banca centrale, il deficit di bilancio, registrato per la prima volta in dieci anni e la riduzione del PIL prevista al 6,5% rendono la tendenza dei non-performing loans crescente. Secondo le previsioni di Standard&Poor’s saranno necessari 40 miliardi di dollari per la ricapitalizzazione delle banche.

Una manovra per il salvataggio delle banche è in Russia necessaria. Tuttavia, la proposta in discussione muove verso una maggiore presenza dello Stato nel sistema bancario ed una riduzione consistente degli attori bancari presenti nella Federazione Russa. La misura di salvataggio verrebbe destinata a solo 63 delle banche russe, accentuando la caratteristica di accentramento già presente nel sistema bancario russo (le maggiori cinquanta banche russe costituiscono l’83% del totale asset bancario).

Negli stessi giorni in cui viene esaminata la proposta di salvataggio delle banche russe, il Premier Vladimir Putin e il direttore della Deutsche Bank Josef Ackermann annunciano un’intesa per una più stretta cooperazione tra la banca tedesca e la Sberbank, colosso bancario russo, sostenitrice di Gaz nel gruppo Magna per le trattative Opel. La Deutsche Bank si inserisce nel mercato russo, ottenendo la possibilità di vendere in 20mila filiali Sberbank i suoi prodotti bancari. In cambio, svolgerà una funzione di assistenza per lo sviluppo del know-how necessario per l’investment banking.

Vera Ragone

Iran: la Gran Bretagna bersaglio dell’accerchiato Ahmadinejad

A distanza di due settimane dal voto la situazione a Teheran non sembra stabilizzarsi, le poche notizie che circolano raccontano di pestaggi indiscriminati, di cecchini (presumibilmente basiji) che sparano dai tetti sui manifestanti e di rastrellamenti notturni nelle case di blogger e manifestanti. Insomma, il regime sotto attacco sta reagendo adottando comportamenti tipicamente repressivi che non sembrano, almeno per il momento, lasciare spazio a tentativi di mediazione e, d’altra parte, appare difficile immaginare che una mediazione possa esserci dal momento che il mediatore istituzionalmente individuato, l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema della rivoluzione, si è senza mezzi termini schierato con Ahmadinejad e Pasdaran.

Ahmadinejad, quasi ripercorrendo i passi di un copione già visto sembra essere passato alla fase due della gestione della crisi in atto, vale a dire l’evocazione di un complotto occidentale alla base delle manifestazioni di piazza, come se Mir Hossein Moussavi e Akbar Hashemi Rafsanjani fossero dei burattini in mano alla Cia e all’Mi6. Più che Obama, con cui per altro non è mancato uno scambio accuse reciproche, il vero bersaglio della polemica di Ahmadinejad è la Gran Bretagna, accusata di fomentare i disordini mediante l’utilizzo di agenti infiltrati (Gholamhossein Mohseni-Ejei, capo dell’intelligence di Teheran, ha esplicitamente affermato che vi sarebbero alcune persone con passaporto britannico tra i fomentatori dei disordini).

D’altra parte, la tensione con il governo di Gordon Brown è già alta da settimane, Teheran la scorsa settimana ha espulso due diplomatici britannici ed allontanato il corrispondente della Bbc John Leyne, accusato di sostenere le manifestazioni contro il governo di Ahmadinejad ed ora, ad aumentare ulteriormente la tensione è intervenuta la notizia dell’arresto di otto iraniani che lavorano per l'ambasciata britannica a Teheran, accusati di aver avuto “un ruolo attivo e importante” nei disordini seguiti alle elezioni presidenziali del 12 giugno. L’arresto degli otto iraniani alle dipendenze del Foreign Office è probabilmente la conseguenza delle accuse del ministro degli esteri Mottaki alla Gran Bretagna, d’aver complottato contro il governo iraniano per manomettere il risultato delle elezioni.

L’attuale fase di scontro con la Gran Bretagna ha avuto inizio sei mesi fa, allorché a Londra la Bbc ha annunciato la nascita del nuovo canale in farsi denominato Bbc Persian Tv, da subito accusato da Ahmadinejad di essere al servizio dell’Mi5 con il compito di scatenare una guerra psicologica pre elettorale per orientare il voto iraniano. In questi giorni otre sei milioni di iraniani, guardano clandestinamente la Bbc farsi che nelle ultime due settimane trasmette h24 da Londra dopo l’espulsione dal paese dei suoi corrispondenti.

Massimiliano Frenza Maxia
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