Weekly Analyses- 26/2008
Libia: l'iperattivismo in campo economico e finanziario rilancia il paese a livello globale - Stati Uniti: il fallimento del progetto Scudo Spaziale europeo - Serbia: trovato l’accordo per il nuovo governo - Siria: la ripresa dei rapporti diplomatici con Beirut
Equilibri.net (14 luglio 2008)
Libia: l'iperattivismo in campo economico e finanziario rilancia il paese a livello globale
Il dinamismo libico può contare sulle ingenti e sostenute rendite provenienti dai ricavi dell'export di petrolio e gas; il surplus generato può così venire investito dalle autorità libiche in nuovi progetti di sviluppo per il paese, che, assieme al processo di liberalizzazione in corso da diversi anni e guidato dal figlio di Gheddafi Saif al-Islam, punta ad attrarre sempre nuovi investimenti diretti esteri. Sembra ormai dimenticato il lungo periodo di isolamento diplomatico ed economico che ha caratterizzato la posizione della Libia in ambito internazionale durante gli anni Ottanta-Novanta. Dal dicembre 2003, Tripoli può vantare rinnovati e più solidi rapporti con Stati Uniti ed Europa, ad i quali vanno ad aggiungersi i crescente legami con Mosca, in particolare nel settore energetico, e quelli mai interrotti con il mondo arabo: dalla Penisola Arabica e dal Golfo Persico giungono infatti sempre maggiori finanziamenti in settori strategici come telecomunicazioni, infrastrutture e turismo.
La Libia punta quindi a svolgere un ruolo sempre più centrale nello sviluppo del settore economico e finanziario nordafricano, presentandosi agli occhi degli investitori stranieri, pubblici e privati, come un grande hub nell'area mediterranea, il cui successo è attualmente garantito dal duplice binomio stabilità politico-istituzionale/rendite del settore energetico.
Desk Africa
Stati Uniti: il fallimento del progetto Scudo Spaziale europeo
Eguale situazione di incertezza si è vissuta nelle ultime settimane tra Stati Uniti e Polonia, secondo paese interessato dal progetto Scudo Spaziale. Prima di partire per Praga Condoleezza Rice ha infatti incontrato il Ministro degli Esteri polacco Radek Sikorski e nelle discussioni tra le due delegazioni è stato chiarito che gli Stati Uniti sono pronti a dispiegare temporaneamente alcune batterie di missili Patriot in Polonia così da incrementare la capacità difensiva dell’esercito di Varsavia. La Rice ha voluto sottolineare la temporaneità delle installazioni su suolo polacco poiché batterie permanenti di missili Patriot così vicine alla Russia sarebbero interpretate come una grave minaccia alla sicurezza nazionale e la decisione statunitense potrebbe costituire un ostacolo data la richiesta precisa dettata dal premier polacco Donald Tusk al presidente George W. Bush negli ultimi colloqui di marzo (Cfr. Stati Uniti: la questione dello scudo spaziale e le relazioni con Mosca).
Condoleezza Rice ha fatto sapere che i negoziati tra le parti interessate dovranno presto giungere ad una conclusione ma la possibilità che il progetto Scudo Spaziale possa vedere la luce entro la fine del mandato di Bush sembra farsi sempre più remota. Prima di ripartire per Varsavia Sikorski ha incontrato infatti John McCain e Barack Obama, entrambi candidati alla presidenza alle prossime elezioni di novembre: indizio importante della volontà polacca di attendere l’insediamento del nuovo presidente per provare ad ottenere maggiori aiuti da parte di Washington.
Simone Comi
Serbia: trovato l’accordo per il nuovo governo
Il primo passo che l’esecutivo dovrà compiere per raggiungere l’ambizioso obiettivo di avvicinarsi alle istituzioni comunitarie sarà, quindi, proprio la ratifica dell’accordo di Associazione e Stabilizzazione con l’Unione Europea. Dal punto di vista economico l’attenzione sarà posta invece su un rafforzamento dello stato sociale ed un sostegno alla crescita economica. Questi due punti sembrano far segnare un punto di rottura significativo rispetto alle strategie dei precedenti esecutivi, ma proprio per evitare una rottura troppo drastica e per rassicurare le fasce più conservatrici della popolazione, Cvetkovic nel suo intervento ha stigmatizzato l’indipendenza del Kosovo, sottolineando come quanto sia avvenuto sia inaccettabile.
In politica estera sembra quindi che il governo cercherà di mantenere buoni rapporti con la Russia, con cui ha tra l’altro siglato un importante accordo per la fornitura di gas, pur facendo considerevoli passi in avanti verso un’eventuale ingresso nell’Unione Europea, obiettivo principale del nuovo esecutivo. Difficilmente, però, Mosca accetterà l’avvicinamento alla sfera di influenza occidentale di un paese storicamente alleato alla Russia. Inoltre il nuovo governo sembra sensibile anche alle sirene di Washington. Quindi Cvetkovic si troverà a dover scegliere tra le due opzioni di politica estera con possibile recrudescenza di forti proteste contro l’indipendenza del Kosovo, fomentate da ambienti filo-russi. Nonostante le dichiarazioni di rito, non sembra che il Kosovo assumerà un ruolo di primo piano nella nuova agenda governativa e ciò potrebbe consentire alla Russia di aver delle carte da giocare nel tentare di allontanare la Serbia da Bruxelles.
Felice Di Leo
Siria: la ripresa dei rapporti diplomatici con Beirut
Ancora una volta, come già accaduto negli ultimi mesi, a fare da mediatore dello storico accordo, oltre al Presidente di turno dell’Unione Europea Sarkozy, vi è stato il Qatar, artefice dell’accordo di maggio che ha portato alla formazione di un governo di unità nazionale a Beirut, dopo gli scontri che avevano provocato decine di vittime nella capitale. Proprio la momentanea risoluzione della crisi interna libanese avrebbe infine convinto il Presidente siriano Assad a scongelare i rapporti tra i due Stati. L’annuncio arriva in un momento quanto mai frenetico dell’attività diplomatica siriana, impegnata contemporaneamente in negoziati indiretti con Israele, oltre che ben disposta nei confronti delle ispezioni dell’AIEA volte a chiarire la situazione di Damasco, accusata da Washington di portare avanti un programma nucleare proprio.
Si pongono sempre di più le basi per la fine dell’isolamento internazionale della Siria, considerato anche il fatto che lo stesso Sarkozy ha in programma un viaggio ufficiale a Damasco in settembre. Allo stesso tempo Olmert ha dichiarato di voler passare il più presto possibile a negoziati diretti con Assad, non più mediati da Ankara, e la Siria starebbe anche tentando di far andare in porto un accordo tra Hamas e Fatah per la risoluzione della crisi interna palestinese. Tutto ciò accade mentre si fanno sempre più insistenti le voci circa un attacco militare israeliano all’Iran, facendo presupporre che, in tal caso, Damasco resterebbe almeno neutrale. Tuttavia la debolezza interna di Olmert da un lato, e l’incertezza su chi sia il prossimo inquilino della Casa Bianca e quale strategia adotterà in Medio Oriente dall'altro, potrebbe lasciare la situazione siriana ancora in sospeso per qualche mese, non essendovi attualmente abbastanza garanzie circa la stabilità di un eventuale accordo di pace tra Damasco e Gerusalemme.
Stefano Torelli



