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Weekly Analyses- 26/2008

Libia: l'iperattivismo in campo economico e finanziario rilancia il paese a livello globale - Stati Uniti: il fallimento del progetto Scudo Spaziale europeo - Serbia: trovato l’accordo per il nuovo governo - Siria: la ripresa dei rapporti diplomatici con Beirut

Equilibri.net (14 luglio 2008)

Libia: l'iperattivismo in campo economico e finanziario rilancia il paese a livello globale

Nelle ultime settimane è tornato sotto l'occhio dei riflettori internazionali il crescente attivismo della leadership libica in ambito economico e finanziario. Per citare solo gli ultimi eventi in ordine di tempo, gli accordi con il gigante energetico Gazprom per lo sviluppo di una joint venture nel settore della produzione di energia elettrica e quelli riguardanti sempre Gazprom per lo sfruttamento congiunto di giacimenti gasiferi in partnership con l'italiana ENI (principale attore straniero operante nel settore degli idrocarburi in Libia) ed il potenziamento della rete di distribuzione verso l'Europa. Inoltre il 10 luglio è stato firmato a Parigi un accordo per la collaborazione tra Libia e Francia nel settore del nucleare ad uso civile, a completamento degli accordi preliminari presi dal presidente francese Nicolas Sarkozy ed il Colonnello Muammar Gheddafi nel luglio del 2007.

Il dinamismo libico può contare sulle ingenti e sostenute rendite provenienti dai ricavi dell'export di petrolio e gas; il surplus generato può così venire investito dalle autorità libiche in nuovi progetti di sviluppo per il paese, che, assieme al processo di liberalizzazione in corso da diversi anni e guidato dal figlio di Gheddafi Saif al-Islam, punta ad attrarre sempre nuovi investimenti diretti esteri. Sembra ormai dimenticato il lungo periodo di isolamento diplomatico ed economico che ha caratterizzato la posizione della Libia in ambito internazionale durante gli anni Ottanta-Novanta. Dal dicembre 2003, Tripoli può vantare rinnovati e più solidi rapporti con Stati Uniti ed Europa, ad i quali vanno ad aggiungersi i crescente legami con Mosca, in particolare nel settore energetico, e quelli mai interrotti con il mondo arabo: dalla Penisola Arabica e dal Golfo Persico giungono infatti sempre maggiori finanziamenti in settori strategici come telecomunicazioni, infrastrutture e turismo.

La Libia punta quindi a svolgere un ruolo sempre più centrale nello sviluppo del settore economico e finanziario nordafricano, presentandosi agli occhi degli investitori stranieri, pubblici e privati, come un grande hub nell'area mediterranea, il cui successo è attualmente garantito dal duplice binomio stabilità politico-istituzionale/rendite del settore energetico.

Desk Africa

Stati Uniti: il fallimento del progetto Scudo Spaziale europeo

L’accordo siglato dal Segretario di Stato Condoleezza Rice e dal Ministro degli Esteri della Repubblica Ceca Karel Schwazenberg è stato considerato da molti un passo avanti nella costituzione del progetto dello scudo spaziale europeo voluto dal Presidente statunitense George W. Bush e che sembra poter arrivare ora in fase di costituzione. Allo stato attuale la situazione sembra però essere ancora molto incerta. Il trattato siglato dai rappresentanti dei due paesi dovrà infatti essere integrato con un ulteriore accordo che regoli lo status diplomatico del personale militare statunitense impiegato nella base radar ed entrambi i documenti dovranno poi essere ratificati dal Parlamento ceco. Molti esponenti della maggioranza sono però sembrati scettici sulla possibilità di votare a favore della realizzazione del progetto e sembra essere sempre più improbabile la possibile ratifica dei due trattati in tempi brevi.

Eguale situazione di incertezza si è vissuta nelle ultime settimane tra Stati Uniti e Polonia, secondo paese interessato dal progetto Scudo Spaziale. Prima di partire per Praga Condoleezza Rice ha infatti incontrato il Ministro degli Esteri polacco Radek Sikorski e nelle discussioni tra le due delegazioni è stato chiarito che gli Stati Uniti sono pronti a dispiegare temporaneamente alcune batterie di missili Patriot in Polonia così da incrementare la capacità difensiva dell’esercito di Varsavia. La Rice ha voluto sottolineare la temporaneità delle installazioni su suolo polacco poiché batterie permanenti di missili Patriot così vicine alla Russia sarebbero interpretate come una grave minaccia alla sicurezza nazionale e la decisione statunitense potrebbe costituire un ostacolo data la richiesta precisa dettata dal premier polacco Donald Tusk al presidente George W. Bush negli ultimi colloqui di marzo (Cfr. Stati Uniti: la questione dello scudo spaziale e le relazioni con Mosca).

Condoleezza Rice ha fatto sapere che i negoziati tra le parti interessate dovranno presto giungere ad una conclusione ma la possibilità che il progetto Scudo Spaziale possa vedere la luce entro la fine del mandato di Bush sembra farsi sempre più remota. Prima di ripartire per Varsavia Sikorski ha incontrato infatti John McCain e Barack Obama, entrambi candidati alla presidenza alle prossime elezioni di novembre: indizio importante della volontà polacca di attendere l’insediamento del nuovo presidente per provare ad ottenere maggiori aiuti da parte di Washington.

Simone Comi

Serbia: trovato l’accordo per il nuovo governo

A due mesi dall’ultima tornata elettorale la Serbia ha un nuovo governo, guidato dall’ex ministro delle finanze Mirko Cvetkovic. Il nuovo esecutivo gode di una cospicua maggioranza. A sostegno di Cvetkovic si sono pronunciati infatti 127 deputati su 164; tuttavia egli ma si troverà a dover compiere scelte importanti e di conseguenza discusse sul futuro del paese. Nel giorno della sua investitura il neo Primo ministro ha elencato quelle che saranno le priorità del suo governo, mettendo in risalto l’importanza di guardare verso Bruxelles vista come una grande opportunità di sviluppo per la Serbia.

Il primo passo che l’esecutivo dovrà compiere per raggiungere l’ambizioso obiettivo di avvicinarsi alle istituzioni comunitarie sarà, quindi, proprio la ratifica dell’accordo di Associazione e Stabilizzazione con l’Unione Europea. Dal punto di vista economico l’attenzione sarà posta invece su un rafforzamento dello stato sociale ed un sostegno alla crescita economica. Questi due punti sembrano far segnare un punto di rottura significativo rispetto alle strategie dei precedenti esecutivi, ma proprio per evitare una rottura troppo drastica e per rassicurare le fasce più conservatrici della popolazione, Cvetkovic nel suo intervento ha stigmatizzato l’indipendenza del Kosovo, sottolineando come quanto sia avvenuto sia inaccettabile.

In politica estera sembra quindi che il governo cercherà di mantenere buoni rapporti con la Russia, con cui ha tra l’altro siglato un importante accordo per la fornitura di gas, pur facendo considerevoli passi in avanti verso un’eventuale ingresso nell’Unione Europea, obiettivo principale del nuovo esecutivo. Difficilmente, però, Mosca accetterà l’avvicinamento  alla sfera di influenza occidentale di un paese storicamente alleato alla Russia. Inoltre il nuovo governo sembra sensibile anche alle sirene di Washington. Quindi Cvetkovic si troverà a dover scegliere tra le due opzioni di politica estera con possibile recrudescenza di forti proteste contro l’indipendenza del Kosovo, fomentate da ambienti filo-russi. Nonostante le dichiarazioni di rito, non sembra che il Kosovo assumerà un ruolo di primo piano nella nuova agenda governativa e ciò potrebbe consentire alla Russia di aver delle carte da giocare nel tentare di allontanare la Serbia da Bruxelles.

Felice Di Leo

Siria: la ripresa dei rapporti diplomatici con Beirut

Nella cornice dell’incontro di Parigi per la creazione dell’Unione del Mediterraneo, il Libano e la Siria hanno annunciato che apriranno uffici diplomatici nelle rispettive capitali. Il governo di Damasco non aveva mai riconosciuto il Libano quale Paese a sovranità indipendente, in quanto lo riteneva parte naturale del proprio territorio, in conformità con il progetto di una “Grande Siria”, la regione storica che includeva anche le attuali Giordania, Palestina, Israele ed, appunto il Paese dei Cedri. Le relazioni erano ulteriormente peggiorate dal 2005 dopo l’assassinio dell’ex Premier libanese Rafiq Hariri, per il quale sono stati accusati i servizi segreti di Damasco, e a seguito del quale la Siria fu costretta a ritirare il proprio esercito dal territorio libanese.

Ancora una volta, come già accaduto negli ultimi mesi, a fare da mediatore dello storico accordo, oltre al Presidente di turno dell’Unione Europea Sarkozy, vi è stato il Qatar, artefice dell’accordo di maggio che ha portato alla formazione di un governo di unità nazionale a Beirut, dopo gli scontri che avevano provocato decine di vittime nella capitale. Proprio la momentanea risoluzione della crisi interna libanese avrebbe infine convinto il Presidente siriano Assad a scongelare i rapporti tra i due Stati. L’annuncio arriva in un momento quanto mai frenetico dell’attività diplomatica siriana, impegnata contemporaneamente in negoziati indiretti con Israele, oltre che ben disposta nei confronti delle ispezioni dell’AIEA volte a chiarire la situazione di Damasco, accusata da Washington di portare avanti un programma nucleare proprio.

Si pongono sempre di più le basi per la fine dell’isolamento internazionale della Siria, considerato anche il fatto che lo stesso Sarkozy ha in programma un viaggio ufficiale a Damasco in settembre. Allo stesso tempo Olmert ha dichiarato di voler passare il più presto possibile a negoziati diretti con Assad, non più mediati da Ankara, e la Siria starebbe anche tentando di far andare in porto un accordo tra Hamas e Fatah per la risoluzione della crisi interna palestinese. Tutto ciò accade mentre si fanno sempre più insistenti le voci circa un attacco militare israeliano all’Iran, facendo presupporre che, in tal caso, Damasco resterebbe almeno neutrale. Tuttavia la debolezza interna di Olmert da un lato, e l’incertezza su chi sia il prossimo inquilino della Casa Bianca e quale strategia adotterà in Medio Oriente dall'altro, potrebbe lasciare la situazione siriana ancora in sospeso per qualche mese, non essendovi attualmente abbastanza garanzie circa la stabilità di un eventuale accordo di pace tra Damasco e Gerusalemme.

Stefano Torelli
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