Siria: I possibili cambiamenti nei rapporti con Teheran
Negli ultimi mesi la Siria sembra essersi allontanata dalle politiche regionali ed internazionali portate avanti dall’ingombrante alleato iraniano. Mentre Teheran continua ad assumere atteggiamenti di sfida nei confronti di Israele e del mondo occidentale, Damasco apre le porte del dialogo con Gerusalemme e collabora con gli ispettori dell’AIEA. Inoltre ad aumentare la distanza fra le due potenze vi sono la gestione dei movimenti di resistenza islamici e le crescenti tensioni settarie in Iraq.
Marco Di Donato
Equilibri.net (11 luglio 2008)
Sebbene la visita sia stata limitata dallo stesso governo siriano alla sola area di al-Kibar (a non più di 500 metri di distanza dal sito), questa prima, ma ancora parziale, apertura siriana può rappresentare una svolta riguardo la gestione delle politiche nucleari all’interno della regione medio orientale. Commenti positivi sono giunti dai vertici dell’AIEA ed il mondo occidentale ha accolto con favore questo gesto di collaborazione riguardo un problema così delicato come l’energia atomica. Pesanti accuse erano infatti state rivolte da Washington che aveva apertamente accusato Damasco di cooperare nel settore nucleare con la Corea del Nord. Gli USA avevano reso pubbliche alcune fotografie del presunto reattore nucleare siriano, a loro detta fin troppo somigliante a quello nord coreano di Yongbyon. Ovvie le smentite di Damasco che tramite fonti ufficiali ha ripetutamente affermato che il sito in realizzazione ad al-Kibar, lo stesso bombardato da Israele alcuni mesi fa, era una struttura militare in via di costruzione e non una centrale nucleare.
Volendo però tralasciare le dichiarazioni con le annesse accuse e smentite di rito, rimane un dato di fatto: l’atteggiamento siriano non si è rivelato ostruzionistico e Damasco ha permesso indagini, seppur limitate, sul proprio territorio. Ad una precisa richiesta dell’AIEA, i siriani hanno risposto prontamente e positivamente. Comportamento questo totalmente diverso dall’Iran che insiste in politiche intransigenti, ma soprattutto molto poco limpide. Il direttore generale dell’AIEA, el-Baradei, ha più volte chiesto spiegazioni complete, esaustive e chiarificatrici circa il controverso programma di proliferazione nucleare portato avanti da Teheran, ma nessun risultato significativo è stato ancora raggiunto. Grazie a manovre ambivalenti, l’Iran ha infatti innescato un azzardato gioco diplomatico fatto di proposte, avanzate dalle potenze occidentali e puntualmente rigettate dall’Iran, di sanzioni, ultime quelle europee, e di pericolosi ultimatum proclamati da ambo le parti. Uno scenario nel quale si inserisce sporadicamente, ma sempre più insistentemente, Israele che soffia su possibili venti di guerra rendendo ancora più incandescente la situazione.
Il mutato atteggiamento nei confronti di Gerusalemme
L’atteggiamento di collaborazione siriana può essere spiegato utilizzando una chiave di lettura fornitaci proprio da Israele. Le recenti esercitazioni militari, ultima quella aerea messa in atto a Creta, e le bellicose dichiarazioni di guerra contro Teheran, ormai purtroppo sempre più credibili, avrebbero potuto spingere Damasco a cambiare atteggiamento per evitare di rimanere invischiata in un conflitto armato che, a differenza dell’Iran, non sarebbe assolutamente in grado di fronteggiare. A conferma dell’attendibilità e della veridicità circa le tensioni fra Teheran e Gerusalemme il prezzo del petrolio continua ad aumentare, subendo fortissimi rialzi che lo spingono ad accrescere il proprio costo di decine di dollari nel giro di pochi giorni.
Hezbollah e la questione irachena
Il legame siriano con Hezbollah non è dunque indissolubile e potrebbe essere sciolto una volta che i siriani avessero ottenuto le tanto agognate alture del Golan. Il legame dei guerriglieri libanesi con l’Iran è invece di tutt’altra fattura con strettissimi vincoli religiosi, entrambi sono infatti sciiti, che uniscono in maniera inscindibile queste due realtà. Altro fattore di destabilizzazione nei rapporti fra Damasco e Teheran è infine rappresentato dalla gestione del vicino Iraq. L’influenza araba nel paese una volta controllato da Saddam Hussein, va progressivamente affievolendosi a causa del continuo aggravarsi della situazione politica e dello stato della sicurezza all’interno del paese. Le tensioni fra le fazioni sciite e quelle sunnite sono giunte a veri e propri scontri armati e rischiano di destabilizzare anche l’equilibrio interno dei paesi arabi limitrofi, Siria inclusa. Dunque su questo punto pare che Damasco sia costretta ad allinearsi con gli interessi egiziani e sauditi e dunque con gli interessi americani.



