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Siria: I possibili cambiamenti nei rapporti con Teheran

Negli ultimi mesi la Siria sembra essersi allontanata dalle politiche regionali ed internazionali portate avanti dall’ingombrante alleato iraniano. Mentre Teheran continua ad assumere atteggiamenti di sfida nei confronti di Israele e del mondo occidentale, Damasco apre le porte del dialogo con Gerusalemme e collabora con gli ispettori dell’AIEA. Inoltre ad aumentare la distanza fra le due potenze vi sono la gestione dei movimenti di resistenza islamici e le crescenti tensioni settarie in Iraq.

Marco Di Donato

Equilibri.net (11 luglio 2008)

Le ispezioni dell’AIEA

Nel passato mese di giugno ispettori dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) hanno avuto accesso al sito di al-Kibar, 80 km circa dal confine con l’Iraq. La squadra di tecnici era composta da tre esperti e guidata dal capo ispettore finlandese Olli Heinonen. Lo scopo, perfettamente conseguito, era riuscire a raccogliere alcuni campioni di materiale per poterli poi successivamente analizzare come da protocollo.

Sebbene la visita sia stata limitata dallo stesso governo siriano alla sola area di al-Kibar (a non più di 500 metri di distanza dal sito), questa prima, ma ancora parziale, apertura siriana può rappresentare una svolta riguardo la gestione delle politiche nucleari all’interno della regione medio orientale. Commenti positivi sono giunti dai vertici dell’AIEA ed il mondo occidentale ha accolto con favore questo gesto di collaborazione riguardo un problema così delicato come l’energia atomica. Pesanti accuse erano infatti state rivolte da Washington che aveva apertamente accusato Damasco di cooperare nel settore nucleare con la Corea del Nord. Gli USA avevano reso pubbliche alcune fotografie del presunto reattore nucleare siriano, a loro detta fin troppo somigliante a quello nord coreano di Yongbyon. Ovvie le smentite di Damasco che tramite fonti ufficiali ha ripetutamente affermato che il sito in realizzazione ad al-Kibar, lo stesso bombardato da Israele alcuni mesi fa, era una struttura militare in via di costruzione e non una centrale nucleare.

Volendo però tralasciare le dichiarazioni con le annesse accuse e smentite di rito, rimane un dato di fatto: l’atteggiamento siriano non si è rivelato ostruzionistico e Damasco ha permesso indagini, seppur limitate, sul proprio territorio. Ad una precisa richiesta dell’AIEA, i siriani hanno risposto prontamente e positivamente. Comportamento questo totalmente diverso dall’Iran che insiste in politiche intransigenti, ma soprattutto molto poco limpide. Il direttore generale dell’AIEA, el-Baradei, ha più volte chiesto spiegazioni complete, esaustive e chiarificatrici circa il controverso programma di proliferazione nucleare portato avanti da Teheran, ma nessun risultato significativo è stato ancora raggiunto. Grazie a manovre ambivalenti, l’Iran ha infatti innescato un azzardato gioco diplomatico fatto di proposte, avanzate dalle potenze occidentali e puntualmente rigettate dall’Iran, di sanzioni, ultime quelle europee, e di pericolosi ultimatum proclamati da ambo le parti. Uno scenario nel quale si inserisce sporadicamente, ma sempre più insistentemente, Israele che soffia su possibili venti di guerra rendendo ancora più incandescente la situazione.

Il mutato atteggiamento nei confronti di Gerusalemme

L’ultima tornata di negoziati indiretti, mediati ancora una volta da Ankara, fra Israele e Siria ha avuto come oggetto questioni fondamentali, prima fra tutte il futuro delle alture del Golan. Sebbene entrambi i governi ritengano sia ancora troppo presto per avviare colloqui diretti fra le due parti, Damasco e Gerusalemme continuano nel loro faticoso confronto. Il primo dato da rilevare è appunto questo: si è giunti al quarto ciclo di incontri fra le parti, previsto per la fine di luglio, ed il processo di pacificazione messo in atto dalla Turchia e sponsorizzato dalle potenze occidentali non sembra aver conosciuto battute di arresto. E’ ancora troppo presto per definire con esattezza quali possano essere i termini di un eventuale accordo, ma sicuramente Israele pretenderà una revisione nei rapporti con Teheran e con quelle organizzazioni considerate come terroristiche, vedi Hamas ed Hezbollah. Ancora una volta dunque Damasco si allontana da Teheran, denotando un comportamento diametralmente opposto. Inoltre il recente ingresso di Parigi nelle trattative ha conferito un maggior peso all’intero processo di pace. Il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, ha annunciato che il presidente siriano, Bashar al-Assad, siederà allo stesso tavolo dei leader israeliani durante il summit che si terrà il 13 luglio a Parigi fra l’UE ed i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Per quanto non si possa parlare ancora di colloqui diretti di certo siamo alle prove generali. Se Olmert riuscirà a rimanere in carica ancora alcuni mesi entro la fine dell’anno si potrebbe giungere ad un accordo definitivo fra le due parti con pesanti conseguenze nei rapporti con l’Iran.

L’atteggiamento di collaborazione siriana può essere spiegato utilizzando una chiave di lettura fornitaci proprio da Israele. Le recenti esercitazioni militari, ultima quella aerea messa in atto a Creta, e le bellicose dichiarazioni di guerra contro Teheran, ormai purtroppo sempre più credibili, avrebbero potuto spingere Damasco a cambiare atteggiamento per evitare di rimanere invischiata in un conflitto armato che, a differenza dell’Iran, non sarebbe assolutamente in grado di fronteggiare. A conferma dell’attendibilità e della veridicità circa le tensioni fra Teheran e Gerusalemme il prezzo del petrolio continua ad aumentare, subendo fortissimi rialzi che lo spingono ad accrescere il proprio costo di decine di dollari nel giro di pochi giorni.

Hezbollah e la questione irachena

In seguito ad un possibile scontro armato fra le due potenze, la Siria potrebbe rimanere ostaggio di quei gruppi armati islamici che hanno sede principale, o sono pesantemente infiltrate, proprio nella capitale del paese. Hamas ed Hezbollah appoggerebbero certo la causa iraniana costringendo la Siria ad entrare nel conflitto. Dunque nelle trattative con Israele è largamente ipotizzabile che Damasco abbandonerà al proprio destino le due fazioni armate spingendole ancor di più nella sfera d’influenza iraniana. Anche in questa ottica dunque la distanza con l’Iran è notevole. Nella gestione della politica interna libanese, la Siria potrebbe non appoggiare più così apertamente il movimento sciita, in quanto un suo rafforzamento immediato costituirebbe un grave pericolo per la sicurezza interna del paese in caso di un futuro conflitto Iran-Israele.

Il legame siriano con Hezbollah non è dunque indissolubile e potrebbe essere sciolto una volta che i siriani avessero ottenuto le tanto agognate alture del Golan. Il legame dei guerriglieri libanesi con l’Iran è invece di tutt’altra fattura con strettissimi vincoli religiosi, entrambi sono infatti sciiti, che uniscono in maniera inscindibile queste due realtà. Altro fattore di destabilizzazione nei rapporti fra Damasco e Teheran è infine rappresentato dalla gestione del vicino Iraq. L’influenza araba nel paese una volta controllato da Saddam Hussein, va progressivamente affievolendosi a causa del continuo aggravarsi della situazione politica e dello stato della sicurezza all’interno del paese. Le tensioni fra le fazioni sciite e quelle sunnite sono giunte a veri e propri scontri armati e rischiano di destabilizzare anche l’equilibrio interno dei paesi arabi limitrofi, Siria inclusa. Dunque su questo punto pare che Damasco sia costretta ad allinearsi con gli interessi egiziani e sauditi e dunque con gli interessi americani.

Conclusioni

Dopo anni di leale e prolifica alleanza, Iran e Siria sembrano essere destinati infine ad un doloroso divorzio. Gli interessi una volta convergenti divengono inequivocabilmente sempre più differenti. Al fine di preservare una stabilità interna, ma soprattutto per non essere spazzata via dalla potenza militare israeliana, la Siria sembra aver scelto una politica di collaborazione, denotando, finalmente, una certa lungimiranza politica nelle proprie azioni. Ben consapevole che gli intenti di guerra potrebbero trasformarsi ben presto in dura realtà, Damasco ha deciso di assumere una posizione maggiormente defilata, abbandonando l’Iran al proprio difficile destino e per non essere interessata da possibili ripercussioni interne abbandonerà, probabilmente, anche Hamas ed Hezbollah. La definitiva chiusura dei rapporti con i “vecchi” alleati andrà comunque di pari passo con il processo di pace con Israele, vera chiave di volta nell’interesse siriano, e dipenderà per gran parte dal suo successo o viceversa dal suo fallimento.
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